«La liturgia è la gioia di Dio»
Alcuino di York
Ho partecipato due volte al pellegrinaggio da Parigi a Chartres, nel 2022 e nel 2018, e di entrambe le volte ho dei ricordi preziosi. Immagini di bellezza e gioia, guardarsi attorno e pensare “Questo è il popolo a cui appartengo”.
Il tema del 2026 è “Sarete miei testimoni fino ai confini della Terra” ed è un invito a ogni cristiano ad annunciare il Vangelo.
La formula del pellegrinaggio è piuttosto nota: ogni anno, il sabato precedente la Pentecoste, parte da Notre-Dame a Parigi una colonna di alcune migliaia di pellegrini (16.000 nel 2023, 18.000 nel 2024, 19.000 nel 2025, 20.000 nel 2026) che percorrerà a piedi in tre giorni i circa cento chilometri di strada fino alla cattedrale di Chartres.
La storia del pellegrinaggio a Chartres affonda le proprie radici nei secoli, anche se in passato i pellegrini percorrevano solitamente tratti più brevi. Come molti aspetti della vita cattolica in Francia, il pellegrinaggio vede un momento di abbandono tra la fine del XVIII e il XIX secolo, per poi avere un nuovo slancio con il romanzo di Joris-Karl Huysmans, La cattedrale e, soprattutto, dopo il 1912, anno in cui lo scrittore Charles Péguy, uno dei grandi convertiti della sua epoca, intraprende il suo pellegrinaggio personale da Parigi a Chartres, per implorare a Nostra Signora la guarigione del figlio malato. Da questo momento piccoli gruppi di pellegrini, soprattutto studenti, tengono viva la tradizione in forma privata.
La grande svolta, che ci porta al pellegrinaggio come lo conosciamo oggi, avviene in seno all’università estiva tenuta dal Centro Charlier, dedicato ai fratelli André ed Henri Charlier, e in un gruppo di persone legate agli stessi ambienti, quali Bernard Antony, dom Gérard Calvet O.S.B. e Rémi Fontaine. Sono ambienti legati al mondo tradizionale francese, nel momento in cui è in corso la battaglia per tenere in vita la Messa tridentina. Proprio da ciò nel 1983 nasce l’idea del pellegrinaggio da Parigi a Chartres: unire tutti gli ambienti legati alla Messa tradizionale in un semplice atto di devozione, fortemente mariano, con il collante liturgico, ma senza tratti polemici.
Ancora oggi il legame con la liturgia tradizionale è fondativo del pellegrinaggio, che prevede la celebrazione di tre Messe tradizionali, la prima alla partenza a Parigi, la seconda all’aperto dopo la foresta di Rambouillet, la terza a destinazione nella cattedrale di Chartres, e vede la partecipazione di decine di istituti religiosi che celebrano la Messa tridentina, dalla Fraternità San Pietro, all’Istituto Cristo re Sommo Sacerdote, dai monaci benedettini del monastero Sainte-Madeleine di Le Barroux ai domenicani della fraternità San Vincenzo Ferrier…
Allo stesso tempo c’è il desiderio e, dopo gli sviluppi legati al motu proprio Traditionis Custodes, direi la nostalgia, di non sentirsi figliastri in casa propria ma, con le parole di Jean de Tauriers, presidente dell’associazione Notre-Dame de Chrétienté che organizza il pellegrinaggio: «Noi siamo dei cattolici ordinari che vogliono praticare la Forma straordinaria!».
Chiunque abbia partecipato al pellegrinaggio o ne abbia visto delle immagini, sa che la stragrande maggioranza dei partecipanti sono giovani e talora giovanissimi: decine di gruppi scouts, capitoli regionali provenienti da tutte le regioni francesi e da una ventina di nazioni del mondo, giovani seminaristi, giovani sacerdoti, giovani religiose, giovani famiglie con giovanissimi figli… è difficile pensare che si tratti di un esercito di anziani passatisti, sembrano piuttosto un’avanguardia della prossima cristianità, quella che rinascerà – se Dio vuole – dopo la presente epoca di distruzione anti-divina e anti-umana. Tale componente tesa al futuro più che al passato è già presente nell’omelia che dom Gérard Calvet tenne a Chartres nel 1985, nota con il titolo “È un monaco che vi parla”, in cui dom Gérard parla con tono infuocato della cristianità: “Che cos’è una cristianità? Cari pellegrini, voi lo sapete e ne avete appena fatto l’esperienza: la cristianità è un’alleanza del sole e del cielo, un patto sigillato col sangue dei martiri fra la terra degli uomini e il paradiso di Dio, un gioco candido e serio, un umile inizio della vita eterna. La cristianità, cari fratelli, è la luce del Vangelo proiettata sulle nostre patrie, le nostre famiglie, sui nostri costumi e i nostri mestieri. La cristianità è il corpo carnale della Chiesa, il suo baluardo, la sua iscrizione temporale.” E ancora: “È dunque a una crociata e a una riconquista che noi siamo chiamati. Riconquistare le nostre scuole, le nostre chiese, le nostre famiglie.”
Dal momento del ritrovo a Notre-Dame a Parigi, al passaggio in una zona rurale della Francia, fino all’arrivo sulla spianata della cattedrale di Chartres, con i pellegrini che cantano “Non nobis Domine”, dalla fatica della marcia, all’adorazione eucaristica notturna nel luogo in cui ci si accampa la seconda notte, dai canti mariani alle confessioni sacramentali non-stop: tutto, tutto in questo pellegrinaggio è fatto per risvegliare il desiderio di Dio e la consapevolezza di essere il suo popolo.
Per sostenere i pellegrini, è possibile iscriversi al capitolo degli Angeli custodi, che pregano per la buona riuscita del pellegrinaggio e, se lo si desidera, si può assistere alla Messa della domenica di Pentecoste tramite il canale televisivo CNEWS, non prima delle 12.
Per approfondire:
Joris-Karl Huysmans, La Cathédrale
dom Gérard Calvet, O.S.B., La santa liturgia
Pigi Colognesi, La fede che preferisco è la speranza. Vita di Charles Péguy
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