RSS Amplifier

Ordo Rerum · May 29, 2026

Di profumi, cattedrali e preghiere

0
Sign in to vote or save

Ordo Rerum · Ordo Rerum

“Vivere per il Cielo sontuosamente, attraverso la nostra miseria”

Dom Gérard Calvet, O.S.B.

Qualche settimana fa ho assistito a un reading poetico del profumiere Meo Fusciuni.

La dichiarazione di partenza è stata sorprendente, Fusciuni ha confessato che fa il profumiere perché ama la poesia. E durante tutto il reading ha sviluppato il senso di un rapporto tra profumo, poesia e bellezza. Qualcosa che non ha solo a che fare con il piacere di avere un buon odore, ma che diventa un atto contemplativo.

E, improvvisamente, si può sperimentare una dimensione più profonda dell’esperienza: la bellezza diventa l’accesso a una superiore intensità di vita.

C’è qualcosa di misterioso nella bellezza: uomini primitivi, bisognosi di tutto, costretti a cacciare per sopravvivere, decidono che uno di loro può essere sollevato dalle necessità materiali, al fine di produrre qualcosa di bello, un ponte tra l’umano e il divino, un cibo per lo spirito.

L’attrazione per la bellezza è, insieme ai culti funerari, il segno più evidente che gli uomini sentono il bisogno di entrare in contatto con l’aspetto spirituale del mondo, persino con la sua origine divina, superando la dimensione puramente strumentale. Abbiamo bisogno di bellezza come di una porta che apra al mistero.

Nei secoli, intere comunità decidono di intraprendere opere che richiedono un tempo lungo quanto o più di una vita umana per essere costruite: non importa la fungibilità immediata, si tratta di dare significato, di ricercare un senso, di voler mettere al primo posto la dimensione spirituale e simbolica. La bellezza diventa un lascito, un canale di comunicazione, un grido verso il Cielo.

Produrre abbastanza risorse per permettere ad alcuni di diventare migliori pittori o musicisti, ad altri di diventare sacerdoti, sostenere chi produce migliori ornamenti e vestiti più raffinati, significa uscire dall’ottica della pura sussistenza e passare a un’economia del lusso, del sacro, del simbolo. È qui che iniziano le civiltà: quando ai legami di sangue si aggiungono una lingua, il culto, un immaginario comune, dei progetti e uno stile condivisi.

Ciò che inizialmente sembrava superfluo inizia a determinare il carattere e lo stile di un popolo, che nel tempo diventano una civiltà.

Non bastano la pancia piena e un riparo, bisogna avere le stesse divinità, concordare su cosa accade dopo la morte, su come fare i giusti sacrifici per tenere a bada l’ignoto.

Il culto e il bello si sviluppano insieme.

L’arte nasce come arte sacra.

Quant’è difficile l’arte nella nostra era, che ha perduto la sua dimensione liturgica.

Si può credere che nel mondo ci siano segni da leggere, chiavi di interpretazione, che tutto sia poesia, anche la prosa, anche un paesaggio, anche un canto popolare. Oppure si può credere che tutto sia strumento, logica economica, sopraffazione. Gli esiti di queste convinzioni chiaramente sono opposti e non c’è bisogno di dire in quale dei due scenari ci troviamo.

Eppure, io credo nelle resistenze private. Nelle minoranze creative, nell’agire in conformità con principi che hanno radicamento nel cuore umano, agiscono quindi con potenza e sono indelebili. Sento tutta la fatica di questo mondo, ma soprattutto voglio decidere come attraversarlo.

“La bellezza è l’acerrimo nemico della mediocrità”, scriveva Dietrich von Hildebrand.

E davvero la bellezza è un catalizzatore contro la mediocrità, allarga il cuore e chiede di raggiungere una nuova vetta dell’anima che dia luce all’intera esistenza.

La bellezza trasporta verso un’intensità superiore. Ci porta nel luogo dell’incanto del mondo, un luogo dove un profumo ci può far meditare come un libro, un vaso racconta ore liete, un quadro ci apre uno nuovo sguardo sulle cose, un giardino ci parla di Dio.

Non c’è spazio per la mediocrità in questo, per il “carino”, la bellezza si trova appunto nel momento in cui la nostra mediocre quotidianità lascia filtrare alcuni raggi del divino. Ci chiede di essere migliori, all’altezza di questi scorci appena intuiti, fa male e cura allo stesso tempo. Proprio come l’amore, la bellezza ha un potere trasformativo, è una sorta di segnale che indica altro, è una delle vie che portano a Dio, insieme al Vero e al Bene.

Ma, se il nostro mondo non riesce più accordarsi su ciò che è vero e ha un profondo disinteresse, quasi un disprezzo, per il bene, non può invece resistere alla bellezza. Quando entriamo in una cattedrale romanica possiamo non credere alla verità del Dio che l’ha ispirata e neppure al bene che ci indica, ma certamente non possiamo non vederne la bellezza. La bellezza è esattamente il luogo dove l’uomo raggiunge qualcosa che è oltre lui stesso, apre uno sguardo sul mistero.

Tuttavia, nonostante ne abbiamo un disperato bisogno, la bellezza richiede un po’ di disponibilità (ad esempio, andare al reading poetico di un profumiere che si conosce poco), e anche qualche preparazione.

Ci sono bellezze grandiose nell’arte, nella musica, nella natura, ma non sempre sono a portata di mano. Soprattutto, ci sono momenti della vita in cui non riusciamo più a vederle. Mi è capitato più volte nella vita di non poter ascoltare musica: quella brutta mi disturbava e quella che amavo apriva una sorta di diga emotiva, facendo irrompere il dolore.

A volte è meglio partire dalla bellezza quotidiana, che ci permette di accordare il nostro respiro alla bellezza delle piccole cose, vivere sontuosamente attraverso la nostra miseria. Fiori freschi, un giardino da curare o un bosco in cui passeggiare. Profumi sontuosi, oli essenziali, incensi. Tè esotici di buona qualità. Oggetti di artigianato, magari provenienti da un’altra epoca. Conversazioni stimolanti (forse il lusso più raro). Una colazione con la tovaglia di lino e i piatti della Wedgwood. Qualche ora al cinema o a teatro. Un vestito che mette allegria. Una chiesa da visitare e preghiere antiche da imparare a memoria. Una tavolata di cari amici.

Altre volte invece entriamo nel mondo dell’arte vera e propria: entriamo nel regno delle Muse e ci lasciamo toccare, trasformare. Come in Hamnet, come a un concerto di Paolo Fresu, come una Messa in gregoriano, come quando leggiamo Dostoevskij.

Non detestate anche voi l’enorme meccanismo di sfruttamento dell’attenzione in cui siamo immersi? Non sentite anche voi la necessità di resistere?

È così bello sapere che qualcuno vive creando profumi con in mente la poesia.

Read the original on ordorerum.substack.com

Comments

Nothing yet. Say the first thing.

    Sign in to join the conversation.