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Orange is the new Cash · Jan 5, 2023

Tasse sui numeri

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Manuel Gatti · Orange is the new Cash

Alla luce delle nuove disposizioni fiscali nell’ambito delle cosiddette “crypto-attività”, possesso e trasferimento di “cryptovalute” - e in esse viene compreso bitcoin dal legislatore - sono soggetti a tassazione se rientranti in casistiche, cifre e criteri su cui non mi dilungheró in quanto tutt’altro che esperto in materia.

L’implicazione interessante ai fini della filosofia Bitcoin di tale manovra, è rappresentata dall’inevitabile riflessione sulla moralità ed eticità di tale normativa - e non per un qualche discorso di carattere specifico sulle percentuali o le cifre del caso in questione, ma perché ció significa sostanzialmente tassare qualcuno per la conoscenza e/o il trasferimento di un numero e di informazioni. Per capire il motivo di tale ardita affermazione, ha senso ripassare, semplificando, cosa si intende per possesso e trasferimento nel protocollo Bitcoin.

Il possesso, in Bitcoin, puó essere inteso come la conoscenza di una chiave privata che sia in grado di sbloccare una determinata transazione che non sia già stata spesa presente nel registro distribuito più comunemente denominato blockchain o timechain. Sebbene solitamente l’utente finale sia maggiormente abituato ad utilizzare la cosiddetta seed-phrase, ossia una serie di 12 o 24 parole derivanti dal lessico comune che rendono il segreto più facilmente conservabile, la chiave privata derivata da tale serie di parole e che rappresenta il possesso in Bitcoin non è altro che un numero. Il fatto che questo numero sia - per ovvie ragioni di sicurezza del possesso stesso - generalmente composto da tante cifre generate in modo casuale in modo da rendere praticamente impossibile a chi non conosca una data chiave privata di indovinarla tramite un processo di prove ed errori, non cambia il fatto che essa sia un numero e in quanto tale informazione.

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Un esempio di diverse rappresentazioni di una chiave privata… un numero!

Da tale considerazione deriva il fatto che tassare il possesso di bitcoin perché da qualche parte nel mondo alcune persone hanno stabilito che il prezzo di tale possesso sia aumentato, significa reclamare la parziale proprietà del cervello di una persona. Nel momento in cui leggo o penso ad un numero molto grande, in altre parole, posso essere soggetto a dover pagare qualcun altro per la presunzione che quel mio pensiero sia associato ad un valore che appartenga solo parzialmente al sottoscritto. Siccome la complessità della chiave privata è un requisito necessario al mettere al sicuro i propri fondi ma nulla impedisce a livello di protocollo di utilizzare un numero molto semplice e non generato casualmente, un altro paradosso di tale proposizione - che si è peraltro già verificato - è che se una data quantità di bitcoin transitasse su un indirizzo la cui chiave privata di sblocco fosse un numero conosciuto da tutti - come ad esempio il numero “1” preceduto da molti zeri - tecnicamente chiunque abbia mai pensato a quel numero dovrebbe essere soggetto alla relativa imposizione fiscale del caso, cosa che è ovviamente assurda e contro ogni logica.

Trasferire bitcoin o frazioni di esso significa nel caso più comune utilizzare una chiave privata - quindi da quanto detto sopra un numero - per spendere una transazione che non era ancora stata spesa della blockchain ed associata ad un indirizzo sbloccabile dalla chiave privata di cui sopra. Questa spesa consiste in un processo crittografico che permette di creare una nuova transazione in cui si firma la transazione precedente - quella di origine da cui si spende - grazie alla chiave privata ad essa associata e si indica un nuovo indirizzo e dei nuovi criteri di spesa tramite cui i fondi saranno sbloccabili successivamente. In pratica il possessore della chiave privata A che puo’ spendere la transazione X comunica ai partecipanti del network che intende trasferire i fondi associati alla transazione X al possessore della chiave privata B e per fare ció utilizza A per firmare le condizioni di spesa di X, provandone il precedente possesso.
Da tale semplificazione si puó comprendere che ad alto livello trasferire valore in bitcoin significa comunicare un messaggio ad altre persone in cui si soddisfano determinate condizioni.

Un esempio di transazione comunicata al protocollo… un’altra volta, numeri (e lettere a seconda del forrmato)!

Un’altra parte del nostro cervello, quella dedicata all’elaborazione e trasferimento di messaggi, risulta quindi essere non di nostra completa proprietà secondo questi criteri di tassazione. Una certa percentuale di quello che diciamo è insomma proprietà dello stato italiano.

Chi ha studiato con un minimo di approfondimento Bitcoin ha sicuramente familiarità con la capacità che ha tale strumento di mettere in discussione praticamente tutti gli aspetti della nostra vita. La cosa formidabile e sensazionale, è che Bitcoin non si pone l’obiettivo di far cambiare idea alle persone formalizzando una qualche lezione teorica sulla moralità o la necessità o meno di un’autorità centrale, ma afferma sé stesso ed i suoi valori impliciti semplicemente esistendo, continuando a funzionare e ad assolvere le sue funzioni.
Bitcoin è codice e un insieme di messaggi, quindi comunicazione, una sequenza di 1 e 0 trasferiti di dispositivo in dispositivo. L’unico modo per essere contrari al messaggio implicito di Bitcoin è quello di essere contro la comunicazione e il linguaggio, il che pone qualsiasi suo detrattore in una posizione sostanzialmente indifendibile.
Nel caso specifico, diventa inevitabile chiedersi quanto sia legittimo che una qualsiasi entità possa reclamare dei diritti sulle funzioni cerebrali degli individui, il che pone le basi per mettere in discussione non solo la tassa sulle “crypto-attivita’” e le relative plusvalenze, ma anche sul sistema di tassazione in generale e su quanto questo sia moralmente legittimo ed accettabile.

Questo è lo straordinario potere filosofico di Bitcoin, che con la sua semplice esistenza e il suo silenzioso ticchettio pone l’uomo di fronte alla moralità delle proprie azioni e al riflettere su cosa significhi davvero essere liberi.

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