Sono a Bali da due giorni e mentre lascio andare queste parole nere su bianco provo anche a realizzarlo davvero.
Fuori piove forte. La pioggia qui è fitta, continua, quasi ipnotica. E in modo strano mi calma. Mi costringe ad ascoltarmi meglio.
Ho scelto Sidemen come prima tappa perché volevo un posto tranquillo, autentico, quasi isolato. Ma non mi aspettavo questo silenzio. Non mi aspettavo un buio così profondo da sembrare quasi accecante durante la notte.
Quando ho capito che il telefono prendeva male e che qui non esistono Grab ho avuto un momento di puro scoraggiamento. Mi sono sentita lontanissima da tutto ciò che conosco.
Poi stamattina tutto ha preso dimensioni più umane e possibili, anche dentro la mia testa.
Ho passato la giornata attraversando risaie verdissime, entrando nelle case di persone che vivono qui da sempre, mangiando cibo preparato da mani gentili e sconosciute.
A pranzo una ragazza ci ha servito un pasto buonissimo dentro cesti di foglie di banano piegate.
Con me c’era una ragazza inglese che alloggia nel mio stesso residence. Abbiamo scoperto due coincidenze strane: entrambe abbiamo appena lasciato il nostro lavoro e siamo entrambe gemelle.
Abbiamo parlato per ore: famiglia, amore, paura, soldi, sogni, fallimenti.
Io ho continuato a parlare persino dopo essere scivolata dentro un fosso nel mezzo del percorso, ridendo per l’assurdità della scena mentre avevo ancora il fango addosso.
Abbiamo concluso la giornata in un piccolo warung su una terrazza da cui si intravedevano poche luci lontane, abbastanza da promettere una vista bellissima durante il giorno, mentre fuori diventava tutto nerissimo.
Sono tornata nella mia stanza con il cuore gonfio. Non pensavo fosse possibile sentirmi così piena così presto.
Felice di aver mangiato frutta presa direttamente dagli alberi.
Felice di aver fatto il bagno in una cascata.
Felice di essermi fidata.
Eppure la notte cambia tutto.
Quando dormo tornano le paure più profonde.
Sogno il passato.
Sogno il futuro.
Mi sveglio con il cuore in gola, come se il mio corpo non avesse ancora capito davvero dove si trova.
Ma forse la parte più importante è questa: non è la prima volta.
Ho già attraversato cambiamenti enormi pensando di non esserne capace. Ho già lasciato posti, persone, lavori. Ho già viaggiato da sola con la sensazione costante di stare facendo qualcosa di troppo grande per me.
E ogni volta, in qualche modo, sono rimasta in piedi.
Se apro il cesto dei miei ricordi trovo una quantità di forza quasi imbarazzante. Abbastanza da nutrire un piccolo villaggio di sognatori stanchi.
La sfida qui per me è stare.
Stare quando mi sveglio nel cuore della notte e il terrore mi attraversa il petto.
Stare quando assaggio qualcosa di sconosciuto e immagino immediatamente che potrei stare male.
Stare quando vorrei un abbraccio e invece c’è solo il rumore degli insetti fuori dalla finestra.
Stare qui.
Nel presente.
E cominciare a credere che, anche nei momenti in cui mi sento più sola, io possa comunque diventare una casa abbastanza calda per me stessa.
Tutte le foto sono state scattate con Fujifilm GFX 100 RF.
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