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Nico Maccentelli – Fantascienza e noir · Jun 29, 2026

Carmilla, Evangelisti e I martiri di Zoyss

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Nico Maccentelli · Nico Maccentelli – Fantascienza e noir

2. L’influenza di Evangelisti

Non fu tanto sul romanzo in sé, per stile, struttura del plot o scelta pedissequa di un sotto-genere. L’influenza fu sul modo di trattare l’immaginario come contenitore da riempire di contrasti allegorici. I martiri di Zoyss in realtà vide la coppia agonista/antagonista con una visione meno ambigua dei personaggi alla Eymerich di Valerio: Chi sono i bastardi nei martiri è sempre molto chiaro. Forse su questo si può parlare di una narrazione più ingenua, come le forze che si contendono il campo dell’universo, ma i riferimenti al sociale sono molto più forti rispetto a un romanzo che ha i vincoli di un contesto storico. Quindi l’ingenuità sparisce di fronte alla vocazione che ho da sempre per la fantapolitica.

I contrasti allegorici allora escono dall’allusione si tingono di realtà evocata. Cosa che vedremo in gran parte della scrittura successiva di Valerio, si pensi solo a Metallo urlante o alla RACHE: il nemico più profondo per Evangelisti è la volontà di dominio assoluto che attraversa i secoli. Questa è l’eredità più forte che ho raccolto nella mia scrittura e nelle narrazioni che continuerò a portare avanti.

Quanta differenza dai trifidi & C., dagli esseri alieni come dagli errori senza ragione che non sia la supremazia dei migliori. Qui la questione è completamente ribaltata, in un senso di giustizia che attraversa tutta la storia umana passata presente e futura.

Il mio romanzo è stato il frutto di un’influenza evangelistiana inconsapevole, allora, ma di certo inevitabile per due narratori che condividevano la medesima ideologia di fondo. Non posso spoilerare il mio romanzo, ma chi lo leggerà comprenderà queste mie parole e la forte relazione con una letteratura di genere che fa pensare, talvolta incazzare o rassicurare, ma mai addormentare le coscienze in un’evasione fine a se stessa. Del resto non c’era forse dell’antimperialismo nel Sandokan (Salgari è un autore tra i più amati da Valerio) che Sollima riprese negli anni ’70, andando a sposarsi perfettamente col sentire comune di vasti strati della popolazione a sinistra, in pieno conflitto sociale? E a cosa si è tornati oggi, dopo le forti dosi di neoliberalismo anche sul piano culturale e dei valori, che dal berlusconismo fino agli apparati mediatici, very proxy del pensiero unico al di là delle colorazioni politiche, hanno riportato in auge eroi piuttosto lineari nelle loro vacue missioni eterodirette, volte a risolvere questioni del tutto soggettive e mai di sistema: il nuovo hollywoodian system che oltre a standardizzare le strutture narrative fatte tutte con lo stampino, sterotipizza ciò che devi odiare o amare a prescindere, poiché tutte le contraddizioni tra agonista e antagonista sono dentro un sistema intoccabile.

Del resto Carmilla alla fine degli anni Novanta ha dato vita a questa controtendenza, dove non avevamo più stirpi e spade, facendo di certo fascismo alla De Turris una sorta di mazurca, una sorta di bio-tecnofascismo della sorveglianza e del controllo sociale. Del resto il primo Rambo ha aperto la strada, con il suo ribellismo individualistico, alla totale ed eroica adesione ai valori del poliziotto che l’ha perseguitato, creando una generazione di golem al servizio del potere in quanto tale. Da qui al perfezionamento al passo con la crescita di una tecnologia sempre più pervasiva il percorso è stato breve. E se oggi sfogliate le tele locandine di Netflix o di altre major comm, la panoplia di agenti che al massimo diventano ribelli individuali per un senso di rivalsa, o degli acefali robocop, è impressionante come la propaganda alla guerra che verrà.

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