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Nera Jones · Dec 21, 2025

Revisione e ripetizioni di frasi e concetti (ah! l'ho già scritto?)

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Nera Jones · Nera Jones

Oggi, mentre rivedevo un paio di capitoli del romanzo, mi sono imbattuta in un dilemma classico: ogni volta che rileggi, vuoi cambiare qualcosa. A un certo punto, però, devi decidere che 'va bene così', altrimenti il romanzo non sarà mai completato.

Durante questa revisione, ho scoperto una mia piccola ossessione: la frase 'venti minuti'. L’ho usata almeno sei volte in tutto il testo, quasi sempre per indicare il tempo trascorso in una scena.
Ecco alcuni esempi reali:
«Ho chiamato venti minuti prima di arrivare, non volevo avvisarti troppo presto.»
«…dopo circa venti minuti di silenzio, il ragazzo si decise a parlare.»
«…ci sarebbero voluti almeno venti minuti per raggiungere il punto indicato.»
«…venti minuti dopo, eravamo già davanti alla porta dell’appartamento.»

Ok, si è capito che mi piacciono i venti minuti!


Altre frasi:

«…Non ho un ufficio stabile e, se non voglio, non c'è modo per rintracciarmi.»
«Il capello sembra pulito, non voglio sapere chi l'ha indossato.»
«Non voglio cedere, ma il panico mi inonda come un’onda gelida.»
«E' il mio passato, non voglio farlo rivivere, ma grazie dell'offerta.»

Non solo: ho trovato anche concetti e frasi ripetute in forme leggermente diverse, come “evitare di dare nell’occhio” o “non era il momento per fare domande” o ancora “la tensione nell’aria”. Sono espressioni che mi piace scrivere e che, inconsciamente, tendo a riutilizzare.

La ripetizione, se consapevole, può essere un’arma narrativa: crea ritmo, rafforza un concetto, lega i capitoli. Ma, se involontaria, rischia di annoiare il lettore o appesantire la prosa. Janice Hardy, nella Fiction University (esiste davvero), ricorda che più che eliminare le ripetizioni, bisogna variarle e alternare la struttura delle frasi per mantenere viva l’attenzione.

Ecco alcune strategie pratiche per individuarle e correggerle: leggere il testo ad alta voce per percepirne la musicalità, leggere a ritroso partendo dalla fine di un capitolo, usare la funzione di ricerca per individuare parole sospette, e affidarsi a beta reader o editor che sappiano segnalare tic linguistici ricorrenti.

C’è poi la cosiddetta 'elegant variation' descritta da H. W. Fowler, che invita a usare sinonimi per evitare ripetizioni, ma senza esagerare: troppa varietà artificiosa può suonare falsa. L’editor Louise Harnby ricorda che la leggibilità deve sempre prevalere sul virtuosismo stilistico.

Nel mio metodo, controllo sempre le parole o espressioni che mi piacciono troppo. Se compaiono più volte senza un preciso motivo narrativo, le cambio o le riduco. A volte basta un piccolo aggiustamento: «venti minuti» può diventare «un quarto d’ora», «diversi minuti», «poco dopo».
Stesso concetto, reso più naturale.

Morale: in revisione, ogni parola è un sospetto. E come in un’indagine, bisogna capire se è innocente o recidiva. Perché anche la frase più bella, se abusata, finisce per passare inosservata.

PS: Immagine generata con chatGPT su mio prompt.

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