Per anni ho vissuto con il pilota automatico inserito. Andavo avanti. Facevo le cose. Solo che non ero lì.
La mente era sempre altrove. Nel passato che rielaborava, nel futuro che immaginava, nei pensieri che giravano su se stessi senza mai fermarsi. Il corpo si muoveva nel mondo, ma io ero da un’altra parte.
E la cosa più strana è questa: non me ne accorgevo nemmeno.
Oggi è diverso. Non perché abbia trovato qualche formula segreta.
È diverso perché mi accorgo quando accade.
Sento la mente che scivola via, che inizia a costruire scenari, a ripassare conversazioni, a proiettarsi avanti. E invece di seguirla automaticamente, mi fermo. Respiro. Torno.
Non è una tecnica complicata. È solo un gesto, piccolo e preciso: un respiro consapevole che riporta tutto a qui, adesso.
La differenza tra prima e oggi non è che non mi distraggo più. È che la distanza tra il perdermi e il ritornare si è accorciata.
Ma c’è una cosa che ho capito sul presente che nessuno dice mai davvero.
La maggior parte delle persone pensa al presente come a uno dei tre momenti possibili. Passato, presente, futuro. Come se fossero tre stanze diverse di una casa, e tu potessi spostarti dall’una all’altra a piacimento.
Non funziona così.
Quando pensi al passato, quel pensiero avviene ora. Quando immagini il futuro, quella fantasia esiste ora. Anche la nostalgia, l’ansia, il rimpianto, la speranza: tutto si svolge in questo istante.
Il presente non è una delle opzioni. È l’unica stanza che esiste. Le altre sono costruzioni della mente, reali come pensieri, ma non come luoghi in cui puoi davvero stare.
Quando l’ho capito davvero, non solo come concetto, qualcosa si è spostato. Non c’era più niente a cui tornare. Ero già qui. Sempre.
Allora perché è così difficile?
Perché la mente è addestrata a muoversi. Anticipa, elabora, costruisce significati. Non è un difetto, è una funzione.
Il problema è quando lavora senza che tu lo sappia. Quando sei in una conversazione ma stai già pensando a quella successiva. Quando mangi senza sentire il sapore. Quando guardi una persona senza vederla davvero.
Quei momenti non tornano. Non perché siano passati, ma perché non eri presente a riceverli.
Non ti dico di meditare un’ora al giorno o di svuotare la mente. Ti dico solo questo: la prossima volta che senti la mente volare via, fermati un secondo. Respira. Guarda cosa c’è intorno a te, adesso.
Non perché il presente sia sempre bello o comodo. Ma perché è l’unico posto in cui puoi davvero essere.
E una volta che lo senti davvero, anche solo per un istante, capisci quanto tempo hai passato a vivere altrove.
Adesso, mentre leggi queste parole: sei qui?
A lunedì.
Un abbraccio,
Ale 🫂

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