Ciao,
seconda e ultima mizionewsletter dedicata all’emendamento che voleva abrogare i commi dell’Articolo 23 del Codice della Strada che vietano (…) sulle strade pubblicità con messaggi sessisti o violenti o stereotipi di genere offensivi o messaggi lesivi del rispetto delle libertà individuali, dei diritti civili e politici, del credo religioso o dell’appartenenza etnica o discriminatori con riferimento all’orientamento sessuale, all’identità di genere o alle abilità fisiche e psichiche (…).
Se non sai di cosa sto parlando, puoi leggere la mizionewsletter della scorsa settimana STOP MELONI SUI CARTELLONI e vedere la petizione promossa dall’Associazione Italiana Copywriter su Change.org. » QUI «
SECONDA E ULTIMA MIZIONEWSLETTER SULL’ARGOMENTO PERCHÉ IN REALTÀ L’EMENDAMENTO È FALLITO. È STATO CANCELLATO PER FAR PASSARE LA LEGGE DI BILANCIO. ECCO L’ANSA CHE NE PARLA.
Ho l’onestà intellettuale per riconoscere che non è fallito per merito della nostra petizione, ma meritiamo un “bravo” per quello che abbiamo fatto e per aver dimostrato compattezza della industry.
È comunque una vittoria. Anche nostra.
La dimostrazione che possiamo unirci per le battaglie civili importanti e che probabilmente ci aspettano in futuro.
E ora spazio alle voci che si sono espresse su questa vicenda, che naturalmente avevo intervistato prima di questa notizia.
Ecco la riflessione di Annamaria Testa sull’emendamento abrogativo. Puoi seguire i suoi pensieri tutti i giorni sul sito Nuovo e Utile. Teorie e pratiche della creatività. Consiglio soprattutto la lettura dell’articolo Comunicazione: mercato dell’attenzione e fake. Da non perdere nemmeno i suoi libri, tra cui il long seller La Parola Immaginata (nuova edizione) o l’illuminante La Trama Lucente. Infine puoi vedere le interviste (Parte 1 e Le 4 Fasi del Processo Creativo) che le ho fatto circa un anno fa nel mio format su YouTube. The Creativity Dogma.
L’Art Directors Club Italiano è l’associazione più importante per i creativi pubblicitari italiani. Stefania Siani ha appena iniziato il suo secondo mandato come Presidente. Nel mandato precedente ha lanciato Equal, di cui è responsabile Valentina Amenta. Ho rivolto loro 4 domande.
COS’È EQUAL E QUALI INIZIATIVE PROMUOVE?
VALENTINA AMENTA: Equal è un progetto che rappresenta il cuore dell’impegno di ADCI nel promuovere una cultura della comunicazione più equa, inclusiva e consapevole. Nato inizialmente come un premio speciale all’interno degli ADCI Awards, oggi è molto di più: è un vero e proprio osservatorio e motore di cambiamento. Non si tratta solo di superare gli schemi obsoleti ma di costruire nuove narrazioni che rispecchino con rispetto, pluralità e responsabilità la società. L’aspetto della diffusione culturale è fondamentale, e per questo portiamo avanti iniziative come gli Equal Talks e Equal On Tour in giro per l’Italia. Abbiamo avuto tappe significative come Palazzo Marino a Milano, il Campidoglio a Roma e, più di recente, al Museo Madre a Napoli con il sostegno della Regione Campania. Un altro pilastro è l’impegno verso la formazione delle nuove generazioni insieme con le principali scuole professionalizzanti della comunicazione in Italia e con l’organizzazione di contest come l’Equal Shots Contest, rivolto agli Under 30. Il Premio Equal stesso continua a essere un momento cruciale di riconoscimento per i comunicatori e le aziende che dimostrano che la promozione dell’equità rende la pubblicità più giusta e più efficace. Il vincitore del 2025 sarà reso noto il 6 Novembre, durante la cerimonia di Premiazione degli ADCI Awards.
COSA PENSI DELL’EMENDAMENTO PROMOSSO DA DUE ESPONENTI DI FDI PER ABROGARE I COMMI 4-BIS, 4-TER E 4-QUATER DELL’ARTICOLO 26 DEL CODICE DELLA STRADA?
STEFANIA SIANI: La discussione sull’abrogazione di questi commi non è da derubricare a scontro ideologico e va affrontata con responsabilità. Qui non si regolano solo le affissioni stradali ma il paesaggio culturale e visivo in cui siamo immersi. Questi divieti sono un monito per la comunicazione perché rispetti il livello minimo di correttezza, decenza e civiltà e, purtroppo, questa discussione dimostra che non sono superflui per niente. Quella che viene definita dai promotori “libertà d’espressione”, può essere letta come volontà di legittimare una comunicazione che il buon senso già condanna. Il rischio è legittimare il ritorno a episodi che definire marketing è improprio, perché sono stati nel passato esempi di cultura del disprezzo. Il sessismo e i messaggi violenti e discriminatori sono da sempre il gradino più basso di un continuum di violenza che culmina in atti più gravi, anche frutto di narrative che sminuiscono il ruolo e la dignità delle donne e delle minoranze. Ma restiamo fiduciosi perché da quando è nato Equal e collaboriamo con lo IAP, abbiamo osservato che le pubblicità sessiste sono progressivamente diminuite. Il mercato italiano, le agenzie e i clienti hanno interiorizzato che una comunicazione libera da stereotipi è non solo più etica, ma anche più efficace. Speriamo di poter vedere riflessa la stessa consapevolezza anche nelle narrative della comunicazione politica, specie in vista delle elezioni del 2027. E in fondo confidiamo che la maturità culturale raggiunta sarà sufficiente ad autoregolamentarci.
COSA PENSI DELLA PETIZIONE PROMOSSA DALL’ASSOCIAZIONE ITALIANA COPYWRITER?
VALENTINA AMENTA: È una petizione necessaria, e proprio per questo ADCI, insieme a Equal, ha deciso di sostenerla convintamente sui nostri canali invitando i nostri soci a fare altrettanto, perché ogni firma in più è una presa di posizione culturale prima ancora che professionale.
COSA FARÀ L’ADCI DI CONCRETO IN QUESTA OCCASIONE?
STEFANIA SIANI: ADCI con Equal continuerà a fare ciò che le compete come associazione culturale: ovvero diffondere cultura. Crediamo che il modo più concreto per difendere il progresso sia non smettere di educare, sensibilizzare e ispirare le nuove generazioni. Vogliamo continuare a dotarci degli strumenti critici necessari non solo per riconoscere gli stereotipi, ma per creare attivamente nuove narrazioni. L’obiettivo è plasmare una nuova leva di comunicatori che consideri l’inclusività un presupposto di base, e di certo non un trend passeggero.
Lo IAP (Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria) regola la comunicazione pubblicitaria dal 1966. Vincenzo Guggino è il Segretario Generale.
Giulia Blasi è autrice, formatrice, conduttrice radiofonica e giornalista specializzata in temi relativi alla condizione femminile e al femminismo. Ha pubblicato diversi libri, tra cui Manuale per ragazze rivoluzionarie. Scrive una newsletter molto seguita dal nome Servizio a domicilio.
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L’Associazione Italiana Copywriter è la promotrice della petizione su Change.org. Camilla Valle Porlezza è la Presidente dell’Associazione. Da sole tre settimane. Ed queste quasi duemila firme dimostrano che è già riuscita a fare qualcosa di rilevante.
Prendere posizione oggi sembra quasi diventato un lusso. Non si può scontentare nessuno, su LinkedIn dobbiamo piacere a tutti, non vogliamo esporci. Ma il mondo della comunicazione non può restare neutro di fronte a certi temi. Quando abbiamo scoperto dell’emendamento, grazie alla segnalazione di Assunta Squitieri, una nostra socia di lunga data e copywriter che stimiamo molto, abbiamo sentito il dovere di esprimerci subito, con un comunicato su LinkedIn.
Quello mi ha colpito di più sono stati i commenti di persone che ci ringraziavano di aver preso posizione, che è assurdo perché per me è la normalità. Qualcun’altro ha commentato che LinkedIn non è il luogo adatto per parlare di certi temi. Ma se non parliamo dei problemi reali negli spazi dove lavoriamo, discutiamo e ci confrontiamo ogni giorno, allora dove?
Viviamo in un’epoca iperconnessa eppure sempre più disconnessa dalla realtà umana e sociale che ci circonda. Tutto sta nel ricordare che quando abbiamo in mano una penna, un passaggio radio o una sponsorizzata, abbiamo una responsabilità. E in un contesto come quello odierno non possiamo più permetterci di restare neutrali, figuriamoci essere superficiali.
Camilla Valle Porlezza, Presidente Associazione Italiana Copywriter
Corriere della Sera, Vanity Fair, La Nazione, fanpage.it, TODAY, Marie Claire, Chiamami Città, Parole Ostili, Piacenza Sera, Repubblica, Collettiva, Catania Today.
Ecco un altro appello firmato da moltissime associazioni, non del settore pubblicitario.
Articolo di fanpage.it di sabato 25 ottobre 2025: “Via il divieto di pubblicità sessiste, il vero scopo di Fdi è diffondere i manifesti Pro vita e anti-aborto”
Qui sotto l’intervista che mi ha fatto Radio Capital martedì mattina durante il programma The Breakfast Club.
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Ed ecco l’articolo di Repubblica con intervista ad Annamaria Testa.
Mi chiamo Mizio Ratti e faccio il creativo pubblicitario da più di trent’anni.
Se questo non ti basta, posso aggiungere che attualmente sono Direttore Creativo e Partner di due agenzie di comunicazione: Enfants Terribles e Hallelujah. Questi sono i miei ultimi spot: Lenor Capri, Unstoppables, Lenor Portofino.
Se poi hai un carattere stalker e vuoi saperne tutto su di me puoi trovare molto di quello che mi riguarda qui: linktr.ee/mizioblog
Oltre che su questa newsletter puoi seguirmi su YouTube dove intervisto i migliori creativi della pubblicità italiana. Il format si chiama THE CREATIVITY DOGMA e puoi iscriverti al mio canale QUI.

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