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Miciporto · Jun 18, 2026

CLAUSTRUM. La forma del silenzio

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Miciporto · Miciporto

Ci sono luoghi che si lasciano attraversare in poche ore e altri che hanno bisogno di più tempo per essere vissuti con calma. Quello che vi raccontiamo oggi nasce proprio da uno di questi luoghi.

Quando abbiamo scoperto Colforcella, un piccolo borgo di pietra affacciato sulla Valle del Corno in Umbria, ci è sembrato subito evidente che una semplice giornata non sarebbe bastata. I suoi spazi, il paesaggio che lo circonda e il ritmo lento che lo caratterizza meritano tempo, presenza e attenzione.

In questi mesi di meet&greet abbiamo scoperto che le esperienze più significative nascono quando la fretta si allenta: le conversazioni si approfondiscono, le connessioni emergono spontaneamente e i luoghi si rivelano poco alla volta. Da qui è nata l'idea di qualcosa di ancora più immersivo: un intero fine settimana da condividere con la community di Miciporto. Non semplicemente attraversare un luogo per qualche ora, ma abitarlo davvero.

Ecco come nasce CLAUSTRUM. La forma del silenzio, il primo retreat firmato Miciporto. Un progetto che rappresenta un passo naturale nel percorso che stiamo costruendo insieme: creare esperienze sempre più immersive e significative, in cui il tempo non sia qualcosa da rincorrere ma da vivere con intenzione.

Dal 18 al 20 settembre Isabella Talone vi invita a vivere un’esperienza intima, straordinaria. Ci ritroveremo a Colforcella, tra le colline umbre di fronte a Cascia. Per tre giorni lasceremo spazio a ciò che troppo spesso rimandiamo: osservare, ascoltare, creare, camminare e conversare senza fretta.

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Non abbiamo immaginato questo retreat come una fuga dalla realtà, ma come un’occasione per sperimentare un modo diverso di stare nel mondo: con più attenzione, presenza e consapevolezza.

Nelle prossime righe vi presentiamo il borgo e vi racconteremo cosa accadrà durante questo fine settimana e perché abbiamo scelto di chiamarlo proprio CLAUSTRUM. La forma del silenzio

Esistono luoghi che sembrano appartenere a un altro tempo. Luoghi che non si limitano a conservare la memoria della propria storia, ma continuano a raccontarla attraverso le persone, le storie, il paesaggio e il silenzio che le attraversa.

Colforcella è uno di questi.

Adagiato sulle colline che fronteggiano Cascia, con una vista aperta sulla Valle del Corno, questo minuscolo borgo umbro custodisce una storia millenaria. La sua posizione strategica, ideale per il controllo delle antiche vie di comunicazione montane, ne fece un punto di riferimento già in epoca preromana e romana. A testimoniarlo sono gli importanti ritrovamenti archeologici emersi nella vicina località di Costa Santa Lucia, dove sono state rinvenute antiche sepolture corredate da preziosi reperti, tra cui rari dischi corazza di tipo beotico. L’abitato iniziò a prendere forma nel Medioevo, intorno al XIII secolo, come insediamento fortificato. Nato attorno a una cella monastica dipendente dall’oratorio di Santa Maria di Pacchiano, il castello assunse ben presto una funzione militare, diventando una delle principali roccaforti ghibelline durante i conflitti che attraversarono la Valnerina tra il XIV e il XV secolo. La profonda vocazione spirituale del borgo è ancora oggi leggibile nella Chiesa di Santa Maria Assunta, edificio trecentesco ampliato nel 1438, che conserva affreschi quattrocenteschi di grande valore, tra cui una Madonna di Loreto attribuita alla scuola di Paolo da Visso, oltre a un raffinato tabernacolo ligneo della seconda metà del Cinquecento.

Il cuore simbolico e architettonico di Colforcella è tuttavia rappresentato dall’antico complesso monastico noto come Convento di Santa Maria delle Grazie, o più semplicemente Convento degli Zoccolanti (i religiosi furono presto soprannominati “zoccolanti” per l’abitudine di indossare semplici zoccoli di legno). Le sue origini risalgono al XIV secolo, quando i monaci benedettini scelsero questo luogo appartato per costruire un santuario mariano dedicato alla preghiera, al lavoro e alla contemplazione secondo il principio dell’ora et labora. Nel 1450 il complesso passò ai Frati Minori dell’Osservanza di San Francesco, movimento nato per riportare l’ordine francescano alla povertà originaria. La fondazione del nuovo convento è documentata da una lettera di San Giovanni da Capestrano, una delle figure più autorevoli dell’Osservanza. Nei secoli successivi il convento divenne uno dei principali centri spirituali della Valnerina, ospitando figure di grande rilievo religioso come il Beato Andrea da Cascia.

Il Novecento ha lasciato sul borgo ferite profonde.

Durante la Seconda Guerra Mondiale Colforcella divenne uno dei centri operativi della Brigata partigiana Gramsci e, per il suo attivo ruolo nella Resistenza, subì una dura rappresaglia nazifascista che culminò nell’incendio di una parte significativa dell’abitato. Alle ferite della storia si sono aggiunte quelle provocate dalla natura. L’intera area della Valnerina è infatti una delle più sismiche d’Italia. Il borgo ha attraversato secoli di terremoti, da quello devastante del 1703 fino ai più recenti eventi del 1979 e del 2016. Quest’ultima sequenza sismica ha causato gravi danni strutturali e l’inagibilità di numerose abitazioni, costringendo la comunità locale a lunghi anni di sacrifici e all’utilizzo delle strutture abitative d’emergenza. I danni della guerra e i ripetuti eventi sismici hanno portato nel tempo anche all’abbandono di parte dell’antico convento, che progressivamente si è ridotto a rudere.

Questo è quello che trovano gli attuali proprietari. Uno spazio ferito, ma con tante storie da raccontare.

Oggi però Colforcella sta vivendo una nuova stagione. Abitato da appena quaranta persone durante i mesi invernali, il borgo è diventato il simbolo di una rinascita possibile. A rappresentare questo processo di rigenerazione è il recupero conservativo del nucleo cinquecentesco del convento, caratterizzato da un’austera architettura in pietra, cotto e grandi archi. Una parte significativa dell’antico complesso è stata salvata dal degrado grazie all’iniziativa di due fratelli calabresi che, innamoratisi del luogo, hanno deciso di restaurarlo. Nasce così Claustrum Colforcella.

Il progetto prende forma dal desiderio di recuperare non soltanto un edificio storico, ma l’identità stessa di un piccolo borgo rurale destinato all’abbandono. Al centro dell’intervento si trova l’antico convento del XVI secolo che, dopo decenni di abbandono, sta tornando a essere un luogo vissuto. Non un semplice hotel, ma la restituzione di uno spazio che per secoli ha rappresentato un punto di riferimento per la comunità locale. Il nome stesso, Claustrum, richiama il chiostro monastico e l’idea di un luogo raccolto, protetto, destinato alla contemplazione. Tutto il progetto è stato concepito per preservare questa dimensione di silenzio e isolamento che ancora oggi caratterizza Colforcella.

Dal punto di vista architettonico, il recupero si distingue per una scelta inedita: alla tradizione costruttiva umbra, fatta di pietra locale, legno e cotto, si affiancano suggestioni provenienti dal Mediterraneo meridionale. Archi, cortili, geometrie e dettagli decorativi evocano atmosfere moresche, andaluse e marocchine, creando un dialogo originale tra l’Appennino umbro e le culture del Mediterraneo.

Questa scelta trova il proprio filo conduttore nella figura del Beato Andrea da Cascia.

All’inizio del Cinquecento il frate partì dall’Umbria per raggiungere il Marocco, stabilendosi nella città imperiale di Fez, allora governata dalla dinastia dei Watassidi. In un contesto in cui la presenza cristiana era tollerata solo entro limiti ben precisi, Andrea e i suoi confratelli decisero di predicare pubblicamente la propria fede. Il confronto con le autorità locali divenne sempre più difficile e culminò il 10 gennaio 1532 con il suo martirio. La notizia del sacrificio del frate suscitò profonda commozione al suo ritorno in Umbria, trasformando il suo viaggio da Colforcella al Marocco in un ponte ideale tra mondi e culture differenti.

È proprio questa connessione storica ad aver ispirato il dialogo architettonico che oggi caratterizza Claustrum.

L’intervento ha coinvolto progressivamente l’intero nucleo del borgo, dando vita a un modello di ospitalità diffusa composto da camere e suite ricavate negli edifici storici esistenti. Le antiche cantine in pietra ospitano oggi una SPA, mentre gli spazi destinati alla ristorazione reinterpretano gli ambienti storici attraverso un linguaggio contemporaneo e ospitano la Locanda del Chiostro 1564 guidato dallo Chef Luca Mazza.

È in questo contesto che nasce “CLAUSTRUM.La Forma del Silenzio”, il primo retreat firmato Miciporto, in programma dal 18 al 20 settembre.

Per un intero weekend vivremo all’interno di Claustrum Colforcella, lasciandoci guidare dal ritmo lento di un borgo medievale immerso nella Valnerina, dove il tempo scorre secondo una misura diversa. L’esperienza è pensata per un gruppo molto ristretto di soli sei ospiti, così da preservare l’atmosfera raccolta e autentica che caratterizza il luogo.

Fin dall’arrivo saremo dagli attuali proprietari, due fratelli calabresi con l’amore per il bello che hanno curato il recupero del borgo e che oggi ne custodiscono la memoria. Insieme a loro attraverseremo gli spazi del convento e del paese ascoltando il racconto della sua trasformazione: il lavoro sulle strutture originarie, il dialogo con il paesaggio circostante e la scelta di restituire vita agli edifici senza alterarne l’identità.

Cluastrum oggi ...

Durante il soggiorno alterneremo momenti di attività condivisa a lunghi spazi di tempo libero. Le giornate saranno scandite da colazioni nel chiostro, passeggiate tra i sentieri, visita ai produttori locali, soste nelle antiche cantine trasformate in SPA, cene conviviali illuminate da luci soffuse e momenti dedicati semplicemente all’ascolto del luogo e ai workshop.

Con noi ci sarà infatti Giò Marrazzo designer e fondatrice dell’omonimo brand di gioielleria artigianale d’eccellenza. Giò è custode della grande tradizione orafa partenopea e interprete contemporanea dell’antica arte del cammeo, trasformando materiali carichi di storia in creazioni uniche da indossare. Durante l’incontro condividerà il proprio know-how e il suo approccio al gesto artigianale, alla lavorazione lenta e alla costruzione di un gioiello come racconto personale, accompagnando i partecipanti in un’esperienza autentica tra creatività, manualità e memoria. Un’esperienza in cui le mani tornano protagoniste e il tempo si misura attraverso il fare. Ogni partecipante realizzerà il proprio gioiello partendo dalle basi del processo creativo; il manufatto verrà poi fuso e completato nei laboratori di Giò Marrazzo, assumendo la sua forma definitiva.

“CLAUSTRUM. La Forma del Silenzio” nasce dal desiderio di creare un’esperienza che dialoghi profondamente con questo luogo e con il suo ritmo naturale. Non un semplice soggiorno, ma un tempo sospeso da abitare lentamente attraverso il paesaggio, la materia, l’osservazione e la condivisione. Un invito a rallentare in un borgo che, dopo secoli di storia, distruzioni e rinascite, continua a custodire il bene più raro del nostro tempo: il silenzio.

Questa è una nuova formula esperienziale e ci rendiamo conto che ci possano essere dubbi o domande. Siamo a disposizione per qualsiasi chiarimento. Ci potete contattare alla mai: info@miciporto.com

A presto

Team Miciporto

Read the original on miciporto.substack.com

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