Ci sono giorni in cui mi sembra di non aver fatto nulla.
Eppure arrivo a sera stanco.
Non ho corso una maratona.
Non ho spostato mobili.
Non ho affrontato un viaggio particolarmente lungo.
Sono rimasto quasi sempre nello stesso posto.
Ma la mia mente, nel frattempo, è stata ovunque.
Ha ripercorso conversazioni accadute anni fa, cercando risposte migliori da dare a persone che probabilmente non ricordano nemmeno più cosa mi avevano detto.
Ha immaginato problemi che non sono ancora accaduti.
Ha costruito futuri perfetti, per poi distruggerli pochi minuti dopo.
Ha analizzato gesti, silenzi, messaggi, possibilità.
E alla fine della giornata, anche se il mio corpo non si è mosso molto, dentro di me sembra essere passato un uragano.
Credo che una delle forme di stanchezza più difficili da spiegare sia proprio questa.
La stanchezza di pensare troppo.
Perché da fuori non si vede.
Nessuno può osservare tutti i chilometri che percorriamo restando seduti su una sedia.
Nessuno vede le discussioni che facciamo nella nostra testa, le decisioni che prendiamo e poi annulliamo, le paure che proviamo a prevenire immaginandole in ogni dettaglio.
Sembra che non stia succedendo niente.
E invece, dentro, non si ferma mai niente.

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