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Il Capitale - di Marco Liera · Aug 10, 2026

Il mio romanzo in sei puntate: Mediterraneo 2020 (1/6)

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Marco Liera · Il Capitale - di Marco Liera

Sallustio

Il ragazzo con la maglietta colorata a maniche corte arrotolate stava armeggiando chinato intorno ad un Ciao. L’altro, in piedi, più o meno coetaneo, lo guardava fumando.

“Traffico, questo qui ha la marmitta da sostituire. E poi stammi a sentire, non mi va bene il colore. Volevo una roba tipo fucsia.”

“Fucsia? Una tamarrata oscena. Comunque guarda, mi sa che in giro ho visto un Bravo di quel colore.”

“Vedi tu quello che puoi fare. Sono disposto anche a pagartelo bene.”

In quel mentre, una ragazza si avvicinò rivolgendosi a quello dei due in piedi.

“Sei tu Luca Piacentini?”

“Il mio vero nome è Trafficone. Presente.”

“Sono la sorella di Cinzia, quella che ha comprato il Garelli Vip3 da te.”

“Cinzia…Garelli Vip3… ah sì quello rosso con la sella lunga.”

“…e con il numero di telaio limato e il libretto falso.”

Trafficone fu colto nettamente di sorpresa.

“Come?….sul libretto c’era scritto duplicato per smarrimento….”

“Era un taroccamento! Ieri sera l’hanno fermata i vigili e glielo volevano sequestrare. È tutto il giorno che piange, e mio padre ti vuole denunciare ai carabinieri.”

“Ah….ma guarda che io non ne sapevo nulla. Quello che me l’ha venduto mi sembrava uno pulito, regolare, è la prima volta che mi capita.”

“Ti ha fregato. È un motorino rubato!”

Trafficone guardò la ragazza. Bionda, capelli lunghi raccolti in una fascia, jeans attillati, ai piedi un paio di Superga bianche. Una sbarbata decisamente più carina della sorella, pensò.

“Senti…. Come hai detto che ti chiami?”

“Arianna.”

“Che scuola fai Arianna?”

“Della scuola se vuoi parliamo dopo. Io sono venuta qui per chiudere la faccenda.”

Trafficone assunse quella che lui chiamava la posa di Clark Gable in Via col Vento.

“E come vuoi chiudere la faccenda, dolcezza?”

“Tu ci ridai i soldi e ti riprendi il Garelli.”

Il volto di Trafficone si irrigidì. La posa di Clark Gable era sparita. Dopo aver respirato un profondo tiro di sigaretta, chiese: “Erano 320 carte, vero?”

“Sì, 320mila lire.”

“Allora vieni stasera alle sette davanti al portone di Piazzale Martini 1 con il Garelli.”

L’espressione di Arianna si distese.

“Bene, mi sembra giusto.”

“Mi chiamano Trafficone perché sul mercato ho una reputazione! Poi ci penserò io a beccare quello che me l’ha venduto. Adesso però mi dici dove vai a scuola.”

“Vado al Settimo Liceo di Piazzale Abbiategrasso.”

“Ah, ecco perché non ti ho mai vista da queste parti.”

In quel momento l’altro ragazzo, quello che armeggiava chinato intorno al Ciao, disse: “Ehm… vedo che io sono di troppo, vi lascio.”

“Per fortuna, Arianna, c’è stata questa storia del motorino rubato” continuò Trafficone.

“Perché?”

“Così ci siamo conosciuti.”

Arianna scoppiò in una risata.

“Ah, che romantico! Ma fai sempre così con le ragazze?”

“No, solamente con quelle che si preoccupano di aiutare le sorelle che piangono!”

“A Roma direbbero che sei un paraculo. Piuttosto, vedi di non tirarmi un pacco stasera. Altrimenti mio padre va davvero dai carabinieri a denunciarti.”

“Come potrei perdere un’occasione così vicina per rivederti?”

“Qui mi volete far passare come il fetentone ‘e mammeta.”

Il maresciallo Dante stava passando in rassegna i soldati allineati e coperti sul piazzale, prima di farli entrare al comando.

“Stamattina all’adunata eravamo in cinque. Dove cazzo eravate voi altri? Ancora in branda! Poi vi vedo arrivare tutti sbracati. Ditelo, ditelo che io sono il vostro fetentone ‘e mammeta per come mi prendete per il culo.”

Silenzio.

“Perrone, Piacentini, Battagion, sto parlando con voi!”

Silenzio.

Dopo qualche istante Marco Perrone prese coraggio: “Maresciallo, è colpa mia. Abbiamo giocato a poker fino a tardi e stamattina non ci svegliavamo più.”

“Perché è solamente colpa tua Perrone? E non di questi altri due imboscati? E il quarto chi era?”

“È colpa mia perché stavo perdendo e li ho costretti a darmi varie rivincite. Il quarto era Stella, che ha marcato visita stamattina.”

“Basta così. Siete scandalosi, una vergogna per il battaglione e per l’esercito! Perrone, Piacentini e Battagion consegnati sabato e domenica. Alla Caienna!”

*****

La Caienna era un deposito logistico semi-abbandonato in un angolo remoto della zona di esercitazione di pertinenza della caserma, situata nella pianura friulana. Non tanto il luogo dell’estrema punizione, quanto dell’infima punizione. Chi ci veniva mandato per rispondere ogni quattro ore - notti incluse - all’appello delle guardie itineranti doveva assaporare fino in fondo l’inutilità della propria esistenza. Era sporco, con servizi igienici in gran parte inutilizzabili. Negli enormi locali venivano conservati equipaggiamenti tecnici in disuso del battaglione trasmissioni, prima che a qualcuno in alto venisse in mente di dare l’ordine di sgombero. Radio Scarpa, l’organo ufficiale dei pettegolezzi di caserma, insinuava che vi fossero custodite le prove di qualche fornitura regolarmente pagata dall’esercito, ma di fatto mai utilizzata.

“Benvenuti al Grand Hotel!” disse Marco a Trafficone e Gianni scendendo dal veicolo CM che li aveva scaricati davanti al magazzino abbandonato.

“Da precedente ospite della struttura, nonché anziano della compagnia, spetta a me accompagnarvi nelle nostre suites!”

Entrarono nella camerata riservata ai consegnati. La carcassa rinsecchita di un piccione giaceva a destra appena superato l’ingresso. Marco lo buttò fuori dalla camerata con un calcio ben assestato dall’anfibio sinistro.

“Io mi metto qui” dichiarò con l’aria di chi era già esperto del posto, buttandosi sull’ultima branda a sinistra, vicino a una finestra completamente annerita da uno strato di polvere unta.

“Comunque sei proprio uno stronzo Marco, hai cercato in tutti i modi di venire qui senza di noi, prendendoti la colpa del nostro ritardo” esclamò Trafficone mentre cercava di scegliere un’altra branda possibilmente senza troppi buchi nella rete.

“È vero, non volevo condividere con voi questa vacanza di lusso! Comunque lo dico per davvero: mi sono portato dietro il libro per l’esame di diritto commerciale che vorrei riuscire finalmente a superare prima di congedarmi.”

“E io mi sono portato dietro quello di Anatomia!” aggiunse Gianni.

“Fatemi capire: e io che non ho da studiare che cazzo faccio qui con voi?” chiese Trafficone.

“Cosa hai deciso di fare dopo il militare?” chiese Marco.

“Boh.”

“Bravo, idee molto chiare!”

“Non andrò certamente all’università. Per me è già stata una grande impresa finire Ragioneria. Con un sudatissimo 36, ovvio.”

“Fai bene” approvò Gianni. “Troppa gente si iscrive all’Università e poi ci bivacca per anni senza combinare un cazzo.”

“Ho solo voglia di rendermi indipendente dai miei, il prima possibile. Fino a oggi per la verità, ho sempre cercato di darmi da fare.”

“Con i motorini, giusto?”

“Sì, ma ho smesso, sono già troppo vecchio per quel settore! Non ho più la sensibilità di un quattordicenne per i cinquantini! Per trafficare le moto più importanti ci vogliono più soldi, probabilmente dovrei mettermi in società con qualcuno, aprire un negozio…”

“Ma hai già fatto colloqui di lavoro?”

“Sì, un paio per entrare in aziende.”

“E com’è andata?”

“Nel primo non devo aver fatto una buona impressione. Ma il secondo, in una banca, è andato ancora peggio. Quando il selezionatore mi ha chiesto “Dove si vede da qui a cinque anni?” gli ho risposto E io cosa ne so?”

“Risposta perfetta!” commentò Gianni.

“Vediamo, secondo me tu hai l’animo del trader” suggerì Marco.

“Che cazzo è il trader?”

“Uno che compra e vende titoli in Borsa.”

“Ah, sì. Ho letto che è salita molto negli ultimi mesi. Stai parlando di Piazza Affari, vero?”

“Piazza Affari, ma anche Wall Street, Londra, Francoforte. Sai, è uno di quei settori in cui si creano fortune e rovine nello spazio di minuti, forse secondi.”

“Robe estreme, insomma.”

“Proprio così.”

“Sai che potrebbe interessarmi?... Certo, io a differenza di voi due sono ancora nell’incertezza più totale. Voi avete le vostre università, i vostri lavori sicuri e ben pagati che vi aspettano quando avrete finito di studiare….”

“Vengo da un’umile famiglia della campagna veneta” intervenne Gianni con una certa solennità. “I miei genitori mi hanno affidato a una zia molto pia, perché non avevano soldi per mantenermi. Pertanto, sono fottutamente alla ricerca di redditi regolari e chiaramente anche crescenti. Allo scopo, cosa c’è di meglio di farsi pagare dallo Stato per guarire i malati – che ci saranno sempre! - con la possibilità di aumentare i guadagni grazie all’attività privata, e di andare a svolgere la stessa professione all’estero?”

“Beh, sì, è difficile immaginare un futuro senza medici e senza ospedali” disse Marco aprendo la prima delle razioni K che aveva infilato nello zaino. “Quanto a me, Traffico, non pensare che i miei percorsi futuri siano così certi, prevedibili.”

“Ma come, sei in una facoltà di Economia molto prestigiosa, sei avviato verso una carriera manageriale di successo….”

“Vedi, è proprio l’idea di un futuro programmato e preordinato che faccio fatica ad accettare…e poi ne ho le palle piene di tutti i fighetti e le fighette che mi circondano, gente che già si mette a stimare gli stipendi che prenderà, tutta irregimentata verso un futuro già scritto. È peggio che a militare!”

“Hai ragione, da quel poco che ho capito nei colloqui che ho fatto, le aziende hanno bisogno di soldati ubbidienti. Allora è meglio restare militari, almeno qui è tutto più chiaro” commentò Trafficone.

“Tu mi sa che vai avanti negli studi solamente perché non vuoi deludere i tuoi genitori, o mi sbaglio?” disse Gianni rivolto a Marco.

“Non ti sbagli. La mia è una famiglia di ristoratori pugliesi, che ha determinate ambizioni su quello che devono fare i figli: studiare a Milano, andare a lavorare in una grande banca o assicurazione….”

“Perché non fai così: ti laurei per dargli soddisfazione, e poi fai quel cazzo che ti pare?” suggerì Trafficone.

“Bravo, potrebbe essere un’idea. Poi mi dedicherò solamente al poker!... ovviamente sto scherzando. A proposito: ricordate che quando finisce ‘sta consegna voi due e quella merda di Stella mi dovete ridare la rivincita.”

Quel sabato e domenica parlarono molto. E i libri di Marco e Gianni rimasero nei rispettivi zaini.

“Qui la prima regola è: non fottermi.”

“Mi pare giusto.”

Trafficone stava guardando il suo primo capo seduto davanti a lui, avvolto in una nuvola di fumo. Era stato appena assunto alla MilanoFin, un intermediario di Borsa in grande crescita.

“Vede, in questo mestiere non è molto difficile fare soldi: basta trovare qualcuno a cui rivendere i titoli che compri da qualcun altro. Noi siamo nel mezzo, e guadagniamo sulla differenza di prezzo. Il vero problema è non finire in rovina quando nessuno vuole comprare.”

“Immagino sia già successo.”

“Ciò che conta è che succederà ancora. Ma se ti prepari bene, quando la Borsa crolla puoi guadagnare parecchio. Molto di più di quando sale.”

Trafficone guardava incuriosito il suo nuovo datore di lavoro, il dottor Reati. Voce bassa e misurata, capelli tirati indietro, grandi occhiali rotondi, a Piazza Affari era soprannominato il Micione, ma lui si offendeva se glielo dicevano. Sulle pareti del suo studio stavano varie teste di animali imbalsamati. Ma anche fucili, cimeli e foto di battute di caccia.

“Prevalentemente safari in Africa” spiegò il dottor Reati, anticipando la domanda del suo nuovo dipendente.

Trafficone cominciò a fantasticare con la mente e immaginarsi l’Africa con le sue foreste, i suoi deserti e le sue savane. L’unico Paese estero che aveva visitato era la Svizzera. Nel senso che suo padre l’aveva portato qualche volta a Chiasso a comprare il caffè e il cioccolato. Pensò di condividere questa sua pesante limitazione geografica con il dottor Reati, che commentò in modo sornione: “Svizzera…grazie al cielo esiste un Paese così solido e affidabile vicino a Milano! Noi abbiamo importanti rapporti con banche e clienti a Lugano, Ginevra, Zurigo. Le auguro che prima o poi lei possa tornare a visitare la Svizzera, ma non per comprare il caffè e il cioccolato.”

Il dottor Reati prese una delle carabine dal muro per mostrarne quella che lui chiamava l’eleganza, nonchè la perfetta lucidatura a Trafficone.

“Poi abbiamo rapporti con gli Stati Uniti – continuò - e siamo attivi alla Borsa di New York. Quello è un Paese un po’ più complicato. Sconfinate opportunità di fare affari, contratti che vengono rispettati, ma hanno una magistratura, come dire, un po’ invasiva…soprattutto con chi non è americano.”

Trafficone avrebbe presto scoperto che il dottor Reati aveva un processo in corso a New York con l’accusa di insider trading, e da anni evitava di andarci per paura di essere arrestato. Ma in quel primo colloquio con il suo capo non sapeva neppure cosa fosse l’insider trading. In generale, era un po’ teso perché si aspettava che gli facesse domande alle quali non era in grado di rispondere. Le sue attese si rivelarono infondate.

“Sa perché ho deciso di assumerla?”

“No.”

“Perché nel suo curriculum non si è vergognato di mettere l’intermediazione di ciclomotori tra le sue principali esperienze.”

“Beh…non ho combinato molto altro, oltre al servizio militare….”

“Altra esperienza importante! Io l’ho fatto negli Alpini, quando durava 18 mesi.”

“Dottor Reati, capisco che qui ho solo da imparare.”

“Ed è l’atteggiamento giusto. Ne ho abbastanza di giovanotti figli di papà che entrano qui dentro e pensano di fare i raiders a Wall Street dopo quattro anni di Economia e Commercio.”

“Devo fare un corso di formazione per cominciare?”

“Non abbiamo corsi di formazione. Si sieda in sala operativa e cerchi di copiare quello che fanno i colleghi, ovviamente quelli bravi.”

“Spero di non deluderla.”

“Non è un problema mio, è suo. Non mi innamoro mai dei miei dipendenti. Se portano risultati, bene, altrimenti quella è la porta.”

*****

“Ciao, io sono quello nuovo.”

Nessuna risposta.

“Ciao, io sono il tuo nuovo collega.”

Nessuna risposta.

Trafficone, un po’ imbarazzato, si sedette al desk che gli avevano assegnato alla MilanoFin e guardò il collega che al suo fianco aveva gli occhi fissati sul Quotron, il terminale di Borsa. Non l’aveva degnato di uno sguardo.

“Cominciamo bene…” pensò.

Passati almeno dieci minuti di imbarazzante silenzio, che a Trafficone sembrarono un’eternità, il collega lo sorprese dicendo: “Ho finito. Se vuoi ti aiuto a usare il tuo terminale.”

“Grazie, credevo ti stessi antipatico.”

Il collega non commentò, ma cominciò a parlare velocissimo.

“Allora, qui vedi i prezzi di ogni titolo che scorrono… qui puoi inserire la richiesta di quotazione per i titoli che ti interessano…qui hai le notizie di Borsa.”

“Molto bene, grazie” lo interruppe Trafficone. “Io cosa devo fare?”

“Prima cosa: devi imparare a usare il terminale. Questo è il manuale di istruzioni che ti studierai. Poi nei prossimi giorni posso mostrarti come si ricevono e si passano gli ordini al telefono. Se hai bisogno voltati pure da questa parte e chiedimi di aiutarti, ma se non ti rispondo subito non te la prendere perché vuol dire che sto calcolando i miei arbitraggi.”

Trafficone restò ancora in silenzio, sommerso dalla raffica di parole del collega, che concluse porgendogli la mano: “Ah, io sono Fabio.”

“Alla coppia di traders più smart di Piazza Affari!”

Il dottor Reati alzò i calici riempiti di champagne insieme a tutti quelli della sala operativa tra cori di giubilo.

Trafficone e Fabio stavano in mezzo, a ricevere strette di mano, abbracci e pacche sulle spalle dai colleghi. Fabio dopo qualche minuto si stancò di essere al centro dell’attenzione e tornò alla sua postazione, che era in un angolo remoto della sala.

“Lei si immagina – disse il dottor Reati prendendo sotto braccio Trafficone – che in questo momento molti in Italia stanno piangendo mentre noi stappiamo champagne?”

“Dottor Reati, è stato lei a insegnarmi a fare i soldi mentre tutti gli altri li perdono.”

“È vero, ma sapevo che prima o poi gli allievi superano i maestri. E lei me ne sta dando dimostrazione. Questo short sulla lira contro marco era abbastanza, come dire, sussurrato, ma era molto impopolare. Lei è riuscito a convincermi a scommetterci, superando la mia diffidenza. E abbiamo stravinto.”

“Sento che il nostro bingo ha fatto notizia sulla piazza, in molti ci odieranno.”

“È un destino ineluttabile per quelli come noi, ma sa una cosa? Diremo che è stato solamente dovuto a una fortuna sfacciata, e alla nostra incoscienza. Insomma, qualcosa che potevano fare tutti, ma che per qualche motivo non hanno fatto. Così ci odieranno un po’ meno.”

Salutato il dottor Reati che se ne tornò nella sua stanza tra i trofei di caccia, Trafficone si avvicinò alla postazione di Fabio.

“Vieni anche tu alla festa di stasera con gli altri al Beverly? Si preannunciano nani e ballerine!”

Fabio non rispose, restando con lo sguardo concentrato su uno dei suoi monitor.

“Va bene. Ho capito. Non vieni.”

Fabio restò ancora in silenzio e poi gli preannunciò: “Io tra un po’ me ne vado.”

“Beh, anch’io. Vado a casa, e mi faccio una doccia prima di andare al Beverly.”

“Non hai capito” continuò Fabio, sempre con lo sguardo fissato sul monitor. “Intendevo dire che mollo tutto e mi metto a viaggiare, a scoprire il mondo.”

Trafficone restò per un attimo sorpreso e perplesso.

Poi, guardando i colleghi che avevano cominciato a spruzzarsi il Dom Perignon tra di loro e a berlo direttamente dalla bottiglia tra urla di incitamento, con voce calma gli disse: “Ottimo programma, Fabio. Prima o poi credo che farò la stessa cosa. Però dovrà essere una cosa pianificata, preparata per tempo.”

“Sei un cretino, un deficiente, un imbecille!”

Il ragazzo era seduto in silenzio, con la testa tra le mani, davanti a suo padre che lo insultava.

“Adesso hai finito di fare il cazzone. Hai finito il tempo delle discoteche, dell’andare a letto alle sei della mattina, delle vacanze a Ibiza, delle notti passate a rimorchiare queste puttanelle. Coglione!”

Il padre tacque per un istante, poi riprese le sue contumelie. “Sai cosa? Che della tua coglionaggine quasi quasi sono contento. Finalmente ti dedicherai solamente al lavoro, come ho sempre fatto io.”

Come ci si sente a 21 anni e si scopre che si sta per diventare padre non solo senza averlo mai immaginato, ma quando l’unica filosofia di vita è quella di divertirsi e scopare (non necessariamente nello stesso ordine), e hai un padre che ti maledice per questo?

Attilio stava sperimentando l’abisso in cui era piombato il giorno prima, allorquando Rosanna, 20enne conosciuta da poco, con la quale aveva avuto rapporti sessuali un paio di volte al giorno nelle ultime settimane (sul cofano della sua Volkswagen Golf, nei bagni dei locali, in campagna, in hotel, a casa di lei quando non c’erano i suoi, una volta anche in treno), gli aveva detto che era incinta.

Respinta fin da subito da entrambi la possibilità di un aborto, ad Attilio non restava che prendersi le proprie responsabilità. Non c’era bisogno che suo padre glielo ricordasse. Davanti agli occhi ripassava la vita che aveva fatto fino a quel momento, e che non avrebbe più fatto. Gli amici che lo avrebbero preso in giro per anni prima di andare a fare tardi senza di lui nei locali tra la Brianza e il Lago di Garda. Il Lux di Desenzano, il Sensex di Sirmione, il XXI secolo di Seriate, il Moon Club di Monza. E altri ancora. Discoteche dove molti li conoscevano, il teatro di mille nottate infinite.

E poi, cosa voleva dire essere padre? Attilio non aveva il coraggio di chiederlo al suo, di padre.

*****

“Da domani ricomincio ad andare nei cantieri con mio padre.”

“Fai bene” fu l’incoraggiamento di Rosanna ad Attilio. “Avremo bisogno di soldi. I miei genitori non ci possono aiutare perché non ce li hanno, e i tuoi che ne hanno, fanno gli stronzi e non ce li danno. Che tuo padre ti faccia lavorare nella sua ditta è il minimo!”

“Penserò io a tutto.”

“Anche alla casa? Guarda che saremo in tre! Non basterà un monolocale del cazzo, e io voglio venire a stare a Sgobbate. Sono stufa di abitare in mezzo alle pannocchie!”

“Penserò anche alla casa.”

“Ah, poi io avrò pure bisogno di una macchina. Tu sarai in giro tutto il giorno con la tua, e io non potrò certo fare la spesa o portare la creatura da mia madre con l’autobus.”

Attilio restò in silenzio.

“Guarda che mi accontento. L’altro giorno ho visto la nuova Punto, mi piace.”

Fine della prima puntata (di sei). Pubblicherò la prossima puntata il 12 agosto.

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