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Umanauta Letter · Sep 21, 2025

#23 Differenze tra terapia, counseling, coaching e mentoring

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Marina Remi Umanauta · Umanauta Letter

Ciao,

oggi voglio rispondere a una domanda che mi fanno spesso: che differenza c’è tra terapia, counseling, coaching e mentoring? Ne parlo volentieri qui perché (sbagliando) davo per scontata la risposta e perché scegliere bene può fare la differenza tra un percorso che sostiene davvero e uno che rischia di confondere o addirittura far male.

Terapia, counseling, coaching e mentoring sono strade davvero diverse, tutte pensate per aiutare le persone a stare meglio o a crescere, per questo a volte si fa confusione. Provo a spiegarlo in modo semplice semplice.

La terapia si occupa disagi e di ferite emotive, psicologiche e di salute mentale. Qui ci sono psicologi, analisti, psichiatri o counselor terapeutici che aiutano chi vive ansia, depressione, traumi e altri disturbi elencati nel manuale diagnostico dei disturbi mentali. È un percorso che può durare mesi o diversi anni, perché si lavora su radici profonde ed è l’unico ambito che può parlare di “cura”.

Il counseling lo conosco molto poco, confesso. Di certo aiuta a gestire le sfide della vita quotidiana, lo stress, le relazioni, ad affrontare i momenti difficili. È una via di mezzo tra terapia e coaching, spesso dura poche settimane o qualche mese. Non ho mai approfondito molto perché mette un piede di qua e uno di là e dunque non ha mai attratto le mie attenzioni.

Il coaching (che è quello che faccio io) nasce in ambito sportivo e si è esteso in altri ambiti. Oggi è diventato un metodo potente per la crescita personale e professionale. È molto pratico e orientato agli obiettivi: si parte da dove sei, così come sei, si decide dove vuoi andare e si co-crea insieme il percorso. Il coach non ti dà risposte, ma ti aiuta a tirare fuori le tue. Ti accompagna alla meta.

Il mentoring invece è la trasmissione di conoscenze, competenze ed esperienza da parte di qualcuno che è già passato per quella strada. È un supporto che può durare anche tutta la vita, con una visione ampia e spesso indica come fare le cose. Il mentore è una figura esperta che diventa un punto di riferimento, offre consigli, direzioni e feedback e in certi casi viene vissuto quasi come un guru. Non si concentra solo sugli obiettivi immediati ma accompagna con continuità. Mi capita di sentire distanti figure di questo tipo, perché credo che i maestri si scelgano e diffido quando qualcuno si autoproclama tale, offrendo consigli (non richiesti) basati sulla propria esperienza personale, predicando dall’alto.

In poche parole:

  • Terapia → guarda alle ferite e al passato. Cura.

  • Counseling → ti sostiene nelle difficoltà quotidiane.

  • Coaching → ti porta verso i tuoi obiettivi futuri.

  • Mentoring → trasmette esperienza, visione e “come fare” nel lungo periodo.

Io personalmente, ho un maestro (giapponese) da quasi 30 anni, ho ultimato due percorsi di terapia (analisi junghiana e terapia cognitivo comportamentale), mi sono fatta seguire da coach in diversi periodi della mia vita e attualmente sono all’interno di un programma con due business coach che mi stanno aiutando a nutrire la mia parte imprenditoriale, che da una vita sta lì, in secondo piano.

Se fosse una piramide di Maslow, la differenza tra terapia, mentoring, counseling e coaching la vedrei così.

Nel coaching esistono tantissime specializzazioni. Cambia solo la parolina che lo precede:

  • Life coach → lavora sul benessere e la qualità della vita.

  • Business coach → supporta imprenditori e professionisti.

  • Career coach → ti aiuta a cambiare o crescere nella carriera.

  • Executive coach → è per manager e dirigenti.

  • Health & wellness coach → si occupa di salute e benessere.

  • Talent coach (eccomi!) → sblocca e nutre il potenziale creativo ed espressivo.

E potrei andare avanti ancora: financial, parenting, performance, sales, public speaking, writing, spiritual, vocal… ogni area della vita può avere il suo coach.

Ovviamente gli ambiti si possono contaminare. Un public speaking coach e uno spiritual coach sembrano mondi lontani ma possono coesistere. Non c’è separazione tra trovare le parole e la presenza per parlare in pubblico e dare profondità al messaggio che si vuol portare, aprendo al contatto coi mondi sottili, ad esempio.

Infine, ci sono modi diversi di fare coaching. Io pratico il coaching umanistico, ispirato alla Gestalt.

Per spiegarmi, quello “classico” segue la formula:

obiettivo – interferenze = performance perfetta.

Il mio invece dice:

obiettivo + interferenze = potenziale unico.

Perché non si tratta di eliminare le parti di noi che consideriamo difetti, ma di riconoscerle e trasformarle in risorse. È lì che nasce l’autenticità.

Più sintetica di così non so dirla…

Quello che conta davvero, quando si sceglie un professionista della relazione di aiuto, è capire se sa stare dentro ai confini deontologici. Hanno ragione gli psicologi ad arrabbiarsi con coach e counselor quando sconfinano, perché può essere pericoloso affidarsi a chi invade territori che spettano solo a chi ha una formazione clinica.

Ci sono troppe persone improvvisate che fanno danni. Se un coach usa parole come “cura” o fa diagnosi, meglio starne alla larga. La salute mentale è una cosa seria: servono anni di studio, una laurea in psicologia, una scuola di specializzazione e l’iscrizione all’albo. Diffida di chi ti promette (o anche solo accenna) guarigioni.

Nel coaching vale una regola semplice: più uno è specifico, più vai sul sicuro. Io stessa non accetto tutte le persone che mi contattano: se capisco che hanno bisogno di andare in terapia, le indirizzo lì. Altre volte invece lavoro con chi è già in terapia, loro portano avanti il percorso clinico e, in accordo col terapeuta, io lavoro sul potenziale, sui talenti, sulla comunicazione.

Io non curo, non normalizzo. Accompagno.

Aiuto a riconoscere e valorizzare ciò che già c’è. Grazie al teatro lavoro su introspezione, presenza ed emozione, a volte per imparare a toccare chi ascolta, altre volte per riscrivere i copioni interni ed esterni ma so anche bene quando e dove fermarmi.

Il punto è scegliere le persone giuste.

Sono convinta che tutti dovrebbero andare in terapia almeno una volta nella vita e allo stesso tempo credo che tutti e tutte potrebbero vivere vite più piene e realizzate con accanto qualcuno che accompagni verso i propri obiettivi. Ciò che conta è che sia chiaro che terapia, counseling, coaching e mentoring non sono la stessa cosa, sono piani diversi, che possono essere complementari ma restano diversi.

Se ti ispira il coaching umanistico e vuoi ripartire, da oggi per il futuro, scoprire come può aiutarti a dare voce al tuo potenziale, riconoscere i talenti che già porti con te, trasformare anche le tue fragilità in forza, lavorare sulla comunicazione e sulla tua presenza (con tutto il tuo passato addosso, così come sei, da ora in poi) scrivimi.

Raccontami la tua storia e sarò felice di dirti se e come posso accompagnarti, oppure di indirizzarti alla persona giusta per te.

Buona domenica! M

Read the original on marinaremi.substack.com

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