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Altezza Reale by Marina Minelli · May 18, 2026

La regina d'Italia

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Marina Minelli · Altezza Reale by Marina Minelli

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Buongiorno,
tutto bene? Io si grazie, abbastanza a parte che è ancora freddo e dormo con il piumone,  però grazie a questo clima le mie rose inglesi sono bellissime. E comunque sto chiusa a casa a lavorare però vedo la luce in fondo al tunnel.

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A volte ritornano, cioè la mia newsletter che è a “gatto selvaggio” come agli scioperi negli anni ’70. In realtà scrivo quando ho qualcosa da dire o il discorso è troppo lungo e articolato per un semplice post. Nel caso specifico. volevo riflettere sul perché e sul percome dell’accoglienza ricevuta dalla principessa di Galles a Reggio Emilia il 13 e il 14 maggio.

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ll primo viaggio all’estero di Catherine, dopo la malattia che l’ha costretta a un lungo stop, ha avuto un obiettivo preciso: guardare, ascoltare, toccare con mano il “Reggio Approach” una filosofia educativa famosa nel mondo.

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Una trasferta di studio che per Catherine – per favore non Kate, non principessa Kate e neanche principessa Kate Middleton – si è trasformata in un grande bagno di folla, emozionante ma forse non del tutto inatteso.

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In piazza Prampolini a Reggio la principessa di Galles ha ricevuto un grande abbraccio da parte della terra emiliana. Davanti al Municipio c’erano, insieme a decine di giornalisti e tv, più di duemila persone in attesa da ore per salutarla in un modo che forse lei non aveva mai visto neanche nel suo futuro regno. La folla, quasi tutta al femminile, non si è risparmiata fra bandierine, molte stravaganze, tantissimi fiori, cappellini estrosi, dichiarazioni d’amore imperituro e gesti simili per intensità, trasporto a quello tramandato da Edmondo De’ Amicis in una delle più famose pagine del suo libro “Cuore”.
Agevolo il brano integrale per chi non avesse il volume sottomano. Io lo cito a memoria perché essendo nata con un certo senso del ridicolo ho riso molto anche se avevo forse solo una decina d’anni e poi mi è rimasto impresso a fuoco nella memoria.
… Il re lo guardò in viso e arrestò un momento lo sguardo sulle tre medaglie.
Allora Coretti perdé la testa e urlò: - Quarto battaglione del quarantanove!
Il re, che s’era già voltato da un’altra parte, si rivoltò verso di noi, e fissando Coretti negli occhi, stese la mano fuor della carrozza.
Coretti fece un salto avanti e gliela strinse. La carrozza passò, la folla irruppe e ci divise, perdemmo di vista Coretti padre. Ma fu un momento.
Subito lo ritrovammo, ansante, con gli occhi umidi, che chiamava per nome il figliuolo, tenendo la mano in alto. Il figliuolo si slanciò verso di lui, ed egli gridò: - Qua, piccino, che ho ancora calda la mano! — e gli passò la mano intorno al viso, dicendo: - Questa è una carezza del re.
E rimase lì come trasognato, con gli occhi fissi sulla carrozza lontana, sorridendo, con la pipa tra le mani, in mezzo a un gruppo di curiosi che lo guardavano. - È uno del quadrato del ‘49, - dicevano. - È un soldato che conosce il re. - È il re che l’ha riconosciuto. - È lui che gli ha teso la mano. - Ha dato una supplica al re; - disse uno più forte.
- No, - rispose Coretti, voltandosi bruscamente; - non gli ho dato nessuna supplica, io. Un’altra cosa gli darei, se me la domandasse...
Tutti lo guardarono.
Ed egli disse semplicemente: - Il mio sangue.

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Ma lei, cortese e sorridente, ha accettato tutto: fiori, abbracci, selfie, bambini da benedire.
Insomma le due giornate della principessa di Galles sono state davvero molto intense ma un elemento in particolare ha fatto riflettere la stampa, gli osservatori, i commentatori: a Catherine è stata riservata un’accoglienza da vera regina.

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Ed è sorta spontanea una domanda: a 80 anni esatti dal referendum da cui è nata la repubblica, in Italia c’è nostalgia della monarchia?

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Probabilmente no. In realtà la reazione italiana alla visita della principessa di Galles ha messo in luce un fenomeno interessante: più che un autentico ritorno del sentimento monarchico in senso politico, emerge ancora una volta la forte attrazione simbolica, culturale e narrativa verso ciò che la monarchia britannica rappresenta nell’immaginario collettivo italiano. Come ai tempi del viaggio in Italia di Carlo e Diana del 1985 ed esattamente nello stesso modo e intensità del viaggio di Carlo III a Roma e a Ravenna dello scorso anno.

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Un paradosso solo in apparenza: la Repubblica nata dal referendum del 1946 continua a considerare la monarchia un reperto della propria storia costituzionale, mentre il sistema mediatico nazionale sembra invece riconoscere nella Corona britannica una forma di rappresentazione simbolica capace di esercitare una seduzione collettiva che investe in modo prepotente l’immaginario.

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Non è infatti la monarchia in quanto istituzione politica a catalizzare l’attenzione italiana, bensì la sua dimensione narrativa, vale a dire quella capacità, che i Windsor possiedono con straordinaria efficacia, di trasformare la continuità dinastica in racconto globale, il cerimoniale in estetica della stabilità e le figure femminili della famiglia reale in archetipi contemporanei.

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In questo quadro Catherine occupa una posizione del tutto particolare, perché la stampa italiana, più ancora di quella britannica, tende a collocarla dentro a una dimensione quasi soprannaturale, nella quale la futura regina consorte diventa l’incarnazione di un ordine morale ed estetico diverso, superiore, migliore, ideale. La principessa di Galles viene narrata mettendo in evidenza compostezza, misura, disciplina, eleganza, senso del dovere, acuto senso della maternità. Insomma la futura regina è un modello di perfezione.

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Tutto questo rende evidente come in Italia il racconto della monarchia funzioni soprattutto quando assume una forma romanzata (o quando diventa melodramma vedi tema “Carlo abdica”) legata più alla cultura popolare che alla nostalgia monarchica vera e propria.

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Esiste però, secondo me, anche un aspetto più profondo. La fascinazione italiana per i royal britannici è anche una forma di “monarchismo estetico” capace di affascinare attraverso: ritualità, continuità storica, simboli, cerimoniale, senso della tradizione. La stampa italiana (e anche la saggistica sull’argomento) spesso tratta i Windsor alla stregua dei personaggi di una saga familiare stile “Dallas”. All’interno di questa narrazione Catherine, specie dopo la morte della regina, è diventata l’archetipo femminile della “principessa bella e buona”, lontana dagli scandali, mamma attenta e premurosa, moglie devota, splendida in abito da sera e tiara ma stupenda anche con la gonna plissé e le scarpe basse. Lo stile, il controllo emotivo, la sobrietà, il linguaggio del corpo e l’uso studiatissimo dell’abbigliamento e degli accessori fanno della principessa di Galles l’erede morale di Elisabetta II di cui tutti sentiamo l’enorme mancanza simbolica.

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Catherine non polarizza, Catherine si ama e basta. Anche in Italia, anche se c’è la Repubblica e a Mattarella vogliamo tutti molto bene e non ci rinunceremmo mai.

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In più la ex Miss Middleton, la figlia di una hostess e di un controllore di volo, è la prova vivente che la favola di Cenerentola può diventare realtà.
Insomma la visita della Principessa del Galles mostra che l’Italia repubblicana conserva una forte fascinazione per il simbolismo monarchico, ma soprattutto per ciò che la monarchia britannica riesce ancora a raccontare: disciplina, tradizione, romanticismo, continuità, favola moderna.
Monarchia sì, ma come spettacolo culturale.

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La Repubblica italiana ha abolito la monarchia istituzionale, ma non il gusto per la rappresentazione monarchica. Anzi, proprio perché la monarchia italiana è scomparsa dalla vita pubblica, quella britannica può essere osservata senza conflitto politico, quasi come patrimonio culturale globale.

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Quindi no, gli italiani non desiderano il ritorno della monarchia come forma di Stato. Piuttosto amano il linguaggio monarchico, i suoi riti, l’idea di continuità dinastica, la teatralità della Corona britannica. La monarchia inglese in Italia viene consumata come: cultura pop di alto livello, storia vivente, serialità globale, eleganza istituzionale.

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Più che monarchici inconsapevoli, gli italiani sembrano essere “nostalgici del racconto monarchico” con un forte bisogno di figure simboliche capaci di incarnare stabilità in una società percepita come sempre più frammentata.

Alla prossima, spero con una bella news.
Marina

ps nel frattempo continuo a pubblicare contenuti sul mio profilo Instagram come questo dedicato alle rose di maggio.

Se questa newsletter vi è piaciuta potete iscrivervi e magari condividerla. Non esce a cadenza regolare ma “a gatto selvaggio”, come gli scioperi degli anni ‘70, cioè arriva all’improvviso quando ho qualcosa da dire e/o raccontare.
Sono una storica, una giornalista e una divulgatrice culturale ma se volete sapere qualcosa di più su di me ve lo racconto qui

Chi, come, dove, quando e perché

Spoiler: vivo nelle Marche con diversi gatti, coltivo narcisi (come dice mio marito: una fatica enorme per un mese di splendore, quattro mesi di foglie secche e sette mesi di niente), colleziono ceramiche della serie Blue Italian di Spode e ho diversi altri interessi oltre alla storia.

I gioielli della Regina è il mio ultimo libro e lo trovate qui

I gioielli della Regina

Read the original on marinaminelli.substack.com

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