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Marginalia · Apr 4, 2026

#12 De gustibus

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Valentina Muccichini · Marginalia

C’è una cosa che mi capita spesso mentre traduco una frase. Mi trovo davanti due o tre opzioni che sono tutte corrette da un punto di vista grammaticale, tutte fedeli all’originale, tutte valide allo stesso modo. In quei casi succede qualcosa di difficile da spiegare: una di quelle opzioni si illumina. Non capisco subito perché sia quella giusta: lo sento ancora prima di riuscire a spiegarmelo. Ci ho messo anni a capirlo, ma alla fine ci sono arrivata. Quella sensazione lì, quella specie di calamita, altro non è che il gusto che ho sviluppato dopo aver trascorso così tanti anni a lavorare con le parole.

Non so se conosci Rick Rubin. È un produttore discografico statunitense che a partire dagli anni ’80 ha lavorato con Johnny Cash, Metallica, AC/DC, Red Hot Chili Peppers, System of a Down e tantissimi altri. Tutti artisti lontanissimi tra loro per genere e stile, ma accomunati da un denominatore comune: il gusto di Rick Rubin è stato una bussola in grado di imprimere una direzione ai loro dischi. Rubin ne ha parlato in un’intervista: gli artisti, dice, lo pagano per la fiducia che hanno nel suo gusto e nella sua capacità di esprimere ciò che sente. Non per le sue competenze tecniche, non per la sua esperienza (che ha pur sempre un suo valore intrinseco), ma per qualcosa di più sfuggente e più prezioso: la capacità di riconoscere ciò che “funziona”.

Io non sono Rubin, ma ho come l’impressione che abbiamo qualcosa in comune: quando traduco o scrivo neanche io mi limito ad applicare regole inflessibili o ad attingere alla mia esperienza. Arriva sempre un momento in cui metto da parte la razionalità per lasciar entrare in gioco il gusto.

Credo che il gusto, in fondo, sia il prerequisito per un buon lavoro creativo. Sapere cosa secondo me è “valido” (in fatto di scrittura, di traduzione, di comunicazione) non è vanità né autoreferenzialità: è la condizione necessaria per avere una direzione da seguire. Il gusto illumina la strada, e mi aiuta a far sì che ogni frase, ogni testo, si avvicini un po’ di più alla destinazione che sto cercando di raggiungere. È una forma di orientamento interiore che nessuna mappa esterna può sostituire.

Ma c’è un problema: credo che il gusto stia diventando una merce sempre più rara, perché è difficile sapere cosa ci piace davvero quando sono gli algoritmi a suggerirci di continuo cosa potrebbe piacerci. Spesso e volentieri deleghiamo le nostre scelte senza accorgercene: ci lasciamo guidare dai suggerimenti delle piattaforme, dai trending topics, dai contenuti consigliati, e a poco a poco perdiamo la capacità di distinguere ciò che apprezziamo e che è in grado di piantare un piccolissimo seme da tutto ciò verso cui veniamo indirizzati quasi con prepotenza.

Ho impiegato anni per imparare a fidarmi delle mie sensazioni. C’è voluto tempo per smettere di cercare conferme al di fuori di me e imparare ad ascoltare ciò che non immaginavo di avere già dentro di me. Ma questo è probabilmente l’esercizio più importante di tutti, perché il gusto non può essere delegato agli algoritmi, alle mode del momento, alle aspettative di chi legge e neanche del tutto alle aspettative dei clienti. Può essere negoziato e messo in discussione, perfino adattato, ma resta qualcosa di profondamente nostro. È la somma di tutto ciò che abbiamo vissuto, letto, sentito, sbagliato e corretto, e che soltanto noi possiamo conoscere. E quindi come si allena il gusto? Con l’esposizione consapevole e non passiva. Leggere non basta: bisogna farlo chiedendosi perché una frase funziona e un’altra no, perché certi libri ti rimangono addosso e altri scivolano via senza lasciare traccia. Bisogna osservare senza lasciarsi distrarre, con intenzione, spingendo lo sguardo un po’ più in là di ciò che è ovvio. Bisogna contaminarsi: la musica, il cinema, l’architettura, la cucina (qualunque forma di espressione attraverso la quale qualcuno ha scelto come disporre gli elementi per creare qualcosa che “funziona”) sono esercizi di gusto applicato, e studiarle allena anche il nostro. Bisogna sbagliare e riconoscere l’errore, non archiviarlo in fretta. E bisogna continuare a scavare, chiedersi con sincerità se siamo noi a scegliere o se qualcun altro sta scegliendo al posto nostro.

E tu sai dirmi quand’è stata l’ultima volta che hai scelto qualcosa senza aspettare che qualcuno ti dicesse che era giusto sceglierlo?

Qualche giorno fa Cristina e Tatiana, ideatrici di Donne a Righe, un podcast fatto da freelance per freelance ma anche una community dedicata alle (e ai) freelance in cerca di confronto e idee, mi hanno ospitata sul loro blog, dove ho parlato della community come spazio di contaminazione.

Sono partita dalla mia esperienza di freelance solitaria che dopo 15 anni rinchiusa nel “castello” della libera professione, che a quanto pare poi così libera non era, ha dovuto ricredersi.

Per pura curiosità ho iniziato a partecipare al coworking digitale di Donne a Righe, e da questa apertura verso il mondo esterno, popolato da tantissime e tantissimi altre/i freelance, è nata la voglia di lasciarmi contaminare e continuare ad allargare lo sguardo, giorno dopo giorno, anche grazie alle storie degli altri.

Da quel primo coworking ho capito che uscire dal guscio è qualcosa di meraviglioso, e non ho intenzione di smettere. Se ti va di saperne di più, ti aspetto sul blog di Donne a Righe.

Per oggi è tutto, grazie per avermi letta fin qui. Hai voglia di raccontarmi come hai sviluppato il tuo gusto e dove ti ha portato, quali scelte ha determinato? Rispondi a questa e-mail o scrivimi: ciao@valentinamuccichini.it. Non vedo l’ora di leggerti!

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Sono Valentina Muccichini e il mio superpotere è quello di aiutarti a trovare le parole giuste. Mi occupo di traduzione dal francese e dall’inglese verso l’italiano (in ambito sia tecnico che letterario), localizzazione in ambito UX e scrittura professionale (scrivo testi per siti, brochure, descrizioni di prodotti, articoli di blog e tanto altro).

Vuoi scoprire cosa possiamo fare insieme o come possiamo far brillare il tuo progetto? Raccontami tutto quello che c’è da sapere, non vedo l’ora di scoprirlo. Insieme troveremo le parole giuste per te.

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