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Zona Negativa · Feb 25, 2026

87 | Ciao, Bouba

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Marco Rizzo · Zona Negativa

Sono reduce da un fine settimana modenese in cui ho rimesso piede dopo anni nella redazione Panini, pronto a far partire nuovi progetti insieme all’editore con cui collaboro da ormai più di tre lustri e che non vedo l’ora di raccontarvi. E sono stato anche e soprattutto ospite della bellissima Biblioteca Delfini, cuore pulsante della cultura modenese, frequentata da adulti, giovani e scolaresche. Dopo un workshop mattiniero stracolmo (grazie), in una sala avvolta dai disegni di Gianluigi Toccafondo, Stefano Ascari mi ha intervistato sul “mestiere” dello sceneggiatore di fumetti, occasione per ripercorrere la mia carriera.

Grazie alla Biblioteca per l’ospitalità, agli amici e lettori presenti e a Stefano per le belle domande. Per chi se lo fosse perso, trovate l’intero incontro qui su Facebook.

Da bambino, Bouba voleva diventare un Imam, frequentava la scuola coranica nella cittadina dove viveva, in Senegal. Poi il padre è morto precocemente e Bouba è stato “accolto” dallo zio, che l’ha trasformato in uno schiavo. A undici anni è scappato, per la prima volta: vendeva ghiaccio per strada e metteva da parte dei soldi... destinati ai trafficanti che lo avrebbero condotto in Libia. È fuggito una seconda volta, per un viaggio lunghissimo. È arrivato in Libia, ma non era finita. Ha raccontato a me e Lelio Bonaccorso che ha dovuto aspettare tre mesi, vivendo in spiaggia, affamato e deperito, prima di poter trovare posto su un barcone e fuggire ancora una volta.

È arrivato in Italia, è finito in Calabria ed è stato tra quelli “fortunati”. Giovanni Maiolo e la rete Recosol lo hanno accolto a Gioiosa Ionica, dove Bouba si è reinventato pinsaiolo. “Quelli della pinseria sono la mia nuova famiglia e qui a Gioiosa mi conoscono tutti, mi vogliono bene”, ci disse.

La sua pinsa l’ho assaggiata ed era buonissima, forse la più buona che abbia mai assaggiato.

Dopo pochi anni ha anche tentato la fortuna nuovamente, mettendo a frutto il suo italiano impeccabile e l’ormai “sua” ricetta antichissima della pinsa andando a Milano, ed è lì che lo avevo sentito l’ultima volta. Si era reinventato ancora una volta, aveva avuto successo. Scopro che nel frattempo si è sposato ed era da poco tornato finalmente in Senegal, per sua scelta, per visitare dei familiari dopo anni di lontananza. E scopro da Giovanni che un problema di salute ha stroncato la sua vita giovanissimo, pochi giorni fa, nella terra da cui aveva iniziato il suo viaggio.

Il sorriso accogliente di Bouba è la vignetta con cui si chiude “A casa nostra - Cronaca di Riace”, il reportage a fumetti che io e Lelio abbiamo dedicato a quelle terre. La storia di Bouba continuerà a venire raccontata in quelle pagine e ce ne faremo custodi con ancora più affetto e senso di responsabilità.

Quando in questi giorni arrivano sulle nostre spiagge i corpi gonfi d’acqua delle vittime dei naufragi del maltempo... anzi! le vittime di quei trafficanti che li hanno lanciati nel mare in tempesta, penso a Bouba e a chi, come lui, ha reso non solo la sua vita migliore, ma anche quella di chi gli passava accanto. È stato possibile perché gli è stata data una nuova opportunità. Penso a tutto quello che poteva essere e non sarà. E penso, ancora una volta, a come l’odio che spesso traspare da queste pagine virtuali li ammazzi ancora una volta.

In effetti quella storia forse un po’ non finisce, se qualcun altro, spero, potrà continuare a leggerla e a ricordare quel ragazzo straordinario, tenace e gentile. Mi permetto dunque di pubblicare un estratto da A casa nostra - Cronaca da Riace1 con una sequenza dedicata proprio a Bouba.

Nell’ultima newsletter vi citavo la missione del gruppo chiamato Olmi, giornalisti e scrittori che nelle ultime settimane hanno dato seguito all’appello di Stefania Auci per salvare la biblioteca Angelo Marsiano di Niscemi in procinto di crollo.

Da quell’appello è nata una serie di articoli su La Repubblica e stanno nascendo altre iniziative, ma pare che un primo pungolo abbia avuto effetto, per quanto io non sia certo non si debba soltanto alla nostra spinta. Facile convincersi, infatti, che si debba prima di tutto al coraggio e la professionalità dei Vigili del Fuoco e di chi sta coordinando le operazioni a Niscemi a ridosso della frana. Infatti, sono stati fatti degli importanti recuperi alla Biblioteca Marsiano, come potete leggere qui (con le parole di Stefania) e qui. Insomma, della serie “ogni tanto una buona notizia”.

Ho scritto quanto sopra prima della prima puntata di Sanremo 2026, mio pigro guilty pleasure come sa chi segue queste colonne da un po’, quindi no, non sarò sul pezzo se nelle scorse ore c’è stato un qualche episodio eclatante che tutti vorranno commentare. Ma per quello c’è sempre Twitter alias X, o no?
Ah, no, non sono più su Twitter da due anni, e i vari motivi li spiega il sempre ottimo John Oliver in questa mezz’ora che tutti dovrebbero ascoltare. Non solo chi sta su quel social, ma chiunque si preoccupi delle sorti della nostra società globale.

Per questo appuntamento è tutto, ci sentiamo prossimamente, sempre che un qualche evento imbarazzante sul palco di Sanremo non scateni un buco nero in cui possa collassare la realtà. Che a un certo punto, non mi stupirebbe e quasi me lo auguro…

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A rileggerci,

– Marco

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Sceneggiatura mia, disegni di Lelio, lettering di Luca Bertelè.

Read the original on marcorizzo.substack.com

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