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La newsletter di Marco Cappato · May 30, 2026

Sull'enciclica del Papa ho qualcosa da dire

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Marco Cappato · La newsletter di Marco Cappato

“Disarmare l’Intelligenza Artificiale (IA) significa sottrarla alla logica della competizione armata, che oggi non è più solo militare ma economica e cognitiva. È la corsa all’algoritmo più performante e alla banca dati più vasta, al fine di consolidare un vantaggio geopolitico o commerciale su tutti gli altri. Disarmare vuol dire rompere questa equivalenza tra potenza tecnica e diritto di governare”

Papa Leone XIV nell’enciclica “Magnifica humanitas”

Sono d’accordo, almeno sul rischio tecnocratico. Vale però la pena approfondire perché questo testo, che piaccia o no, è destinato a pesare nel dibattito pubblico degli anni a venire.

Ci sarà poi chi obietterà ma come, proprio tu, anticlericale, dai retta al Papa quando ti fa comodo? A questi rispondo che l’anticlericalismo non significa negare la libertà religiosa, significa opporsi all’uso della religione come strumento di potere. La parola e l’azione della Chiesa nel mondo vanno valutate, e possono essere laicamente criticate o sostenute.

Quello che per fortuna questa volta manca

Non c’è la fallacia del pendio scivoloso, ovvero la teoria secondo cui una volta imboccata una strada, non sarà più possibile fermarsi, portando inevitabilmente a una reazione a catena di eventi disastrosi. È l’argomento che il Vaticano usa da decenni per bloccare le tecnologie biomediche capaci di ridisegnare i confini dell’umano: dalla ricerca sugli embrioni all’eutanasia, dalla procreazione medicalmente assistita, all’aborto. Ogni più piccola apertura, secondo la Chiesa, condurrà inevitabilmente allo sterminio dei fragili e degli anziani, all’eugenetica, al supermarket dei bambini. Non c’è legge che possa tenere, non c’è diritto che possa governare, non c’è liberalismo possibile.

Sull’intelligenza artificiale, invece, il tono è diverso:

“La tecnica non va considerata, in se stessa, come forza antagonista rispetto alla persona. Ora tocca a noi assumere con lucidità e responsabilità le sfide del nostro tempo. È necessario adottare strumenti normativi adeguati, capaci di tutelare la giustizia e di contenere gli effetti distorsivi del potere tecnologico”.

Il pendio, dunque, non è scivoloso. Il cammino che parte dall’amichevole chatbot al perfido cyborg che schiavizzerà l’umanità non è ineluttabile: il diritto e la politica possono fissare paletti e obiettivi.

In termini concreti, per il Papa ad esempio significa “assumere alcuni criteri di azione stabili anche nell’era dell’IA. Anzitutto, trasparenza e responsabilità: quando dati e algoritmi incidono su erogazione del credito, selezione del personale, accesso a servizi o opportunità, è necessario che le decisioni siano comprensibili, contestabili e sottoposte a controllo, perché la persona non sia ridotta a profilo. In secondo luogo, inclusione e accesso: i benefici dell’innovazione devono essere accompagnati da investimenti in competenze, infrastrutture e servizi essenziali, così che la tecnologia non allarghi il divario tra chi ha e chi non ha. Infine, misure di equità: fiscalità, protezioni sociali e politiche industriali devono correggere gli squilibri creati dalla concentrazione di ricchezza e potere. Questi criteri non sono un freno all’innovazione: in realtà, la rendono vivibile e umana.”

© Ansa

Quando il Papa ha ragione

Veniamo ora a ciò che invece di buono c’è: un altolà alla tecnocrazia. È il tema più ripreso dai media, messo in contrapposizione alle visioni messianiche degli apostoli della Silicon Valley, mai nominati nel testo, ma è come se lo fossero. Leone XIV non si ferma alla difesa della spiritualità e della ricerca del senso (terreno ovviamente suo), ma entra nel merito politico: chi deve governare la tecnologia e come.

Chiarito che “la Chiesa non pretende di assumere le funzioni che competono allo Stato”, il Papa rimette le istituzioni pubbliche al centro della gestione del potere tecnologico.
Scrive:

"Un tempo erano soprattutto gli Stati a guidare e indirizzare l'innovazione. Oggi, invece, i principali motori dello sviluppo sono attori privati, spesso transnazionali, dotati di risorse e capacità di intervento superiori a quelle di molti governi. Il potere tecnologico assume così un volto inedito, prevalentemente privato, e per questo ancora più difficile da discernere, governare e orientare al bene comune."

E ancora:

"Non basta invocare genericamente l'etica: servono quadri giuridici adeguati, vigilanza indipendente, una politica che non abdichi al proprio compito. Altrimenti, il cambiamento sarà governato solo da logiche tecnocratiche."

Il Papa traccia dunque un percorso che non coincide né col luddismo anti-tecnologico né con la resa alla tecnocrazia. Andrebbe però fatto notare al Pontefice che, quando scrive che il controllo dell’IA non è più in mano agli Stati, dimentica di citare l‘alleanza tra poteri economici e Stati nazionali (della quale il regime cinese è campione, ma anche gli USA non scherzano). Secondo voi è sottovalutazione o distrazione?

Quello che ancora manca

Proprio il riferimento al tecno-autoritarismo globale ci porta a quello che di buono si potrebbe ancora aggiungere, non all’enciclica, ma all’agenda della politica liberale. In una parola: la democrazia.

Non che non sia citata. In particolare in connessione alla conoscenza, scrive il Papa:

"La ricerca della verità è un elemento essenziale per la democrazia, che è essa stessa uno strumento di partecipazione al bene comune. Quando la domanda su ciò che è vero perde di interesse e prende piede un pragmatismo che si accontenta di ciò che appare utile o efficace, la vita democratica si indebolisce."

E ancora:

"È qui che si gioca una delle questioni morali più urgenti del nostro tempo: trasformare la conoscenza condivisa in bene comune, non in leva di dominio; restituire ai popoli non solo i dati che li descrivono, ma anche la possibilità di decidere come verranno usati, da chi e per chi."

Sono considerazioni che vanno al cuore della questione democratica. Mi permetto però di osservare che manca la democrazia intesa non solo come bene da preservare dagli oligopoli privati e dalle autocrazie, ma come strumento concreto per governare e promuovere l’innovazione nel segno della libertà e dei diritti. Leone XIV propone “cinque piste di responsabilità quotidiana e pubblica”: disarmare le parole, costruire la pace nella giustizia, assumere lo sguardo delle vittime, coltivare un sano realismo, rilanciare il dialogo e il multilateralismo. La partecipazione democratica ci sarebbe stata bene come sesta pista, se non prima!

Ma non limitiamoci all’enciclica. Essere attenti al Papa non significa ritenere che debba dire o fare tutto lui, in particolare in tema di democrazia, dove non è certo lo Stato teocratico del Vaticano il modello da seguire. È compito e responsabilità del liberalismo politico, se vorrà avere un futuro, tenere agganciati rivoluzione tecnologica, democrazia, Stato di diritto, laicità e libertà individuali.

Il Papa fa il suo. Sapremo fare il nostro?

+ Slovenia is the new Ungheria?

Il leader populista della destra slovena, Janez Jansa, è stato eletto primo ministro per la quarta volta, grazie al sostegno esterno di un partito di estrema destra. Vicino a Viktor Orbán ma membro della famiglia politica del PPE, Jansa manterrà la linea pro-Ucraina del suo predecessore. In Parlamento ha però annunciato una serie di misure che rischiano di compromettere lo Stato di diritto e i diritti fondamentali: riforma del sistema giudiziario, una legge sui media che potrebbe danneggiarne l’indipendenza, divieto dei contenuti LGBT+ nelle scuole.
(fonte: Mattinale europeo)

+ Fateci sapere l’impatto dei data center

L’UE deve obbligare le aziende tech a rendere pubblico l’impatto ecologico dei loro data center — lo afferma il capo dell’Agenzia europea dell’ambiente. Mentre l’Europa punta a triplicare la capacità dei data center entro sette anni per competere con Cina e USA nell’AI, crescono le preoccupazioni sulla sostenibilità, visto il massiccio consumo di energia e acqua.
(fonte: Politico)

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