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In questo numero i SEMI viaggiano tra gli Stati Uniti e Bologna, il GERMOGLIO attecchisce grazie alla ricerca, le LINFE scorrono verso un’offerta di lavoro. Se fin qui è andato tutto bene, otterrai delle bellissime CHIOME con la nostra proposta di approfondimento: A Non-History of Plants di Felix Hoffmann, Simon Baker, Giovanni Aloi, Natsumi Tanaka, Michael Marder
Se vuoi, leggila con questo sottofondo musicale su Spotify: brani che ci colpiscono, ci entusiasmano e ci commuovono.
STORIE E BIOGRAFIE CHE VIAGGIANO, SI DIFFONDONO E CI ISPIRANO
Tra i semi di questa settimana, le voci che compongono l’articolo di oggi:
🍃 Sarah ciston, artista-ricercatorə che sviluppa strumenti per portare approcci intersezionali e critico-creativi al machine learning. Ha ricevuto borse di ricerca presso l’Akademie der Künste di Berlino, il Center for Advanced Internet Studies e l’Humboldt Institute for Internet and Society;
🍃giulia deval, artista multimediale, vocalist e ricercatrice PhD che esplora la politica della voce attraverso opere sonore, progetti audiovisivi e partecipativi.Vincitrice della 7ª edizione del Lydia Prize, di Fondazione Il Lazzaretto e PAC Milano, a cura di Claudia D’Alonzo.
PAROLE CHE ATTECCHISCONO CREANDO IMMAGINARI FUTURI
ricerca: attività volta a ricercare, cioè a trovare, a scoprire qualcuno o qualche cosa. Con significato più circoscritto, l’insieme degli studi e delle indagini che si svolgono nell’ambito delle discipline scientifiche o umanistiche per individuare documenti e fonti, ricostruire eventi o situazioni, scoprire fenomeni, processi, regolarità, leggi
Ricercare è un verbo lento, ostinato e circolare. La sua origine lo racconta senza metafore: l’etimologia della parola cercare si riallaccia al latino circum, ossia attorno (da cui anche il tardo latino circare, andare intorno). Anche la parola ricercare riconduce all’identica etimologia con l’aggiunta del prefisso rafforzativo ri- che indica intensità e perseveranza nell’azione: tornare più volte e più volte sullo stesso punto, sperando che, a forza di girargli attorno, qualcosa si lasci vedere.
La modernità ha trasformato la ricerca in un dispositivo: procedure, protocolli, metodi e indicatori, grazie ai quali si fa ricerca per produrre conoscenza, innovazione ed evidenza. Una sequenza di passaggi verificabili che stanno amputando la dimensione più radicale della ricerca, che è quella esistenziale.
Perché la parola “ricerca” attecchisce oggi? Perché ricercare non è solo un’attività professionale, ma una postura mentale e un modo di stare al mondo senza accontentarsi della prima spiegazione disponibile. Significa restare abbastanza a lungo dentro una domanda da permetterle di trasformare noi e il modo in cui guardiamo al mondo.
Qui citare Marcel Proust - non un intellettuale qualunque - è d’obbligo. À la recherche du temps perdu è un trattato narrativo sulla ricerca come esperienza umana. Proust “cerca” il tempo perduto girandogli intorno e sfiorandolo attraverso diverse sensazioni e deviazioni. L’episodio celebre della madeleine arriva quando il soggetto smette di cercare nel modo sbagliato e semplicemente accade perché ha accettato di restare a lungo nell’incertezza (e nella domanda). Questa lezione letteraria parla direttamente alla ricerca contemporanea, scientifica e/o accademica che sta sempre più creando un’identità con la sola dimensione produttiva, quando, in realtà, ricercare non è solo pubblicare e rendicontare ma anche sostare nell’indeterminato, formulando domande migliori e riconoscendo l’errore come parte integrante del processo.
C’è infine una dimensione politica della ricerca che raramente viene dichiarata: decidere cosa vale la pena ricercare ci dice molto di cosa consideriamo degno di attenzione. Le storie Mangrovia di questa settimana ci parlano di due artiste che hanno sostato nelle proprie domande, creando crepe in modelli, a nostra insaputa, dominanti, mettendoli in discussione e aiutandoci a prestargli anche noi lo sguardo.
🍃 AI War Cloud Database. Una ricerca artistica sulle tecnologie del quotidiano. Come l’arte può rendere tangibili connessioni complesse e attivare una responsabilità condivisa sull’uso della tecnologia? Attraverso AI War Cloud Database, progetto di ricerca artistica e installazione interattiva, Sarah Ciston rende visibili le connessioni tra tecnologie digitali quotidiane, Intelligenza Artificiale e apparati militari contemporanei.
🍃 Contro la neutralità dell’ascolto. Come l’intonazione costruisce credibilità e potere. PITCH – Notes on Vocal Intonation di giulia deval è un’indagine sulle politiche della voce. A partire da studi etologici, fonetici e sociologici, il lavoro mostra come il pitch vocale agisca come un dispositivo di classificazione sociale, orientando giudizi di credibilità e autorevolezza prima ancora delle parole. La conferenza performativa e video-saggio sono ora in mostra ad Art City Bologna.
SEGNALAZIONI DI EVENTI E OPPORTUNITÀ CHE SCORRONO NEL TEMPO, NUTRENDOLO
Ti sei mai chiestə come nasce un progetto culturale capace di trasformare davvero uno spazio e una comunità?
dopo? nasce proprio da questa domanda e costruisce percorsi che mettono al centro l’ascolto del territorio e la rigenerazione urbana: residenze, workshop, progettualità condivise, interventi artistici e processi comunitari. Non solo un luogo fisico, ma una piattaforma di lavoro collettivo che si muove fra cultura, cura dei luoghi e sperimentazione sociale.
In questo momento dopo? ha aperto una call per una nuova figura freelance da affiancare al team founder. La collaborazione riguarda il lavoro sui progetti e sui bandi, dall’ideazione alla gestione: una persona con esperienza in ambito culturale e nella rigenerazione urbana, capace di orientarsi tra finanziamenti europei, nazionali e regionali, contribuire alla scrittura progettuale e seguire anche gli aspetti di coordinamento e rendicontazione.
Se ti riconosci in questo profilo, puoi inviare il tuo CV a dopolavoro.milano@gmail.com
CONDIVISIONE DI RIGOGLIOSI SAPERI CHE ONDEGGIANO, VOLANO E RICADONO
Science Fiction: A Non-History of Plants (Spector Books, 2025) è un volume a metà tra catalogo espositivo e dispositivo critico. Scritto da Felix Hoffmann, Simon Baker, Giovanni Aloi, Natsumi Tanaka, e Michael Marder ed editato dalla Maison Européenne de la Photographie, il libro mette in dialogo materiali d’archivio, immagini scientifiche, sperimentazioni artistiche e riflessioni teoriche. Il lettore vi trova un percorso visivo e concettuale che attraversa decenni, dai pionieristici esperimenti di fotomicrografia di Laure Albin-Guillot negli anni ’30 — immagini che l’autrice stessa definiva “decorative”, quasi a sminuirne la potenza radicale — fino ai lavori contemporanei di Sam Falls, che imprime le tracce fisiche delle piante su tela e ceramica, trasformando il gesto naturale in sedimentazione sensibile.
Vi consigliamo questo libro tra le chiome di oggi per la sua capacità di mettere in discussione non solo i confini tra umano e natura — un’urgenza teorica del nostro presente — ma anche di scardinare la separazione storica tra arte e scienza: ambiti qui trattati come piani equivalenti e capaci di generare conoscenza attraverso forme diverse ma comparabili.
Leggerlo oggi significa aprirsi a una nuova ecologia dello sguardo, in cui il vegetale non è sfondo, ma protagonista di un immaginario condiviso, fertile e profondamente contemporaneo.
L’arboricultura è completa. Una Mangrovia è cresciuta nella tua casella di posta elettronica.
Vuoi sponsorizzare i prossimi numeri con un contenuto che parla del tuo progetto, della tua azienda o della tua ricerca? Trovi tutte le informazioni qui oppure scrivi a sponsorship@mangrovia.info.
Se questo numero ti è piaciuto, fallo leggere a chi vuoi bene.

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