Settembre è un mese pieno di cose: roadmap da scrivere, performance da analizzare, obiettivi da rivedere, contenuti da produrre.
È un mese carico, spesso caotico. Ma sotto quella patina operativa, per chi lavora nel marketing e nei contenuti, settembre è anche un momento esistenziale.
Un momento in cui ti chiedi:
Ha ancora senso quello che sto facendo?
Ogni anno a settembre ritornano i briefing pieni di keyword, i competitor da superare, i calendari editoriali che si riempiono in fretta.
Ma dentro avverti un disagio:
le cose sembrano funzionare meno
gli strumenti che usavi danno risultati diversi
le intuizioni che prima bastavano ora sembrano deboli
Non è solo una tua sensazione. È una trasformazione in corso.
L’AI sta cambiando le regole del gioco.
Perché è stato selezionato quel contenuto e non un altro?
In base a quali criteri una risposta AI ritiene “giusto” un risultato?
E come possiamo, noi che progettiamo contenuti, lavorare allineati a questi criteri?
Sono Luisella Curcio SEO Specialist e ti accompagno alla scoperta del valore della SEO ⭐ prenota un check-up SEO gratuito e scopri come trasformare il tuo sito web in uno strumento di business.
Chi fa SEO oggi si trova a metà del guado. Da un lato conosce bene il mestiere: parole chiave, search intent, contenuti di valore, ottimizzazione on-page. Dall’altro, vede sempre più spesso risultati generati da intelligenza artificiale, box con risposte sintetiche, cambiamenti radicali nel modo in cui Google presenta l’informazione.
Ma qual è il vero nodo?
È che non sappiamo esattamente come questi sistemi prendano decisioni.
Negli ultimi mesi ho approfondito in modo verticale il tema della cosine similarity.
Un termine tecnico, certo. Ma che racchiude un concetto essenziale per chi crea contenuti oggi.
La cosine similarity è un metodo che viene utilizzato per misurare la similarità tra due testi, non sulla base delle parole usate, ma dei significati. Funziona grazie agli embedding, cioè rappresentazioni numeriche del linguaggio che trasformano frasi, paragrafi e concetti in coordinate nello spazio.
Una volta mappati questi significati, è possibile calcolare la distanza tra loro.
E qui arriva il punto chiave:
Più due testi sono “vicini” semanticamente, più l’AI li considera affini.
Questo è esattamente il meccanismo che regola la generazione delle risposte nei sistemi AI come Google Search Generative Experience (SGE), Bing AI, ChatGPT con browsing, e ogni altro sistema AI-driven che struttura risposte a partire da contenuti online.
Capire e usare la cosine similarity nella tua attività SEO ti offre vantaggi concreti e strategici su:
Non si tratta più solo di “usare la keyword giusta”, ma di essere semanticamente coerente con l’intento dell’utente. Se la tua pagina è distante — anche se contiene parole simili — non verrà selezionata come fonte rilevante da un sistema AI.
A parità di tema, alcuni contenuti risuonano meglio con i modelli di intelligenza artificiale. Ora puoi misurarlo, visualizzarlo, e correggere i tuoi contenuti di conseguenza.
Spesso i contenuti aziendali sono autoreferenziali, pensati per il brand, non per la persona che cerca. Con questo approccio puoi misurare la distanza tra ciò che l’utente cerca e ciò che dici, e colmarla in modo oggettivo.
Costruire contenuti che hanno più probabilità di “emergere” nei risultati generati da AI
Non ottimizzi più per il crawler, ma per un sistema che valuta significati, relazioni, intenzioni.
Se lo capisci, sei in vantaggio. Se lo ignori, resti fuori dal gioco.
Su tutto questo ho costruito un intervento che terrò il 24 settembre a Advanced SEO Tool. Il mio talk ha un titolo tecnico:
“Come usare Google Colab per scoprire la cosine similarity fra gli embedding”
ti guiderò dentro un processo semplice e replicabile, che ho testato su più progetti, per:
Analizzare la similarità tra query e contenuti (tuoi e dei competitor)
Visualizzare con strumenti pratici le distanze semantiche
Ottenere insight strategici da usare subito in ottica SEO e content marketing
Imparare a lavorare con i modelli linguistici, non contro di essi
Non serve essere sviluppatori.
Useremo Google Colab con script base, pensati per marketer, SEO strategist, content manager.
Ti fornirò il codice, gli esempi e — soprattutto — il modello mentale.
Questa non è una moda tecnica.
È un cambio di paradigma che sta già riscrivendo le regole della visibilità online.
La domanda non è “devo usare l’AI?”, ma:
“Capisco come funziona il nuovo modo in cui viene valutato il mio contenuto?”
Chi anticipa questo passaggio costruisce contenuti più intelligenti, campagne più efficaci, asset più duraturi.
Chi resta fermo su approcci obsoleti rischia di scrivere bene… per non essere letto da nessuno.
Se anche tu, come me, senti che a settembre non vuoi solo fare, ma capire meglio dove andare,
allora questo è il momento giusto per cominciare a ragionare in modo nuovo.
Io ti aspetto il 24 settembre ecco il link del programma, dal vivo, per costruire insieme questo salto.
E se non ci sarai, scrivimi. Ti racconterò tutto quello che può aiutarti a portare questo metodo dentro la tua strategia.
A presto,
Luisella

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