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Luca Cazzaniga - Creatività Aumentata · Aug 1, 2026

Agenti AI: cosa sono, che tipi esistono, dove usarli

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Luca Cazzaniga · Luca Cazzaniga - Creatività Aumentata

📌 La settimana scorsa ti ho dato dieci automazioni pronte da incollare. Vivono tutte al gradino più basso, quello che hai già aperto adesso. Oggi facciamo un passo indietro e guardiamo la mappa intera: cos’è un agente, quali tipi esistono e i tre posti dove metterlo a lavorare.

La parola agente, in questi mesi, l’abbiamo incollata su qualsiasi cosa. Sul chatbot che risponde alle mail. Sulla cosa che ti prepara un report. Sul sistema che un’azienda mette a gestire migliaia di pratiche.

Tre cose lontanissime, stessa etichetta. E quando una parola sta su tutto, smette di dire qualcosa.

Qualche giorno fa ho scritto dieci cose concrete da far fare a un agente, dallo smistamento della posta al radar sui concorrenti. Tutte e dieci vivono nello stesso posto, il più semplice, quello che hai già aperto adesso mentre leggi.

Oggi voglio scrivere una mappa. Cos’è davvero un agente, quali tipi esistono senza che tu debba impararli tutti, e i tre posti dove conviene metterlo a lavorare.

La differenza tra un chatbot e un agente è la stessa che passa tra un consulente e uno stagista.

Il consulente lo paghi per un parere. Gli chiedi come fare una cosa, lui te la spiega bene, e poi quella cosa la fai tu. Un chatbot è questo: gli chiedi come scrivere una mail difficile, lui te la scrive, e poi copi, incolli e mandi tu. È utilissimo, ma la mano che agisce resta la tua.

Lo stagista no. Allo stagista dici cosa vuoi ottenere, e lui:

  • alza la cornetta,

  • apre lo schedario,

  • prova,

  • sbaglia, r

  • iprova,

  • torna quando ha finito.

Un agente fa lo stesso salto: dal darti un consiglio al fare la cosa.

Gli dici controlla la posta e dimmi a chi devo rispondere oggi, e lui la posta la apre per davvero, la legge, la ordina, e ti mette sul tavolo l’elenco.

È lo stesso salto che Instagram ha provato a mettermi in mano qualche mese fa, con un agente pronto a gestirmi la strategia dei contenuti dentro l’app.

Perché possa farlo servono quattro cose, ed è utile conoscerle perché sono le stesse a ogni livello. La guida di Anthropic sugli agenti le mette in fila.

  1. Una testa che pianifica, cioè decide i passi.

  2. Delle mani, cioè gli strumenti che può usare: la posta, il web, un foglio di calcolo.

  3. Una memoria, per non ripartire da zero ogni volta.

  4. E un ciclo, che è la parte che fa la differenza: continua a lavorare, controlla il risultato, corregge, finché non ha finito o si è arreso.

È questo ciclo che trasforma l’assistente in qualcosa che le cose non te le suggerisce, le fa. Come ho raccontato parlando di Cowork: lui lavora, tu guardi.

Il test per capire cosa hai davanti sta in una riga. Se sa solo parlare, è un chatbot. Se sa fare, è un agente.

Qui ti risparmio una fatica. Prima di scrivere questo pezzo ho controllato quante classificazioni di agenti esistono in giro, e ne ho contate una trentina. Non è un modo di dire: una trentina di schemi diversi, tra articoli accademici, framework di grandi aziende e guide divulgative.

Il motivo per cui sono così tante è che misurano cose diverse. Una li classifica per come ragionano dentro. Una per quanto sono autonomi. Una per quanto è matura l’azienda che li adotta. Litigano solo in apparenza: parlano di sette cose diverse con la stessa parola.

Per te, che vuoi capire e usare, non serve conoscerle tutte. Ne bastano due.

La prima è per capacità, ed è quella che Google Cloud usa nella sua divulgazione: bot, assistente, agente. Il bot esegue una regola fissa. L’assistente ti aiuta se glielo chiedi. L’agente si muove verso un obiettivo e decide da solo i passi. È una scala di intraprendenza, dal più passivo al più attivo.

La seconda è per fiducia, ed è la più pratica di tutte, perché la imposti tu ogni volta. Sono quattro gradini che nel pezzo scorso hai già visto all’opera.

  1. Sola lettura: l’agente guarda e riferisce, non tocca niente.

  2. Bozze: prepara, ma sei tu a mandare.

  3. Su approvazione: ti chiede il permesso prima di ogni azione.

  4. Mano libera: agisce e basta.

Non è una caratteristica dell’agente, è una manopola che regoli tu, in base a quanto ti fidi di quel compito. Gli schemi accademici, quelli che dividono gli agenti in reattivi e deliberativi, lasciali agli ingegneri. Per lavorare, capacità e fiducia bastano.

C’è un terzo modo di guardarli che le classificazioni ufficiali quasi ignorano, ma che per te è il più utile in assoluto: dove fai girare l’agente, dove lavora e dove lo setti tu. Non che tipo è né quanto è autonomo, ma il posto fisico in cui lavora.

Sono tre, e il modo più onesto per raccontarli è pensarli come tre postazioni di lavoro per lo stesso lavoratore. Cambia lo spazio, cambiano gli attrezzi, cambia cosa può fare. La persona è la stessa.

  1. Livello 1, la chat. È una scrivania dentro una finestra di chat, quella che usi tutti i giorni. Gli parli normalmente e lui, se lo colleghi, arriva alla tua posta, a Drive, al web. Lavora mentre lo guardi, oppure a un orario che gli dai. Non installi niente: è già lì.

    Cosa ci fai sono le dieci cose del pezzo scorso, lo smistamento della posta, il monitoraggio silenzioso, i promemoria. Per chi è: quasi tutti. Si parte da qui, e moltissimi non hanno mai bisogno di andare oltre.

  2. Livello 2, il desktop. È un laboratorio sul tuo computer. Programmi come Claude Code Desktop, Cowork o Work e Codex danno all’agente attrezzi che nella chat non ha: crea file veri, esegue codice, guida il browser al posto tuo, incatena molti passi nello stesso lavoro.

    Sono quelli che altrove ho chiamato orchestratori, perché non ti aiutano a fare una cosa, la fanno dall’inizio alla fine. In cambio vogliono il computer acceso.

    Cosa ci fai: il report settimanale già impaginato, il foglio degli incassi riconciliato, l’analisi di un mucchio di dati. Più potenza, ma anche più cose da capire e più cose che si possono rompere. Puoi usare multi agenti all’opera che fanno determinate azioni. Ad esempio uno Ricerca, uno scrive, un altro controlla, infine uno genera immagini e uno impagina.

  3. Livello 3, il server. È una macchina sempre accesa, da qualche parte nel cloud, che lavora anche quando il tuo computer è spento e tu sei a dormire. Si fa svegliare dagli eventi, gira ventiquattr’ore su ventiquattro.

    Te lo dico con franchezza: la maggior parte delle persone non ne ha bisogno, e va benissimo così. Serve quando stai costruendo qualcosa che deve funzionare senza di te: un’infrastruttura, non una comodità.

    Sul livello 3 gira una leggenda, che per usarlo devi essere uno che smanetta col terminale, quelle schermate nere piene di comandi. Non è più vero. Io ho tre server, ci girano sopra le mie infrastruture, e non tocco una riga di comando a mano. Su questi servizi ci ho costruito la mia azienda agentica che ad oggi è composta da 60 agenti, che lavorano tutti con la stessa conoscenza di base, che ho definito Biblioteca

Per poter usare questi agenti ho diversi modi Apro Claude Code Desktop, e lui si collega ai server per conto mio. Il collegamento con cui lo fa si chiama SSH: pensalo come un tunnel privato e cifrato tra il mio computer e la macchina remota, protetto da una chiave che ho solo io al posto della password. Li ho configurati una volta, e da allora mi collego da qualsiasi computer senza ripetere niente.

Il punto è questo: il livello 3 oggi lo governi da un’interfaccia normale. La potenza sta sotto, la scomodità no.

Ed ecco l’errore che vedo fare a chi scopre questi tre livelli: pensare che salire di livello voglia dire dare più autonomia all’agente. Non è così, e confonderli si paga.

Il livello ti dice dove lavora l’agente e quanta forza bruta ha a disposizione. Non ti dice quanto ti puoi fidare. Sono due cose separate.

Puoi avere un laboratorio potentissimo al livello 2 con il lavoratore tenuto al guinzaglio corto, in sola lettura, che non può toccare niente. E puoi avere una piccola scrivania al livello 1 dove per distrazione gli hai lasciato la mano libera su cose che contano.

La regola che ne esce è semplice. Il livello lo scegli in base a cosa deve raggiungere l’agente e ogni quanto deve girare: una cosa al volo mentre guardi, la chat; un file complesso, il desktop; una cosa che gira di notte, il server.

L’autonomia, invece, la imposti a parte, con i quattro gradini di fiducia di prima. Ecco perché, nel pezzo scorso, le tre righe che tenevano in vita ogni automazione valevano identiche a tutti e tre i livelli.

Su questa storia non mi sono fidato del mio istinto.

Ho lanciato dei ricercatori automatici a verificare se davvero il posto in cui gira un agente fosse l’unico modo sensato di classificarlo. La risposta è no, ne esistono decine di modi. Ma per decidere da dove partire, la mappa dei tre posti è quella che serve. Come si lanciano quei ricercatori in parallelo, e perché fidarsi solo di dove concordano, te lo racconterò in un prossimo pezzo.

Fin qui abbiamo parlato di un agente alla volta. E già da solo, a ogni livello, fa cose concrete: nella chat ti smista la posta prima che tu la apra, tiene d’occhio un prezzo e ti avvisa solo quando cambia, ti prepara le idee della settimana partendo da cosa è successo davvero. Sul desktop ti costruisce un report finito, ti riconcilia un foglio di incassi, ti analizza un file pesante. Sul server fa girare le cose che devono succedere mentre non ci sei.

Ma la cosa interessante succede quando ne metti a lavorare tanti insieme, e ognuno fa la sua parte.

Te lo dico con quello che ho costruito io. Dietro le cose che pubblico non c’è un agente solo: c’è una redazione di sessanta agenti (per ora), divisa in nove reparti.

  • Redazione,

  • Biblioteca,

  • Fotografia,

  • Animazioni,

  • Formazione,

  • SEO,

  • Officina,

  • Casa Editrice,

  • Montaggio.

Ognuno con un compito, come in una vera azienda.

Non è fantascienza e non è per pochi. È lo stesso principio dei tre livelli, portato su scala: qualcuno di questi agenti vive nella chat, altri girano sul desktop quando serve produrre file veri, altri sul server perché devono lavorare anche quando ho chiuso il computer. La differenza tra il tuo primo task delle sette del mattino e una redazione così non è di natura, è solo di numero.

E c’è un dettaglio che conta più della scala: non tutti gli agenti pesano uguale.

Quelli che devono ragionare e decidere li faccio girare sui modelli più capaci e più costosi.

Quelli che eseguono un lavoro già impostato, su modelli più economici. Quelli che fanno la fatica meccanica, sul modello più leggero che c’è. È come una redazione umana: non paghi il caporedattore per archiviare le foto, e non chiedi allo stagista di decidere la linea editoriale. Ogni compito al suo livello, ogni livello al suo costo.

Ma proprio perché so cosa può fare una macchina del genere, so anche dove si ferma. E questa è la parte che conta di più.

Un agente oggi non è un dipendente che assumi e smetti di controllare.

Ci sono cose che non deve fare, e non perché sia incapace, ma perché il costo di un errore non sorvegliato è troppo alto:

  • niente pagamenti,

  • niente ordini di acquisto,

  • niente pubblicazione automatica senza che io abbia letto,

  • niente processi legati a scadenze rigide dove un buco fa danno.

Su tutto questo l’agente prepara, io firmo. Anche con sessanta agenti che lavorano, l’ultima parola resta a una persona.

La frase onesta con cui tenerlo a mente è sempre quella. Un agente è uno stagista veloce, sveglio e instancabile, che lavora anche di notte. Bravo, molti stagisti insieme diventano una redazione.

Ma nessuno di loro è il direttore. Quello, per ora, resto io.

Da dove si parte è dove sei adesso: il livello 1, la chat, stasera.

Prendi una delle dieci automazioni del pezzo scorso, collega quel poco che serve, e guarda cosa succede domani mattina.

Non ti serve il laboratorio, non ti serve il server: la scrivania che hai già aperto basta per la stragrande maggioranza delle cose che ti semplificano la giornata.

Il senso di tutta questa mappa è dirti proprio questo: che non ti serve il capannone per far fruttare la scrivania. La maggior parte del valore vive al primo piano, ed è gratis e a portata di mano. Ai piani sopra ci sali quando, e se, un lavoro te lo chiede.

  1. La prima. Un agente non è un chatbot più bravo. È il salto dal consiglio all’azione: non ti dice come fare, la fa. Se sa solo parlare è un chatbot, se sa fare è un agente.

  2. La seconda. Le classificazioni sono decine perché misurano cose diverse. A te ne servono due: cosa sa fare l’agente, e quanto ti fidi a lasciarlo agire. La seconda la decidi tu, compito per compito.

  3. La terza. I tre livelli, chat, desktop, server, dicono dove gira l’agente e quanta potenza ha, non quanto è autonomo. Scegli il livello per l’obiettivo, imposta la fiducia a parte, e parti dal primo: è dove vive quasi tutto il valore.

Adesso dimmi: a che livello stai lavorando oggi, e c’è un compito che vorresti far salire di piano ma non sai se ne vale la pena? Scrivimelo nei commenti, che di solito la risposta è più semplice di quello che sembra.

Luca

Read the original on lucacazzaniga.substack.com

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