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Lo Slalom · Aug 14, 2026

Ventisei e cinquantasei

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Lo Slalom · Lo Slalom

La quarta giornata degli Europei in acqua e in pista ha portato due ori, con Sara Curtis nei 50 dorso e nuovo record del mondo, con Dariya Derkach nel salto triplo. Due ori che raccontano molto anche il Paese.

A Sara Curtis e a questo aspetto sociale è dedicata la copertina di Slalom - che arriva tra poco. Qui introduciamo il tema e parliamo di più della gara, della nuova vocazione italiana per lo sprint in acqua e anche degli sprint dell’atletica a Birmingham. Con i dubbi sugli allenamenti di Jacobs. Stasera aspettiamo Battocletti, Coiro, Desalu e Quadarella. La guida gara per gara. E pure altro.

Ventisette secondi sono pochissimi per una vita umana e un’enormità per il mondo fisico. In 27 secondi la Terra percorre circa 800 chilometri della sua orbita intorno al Sole e la luce 8 milioni, abbastanza da coprire circa ventuno volte la distanza media fra il pianeta e la Luna. Voyager 1, l’oggetto più lontano dalla Terra mai costruito dall’uomo, avanza di circa 460 km nel suo viaggio fuori dal sistema solare, mentre il sole trasforma in energia circa 108 milioni di tonnellate di materia.

Quando il 20 luglio del 1969 Neil Armstrong e Buzz Aldrin posarono Eagle sulla Luna, secondo una ricostruzione della NASA restavano circa 27 secondi di autonomia di carburante. Da allora è pressappoco l’ordine di grandezza del margine che separa un trionfo da una disfatta, il primo allunaggio dalla necessità di cancellare la discesa.

Ne succedono di cose, in 27 secondi. A Sara Curtis ne sono bastati 26 e mezzo, per i cronometri dello sport 26.56, il secondo record del mondo in due giorni, come dice con uno tono strabiliato The Athletic, in un Europeo senza altri record del mondo.

È un brevissimo tratto di esistenza in cui nascono circa 113 esseri umani e ne muoiono 54, e che adesso può cambiare altre traiettorie. Ventisei e 56 sono da ieri due numeri che per una ragazzina afro-italiana possono diventare il sinonimo di una possibilità.

Come si diceva ieri mattina su Centesimi, Sara Curtis è la prima afro-discendente nella storia del nuoto con un primato mondiale individuale in vasca lunga. Ventisei e 56 sono i numeri nei quali altre ragazzine di questo paese potranno vedere in lei una figura in cui immedesimarsi. Non per forza un modello - e magari a Sara Curtis non interessa diventarlo. Ma una che ti somiglia con la cuffia dell’Italia. In genere significa immaginare sé stessa in quello stesso posto.

✍️ Come scrive Emanuela Audisio su Repubblica: “Da ora qualsiasi bambina in Italia, non importa quale sia la storia della sua famiglia e il colore della sua pelle, sa che l’acqua è il suo ambiente e non un elemento ostile. Non esistono sport geneticamente per neri e per bianchi, per uomini e donne, tutti hanno diritto a muovere il loro corpo e sognare a occhi aperti”

Provò a farlo in anticipo sui tempi la pallacanestro con Carlton Myers, lo ha fatto con più efficacia ma pure con più ferite la pallavolo con Paola Egonu. Più in generale lo fa lo sport, il posto dove è stato finanche possibile in questi anni sperimentare una forma sportiva di ius soli che il Parlamento non prevede.

Su Slalom, tutto questo, proveremo a dirlo tra poco.

In una sola gara, nel giro di due giorni, Curtis ha abbassato il record del mondo di 0.30 secondi, più veloce dell’1.12% rispetto al 26.86 precedente. È la prima volta dal 2018 che il primato è nelle mani di una nuotatrice diversa da Regan Smith o Kaylee McKeown.

È un risultato che segna definitivamente la trasformazione del nuoto italiano, una tendenza che non è più una casualità. Appena dieci anni fa, l’Italia aveva una carenza di sprinter. Tutte le grandi figure del nostro nuoto erano legate alle distanze medie [Federica Pellegrini] o meglio ancora lunghe [Novella Calligaris, Alessia Filippi, Gregorio Paltrinieri, Simona Quadarella]. Negli ultimi 20 anni, la federazione si è concentrata consapevolmente sulla formazione degli allenatori, fornendo loro le risorse per migliorare la conoscenza del nuoto subacqueo, delle partenze, delle virate. Come spiegò l’allenatore Federico Gross qualche anno fa a El Mundo che chiedeva di conoscere i segreti del nuoto italiano, «tecnicamente, vincere nelle gare di sprint è più difficile e dimostra che la federazione ha lavorato molto bene. Un lavoro che nasce dai 1.500 piccoli club presenti in tutto il paese, con circa 30.000 allenatori coinvolti».

Il record di Sara Curtis è arrivato però dopo il trasferimento in Virginia, dove ha vinto quattro titoli NCAA. Giorgio Lamberti, primo italiano a vincere un oro mondiale, primatista mondiale nel 1989, dice a La Stampa: «L’America le ha fatto bene, ma non per tutti è così. Per lei è uno stimolo pazzesco visto che si allena con una campionessa come Gretchen Walsh. La logica è far nuotare i migliori insieme: all’inizio Paltrinieri e Detti si allenavano nei centri federali». Ha dato mezzo secondo di distacco a Mary-Ambre Moluh, francese, un’altra ragazza figlia della mescolanza e del nostro tempo, origini del Camerun per parte di padre, greche per parte di madre. Anche lei ha messo un giorno la roba in una borsa ed è volata via, a UCLA per studiare e nuotare più veloce.

Cosa sia dal lunedì alla domenica e di nuovo daccapo la stanza vuota di una figlia lo dice la signora Helen, mamma di Sara Curtis, a Lia Capizzi per il Corriere della sera: «Entro ogni giorno in camera sua. Se sento che mi manca troppo, resto a dormire nel suo letto. Devo avere pazienza, lei si sta costruendo una carriera bellissima».

DICONO DI LEI

✍️ Lia Capizzi, Corriere della sera: “Rispetto alla semifinale costruisce il nuovo primato mondiale nella seconda parte della gara, una sensazionale progressione negli ultimi 15 metri, sprigionando quella forza di gambe che in Virginia le ha inculcato coach Todd DeSorbo con allenamenti estenuanti, indossando calze in acqua, con lacrime di fatica. Di questi tempi, un anno fa, qualcuno si permetteva di puntare il ditino sulla sua scelta di andare a studiare e allenarsi negli Usa, come se stesse tradendo l’Italia”.

✍️ Anna Galati, Domani: “Velocista doc (tanto da scherzare sulla possibilità di fare gare da 25 metri, se solo esistessero). Strutturare correttamente un 100 dorso o stile su una tale purista della velocità richiede pazienza, disciplina e perseveranza. Per lei che allenava la velocità in vasche da 33 metri, nuotare nella distanza asimmetrica delle yards migliora sia corta che lunga. In più la matematica della piscina scompone la nuotata in kick count e stroke count, respirazione, subacquee, e li riassembla per ottenere l’eccellenza. Negli Usa, racconta, anche il sostegno psicologico è garantito: il fattore chiave è tenere insieme tutto, senza che lo sport prevarichi la persona”.

✍️ Alessandra Retico, Repubblica: “Sara scriverà un libro, un giorno. Prende già appunti e scrive poesie sui suoi diari, collage di parole, foto, materiali anche di scarto. Junk journaling lo chiamano i ragazzi della GenZ come lei. Definisce bene il disordine creativo e lo stratificarsi di linguaggi dei nostri tempi ma anche del mondo in cui nasce questo prodigio di ragazza che parla al futuro, suo e nostro, del nuoto e del Paese. Legge gialli, biografie, testi motivazionali. In cuffia Rihanna e SZA. Ama la ginnasta americana Simone Biles «anche per la sua attenzione alla salute mentale degli atleti».”

✍️ Matteo De Santis, La Stampa: “«Se potessi porterei i miei genitori sul podio: mi hanno insegnato umiltà, perseveranza, tenacia e disciplina. Questo oro è per loro», il pensiero di Sara per la mamma di origini nigeriane, con un passato nell’atletica leggera, e al papà, radici ciociare e ex ciclista amatoriale. Un amore nato tra i banchi del mercato torinese di Porta Palazzo, proseguito tra Fossano, Genola e Savigliano, che ha dato alla luce Andrea, il primogenito di professione elettricista, e la nuotatrice che rischia di ribaltare (in positivo) ogni convenzione del nuoto italiano e mondiale”.

✍️ Riccardo Signori, Tuttosport: “Novella aveva un carattere burrascoso, ma la crapa non mollava mai. Federica è passata dalle bizze giovanili alla straordinaria maturità da campionessa: determinazione e dedizione non l’hanno lasciata mai. Sara oggi ha il sorriso della gioventù e la forza della qualità”.

💬 Novella Calligaris ad Alessandra Giardini, La Gazzetta dello sport: «Sara ha ripetuto quello che ha fatto sua madre, le loro storie si somigliano. La mamma di Sara è venuta dalla Nigeria cercando una vita migliore, e alla stessa età Sara è andata negli Stati Uniti a cercare un nuoto migliore. E tutte e due ci sono riuscite. Sara ha lo stesso sorriso e lo stesso coraggio di sua madre, che mentre lei faceva la storia ballava sulle tribune di Parigi. Questa donna è arrivata in Italia partendo da una capanna senza elettricità che spesso il vento portava via, è un grande esempio per Sara. Che non rinnega il passato della sua famiglia, ma anzi se ne vanta, è orgogliosa di quella storia. Vuole andare in Nigeria, ritrovare le sue origini, imparare il dialetto della sua tribù. Si fa fare le treccine dalla mamma e dalla zia».

✍️ Sergio Arcobelli, La Gazzetta dello sport: “Era così magra e minuta che, anche se stava nell’acqua a 32 gradi, sentiva freddo. Per aiutarla ad abituarsi, le facevano fare delle staffette: dieci minuti in vasca grande e dieci minuti nella vaschetta. Un passo alla volta. Ogni volta qualche minuto in più nella piscina grande. Ma Sara, allora, spesso usciva tremante”.

✍️ Paolo De Laurentiis, Corriere dello sport-stadio: “Si fa presto a dire America. È fuori discussione che quest’ultimo salto di qualità Sara Curtis lo abbia fatto grazie alla scelta di trasferirsi in Virginia per studiare e allenarsi con un gruppo di altissimo livello. Ma prima c’è stato molto altro, passaggi che fotografano alla perfezione quanto sia importante mettere insieme tutte le tessere del mosaico, anno dopo anno, per individuare, far crescere e sbocciare un talento. E quanto, nel silenzio generale, con grande competenza e altrettanta umiltà, ci siano in Italia tecnici preparati. Tempi stimati per il “prodotto finito”? Una decina d’anni”

GLI ALTRI 50 DI OGGI

🏊 Quindici degli atleti iscritti a Parigi avevano nuotato tra 24.36 e 24.66 negli ultimi quattro anni. Nella finale mondiale di Singapore 2025 cinque su otto erano europei e due medaglie su tre sono andate ai russi. Dei tredici crono inferiori ai 24 secondi mai realizzati, dieci appartengono a Kliment Kolesnikov, compreso il record mondiale di 23.55 fatto nel 2023. In semifinale è stato più lento di Pavel Samusenko, con il quale promette-minaccia una doppietta. Apostolos Christou, greco, due ori nelle ultime due edizioni, è in finale solo con il settimo tempo. Thomas Ceccon ha afferrato l’ottavo e ultimo, nuotando a 4 centesimi dal suo personale [24.45]. Non era una gara prioritaria, eppure è là. Ha strappato e forzato la bracciata - diceva Luca Sacchi in telecronaca. «Un podio non so se è abbordabile - sono le parole di Ceccon - sarebbe simpatico riprendersi il record italiano». Frase pronunciata mentre aveva accanto l’attuale detentore, Michele Lamberti, secondo Luca Sacchi troppo basso di frequenza, non così reattivo in un contesto agonistico più esigente.

✍️ “Tronco infinito, bacino stretto e gambe corte. Sembra essere stato disegnato per la piscina e per scassinare i cronometri in tre stili diversi. Un fuoriclasse senza complessi d’inferiorità” scriveva di lui Giulia Zonca su La Stampa quattro anni fa.

💬 Novella Calligaris con Alessandra Giardini sulla Gazzetta è definitiva: «Meraviglioso, lo adoro, ha una classe sconvolgente. E poi è spiritoso, dissacrante. Secondo me i 200 dorso li metterà nel suo repertorio».

[🍿 ore 19.51]

🏊 Si comincia con sei batterie della gara più breve, guidata nella graduatoria del 2026 da due Sara, la svedese Sjostrom e la nostra Curtis. Anche l’olandese Marrit Steenbergen ha nuotato quest’anno lo stesso 24.06 della piemontese. Curis nuota alle 9.37 la quarta batteria, Steenbergen la quinta, Sjostrom la sesta. Per l’Italia cercano la qualificazione pure Elena Capretta in quarta, Silvia Di Pietro in quinta, Emma Virginia Menicucci in sesta. Possono andare avanti solo in due. [🍿ore 9.30]

🏊 Sette batterie con una bella serie di testa-a-testa subito interessanti. Simone Cerasuolo ha il miglior tempo dell’anno [26.42] e sarà circondato in sesta batteria da altri quattro nuotatore scesi sotto i 26 secondi: il russso Prigoda, l’austriaco Mladenovic, il bielorusso Shymanovich e il turco Allahverdi. In quinta batteria Nicolò Martinenghi contro Adam Ramsey-Peaty, Ivan Kozhakin e Caspar Corbeau. L’Italia schiera pure Ludovico Blu Art Viberti in settima. Attenzione alle insidie del mattino.

Matteo Giunta, allenatore di Nicolò Martinenghi, oggi parla di lui con Paolo De Laurentiis al Corriere dello sport-stadio: «Quando un atleta deve fermarsi per due mesi è dura. Quando ti dicono, dopo quei due mesi, che ne servono almeno altri due la botta è forte. Nicolò ha dovuto affrontare tutto questo. Quando ad aprile è arrivato il nuovo stop ammetto di essermi preoccupato. C’era uno spiraglio e invece è stato costretto a fermarsi di nuovo. E lì tutto l’ambiente, compresi i compagni di allenamento, ha contribuito al suo recupero. Nelle gare da 100 metri c’è chi passa veloce e poi cerca di resistere, chi parte prudente e poi rientra. La sua grande qualità è che può fare sia una cosa che l’altra». [🍿 ore 9.44]

👟 Nel pieno di un disagio emerso nella finale dei 100, con conseguenze pesanti per la 4x100 di cui parlava ieri mattina il Corriere della sera, con il nastrino nero sulla maglia per ricordare Livio Berruti sono sbucati dalla curva dello stadio di Birmingham tre duecentisti. Fausto Desalu non era inatteso. Si è presentato qui con il secondo crono dell’anno e ha corso una semifinale di grande personalità in 20.08, personalità e scioltezza tecnica, anche se un po’ dietro di spalle secondo Stefano Baldini, ma fantastico - ha detto - nel pendolo di braccia, con la mano sinistra più alta della destra per compensare il resto del movimento.

Una sorpresa è stato Filippo Dezza, 21 anni tra un paio di giorni, di Brembate, capace agli Assoluti di battere Desalu in 20.48 e ieri di piazzarsi terzo nella terza semifinale con il nuovo personale di 20.35. Correrà in corsia 3 una finale che non si aspettava, con un inguardabile taglio ai capelli da rito di iniziazione per i debuttanti.

Magnifico nella seconda semifinale è stato pure Eduardo Longobardi, 21 anni a ottobre, napoletano, a sua volta al primato personale con 20.35, terzo degli esclusi. [🍿 ore 22.25]

E Jacobs come sta? Dopo l’infortunio al metro 40 della finale nei 100 sta aspettando che l’alterazione ai polpacci si assorba per fare mercoledì prossimo una risonanza magnetica, il cui esito stabilirà se la stagione è finita. Su Instagram ha scritto il suo rammarico: “A volte la sfortuna ci vede fin troppo bene”, ma ieri in telecronaca sulla RAI è arrivato il punto di vista di Stefano Tilli. Molto interessante e anche molto significativo. Una chiamata alla responsabilità sui metodi d’allenamento.

Tilli ha detto che ci sono troppi infortunati. “Non si può cercare soltanto la prestazione, ma bisogna mettere l’accento sulla prevenzione, che vuol dire anche la tecnica di corsa. Io vedo alcune tecniche di corsa che, seppur redditizie, sono molto pericolose. E poi presenta il conto. Adesso c’è l’ausilio dell’elettronica per i mezzi di allenamento. Bisogna fare con molta attenzione. Bisogna stabilire tempi certi ed esatti per fare esercitazioni, tirati da un filo con uno strumento che ti fa aumentare la velocità, correndo dentro uno schermo che ti toglie l’aria da davanti e te la convoglia dietro. Prima del grande appuntamento non si può fare una preparazione comprendendo questi esercizi che ti mandano a 12,5-12,80 metri al secondo. Aumentano i carichi sul sul piede. È pericoloso. Se il piede non è rapidissimo a rimbalzare e finisce dietro, ci si predispone a incidenti, logori i muscoli. Per cui io dico che farsi male è una colpa, è una disattenzione, è un errore, è un carico eccessivo, è una ripetuta in più, è programmazione sbagliata. Non è una fatalità farsi male. Azu corre da anni in giro per il mondo. Mennea altrettanto: non si è mai fatto male. Bisogna prevedere tutto. Non si può sempre chiedere all’organismo. Anche i pesi vengono fatti con un altro apparecchio che si attacca al bilanciere alla massima potenza. Forza per velocità. Bum, bum, bum, bum. Eh, grazie così. Sì, l’esercitazione è migliore, però dai e dai la la corda si stucca, diceva mio nonno. Non si può fare tutto alla massima intensità, ci vuole misura”.

È tutto abbastanza chiaro. Stefano Tilli non è solo il bravissimo commentatore tecnico per la RAI ma ha pure un ruolo in federazione, una funzione intermedia tra il direttore tecnico, i capi-settore e i coach personali.

💬 Gaia Piccardi ha intervistato per il Corriere della sera Valery Borzov, avversario di Mennea negli anni ‘70 con la maglia dell’URSS, da ucraino: «Non parlo specificamente del vostro Jacobs ma, in generale, per durare ad alto livello nel tempo servono intelligenza, lavoro su di sé e un coach eccellente. Se l’oro non è arrivato, una di queste tre componenti è mancata. È cambiato tutto: piste, blocchi di partenza, tecniche di allenamento e di recupero, montepremi, scarpe. Non mi dispiacerebbe fare il velocista oggi: mi metterei in tasca dei bei soldi. Me li sarei meritati anche ai miei tempi».

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Anche la vita di Dariya Derkach, come quella di Sara Curtis, racconta un pezzo di Italia. “Mamma Oksana, ex triplista con un personale da 14.09, e papà Serhiy, ex decathleta, avevano trovato lavoro a Pagani, comune in provincia di Salerno, e si erano trasferiti” [Andrea Buongiovanni, La Gazzetta].

Lei arrivò in Italia a 2 anni per ricongiungersi con la famiglia, ma ha dovuto attendere di compierne 18 e che i genitori avessero 10 anni di residenza prima di poter prendere la cittadinanza. Ha perduto così tutta la trafila di formazione internazionale nelle categorie giovanili, niente passaporto, niente maglia dell’Italia. Eppure italiana era, italianissima, studiando sui nostri libri nelle nostre scuole, guardando i nostri cartoni animati, leggendo i nostri libri, giocando i nostri giochi. prima dei 18 anni non ha potuto prendere la cittadinanza. «Ho scelto di vivere in questo Paese, mi sento italiana al 100%, ho aspettato. E poi con l’Ucraina non ho nulla a che fare: non parlo nemmeno la lingua» ha detto al Corriere della sera.

Ha subito piazzato un salto da medaglia d’oro atterrando a 14,53, ma con il vento a favore di 2,1 non poteva valere come nuovo primato personale. L’ha fatto al quarto tentativo [1.9 di vento], a 14,60 nella sabbia, una misura fatta proprio adesso che gli anni sono 33 e dopo un 2025 nel quale si è operata tre volte al tendine d’Achille. Ha dato 14 centimetri alla belga Guise e 20 alla bulgara Nacheva. Erika Saraceni è rimasta invece inchiodata a 13.48.

DICONO DI LEI

Gaia Piccardi, Corriere della sera: “Il capolinea, dopo il Mondiale a Pechino nel 2027, saranno i Giochi di Los Angeles 2028. Sul Sunset Boulevard, Dariya avrà 35 anni. La sua è già oggi una storia di integrazione felice, passata attraverso le pastoie della legge italiana per la cittadinanza, una porta aperta dal passepartout dell’atletica (un mese dopo debuttava in azzurro). Che viaggia sempre più veloce della nostra società”.

Giulia Zonca, La Stampa: “Perfetta per il futuro di un’atletica che non sembrava sbocciare, poster di temi come lo ius soli perché nata in Ucraina. E nel frattempo la legge è stata sventolata dalla politica e discussa solo sui social e l’Italia ha vinto ori a ripetizione. ... Derkach trova il successo a 33 anni e nella prima stagione senza infortuni dopo un biennio di sofferenza pura, con multiple operazioni ai tendini documentate in video raccapriccianti. Ferite infette, tagli riaperti, terapie conservative che hanno peggiorato i danni, valutazioni sballate, ritorni in sala operatoria, stop infiniti”.

Un mese fa, Filip Nowacki ha mandato in crisi inglesi e scozzesi vincendo l’oro nei 200 rana ai Giochi del Commonwealth sotto la piccola bandiera di Jersey, isola nella Manica, uno dei resti del granducato di Normandia. Ieri, sotto la bandiera del Regno unito, è diventato un teenager da medaglia d’oro, soffiando il bottino a cotanto Caspar Corbeau, figlio d’arte per parte di madre [Shannon Hocom] e padre [Jim], cittadino sia d’Olanda sia degli USA perché i genitori di suo padre si trasferirono dall’Europa a Santa Cruz, in California.

È toccato a Nowacki tenere alta la tradizione britannica della rana, mettendo il suo nome in una storia fatta da David Wilkie, Adrian Moorhouse e Nick Gillingham. Solo un anno fa era il campione del mondo jr.

È rimasto fuori dalla finale dei 50 dorso l’ungherese Hubert Kos, settimo nella sua semifinale, nuotata mezz’ora dopo il quarto posto nella finale dei 100 farfalla e 14 minuti prima di una 4x100 chiusa con l’oro per l’Ungheria. Ventitré anni compiuti a marzo, studente e atleta per la University of Texas dove allena il leggendario Bob Bowman, coach di Phelps e di Marchand.. È andato là per raffinare la tecnica e le virate. Ha scoperto nuovi stili e nuove distanze. Ieri ha perso da solo ma ha vinto in squadra.

Una squadra che contiene pure la storia di Kristof Milak e delle sue contraddizioni. È tornato con la migliore prestazione tecnica degli Europei dopo quelle di Sara Curtis, con l’oro nei 100 farfalla in 49.48, nuovo record europeo, a tre centesimi dal record mondiale di Caeleb Dressel fatto ai Giochi di Tokyo.

Grousset lo ha attaccato immediatamente, passando ai 50 metri in 22.97, davanti al 23.19 di Milák. Il francese aveva costruito il precedente record europeo proprio su una prima vasca così aggressiva. Milák ha scelto una distribuzione diversa.

Poi ha chiuso lui la 4x100 europea con una frazione lanciata da 46”29. Senza di lui la squadra era entrata in finale con il quinto tempo e non sembrava da podio. Sam Blacker, su SwimSwam ricorda che “alla vigilia degli Europei 2026 c’era una certa apprensione su quale versione di Kristof Milak si sarebbe presentata”. Quella del 2024, oro olimpico nei 100 farfalla, o quella del 2025, assente dai Mondiali e quasi indecifrabile. In Ungheria il suo rapporto con media, tecnici e compagni è complicato: dopo Parigi non ha più parlato, negli ultimi anni si è allontanato più volte dalla piscina, il suo allenatore e il ct ungherese hanno criticato i periodi senza lavoro, il suo club gli aveva mandato un ultimatum per tornare ad allenarsi. Anche Hubert Kos lo aveva accusato di pensare più a sé che alla squadra. Poi però, in acqua, Milak ha fatto esattamente ciò che da lui ci si aspettava.

Swim Swam dice che “qualunque cosa sia successa fuori dalla piscina in quel periodo, le sue prestazioni in acqua sembrano ora al culmine”. Ha 26 anni, ha lasciato i 200 farfalla, ha record mondiali juniores quasi dimenticati, ha demolito il mondiale dei 200 farfalla di Phelps ed è a tre centesimi da Dressel. Continua a smentire chi lo aspetta al punto di rottura. Ha cominciato a nuotare perché la sua famiglia aveva una piscina in casa. Nel giugno 2023 si è ritirato dai Mondiali perché aveva bisogno di una pausa sia mentale sia fisica. “Ho toccato il fondo. Qualsiasi atleta - disse si sé - può affrontare un periodo come questo, quando hai bisogno di fare un passo indietro, ricaricare le batterie per essere pronto alle prossime sfide”.

Amy Hunt ha vinto anche i 200 metri in 22”19, miglior tempo europeo del 2026, e ha completato a Birmingham la doppietta dello sprint dopo l’oro nei 100. Lo aveva fatto Asher-Smith nel 2018 e prima di lei Dafne Schippers nel 2014, Kim Gevaert nel 2006, Irina Privalova nel 1994, e via via all’indietro fino a Katrin Krabbe nel 1990 e Irena Szewinska nel 1974.

È uscita forte in curva, ha raggiunto Dina Asher-Smith e poi l’ha staccata sul rettilineo, correndo da favorita dopo l’argento mondiale conquistato l’anno scorso a Tokyo. Dietro di lei, la gara per l’argento l’ha vinta Rhasidat Adeleke, rientrata dopo un’estate di problemi e qualificata solo due settimane fa. Ha corso in 22”28, primato irlandese, un centesimo meglio di Asher-Smith. Ha fatto saltare così la tripletta britannica annunciata. Adeleke ha 24 anni, figlia di genitori nigeriani [Prince e Ade], ha studiato fra 2021 e 2023 alla Corporate Communication della University of Texas e prima di ogni gara prega.

Leo Neugebauer è entrato sul rettilineo finale dei 1500 con l’oro europeo del decathlon ancora in mano, poi il corpo ha smesso di rispondere. Aveva 154 punti di vantaggio prima dell’ultima prova, ma Niklas Kaul, compagno di squadra tedesco specialista nelle rimonte del secondo giorno, gli aveva rosicchiato tanrto margine lanciando il giavellotto a 73,54.

Neugebauer si è salvato negli ultimi 8 metri dei 1500, quando ha sentito le gambe diventare di piombo, barcollando come un ubriaco. Gli ultimi 100 metri gli sono costati 22 secondi, quando ha visto la linea del traguardo ha smesso di correre e i è tuffato. I giudici hanno dovuto controllare e ricontrollare prima di stabilire che aveva davvero passato la riga e aveva vinto con 8611 punti, 38 più di Kaul, bronzo per il norvegese Sander Skotheim al primo decathlon dell’anno.

Prima c’era stato un altro brivido. Neugebauer doveva saltare 4,80 nell’asta, una misura normale per un campione con 5,30 di personale. L’ha superata al primo tentativo, almeno secondo il tabellone, come altri sei atleti. Poi i giudici li hanno richiamati. La misura era sbagliata, la sbarra era rimasta troppo bassa, qualcuno aveva dimenticato di impostare l’altezza successiva. La FAZ racconta questa figuraccia e una prova nervosa, con i salti annullati e gli atleti costretti a rifare 4,80 dopo aver speso energie. Non è finita. C’è stato un secondo errore sui ritti, non regolati alla distanza richiesta da Neugebauer e Makenson Gletty. Il reclamo è stato prima respinto, poi i due hanno ottenuto un quarto tentativo sub judice. Neugebauer l’ha superato, Gletty no. “Indegno perfino di un campionato distrettuale”, scrive la FAZ.

Poco prima, la Germania aveva conquistato il primo titolo con Krause nelle siepi, mancando la doppietta per la caduta di Mayer a faccia a terra sull’ultima riviera.

Era la gara più attesa dell’anno prima che iniziassero le batterie di Birmingham, con il triello atteso tra Audrey Werro leader mondiale da 1’53”80, Keely Hodgkinson oro olimpico, campionessa uscente e primatista mondiale indoor, Femke Broeders-Bol alla sua nuova avventura dopo i 400 ostacoli, eppure già scesa a 1’55”60 e terza al mondo nel 2026.

Il colpo di cena è arrivato ieri nella prima semifinale, quando Werro è stata toccata da dietro da Veronica Vancardo durante la corsa ed è caduta prima dell’ultima curva. È caduta anche la lituana Gabija Galvudte per un altro contatto fortuito. Si sono rialzate e sono arrivate al traguardo, il reclamo le ha riammesse a una finale che si corre dunque in dieci.

Il record europeo e mondiale resta l’1’53”28 di Jarmila Kratochvílová, quello dei campionati l’1’55”41 di Olga Mineyeva. È nella condizione della vita Eloisa Coiro, che in batteria ha abbassato il primato italiano fatto 46 anni fa da Gabriella Dorio [1:57.56] e ieri in semifinale lo ha di nuovo avvicinato [1:57.74]. Non ci sono medaglie italiane nella storia degli 800 europei. [🍿 ore 22.46]

Oleh Doroshchuk è il leader stagionale con 2,33, campione europeo e mondiale indoor, bronzo all’aperto a Roma 2024, quando Tamberi vinse con 2,37 e non si trattenne dall’abbracciare il presidente Mattarella. È una finale piena di italiani, quattro u quattro qualificati, compreso lo stesso Tamberi - che però non si è piaciuto. Gli altri tre sono Matteo Sioli [milanesi, 21 anni, 2,30 di personale, studia scienze della ristorazione per fare il nutrizionista], Christian Falocchi [29 anni, bergamasco, 2,30 indoor e 2,27 all’aperto, ex sassofonista in una banda], Edoardo Stronati [22 anni, milanese, ex tennista, studia economia e finanza].

Di loro scrive Alessia Trost su Sky Sport Insider, guardando a Stronati come uno dei nomi da seguire nel futuro. “Nell’ultimo anno, però, si è veramente rimesso in sesto dal punto di vista fisico e, per quanto sia veramente esile, è un pochettino più strutturato”. Matteo Sioli è “la grande stella del salto italiano”. È alto 1,98, eppure si muove, dice Trost, come se fosse 1 e 75. “Tecnicamente ha molti margini di miglioramento, però il suo è un salto che non va assolutamente destabilizzato. È un salto tagliato su misura, non è perfetto ma funziona. Non esiste un modo di saltare corretto. Esiste un modo di saltare funzionale”.

Dinanzi a tanta nuova concorrenza interna, stamattina Tamberi dice a Giulia Zonca su La Stampa: «Se un ragazzo con i capelli al vento e il viso innocente salta 2,30 a me si scatena l’agonismo puro».

Tamberi ha vinto tre volte: 2016, 2022, 2024, in una disciplina misteriosamente bloccata nell’evoluzione e nello sviluppo. Il primato del mondo [2,45] è del 1993, quello europeo [2,42] del 1987. È dal 2014 che nessuno salta 2,40, dal 2016 nessuno sale a 2,39, e negli ultimi cinque anni solo Ilya Ivanyuk e Maksim Nedasekau sono arrivati a 2,37. Stasera non ci sono. [🍿 ore 21]

Simona Quadarella arriva con un vantaggio enorme sul resto del continente. Un anno fa, ai Mondiali di Singapore, ha modificato per la prima volta la sua dimensione intercontinentale, abbassando a 15:31.79 di oltre sette secondi il record di Lotte Friis che risaliva al 2013. Quel tempo rappresentava un miglioramento di nove secondi rispetto al suo personale, e le consentì di portarsi a soli cinque secondi da Katie Ledecky. Al Trofeo Settecolli ha vinto in 15:46.19, ha completato tre gare sotto i 16 minuti dall’inizio dell’anno e ieri se l’è presa comoda in batteria [16:05.28], nascondendosi a lungo nella scia di Kseniia Misharina, ma staccandola quando ha voluto. In carriera, secondo Swim Swam, è scesa sotto i 16 minuti per 34 volte. Dice e ripete di non essere imbattibile, ma se dovesse fare un qualunque risultato diverso dall’oro sarebbe la sorpresa più grande di tutti i campionati.[🍿 ore 19.56]

Mezz’ora dopo la fine del km e mezzo di Simona Quadarella, arriveranno i 10 di Nadia Battocletti, ancora insieme, come l’altro giorno per gli 800 in acqua e i 5.000 su pista, signore del mezzofondo e delle gare in cui si passa e ripassa dallo stesso posto prima di arrivarci [se ne parlava su Centesimi l’altra mattina qui]. Con un altro oro, Nadia diventerebbe la prima a ripetere l’accoppiata 5.000-10.000 in due edizioni consecutive. Non solo fra le donne, non c’è riuscito nessun uomo, nemmeno Zatopek. Il doppio bis europeo è nel palmarès di Mo Farah, ma non consecutivo [2010 e 2014]. Farah c’è riuscito ai Giochi [2012-2016] come Lasse Viren [1972-1976].

Battocletti ha detto a Mario Leone per il Foglio: «Trovo che l’architettura abbia più punti in comune con l’atletica di quanto sembri: in entrambe si lavora a lungo su qualcosa che si vedrà solo alla fine. L’atletica ha un vantaggio che gli altri sport non hanno: alla base ci sono correre, saltare e lanciare, gesti che sa fare chiunque. Va solo fatta sentire più vicina”».

La leader stagionale è però Maureen Koster, olandese da 30’50”31. Cerca all’età di 33 anni la sua prima medaglia all’aperto, dopo una carriera legata a 1500 e 3000. È laureata in Giurisprudenza. Ha saltato gran parte della stagione 2021 e le Olimpiadi di Tokyo per riprendersi il suo benessere mentale. È tornata alle gare nell’ottobre 2021. Il record europeo è il 29’06”82 di Sifan Hassan, quello dei campionati il 30’01”09 di Paula Radcliffe. [🍿 ore 20.45]

Entra in scena il divino Armand Duplantis. Ventisette iscritti alle eliminatorie, si passa andando sopra 5,80 oppure chiudendo fra i migliori-12. Lo svedese ha saltato 6,13 all’aperto e 6,31 indoor. Sopra i sei metri sono andati nel 2026 anche Sandre Guttormsen della Norvegia e il greco Emmanouil Karalis. Per l’Italia c’è Matteo Oliveri, 5,71 di personale, 5,66 quest’anno. È di Sanremo, ha mollato il calcio dieci anni fa, si allena a Padova. [🍿 ore 11.56]

I 100 farfalla femminili hanno una favorita in una campionessa da verificare. La belga Roos Vanotterdijk difende l’oro europeo vinto nel 2024 in 57”47 ed è l’unica iscritta già scesa sotto i 56”. Ha un personale di 55”84 e ieri l’ha mancato di cinque centesimi, nuotando il record dei campionati. Contro di lei, Angelina Köhler ha l’esperienza di un titolo mondiale, un’eccezione nelle ultime cinque edizioni perché il mondo va veloce. Il record assoluto appartiene a Gretchen Walsh ed è lontanissimo [54”33]. La finale olimpica di Parigi aveva sei qualificate su otto di altri continenti.

I primi quattro della prima semifinale sono stati i quattro più veloci in assoluto. David Popovici è il grande riferimento della specialità. Ha vinto gli Europei 2022 con il record dei campionati di 1’42”97, si è confermato nel 2024 in 1’43”13 e dopo l’oro olimpico di Parigi ha rivinto il Mondiale già suo nel 2022. Un bis che in passato era riuscito solo a Michael Gross, Ian Thorpe, Michael Phelps, Sun Yang. Quest’anno guida le liste con 1’44”48 al Settecolli. Il record mondiale resta ancora l’1’42”00 di Paul Biedermann del 2009.

Dietro Popovici c’è Lukas Märtens, primatista mondiale dei 400, ha rinunciato agli 800 per puntare sui 200. La Gran Bretagna ha portato due uomini in finale, James Guy e Jack McMillan. L’Italia c’è con Carlos D’Ambrosio, in una gara vinta nel 1989 da Giorgio Lamberti col record europeo e nel 2000 da Massimiliano Rosolino, l’ultimo azzurro sul podio in assoluto col bronzo del 2008. D’Ambrosio ha nuotato la semifinale in 1:45.38.

Angharad Evans ed Evgeniia Chikunova sono le uniche ad aver nuotato sotto i 2:20 negli ultimi due anni, e sono in finale con i due migliori tempi delle semifinali. Evans ha rotto la barriera per la prima volta ad aprile, con il record britannico di 2:19.70 ai campionati nazionali. Ai Mondiali dell’estate scorsa era stata quinta. Chikunova detiene il record mondiale, fatto nel 2023 quando aveva 18 anni [2:17.55] ai campionati russi in pieno periodo di bando dalla comunità internazionale, e abbassando di quasi un secondo e mezzo il precedente limite. Ma da allora non è più scesa sotto i 2:18 e il 2:19.96 dell’argento mondiale 2025 a Singapore rimane il suo miglior risultato fuori dalla Russia. Lisa Angiolini è rimasta fuori dalla finale con il nono tempo.

Avremo una nuova campionessa per la prima volta dal 2010 perché Sandra Elkasevic, ex Perkovic, sette titoli, non gareggia in questa stagione. La favorita è allora Jorinde van Klinken, argento a Roma 2024 con 65,99 e leader europea con 70,99 lanciato a Ramona [non è un dettaglio irrilevante: è spiegato qui].

Jorinde van Klinken è un nome meraviglioso da romanzo di Conrad. Sembra una di quelle figlie di un vecchio capitano colonialista nelle Indie Orientali, lei che per amore locale decide di voltargli le spalle, si incammina lungo la spiaggia, e il padre che si trascina sulle ginocchia dietro di lei, facendo con le mani mucchietti di sabbia delle orme lasciate, come fossero tombe [indimenticabile finale di La follia di Almayer].

L’Olanda presenta anche Alida van Daalen, 69,31 in una gara NCAA in Kentucky, ma nei confronti diretti van Klinken conduce 22-1. La sorpresa è stata l’eliminazione di Marike Steinacker, tedesca, 66,55 stagionale, ma 12 metri in meno nelle qualificazioni a Birmingham. Attenzione però a Shanice Craft, tre volte bronzo europeo, due gare oltre 66 metri e senza andare a Ramona. Melina Robert-Michon è al nono Europeo e si è qualificata per la finale. Non ci sono italiane.

Karsten Warholm cerca a Birmingham il quarto titolo europeo dei 400 ostacoli, dopo aver raggiunto a Roma i tre ori di Harald Schmid. In Europa il suo margine resta enorme. Ha il record continentale di 45”94, il miglior tempo stagionale di 46”61, il record dei campionati di 46”98. Dal 2016 è stato battuto da un europeo una sola volta, nella finale mondiale 2022 al rientro da infortunio. Possiede i 33 migliori tempi europei di sempre.

Il primo inseguitore è il tedesco Emil Agyekum, salito a 47”45 e capace di cancellare il record nazionale di Schmid, 47”48, fermo dal 1982. Quest’anno ha corso quattro volte sotto i 48” ed è stato sesto ai Mondiali 2025, una posizione dietro Warholm. La Germania ha anche Owe Fischer-Breiholz, campione europeo Under-23 con 48”01 e 48”08 nel 2026. L’Italia ha portato in finale Alessandro Sibilio, argento a Roma con il record italiano di 47”50 | 👟 21:55 Batterie 200 metri eptathlon femminile

Zharnel Hughes è tornato a correre i 200 europei dopo l’assenza di Roma 2024, si è presentato con il miglior tempo continentale dell’anno [20”04] corso ai campionati britannici proprio all’Alexander Stadium di Birmingham e ieri ha impressionato in una semifinale vinta in 20.05, davanti a Timothé Mumenthaler al primato personale di 20.09. Resta però l’incognita fisica dopo i crampi accusati in semifinale ai Giochi del Commonwealth. Se Hughes vincesse, diventerebbe il secondo uomo capace di conquistare due titoli. Il record europeo resta il 19”72 di Pietro Mennea, quello dei campionati il 19”76 di Ramil Guliyev.

Una finale su sui grava il caso del tedesco Owen Ansah. Ha corso ieri la terza semifinale in 20.04 ma ha rifiutato un controllo antidoping e rischia un lungo top. Secondo Sky, la federazione tedesca starebbe patteggiando una sospensione di tre anni anziché quattro, ma intanto Ansah ha il diritto di correre. Secondo Baldini, e i discute già di tre o quattro anni, allora la sua sorte è segnata. In Germania, Die Zeit ha scritto che che “il caso non riguarda solo la sua carriera, ma anche la questione di cosa ci si possa aspettare dagli atleti”. Dei due italiani in finale, Fausto Desalu e Filippo Dezza, s‘è detto tutto più su.

🏊 9:30 Batterie 50 stile libero femminili | 🏊 9.44 Batterie 50 rana maschili | 🏊 10.01 Batterie 100 dorso femminili

Cinque batterie. La migliore nel 2026 è stata la francese Mary-Ambre Moluh [58.25] e solo Marrit Steenbergen è rimasta sotto i 59 secondi come lei. L’olandesse sarà in quarta batteria alle 10.11, trentadue minuti dopo l’eliminatoria dei 50 stile libero. Due italiane, entrambe in quarta batteria: Federica Toma e Costanza Cocconcelli.

🏊 10.18 Batterie 200 farfalla maschili

Quattro batterie, e finalmente entra in scena in una gara individuale sua maestà Léon Marchand con il muscolo infiammato della sua anca. Nuoterà nell’ultima serie. Un solo avversaria ha un tempo d’ingresso inferiore a 1:53 ed è il polacco Krzysztof Maciej Chmielewski, di fianco a Federico Burdisso in terza batteria. Per l’Italia ci sono anche Andrea Camozzi e Alberto Razzetti in seconda, con l’ungherese Hubert Kos.

🏊 10.34 Batterie 200 misti femminili

Tre batterie, miglior tempo d’ingresso per la britannica Abbie Wood [2:08.17], una delle tre sotto i 2:10. Le altre sono la belga Roos Vanotterdijk e l’israeliana Anastasia Gorbenko. L’Italia i gioca Anita Gastaldi in prima batteria, Chiara Della Corte e Anna Pirovano in seconda.

🏊 10.47 Batterie 4×100 stile libero mista di genere

Due batterie. L’Italia è nella seconda, contro Germania, Svezia, Polonia, Olanda, Svizzera, Gran Bretagna. L’ultimo podio è il bronzo del 2020 con Alessandro Miressi, Thomas Ceccon, Federica Pellegrini e Silvia Di Pietro. Nell’Europeo dimezzato di Belgrado 2024 ha vinto l’Ungheria, a Roma nel 2022 la Francia davanti a Gran Bretagna e Svezia. È una gara che ai Mondiali mai nessuna squadra europea ha vinto, i russi sono stati d’argento a Singapore un anno fa.

🏊 11.00 Batterie 1500 stile libero maschili

Tre batterie, crudelissime per la Germania. Quattro tedeschi sono in testa alla graduatoria del 2026, Florian Wellbrock ha scelto di dedicarsi alle acque libere, gli altri tre si giocano i due soli posti disponibili in finale per ogni nazione. Oliver Klemet nuota in seconda batteria con l’irlandese Daniel Wiffen e l’azzurro Matteo Diodato. Scontro diretto in terza batteria tra Sven Schwarz e Johannes Liebmann. C’è Luca De Tullio in corsia 7.

👟 11:35 Batterie 100 metri ostacoli eptathlon femminile

Qui parte il triangolino che avverte dell’inizio del programma a Birmingham, mentre il nuoto andrà avanti fino alle 11.53. Ci sarà una campionessa diversa per la prima volta dal 2016. Nafissatou Thiam, tre titoli consecutivi e record dei campionati con 6.848 punti, si è ritirata per un problema al bicipite femorale. Anche Katarina Johnson-Thompson arriva a Birmingham con molte incognite, nel 2026 ha fatto solo una gara di peso. La favorita è la svizzera Annik Kälin, leader europea dell’anno con 6.819 punti. I suoi picchi tecnici sono un 6,96 nel lungo e un 12”60 nei 100 ostacoli, a sei centesimi dal miglior tempo mai corso in un eptathlon. In tredici hanno rotto la barriera dei 6.300 punti quest’anno e tra loro anche Sveva Gerevini, primatista italiana.

👟 11:40 e 13:00 Qualificazioni lancio del giavellotto femminile

Passaggio diretto con 61 metri oppure con un piazzamento fra le migliori-12. Sono iscritte in 30, la migliore misura dell’anno è della norvegese Sigrid Borge. L’Italia presenta nel gruppo B delle 13 Paola Padova, 30 anni, bellunese, mamma istruttrice di nuoto e poi podista, papà appassionato di corsa in montagna e orientamento. Lei ha provato prima i tuffi, allenata da Ibolya Nagy, mamma dell’azzurra Noemi Batki. È andata ad allenarsi con Kari Ihalainen a Kuortane in Finlandia. Laureata in architettura allo Iuav di Venezia.

👟 11:50 Qualificazioni salto con l’asta maschile

👟 12:05 Primo turno staffetta 4×400 maschile

Due batterie da otto squadre. L’Italia è nella prima con Danimarca, Ungheria, il Belgio campione uscente, Germania, Svizzera, Portogallo e Slovenia. Il miglior tempo dell’anno è dell’Olanda. I favoriti per Athletics Weekly sono i britannici davanti ai francesi, subito avversari nella seconda batteria. A Roma nel 2024 azzurri d’argento con Luca Sito, Vladimir Aceti, Riccardo Meli, Edoardo Scotti | 👟 12:25 Salto in alto eptathlon femminile

👟 12:35 Primo turno staffetta 4×400 femminile

Due batterie da otto pure qui, e pure qui l’Italia è nella prima con Portogallo, l’Olanda campione in carica, Finlandia, Germania, la Norvegia leader del 2026, Slovacchia, Cechia. Nella storia azzurra ci sono due bronzi nel 2010 e nel 2016.

👟 13:05 Primo turno 1500 metri maschili

Due batterie in programma, da 15 e da 16 iscritti. Alla finale di Ferragosto passano i primi sei di ciascuna. Il miglior tempo del 2026 è del francese Azeddine Habz, il solo altro sceso sotto i 3:30 è il britannico Jake Wightman. L’Italia schiera Piero Arese e Joao Bussotti. Il primo ha 26 anni, torinese, nessuna parentela con Franco. Fino al 2013 giocava a pallavolo, ruolo: opposto. Nel 2026 si è migliorato di oltre due secondi indoor, si allena con il coach francese Adrien Taouji. Ha studiato piano e fa costruzioni Lego. Joao Bussotti Neves, 33 anni, arrivato in Italia dal Mozambico nel 2002 con la mamma Claudine, il papà adottivo è di Livorno.

🏊🥇 18:30 Finale 100 farfalla femminili | 🏊🥇 18.36 Finale 200 stile libero maschili | 🏊🥇 18.43 Finale 200 rana femminili | 🏊 18.50 Semifinali 100 dorso femminili con le qualificate del mattino | 🏊 18.59 Semifinali 50 rana maschili con i qualificati del mattino | 🏊 19.18 Semifinali 50 stile libero femminili con le qualificate del mattino | 🏊 19.25 Semifinali 200 farfalla maschili con i qualificati del mattino | 🏊 19.35 Semifinali 200 misti femminili con le qualificate del mattino | 🏊🥇 19.51 Finale 50 dorso maschili | 🏊🥇 19.56 Finale 1500 stile libero femminili | 🏊🥇 20.16 Finale 4×100 stile libero mista con le qualificate dalle batterie del mattino | 👟 20:35 Getto del peso eptathlon femminile, gruppi A e B | 👟🥇 20:45 Finale 10.000 metri femminili | 👟🥇 21:00 Finale salto in alto maschile | 👟🥇 21:30 Finale lancio del disco femminile | 👟🥇 21:40 Finale 400 metri ostacoli maschili | 👟🥇22:25 Finale 200 metri maschili | 👟🥇 22:46 Finale 800 metri femminili

Nella gara che è stata di Federica Pellegrini, Barbora Seemanova ha vinto alla sua maniera. Non è mai stata in testa fino agli ultimi 50 metri, quando si trovava alle spalle di Merrit Steenbergen, nuotatrice totale, dal dorso allo stile libero, dai 50 ai 200. Seemanova ha rimontato nell’ultima vasca l’olandese partita fortisssimo, migliorando di quasi otto decimi il precedente record ceco[1:55.12]. Anche Steenbergen ha abbassato il primato del suo paese. Ventisei anni, di Praga. Dovette saltare gli Europei di Roma 2022 per il morso di una zecca che le trasmise la sindrome di Lyme. L’anno prima aveva saltato i Mondiali in vasca corta perché aveva preso il covid e nel 2018 mezza stagione per la mononucleosi. Si allena usando un drone e una app subacquea che le consentono di avere analisi sui suoi movimenti da diverse angolazioni.

👟🥇 8:30 Mezza maratona di marcia maschile | 👟🥇 Mezza maratona di marcia femminile | 👟🥇 Maratona di marcia maschile | 👟🥇 Maratona di marcia femminile | 🏊 9:30 Batterie 50 stile libero maschili | 🏊 Batterie 200 farfalla femminili | 🏊 Batterie 100 dorso maschili | 🏊 Batterie 50 rana femminili | 🏊 Batterie 200 misti maschili | 🏊 Batterie 4×200 stile libero mista | 👟 11:25 Salto in lungo eptathlon femminile, gruppi A e B | 👟 12:50 Qualificazioni salto in lungo femminile, gruppi A e B | 👟 12:55 Lancio del giavellotto eptathlon femminile, gruppi A e B | 👟 13:15 Primo turno 1500 metri femminili | 👟 13:40 Primo turno staffetta 4×100 femminile | 👟 14:00 Primo turno staffetta 4×100 maschile

🏊🥇 18:30 Finale 200 farfalla maschili | | 🏊🥇 Finale 50 stile libero femminili | 🏊🥇 Finale 50 rana maschili | 🏊🥇 Finale 200 misti femminili | 🏊 Semifinali 50 stile libero maschili | 🏊 Semifinali 50 rana femminili | 🏊🥇 Finale 1500 stile libero maschili | 🏊 Semifinali 200 farfalla femminili | 🏊 Semifinali 200 misti maschili | 🏊🥇 Finale 100 dorso femminili | 🏊 Semifinali 100 dorso maschili | 🏊🥇 Finale 4×200 stile libero mista | 👟🥇 20:45 Finale 800 metri eptathlon femminile | 👟🥇 21:01 Finale lancio del giavellotto maschile | 👟🥇 21:07 Finale salto in alto femminile | 👟🥇 21:10 Finale 400 metri femminili | 👟🥇 21:17 Finale salto triplo maschile | 👟🥇 21:25 Finale 10.000 metri maschili | 👟🥇 22:07 Finale 1500 metri maschili | 👟🥇 22:33 Finale staffetta 4×100 maschile | 👟🥇 22:48 Finale staffetta 4×100 femminile

Per oggi è tutto. A dopo con Slalom, a domani con Centesimi

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