Ehilà, eccomi con un nuova puntata dei Mesi x Linguetta!
Ci sono cose che lasciano il segno, ci sono segni che diventano storie. E queste storie raccontano di persone che si sono dedicate a qualcosa di grande, anche quando quel qualcosa stava solo nella loro testa.
Proprio come quella messa in pratica da Antoni Gaudí, architetto catalano che incontriamo continuamente quando ci aggiriamo per Barcellona: lo troviamo nei contorni fiabeschi di Casa Batlló, nei brillanti mosaici di Parco Güell, nelle morbide balconate di Casa Milà.
E poi nell’opera che è l’epitome1 del modernismo di Gaudí, ed è forse Gaudí stesso: la Sagrada Familia, i cui lavori per la sua torre più alta sono stati completati proprio nel 2026.
Un uomo e un’opera legati indissolubilmente anche nel giorno che Chiara Lorenzoni e Luogo Comune hanno scelto come simbolo del Libro di giugno:
7 giugno 1926
Quello fu il giorno in cui Antoni Gaudí, intorno alle ore 18, fu investito da un tram, a Barcellona, mentre camminava a testa bassa verso la chiesa di San Filippo Neri.
E come racconta Chiara Lorenzoni:
Il conducente scese e quando vide quell’uomo dimesso, con vestiti frusti e vecchi, steso sul selciato, lo credette un barbone.
Nel cinismo più assoluto, ne spostò il corpo e, risalito sul mezzo, continuò la corsa.
Ricoverato all’ospedale di Santa Creu, nel reparto dei poveri, tre giorni dopo, il 10 giugno 1926, Antoni Gaudí morì.
Il titolo scelto per il testo di chiara lorenzoni descrive benissimo la vita di Antoni Gaudí, tanto che perfino quando gli chiedevano quanto mancasse al completamento dei lavori per la Sagrada Familia, lui rispondeva:
Il mio committente non ha fretta.
Gaudí era una persona devota, al suo lavoro e a Dio. Ma a raccontarcelo meglio sono l’illustratore Luogo Comune e la scrittrice Chiara Lorenzoni, autorə del Libro di giugno che abbiamo già incontrato nella puntata n. 1 di Mesi x Linguetta.
Luogo Comune
Non è stata una scelta facile! Tra tutte e 30 le immagini credo che questa illustrazione possa rappresentare bene il mese di giugno, in primo luogo per la sua palette cromatica.
Vista l’eterogeneità degli aneddoti raccontati tra le pagine del libro, ho scelto di usare una palette ampia, da poter sfruttare modulando i vari colori a seconda del tono dell’evento, generando ritmo e varietà tra le pagine ma allo stesso tempo mantenendo una coerenza visiva per tutto il libro.
Trovo che in questa immagine la combinazione utilizzata risulti particolarmente solare e che ben si adatti a un mese caldo (ahimè sempre di più!) e fatto di lunghe giornate.
In seconda battuta, perché il luogo in cui accade il fatidico evento, Barcellona, è una località mediterranea che subito richiama l’inizio dell’estate e le vacanze spensierate.
Chiara Lorenzoni
Ho visitato la Sagrada Familia anni fa. Era giugno e, fuori dalla chiesa, il cielo di Barcellona era terso.
Ho ancora negli occhi la luce colorata che pioveva dall’alto, la sensazione di entrare dentro uno spazio sacro, ma nel senso laico del termine, perché era una sacralità artistica, di piena fusione tra la pietra e l’idea fatta pietra dell’architetto e della sua devozione verso Dio.
Quando ho approfondito la storia di Gaudí, allora la sua Sagrada Familia mi è parsa ancora più importante, rappresentativa della tensione artistica e umana di chi l’ha creata.
Mi pare una storia bellissima pur nella sua tragicità. Una sorta di cerchio che si chiude.
Gaudí veniva chiamato l’architetto di Dio e in questo io ci vedo la parte più bella della sua umanità. Perché anche chi è ateo non può non restare commosso dal talento di quest’uomo, e soprattutto dalla sua fede nella bellezza e nell’atto artistico, creatore primo di bellezza che salva.
Dedicarsi a qualcosa (dal verbo latino dèdere per ‘affidare’, ‘darsi completamente’) significa mettere tuttə sé stessə per riuscire a fare quella cosa.
Che poi è quello che riescono a insegnarci bambine e bambini, capaci di un’attenzione concentrata e di una dedizione assoluta nello svolgere un compito che lə interessa.
Come ha fatto Jo Nagai, un bambino giapponese di 10 anni, dedicandosi a una ricerca estiva su bruchi e farfalle e arrivando a capire che la memoria, forse, può essere un carattere trasmissibile – ringrazio Flavio Parisi (alias Pesceriso, storie da Tokyo) per averne parlato nell’ultima puntata della sua newsletter.
Succede lo stesso con la lingua: quando cerchiamo le parole esatte, cioè esercitando studio e precisione per trovare le soluzioni migliori e riuscire a raccontare buone storie.
Ed è successo così anche con Antoni Gaudí, che il 7 giugno 1926 fu investito da un tram dopo una vita trascorsa a immaginare e di cui oggi rimane visibile l’enorme dedizione, scolpita dentro opere architettoniche che sanno ancora raccontare storie.
Che è quello che, in parole e immagini, hanno fatto con Il libro di giugno Chiara Lorenzoni e Luogo Comune.
A chi legge, il piacere di scoprire le storie nascoste dentro gli altri giorni, e perché no, di allargare la ricerca verso nuovi fatti umani.
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Mi sa che è tutto, noi ci vediamo alla prossima puntata di Mesi x Linguetta!
Che uscirà lunedì 26 luglio, con la prima delle due puntate dentro lI libro di agosto, scritto da Chiara Lorenzoni e illustrato da Irene Penazzi.
Epìtome è il riassunto, il compendio di una più ampia opera. Deriva dal latino epitŏme, che deriva dal gr. ἐπιτομή, a sua volta derivato di ἐπιτέμνω ‘compendiare’, composto da ἐπί ‘sopra’ e τέμνω ‘tagliare’.

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