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Librobreve · Jul 29, 2026

La vecchia nuvola fluttuante di Can Xue (Utopia Editore)

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Librobreve · Librobreve

La casa editrice Utopia ha avviato da qualche anno un catalogo editoriale tra i più promettenti, che mischia con ritmo autori italiani (Grazia Deledda, Ottiero Ottieri, Massimo Bontempelli, di recente La spirale di nebbia di Michele Prisco a sessant’anni dal suo premio Strega) e scritture di più parti del pianeta (Anne Carson, Camilo José Cela, Ananda Devi, Hassan Blasim solo per citarne un po’). Prosegue anche la proposta di titoli della scrittrice cinese Can Xue, con un ritmo di un libro all’anno, e dopo Dialoghi in cielo (2023), La strada di fango giallo (2024) e La città del fumo (2025) arriva La vecchia nuvola fluttuante (pp. 120, euro 18, sempre nella traduzione di Maria Rita Masci, a quarant’anni esatti dalla sua comparsa).

Due coppie, una con una figlia adolescente e l’altra senza figli, il cosiddetto buon vicinato, un albero di gelso, il guardarsi e spiarsi, animali e odori, sogni, il parlarsi, l’adulterio. Xu Ruhua e suo marito vivono in una casa soffocante sotto un gelso, in un clima di sospetti reiterati e inquietudine. L’avvio è casuale, la caduta dei fiori di gelso, che sembra alterare i sogni e i comportamenti di tutti. La coppia entra in una spirale di insonnia, nervosismo e reciproche accuse. Anche i vicini vivono nella stessa atmosfera di paranoia (il libro è del 1986!), come se le due case si rispecchiassero. Insetti, topi, passeri e cattivi odori diventano segnali di una realtà che pure su un piano allegorico è piena decomposizione. Si sciolgono i confini tra sogno e veglia e i personaggi sembrano perdere il contatto con sé stessi. Xu Ruhua si trasforma progressivamente in una figura malata, arida, pressoché disumana. Anche il marito e gli altri vengono risucchiati in un delirio più asfissiante.

Il breve libro di Can Xue alterna dialoghi corposi a parti come questa:

Ultimamente Kuang faceva la pipì nel canale dietro casa, pensava che la moglie non lo sapesse e chiudeva con circospezione la porta sul retro, poi una volta finito faceva finta di niente. Anche Xu Ruhua faceva finta di niente e ogni giorno spruzzava l’insetticida seguendo le istruzioni del marito.

Quando si erano sposati, l’uomo insegnava alle medie, aveva i capelli a spazzola e indossava sempre pantaloni corti. Spesso portava da scuola penne, taccuini, dicendo che li aveva confiscati agli studenti. Una volta portò due fazzoletti da donna ricamati dicendo che se venivano lavati si potevano usare. All’inizio speravano di avere un figlio, ma poi Xu Ruhua aveva cominciato a godere della propria sfortuna, tutti nella loro famiglia ( lei, Kuang, la suocera ) si crogiolavano nel vittimismo. Perfino il furtivo vicino aveva una figlia, cosa che la stupiva molto. I bambini non potevano andare alla deriva come gli adulti, no?

In questo libro la prosa di Can Xue, che è stata più volte candidata al Nobel per la letteratura, potrebbe assomigliare a certi indugi filmici di Krzysztof Kieślowski: di certo partendo da prerogative diverse e lontane, di certo facendo uso di grammatiche diverse, ma i due talvolta affrontano la medesima trasformazione del reale in una campitura di ambiguità morale e percettiva.

Read the original on librobreve.substack.com

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