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L'estinto · Aug 23, 2026

Tre pezzi facili

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L'estinto · L'estinto

Ciao,
sono Ivo Silvestro e questa è la 182ª edizione della mia newsletter gratuita – che ritorna dopo la pausa estiva con tre riflessioni brevi sull’adattamento al riscaldamento globale, su cosa significa seguire un festival del film e cosa è il fasciamo.

Ma prima una foto: lo schermo di Piazza Grande a Locarno.

Nelle scorse settimane questa newsletter si è presa una pausa: a inizio agosto ero al Festival di Locarno, preso da proiezioni e interviste, e gli ultimi giorni li ho dedicati a recuperare le cose rimaste indietro — inclusa una recensione dell'ultimo libro di Pigliucci pubblicata mercoledì scorso.

Faceva caldo, a Locarno. Certo, ad agosto ha sempre fatto caldo e avrei anche poco di che lamentarmi, visto che nelle sale c'è l'aria condizionata (messa comunque a dura prova dalle alte temperature esterne e dalle tante persone presenti). Ma sinceramente non ricordo così tanto caldo e così a lungo: salvo un paio di occasioni in cui si è sollevato un po' di vento, l'afa non ti lasciava neanche durante le proiezioni serali in Piazza Grande, quando a volte faceva comodo un giacchino leggero.

Non si tratta solo di sostituire il giacchino — ne avevo sempre uno nello zaino — con un ventaglio o un ventilatore a batteria. E non si tratta solo di migliorare la climatizzazione delle sale, di prevedere soluzioni per avere qualche grado in meno negli spazi all'aperto e di avere più fontane pubbliche in giro per la città: sono tutte misure opportune, per non dire necessarie, ma si limitano a considerare il caldo come un disagio.

L'aumento delle temperature non è solo una questione di qualità della vita: è una questione di energia. Un grado in più o in meno sembra fare poca differenza, per il nostro benessere, ma se lo rapportiamo alle masse d'aria o, peggio ancora, d'acqua diventa una quantità incredibile di energia.
Se la superficie (diciamo i primi 20 cm) del Mediterraneo si scaldano di un grado, vuol dire che conservano l'energia sufficiente per portare a ebollizione circa due milioni e mezzo di piscine olimpioniche.1 E questo supponendo che la temperatura sia aumentata solo di un grado e solo in superficie: gli ultimi dati che ho trovato mi danno anomalie fino a 6 gradi e uno studio del 2024 mostra che il calore arriva più in profondità.

Dove finisce questa energia? Purtroppo ho la risposta nelle orecchie: ho iniziato a scrivere questa newsletter in Liguria e come sottofondo ho il rumore continuo dei tuoni di uno dei temporali più lunghi che ricordi, con circa 40mila fulmini in poche ore secondo il Secolo XIX. Ci sono stati anche danni, per mia fortuna non dove mi trovo.

Quando parliamo di adattamento dobbiamo ricordarci a cosa dovremmo adattarci: non è solo "qualche grado in più".

Una trentina di film (esclusi i cortometraggi), una dozzina tra interviste e presentazioni e un numero difficile da valutare di discussioni informali: è il mio bilancio quantitativo di undici giorni al Festival di Locarno. Sulla qualità, ovviamente non tutto quello che ho visto è memorabile — e anzi alcuni film spero di dimenticarli presto, ma altri film spero di avere occasione di rivederli con più calma e meno stanchezza.

Come spesso capita, mi chiedo quale sia il senso di un festival. Ovviamente la domanda è mal posta: non c'è un unico senso e se alcuni fattori sono abbastanza scontati — il turismo, le attività parallele organizzate dalla politica e dall'economia —, altri sfuggono. L'industria del cinema, ad esempio, ha sempre avuto un rapporto controverso con il mondo dei festival che in alcuni casi può fare la fortuna di un film (penso che 'Joker' di Todd Phillips non sarebbe stato il successo che è stato, senza il Leone d'oro a Venezia), in altri può ostacolarla.

Un senso che negli anni è apparentemente venuto meno è quello di canale di diffusione alternativo e complementare alla grande distribuzione: ci sono servizi di streaming dedicati al cinema d'autore che possono tranquillamente svolgere questa funzione.
Ma vuoi mettere guardare un film su uno schermo che misuri in metri e non in pollici e con un impianto audio degno di questo nome? L'obiezione merita un approfondimento perché di solito, come esempio di cose meritevoli da vedere in un cinema, si citano grandiose scene con sofisticati effetti speciali. Ma questo è vero solo in parte: la dimensione dello schermo cambia proprio il linguaggio del cinema, il modo in cui leggiamo e viviamo le immagini. Ne ho avuto la conferma con un film del Concorso internazionale: Hearing di Lê Bảo, che in sala mi aveva incantato per la composizione delle immagini ma che, rivisto il giorno dopo sullo schermo del computer, mi è sembrato insignificante. Le dimensioni dello schermo contano, ma con quel che può costare seguire un festival si prendono un proiettore e degli altoparlanti di fascia media.
No, quello che secondo me è davvero insostituibile, anche con un social media per cinefili come Letterboxd, è la comunità che si viene a creare, il poter discutere di film e di cinema con persone che hai appena conosciuto ma con le quali condividi interessi e sensibilità.

Che cosa è il fascismo?
Di nuovo, la domanda è mal posta: il fascismo è tante cose, come del resto lo sono tante parole e tanti concetti che usiamo senza grossi problemi. Ma quella parola è diventata un'arma retorica, per cui la vaghezza di fascismo, e di fascista, va affrontata — di solito cito Il fascismo eterno di Umberto Eco con il suo elenco di tratti che, pur non formando un sistema coerente, caratterizzano le varie forme di fascismo: il culto della tradizione, il rifiuto del disaccordo, la paura della differenza, l'esaltazione del conflitto eccetera.
Solo che quel testo è nato come conferenza pubblica, con gli inevitabili compromessi nell'analisi, e risale agli anni Novanta, prima dei social media, della democrazia illiberale, delle nuove destre. Certo, i tratti identificati da Eco rimangono utili, ma un approccio più analitico farebbe comodo, sia per evitare che qualsiasi appello alla tradizione diventi automaticamente fascista, sia per stabilire un meccanismo indipendente dalla gravità del fenomeno che abbiamo di fronte.

Leggendo un lungo articolo2 di Daniel Graf sul “neuer Faschismus” ho scoperto la definizione della filosofa Eva von Redecker: «Faschismus ist liquidierende Phantombesitzverteidigung». Il mio tedesco non è dei migliori, ma credo di essere riuscito ad afferrare il concetto che tradurrei come "difesa liquidatoria del possesso fantasma". Il che, lo riconosce anche Graf, non è di immediata comprensione e necessita di una spiegazione, perché ogni termine rimanda agli altri per la propria interpretazione.

Iniziamo dal possesso: i nuovi fascismi non ragionano in termini di simboli o di valori, ma di beni dei quali si rivendica il possesso, vale a dire un controllo attuale e totale, la possibilità di fare quello che si vuole, inclusi abuso e distruzione. Questi beni possono essere la patria, le risorse del territorio, i ruoli di genere tradizionali, l'autorità di parola (ovvero il non essere criticati per quello che si dice), un potere di governo illimitato perché sostenuto dal popolo. Sono beni che in realtà non si possiedono: nella realtà perché sono invenzioni della propaganda che immagina poteri o privilegi mai avuti — per questo sono beni fantasma, come il dolore fantasma di un arto che non c'è più —; nella visione dei nuovi fascismi perché sono minacciati e vanno quindi difesi. La minaccia è fabbricata per essere astratta e isolabile dalla società: le femministe che distruggono le famiglie tradizionali, gli immigrati che distruggono il mercato del lavoro e violentano le nostre donne, gli avversari politici che rubano le elezioni eccetera. C'è anche un altro aspetto interessante: è la difesa a giustificare il possesso: non difendo qualcosa che è già mio, ma quel qualcosa diventa mio perché lo difendo. Ed è una difesa liquidatoria su due fronti. Il primo: è pronta a cancellare (liquidare) chi minaccia questi beni fantasma — togliendo loro diritti oppure, se di origine straniera, tramite l'espulsione (remigrazione) — o chi si sottrae al ruolo assegnato, come le persone LGBTQ. Ma è liquidatoria anche perché è una difesa pronta a distruggere i beni stessi, pur di proteggerli: le donne da difendere dalle aggressioni possono morire di parto piuttosto che abortire, il territorio può essere devastato per sfruttare le risorse.

  • Ci sarebbe tanto da dire sulla morte di Jason Arday, che si era dimesso da Cambridge una settimana prima dopo mesi di accuse su plagi e qualifiche. Qui un contributo sulla politicizzazione delle accuse di plagio — che è uno dei temi in gioco.

  • Domande e risposte sulla siccità (riguardano la Svizzera, ma il problema non è certo solo svizzero)

1

I calcoli li ha fatti Claude, ma mi paiono corretti: il Mediterraneo ha una superficie di 2,5 milioni di km2, quindi il volume di cui parliamo è circa 500 km3 o 500 miliardi di m3. Scaldare di un grado 500 miliardi di m3 equivale a scaldare di 80 gradi (portandoli all’ebollizione, ammettendo di partire da 20 gradi) circa 6 miliardi di m3. Una piscina olimpionica contiene almeno 2500 m3, il che fa, appunto, 2,4 milioni di piscine.

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