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Lavinia Marchetti · Aug 21, 2026

Burioni, l’uso strumentale della morte di una bambina per difterite e l’effetto avverso del disprezzo

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Lavinia Marchetti · Lavinia Marchetti

Per “difendere” i vaccini dobbiamo spiegare e identificare le differenze tra i vaccini stessi. Burioni usa una bambina morta per mandare a processo milioni di persone che hanno dubbi. Questa è il classico esempio di iatrogenesi da comunicazione avversa.

Oggi sfogliando Repubblica mi sono trovata davanti l’articolo Roberto Burioni, noto virologo, che ha intitolato il suo articolo «Bugie criminali sui vaccini». L’occasione per condannare (di nuovo, senza soluzione di continuità) è la morte a Palermo di una bambina di quattro anni, priva della vaccinazione antidifterica perché i genitori attribuivano l’autismo di un cugino al vaccino trivalente. Il quadro clinico, mentre Burioni scriveva, richiedeva ancora parecchie cautele, cautele che nel suo articolo non si ponevano proprio. Moltissime fonti parlano di “sospetta difterite” e la Procura ha già disposto l’autopsia, ma ancora si attendono gli accertamenti dell’Istituto superiore di sanità. Probabilmente la bambina è davvero morta di difterite, ma almeno accertiamolo prima. Burioni, nella sua catarsi onnisciente sceglie, come il suo personaggio richiede, la formula definitiva. Eppure, dentro un articolo che pretende di amministrare il confine fra verità e menzogna (e non in senso extramorale) mi aspettavo molti distinguo. Non ci sono.

Per quanto mi riguarda, vuoi per formazione, vuoi per buon senso, considero la vaccinazione antidifterica una conquista essenziale della medicina. La ragione si trova nel meccanismo stesso della malattia. Burioni poteva usare la colonna di Repubblica per spiegare questo invece di insultare e criminalizzare (peraltro genitori che hanno perso una figlia). La difterite respiratoria è provocata da ceppi tossigeni di Corynebacterium diphtheriae. Il batterio acquista la capacità di produrre la tossina quando ospita un batteriofago portatore del gene tox. A quel punto la malattia va ben al di là dell’infezione locale, potremmo dire, usando parole comuni, che si trasforma in un vero e proprio avvelenamento biologico. La tossina difterica è formata da una componente che riconosce la cellula e da una componente enzimatica. Dopo l’ingresso per endocitosi, la porzione attiva usa il NAD per trasferire un gruppo ADP-ribosio sul residuo di diftamide del fattore di allungamento eucariotico 2, eEF2. Quel fattore consente al ribosoma di avanzare lungo l’RNA messaggero durante la traduzione. Una volta inattivato, la sintesi proteica si arresta e la cellula muore. Sembra complesso da capire, ma è un meccanismo semplice nella sua crudeltà. In pratica nella faringe la necrosi produce la tipica pseudomembrana aderente, composta da detriti cellulari legati dalla fibrina, fra i quali resta il batterio. Staccarla può causare sanguinamento e la sua estensione può chiudere le vie aeree. La tossina assorbita raggiunge poi il miocardio, dove può provocare una miocardite accompagnata da blocchi di conduzione. Può provocare aritmie che in alcuni casi risultano fatali, oppure, nei casi più gravi il cuore cede per shock cardiogeno. Il danno neurologico può paralizzare i muscoli respiratori. Possiamo spiegare ai genitori che con la difterite si muore o per asfissia oppure per il collasso prodotto dalla tossina, in alcuni casi si arriva ad un’insufficienza multiorgano. L’antitossina neutralizza soltanto la quota ancora libera nel sangue. Dopo il legame con la cellula, il tempo terapeutico si restringe in modo vertiginoso.

Cosa fa il vaccino? Interviene esattamente in quel passaggio. Contiene l’anatossina difterica, cioè la tossina resa priva della propria capacità tossica mediante trattamento chimico e conservata abbastanza simile da essere riconosciuta dal sistema immunitario. L’esposizione all’anatossina seleziona linfociti B specifici. Una parte si differenzia in plasmacellule secernenti anticorpi neutralizzanti mentre un’altra persiste come memoria immunologica. Se la tossina autentica compare in seguito, gli anticorpi la legano prima del suo ingresso nelle cellule. Il bersaglio principale del vaccino è dunque la tossina che poi, dopo, va a combattere il batterio.

Secondo migliaia di studi in merito tre dosi hanno mostrato un’efficacia protettiva del 95,5 per cento nei bambini sotto i quindici anni, con almeno cinque dosi la stima sale al 98,4 per cento. Il profilo di sicurezza è eccellente. Questa vaccinazione, testa ormai da cento anni è senz’altro raccomandabile. E bisogna anche aggiungere che l’immunità contro la tossina protegge dalla malattia e, però lasciare possibile la colonizzazione. Purtroppo la protezione vaccinale, nel caso della difterite può coesistere con lo stato di portatore.

Di tutto questo Burioni non spiega quasi nulla. Preferisce dire che attribuire l’autismo ai vaccini equivale a credere che la Terra sia piatta. Sul piano meramente scientifico ha probabilmente ragione. Sono certa che molte persone vedano una causalità tra vaccini e autismo e avranno avuto esperienze in merito, possono essere casuali o causali, ma gli studi in merito sono tantissimi e in ogni parte del mondo. C’è una revisione recente, pubblicata nel dicembre 2025 e fondata su trentuno studi, che conferma l’assenza di un rapporto causale fra vaccinazioni e disturbi dello spettro autistico (https://www.who.int/news/item/11-12-2025-who-expert-group-s-new-analysis-reaffirms-there-is-no-link-between-vaccines-and-autism). Una grande meta-analisi aveva già incluso oltre un milione e duecentomila bambini (reperibile qui https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/24814559/ ). Il dato scientifico è solidissimo.

Proprio la solidità dei dati scientifici rendono superflua la caricatura. La paura vaccinale nasce spesso da una coincidenza temporale interpretata come causa. In altri casi un evento avverso reale viene generalizzato oltre i dati (e comunque gli effetti avversi ci sono ed è inutile negarli, si ottiene l’effetto opposto e si criminalizzano le persone), oppure agisce la sfiducia verso istituzioni che hanno esercitato un potere concreto sulla vita delle persone obbligandole o ricattandole su trattamenti sanitari obbligatori. Sono errori diversi e necessitano di distinguo e non farlo risparmia a Burioni la fatica della spiegazione e certe uscite passate che lo hanno reso inviso a buona parte della popolazione.

Esiste inoltre, un’ulteriore differenza elementare fra falsità e bugia. La falsità riguarda la corrispondenza di un enunciato ai fatti. La bugia richiede la consapevolezza del falso e l’intenzione di ingannare. Una credenza erronea può senza dubbio produrre conseguenze terribili, ma chiamarla automaticamente “bugia criminale” la trasforma in una questione mortale. La responsabilità dei genitori resta, ovviamente anche sul piano giuridico. Ma il piano giuridico non c’entra nulla col medico che chiama chiunque “criminali”. E bisogna fare anche un’altra differenziazione, c’è chi fabbrica consapevolmente disinformazione per guadagno (come molte testate giornalistiche italiane), ma appartiene a un caso diverso dalla persona che ha credenze errate che causano una tragedia.

Burioni, poi, compie poi un secondo salto, che nessuno scienziato dovrebbe permettersi di fare. Scrive che «i vaccini sono sicurissimi» e che le vaccinazioni «ostacolano la circolazione dei virus e dei batteri». La “Sicurezza” in medicina non c’entra niente con la “Sicurezza” in politica. In medicina significa osservare frequenza e gravità degli eventi avversi in rapporto al beneficio atteso. Tutto è basato su una valutazione probabilistica, riferita a uno specifico prodotto, a una popolazione concreta, in un tempo dato. Gli “assoluti” vanno bene per vendere un prodotto, non per la scienza. I vaccini differiscono per piattaforma e bersaglio, alcuni sono progettati per ridurre con grande efficacia anche l’infezione, mentre altri proteggono soprattutto dalla malattia grave. La stessa vaccinazione antidifterica, come abbiamo visto, agisce anzitutto contro la tossina e lascia possibile il portage.

Il paragone con la vaccinazione anti-Covid richiede una distinzione fondamentale, che ovviamente Burioni evita. L’anatossina difterica presenta al sistema immunitario una tossina batterica inattivata, usata da quasi un secolo. I vaccini a mRNA contro SARS-CoV-2 introducono nelle cellule un RNA messaggero racchiuso in nanoparticelle lipidiche, l’RNA contiene l’istruzione per produrre temporaneamente la proteina Spike, che viene riconosciuta dal sistema immunitario. Il primo bersaglio è una tossina relativamente stabile. Il secondo appartiene a un virus capace di evolvere attraverso varianti antigeniche.

Questa differenza cambia anche gli esiti osservati. L’Agenzia europea per i medicinali precisa che i vaccini anti-Covid furono autorizzati per proteggere dalla malattia, senza un’autorizzazione specifica per impedire la trasmissione da una persona all’altra (https://www.ema.europa.eu/en/human-regulatory-overview/public-health-threats/coronavirus-disease-covid-19/covid-19-medicines/covid-19-vaccines-key-facts ). Gli studi successivi hanno rilevato una riduzione della trasmissione, variabile nel tempo e secondo le varianti circolanti. La protezione dalla malattia grave ha avuto una tenuta maggiore. Gli eventi avversi comunque esistono. L’EMA riconosce, per alcuni vaccini a mRNA, casi, seppur non molto frequenti di miocardite e pericardite. La farmacovigilanza ci obbliga a riconoscere gli effetti avversi. La valutazione del rapporto fra benefici e rischi resta favorevole, ci sono studi che lo confermano. Ma siamo ancora lontanissimi dalla “Sicurezza”.

Un virologo serio parla del prodotto collocandolo tra beneficio atteso e rischio conosciuto nella fase epidemiologica concreta. La frase “i vaccini sono sicurissimi” in bocca a una persona di scienza sostituisce l’analisi costi/benefici dietro un’autorevolezza quantomeno ambigua. Questa comunicazione vorrebbe “vendere” una sicurezza quasi assoluta in una disciplina che di assoluto non ha nulla. Offrendo così ai diffidenti una contraddizione facile da esibire al primo segnale di farmacovigilanza.

La pandemia, inoltre, è stata sia un’esperienza biologica sia un’esperienza di biopotere (con conseguenze psicologiche anche gravi). In Italia lo Stato ha imposto il Green Pass per l’accesso al lavoro. Per alcune categorie l’obbligo vaccinale aveva come conseguenza la sospensione; nel gennaio 2022 venne esteso agli ultracinquantenni, insieme al Green Pass rafforzato per lavorare. Indubbiamente la scienza poteva stimare con un certo grado di probabilità la riduzione del rischio, ma la decisione su quali vincoli imporre apparteneva alla politica. Burioni si è posto nella condizione dell’onnipotenza, confondendo i due piani e influenzando la politica, consentendo così di chiamare “antiscientifica” anche la contestazione di un Green Pass o di una sospensione dal lavoro. Se un dato scientifico resta identico al di là di cosa ne pensino le persone, la politica sanitaria non funziona così e deve comunque rispondere alla discussione democratica (che è stata sospesa).

Gli effetti di quella stagione sulla fiducia dei cittadini nella scienza meritano studi socio psicologici complessi. Nel frattempo un’indagine nazionale pubblicata sugli Annali dell’Istituto superiore di sanità (https://annali.iss.it/index.php/anna/article/view/1775 ) ha trovato una fiducia generale nei vaccini pari al 63,9 per cento, mentre la fiducia nelle singole piattaforme anti-Covid restava sotto il 40 per cento. La distanza fra questi due valori mostra che i cittadini distinguono già piuttosto bene ciò che Burioni mette assieme senza alcun rispetto. Un altro esempio concreto che posso fare è l’indagine condotta nel 2023 su ventitré Paesi (https://www.nature.com/articles/s41591-024-02939-2) , dove il 23,1 per cento degli intervistati dichiarava una minore disponibilità verso vaccini diversi da quello anti-Covid in seguito all’esperienza pandemica. Il dato lascia indeterminata la causa, documenta uno spillover di sfiducia. Un altro aspetto fondamentale risiede nella fiducia nell’autorità e nelle istituzioni (e Burioni ne fa parte producendo esattamente l’effetto contrario) alcuni studi mostrano che la fiducia nelle autorità è fra i principali predittori dell’adesione vaccinale (ve ne metto uno piuttosto interessante https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC9361415/ )

Se definiamo “terrapiattista” chiunque porti addosso una storia di ricatti e abusi cancella la sofferenza dalle persone e alimenta i dubbi. Proprio L’OMS, nelle sue indicazioni più recenti su come parlare di vaccini (https://www.who.int/news-room/feature-stories/detail/how-to-talk-about-vaccines ), suggerisce di cominciare dall’ascolto empatico e invita esplicitamente a evitare atteggiamenti liquidatori. Burioni sceglie la direzione opposta, dunque Burioni è contro la scienza? Burioni fa un’operazione piuttosto scorretta e sceglie di parlare al “suo” pubblico di già convinti offendo loro una superiorità morale da condividere sui social con disprezzo. In questo modo confonde l’applauso giubilatorio del proprio pubblico con l’efficacia sanitaria. Pura iatrogenesi sociale. Qui mi richiamo proprio al controverso studioso Ivan Illich (che comunque qualunque studente di medicina o biologia dovrebbe leggere) che chiamava iatrogenesi il danno prodotto dalla medicina e dalle sue istituzioni mentre promettono di curarci. In questo caso il termine lo uso come analogia. L’articolo di Burioni, appunto, offre un caso di iatrogenesi comunicativa. Mentre vuole inoculare fiducia, somministra disprezzo. Non ci vuole un grande psicologo a capire che la persona esitante che si sente criminalizzata avvertirà una minaccia alla propria autonomia e si irrigidirà nella propria posizione.

Ho scritto tutto questo solo per dire che la comunicazione di Burioni (e di molte altre “virostar”) è parte del problema che pretende di combattere. Il suo metodo cosa ha prodotto? Ha trasformato il (come dice lui) “somaro” (io preferisco il “diffidente” che è una posizione filosofica di tutto rispetto) in una categoria della sanità pubblica, per non dire psichiatrica. La conoscenza scientifica diventa quasi una partita di calcio, un “noi”/”loro” che si combattono.

Se Burioni avesse voluto davvero proteggere i bambini avrebbe cercato di spiegare cos’è la difterite fin dentro il ribosoma e a quel punto sarebbe apparsa anche la differenza radicale rispetto alle vaccinazioni anti-Covid, insieme agli eventi avversi conosciuti e all’eredità politica del Green Pass. La raccomandazione del vaccino antidifterico sarebbe risultata tutt’altra cosa e i lettori invece dell’odio avrebbero ricevuto informazioni fondamentali, anche vitali. Ma lui preferisce usare la tragedia della morte di una bambina per proprio tornaconto narcisistico.

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