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Scuola di Fumetto - Comicout · Jun 11, 2026

Lezione di sceneggiatura: Carlos Trillo

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Laura Scarpa · Scuola di Fumetto - Comicout

Nel n. 1 di Scuola di Fumetto (2002, Coniglio editore), apre la rivista, assieme ad altre interviste importanti, quella con Carlo Trillo, intervista ricca e sincera, ma anche una vera lezione su come nasca una storia a fumetti e come si differenzi una storia breve d a una lunga o una serie. Il ruolo dei personaggi, i finali, la presenza dell’autore e la sua firma…

Carlos Trillo, argentino (1943-2011 ) ha lavorato con grandi disegnatori e con disegnatori giovani, molto attento ai diversi segni e a diverse storie da abbinare, ha lavorato con Alberto Breccia, scritto Alvar Major per Enrique Breccia, Cicca con Jordi Bernet, Cybersix per Meglia e altre splendide e originali storie per Risso, e persino con me, Laura Scarpa… lavorare con lui era uno scambio continuo, sempre con grande rispetto e divertimento.

Riproporre questa intervista nella edizione completa originale, mantenendo il suo bell’italiano argentinizzato, è un omaggio alla nostra rivista, al fumetto internazionale e alle scuole di fumetto (è stato insegnante amatissimo), che se ben fatte sono utili e stimolanti e danno un po’ di luce e slancio a giovani, per farli esordire e trovare una propria linea.

IL LAVORO

Tu scrivi storie di tutti i generi: quotidiano, avventuroso, fantastico, noir, fantascientifico, questo è abbastanza frequente nella scuola argentina, più raro negli States e in Francia, ma ci sono dei generi che preferisci, o nei quali ti senti più bravo?

In Argentina, storicamente, le riviste sono state pubblicazioni contenitori. In ogni numero pubblicavano almeno 10 storie di tematica diversa. E per questo motivo che ho fatto tanti generi. Se si vuole vivere come sceneggiatore nel mio paese si deve fare così. Tutti sanno che in questi tempi le cose sono diverse e le riviste contenitori sono in calo veloce in tutto il mondo. I contenitori in questi tempi sono più tematici, scelgono una linea e la seguono, come, da voi, Blue o Mondo Naif. Io amo il quotidiano, il noir, il fantastico. Amo anche, soprattutto, fare storie con tutti i tre elementi. Non sopporto le navi spaziali, né gli eroi assoluti, né i personaggi che non sono mai ironici, che non fanno mai ridere.

testo Trillo, disegni Alberto Breccia

Di che cosa ha bisogno uno che vuol scrivere fumetti? di che strumenti, di che materiali, di che preparazione o esercizi?

Letture, vita, ricordi, una macchina da scrivere o un computer.
Lo strumento che uno deve avere sempre pronto è “l’osservatorio interiore”. Devi essere sempre attento ad ascoltare le cose che ti dicono, le cose che passano davanti alla tua finestra, le parole sentite per caso, una riga letta sul giornale, una vecchia fotografia. Questi elementi sono quelli che si mischiano con il tuo brodo interiore e diventano una storia.

Dunque da questo ‘brodo’ esce il fumetto, ma come vengono le idee e, per te, nasce prima la storia o il personaggio?

Quando uno crea un personaggio e lo sceneggia lo pensa di un modo, gli dà tic, movimenti, parole che ripete. Quando uno crea una storia e la sceneggia la pensa con la sua ambientazione, i suoi ritmi, la sua epoca. Succede che a volte si pensa un personaggio e a volte, invece, una storia. Quando si pensa un personaggio, di sicuro, ha la storia dentro di sé. Tu, con lui, solo puoi fare certe cose, non tutte le cose, e le storie che vengono dopo vanno sempre in una certa direzione. Quando, invece, pensi prima una storia devi mettere i personaggi che ti servono, quelli adatti per raccontarla. Non sempre, ma di solito è più comodo quando si pensa prima il personaggio. Il pubblico, si sa, ama più i personaggi che le storie. Se si affeziona a Corto Maltese, per mettere un esempio forte, segue lui e la storia è in secondo piano. Come vengono le idee? Questa è una domanda a cui non si sa mai come rispondere. Ci sono degli esercizi per inventare storie, ma servono solo come diversione, come dimostrazione che è possibile sviluppare la creatività. Mi viene in mente un libro assolutamente da leggere, La Grammatica della Fantasia di Gianni Rodari. Lui mette esempi meravigliosi di come far creare ai bambini un racconto, con elementi dati da un altro, un maestro per esempio. Il libro di Rodari serve agli adulti, senza dubbio.

Che cosa ti piace dello scrivere storie?


Mi piace il momento nel quale la storia fa clic e si chiude nella tua testa, l’hai presa!

TRA SCENEGGIATORE E DISEGNATORE

Non sei tu a realizzare le scene, alla fine, dunque qual è il tuo rapporto col disegnatore? Sai sempre per chi stai scrivendo? Scrivi in funzione del suo stile? Sei mai rimasto deluso o stupito alla fine?

Sempre so per chi sto scrivendo. Succedeva, tanti anni fa, che ho fatto sceneggiature per un editore argentino senza sapere chi le avrebbe disegnate. Ma se pensi un personaggio per una serie, non puoi non sapere chi sarà a disegnarla. (non è sempre vero, come nella produzione bonelliana, per esempio… n.d.r.) Ho lavorato con tanti, alcuni sono intelligenti, hanno idee, fantasmi propri. Uno sceneggiatore deve ascoltare, come fa con la gente che appare nel suo percorso, i disegnatori. Loro hanno fantasie, personaggi che vogliono disegnare, anche storie che non sviluppano perché non sanno farlo. Io dico sempre che il meglio è mettere insieme i fantasmi dei disegnatori e i miei, così il tutto va d’accordo. Ogni tanto mi è capitato di rimanere deluso per come è stata disegnata una mia sceneggiatura. Ci sono disegnatori che, o sono troppo personali e hanno bisogno che il disegno sia sopra l’opera, o cercano di mettere troppe cose per abbellire il fumetto, e non si rendono conto che tutto si appesantisce. Anche mi è capitato di pensare che l’idea era buona, ma che i disegni non erano adeguati.
Ma in genere io so esattamente come verrà fatto il lavoro finale. E mi è capitato anche di sorprendermi per una forma di raccontare le cose che io non avevo pensato e che mi piace.
Sempre ho firmato tutto quello che ho scritto, anche le cazzate.

Che rapporto credi ci sia tra disegno e testo, quale prevale?

Non credo sia importante sapere se prevale disegno o testo. L´importante è la combinazione che deve suonare come un’orchestra affiatatissima.

Lavori per il pubblico o a te stesso? A che cosa pensi quando scrivi?

La ricerca di storie e personaggi la devi fare dentro di te. Il pubblico arriva dopo e ti prende o ti lascia, si identifica con la tua storia o non ti crede.
Sempre voglio raccontare una storia, ma certo quello che penso, la mia ideologia, i miei sentimenti sui fatti del mondo, le mie cose più intime vengono fuori nelle mie storie, sicuramente.

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L’IDEA

Come viene l’idea di una storia? Progettando o pescando a caso? Come nasce la storia o il personaggio?

Ci sono idee che già esistono, che ti vengono imposte da un editore, Disney, Bonelli… hanno personaggi propri con le loro distinte personalità e tu devi solo raccontare un episodio delle loro vite. Se lavori, per dire, con Sherlock Holmes, non puoi fare una storia adatta a Philip Marlowe, anche se ti piace di più. Se, invece, devi creare il tuo personaggio e sviluppare la sua storia, incominciando dall’inizio, il processo creativo è molto più difficile, ma anche ti dà tante più soddisfazioni. Le storie ti vengono da parti diverse.

Come procedi dalla prima idea base alla costruzione della storia e, poi, alla sua sceneggiatura? Pensi all’inizio, al finale per primi o no?

Io, in genere, scrivo lunghi plot (trame, tracce di storia), pezzi di dialoghi, frasi che voglio vedere scritte nei balloons. Quando inizio la scrittura definitiva di una storia, in genere, so già tutto su tutto. Scrivendo vengono, sempre, nuove cose… meno male, sennò sarebbe noiosissimo.
Ho scritto storie che avevano bisogno di finali importanti, come i film di Orson Welles. Altre invece no, come i film di Truffaut. Ma sempre un colpo di scena finale, quel tan tan taaaaan della orchestra serve, e come!...

E come procedi praticamente? Hai preferenze come sviluppo di lavoro e stili?

Il metodo tecnico di scrivere sceneggiature è simile a quello del cinema e del teatro.
Da una parte si dice che cosa deve fare il disegnatore e, dall’altra, si mettono i dialoghi e i testi che non sono dialoghi ma che deve leggere il lettore, come le didascalie o i rumori.
Io odio i testi non detti dai personaggi, quelle didascalie che scrive lo sceneggiatore per spiegare le cose che non sanno dire i disegni.
Penso che i disegni devono far percepire sempre le particolarità, i sentimenti, i movimenti.

LA SCRITTURA

Ci sono metodi diversi di scrittura a seconda di storie lunghe, di serie o di storie brevi?

Una serie ha bisogno di un personaggio forte, interessante, amabile. Una storia lunga ha bisogno di situazioni, intrecci, code. Una storia breve ha bisogno di un buon finale. È sempre così.
Le storie brevi hanno bisogno di un finale forte, inatteso, sorprendente. Si può dire che nascono perché esiste prima il finale. È come la gag della striscia comica: deve chiudere veloce e pungente per essere efficace. Le storie lunghe, invece, hanno bisogno di approfondire i personaggi, di dare a ognuno le proprie particolarità. Sono importantissimi i personaggi nelle storie lunghe e ancor più nelle serie, nelle brevi, invece, ogni tanto, sono solo pupazzi che si muovono per arrivare a un finale.
In una storia lunga o una serie lo sceneggiatore deve sapere di più di quello che si dice al lettore, deve conoscere le sue creature. Per lavorare meglio uno può pensare a se stesso, a gente che conosce e, sceneggiando, se si pensa a uno che esiste davvero, il personaggio si muove sempre bene.
E sempre, prima di incominciare a scrivere su un tema fissato, uno deve cercare dietro che cosa ti muove il tema. Se devi scrivere una storia horror, devi prima cercare dentro di te l’orrore e così per tutto.

Qual è la cosa che ritieni più difficile e impegnativa: il ritmo o i dialoghi?

Con il ritmo non ci sono problemi, viene da solo, ogni storia ha una sua musica e ti obbliga a ballare al suo ritmo.
Con i dialoghi, invece, io non sono mai soddisfatto. Mi turbano le parole che si ripetono senza il mio controllo, le cose dette in un tono col quale quel personaggio non può parlare.
L’ideale sarebbe fare un’ultima correzione ai dialoghi quando già la storia è stata disegnata. Ma in genere non si può perché il disegnatore consegna all’editore, l’editore fa le pellicole… l’industria ti mangia.

Nascita di un “eroe”, da fumetto…

Un’idea nasce, a volte, a richiesta (“Ho bisogno di un giallo”, dice l’editore), a volte perché esiste un tema che senti nello stomaco e, un giorno o l’altro, vedi che viene fuori. Tutto, l’horror, l’humor, la stupidaggine, l’azione, i tempi morti, devi cercarli dentro di te. E questo non significa che uno faccia sempre autobiografia. Ma, come diceva Flaubert, “Madame Bovary sono io”. Un autore è sempre nascosto dentro i suoi personaggi.

Ecco una presentazione che ci fa capire ancora meglio Cybersix e come si presenta e si fa conoscere un personaggio.

«Personaggio femminile.
Una giovane donna imparentata con mostri. Frankenstein femminile, ma bellissima. Manipolazione genetica: lo sperma di un milionario cileno provoca, dopo la sua morte con sua moglie in un incidente aereo, un conflitto giuridico internazionale.
Il milionario stava tentando l’inseminazione artificiale con sua moglie. Per questo andavano in Australia per un trattamento. Il suo seme restò in un congelatore. Entrambi morirono senza lasciar figli.
Gli eredi iniziarono un processo perché venisse distrutto il seme congelato, perché se ne fosse stata inseminata una donna, i figli avrebbero potuto reclamare l’eredità.
Uno scienziato pazzo che, in Brasile, manipolava geneticamente gli indios per ottenere una razza perfetta.

Tutti questi erano pezzi di un puzzle nella mia testa. Note che mi apparivano sempre davanti agli occhi quando consultavo i quaderni in cui annoto abitualmente.

Improvvisamente tutto si unisce: la ragazza prodotto di un esperimento di laboratorio di uno scienziato nazista, si chiamerà Cybersix. Poiché i suoi geni sono del ’68, nascerà ribelle. Si oppone al suo creatore, disobbedisce. la condannano a morte. Scappa.
Si traveste da uomo per non farsi riconoscere dai suoi fratelli di provetta, che, mandati dal nazista, la cercano continuamente nella città di Meridiana.
Doveva esserci una ragione che le impedisse di allontanarsi dai suoi persecutori: la sostanza. Un liquido che circola nelle vene di tutte le creature del laboratorio di von Reichter, a questo liquido sono legati tutti i cloni, per poter vivere.
Per bere la sostanza dai colli dei suoi nemici (un tocco vampirico) Cybersix si nasconde in Meridiana.
Di giorno sta sicura, nelle vesti di un timido professore di letteratura. Durante la notte esce a uccidere o morire.
A partire da questi elementi nasce la storia. Costretto dal disegno di Meglia, Adrian Seidelman è l’io maschile della nostra eroina. Quando si cambia d’abito e indossa una calzamaglia nera che sottolinea le curve del suo corpo, i seni scoppiano, i capelli si fanno più fluenti, le labbra più morbide e sexy, la magia del disegno cambia questo giovane e smilzo maschio in un’eroina bellissima e altera».

Carlos fu ispirato dall’incontro di due notizie, due eventi, uno era la fuga dei nazisti in Argentina, lo fecero davvero in molti, proprio di recente sono stati trovati dei documenti che testimoniano del tesoro rubato agli ebrei e lì portato. Erano generali, ma anche scienziati.
Seconda notizia, le prime scoperte genetiche importanti, la pecora Dolly... Ma a questo si unisce il discorso moderno sulla sessualità (già presente allora nei manga), i miti dei vampiri, i fumetti dei supereroi. Realtà e letteratura...

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Venerdì scorso ero a Parigi, e non ho fatto la mia diretta del Venerdì…ma domani parleremo del rapporto autori, editori e lettori sui social! A cosa serve? Come comportarsi? Chi avrà torto e chi ragione? Tra i due litiganti il terzo gode?

Ma intanto in regalo una diretta di un paio di anni fa, dedicata a un grande sceneggiatore, che era da poco scomparso: Alfredo Castelli, ed era con me Lucio Filippucci, suo disegnatore e amico.

Scrivere un fumetto è una parte fondamentale, il nostro corso di sceneggiatura si rivolge a tutti, sia che si sia solo scrittori sia per disegnatori che vogliano migliorare la propria narrazione, grazie a Carlos e ad ALfredo, per le loro splendide storie, per avventura, ironia e profondità.

A giovedì prossimo e a domani alla diretta (e se volete, a Lunedì)

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Read the original on laurascarpa.substack.com

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