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Scuola di Fumetto - Comicout · Jul 30, 2026

Guardando verso l'Africa (1)

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Laura Scarpa · Scuola di Fumetto - Comicout

Penso che nei fumetti dovremmo parlare di più di quello che sta al di fuori di noi, ma che in qualche modo ci riguarda e che ormai sarebbe bene non sentire lontano.

Tra i mondi appena fuori la porta di casa, c’è anche l’Africa.

Mi ha colpito la coincidenza, a distanza di un anno tra loro sono usciti due libri che parlano d’Africa, entrambi per Becco Giallo, e dei 4 autori 3 sono stati miei allievi alla Scuola Online. Non sono gli unici ex-allievi passati alla professione o pubblicati anche da Becco Giallo, ma volevo parlare di questi libri attorno all’Africa e mi sono trovata con questa coincidenza.

Questa volta parliamo di:

I due autori sono Luca Catalano, ex-allievo del corso di sceneggiatura (2 anni) e Michele De Sanctis, che frequentò tre anni dii fumetto, nell’ultimo anno di ognuno feci incontrare le due classi per una collaborazione. Tra Luca e Michele. nacque una bella intesa attorno al progetto di Luca, e quel progetto, dal 2022 è cresciuto per uscire a inizio 29025 in libro.

La sceneggiatura è maturata e il segno si è trasformato, ma mi fa piacere far vedere le prime pagine di quel lontano progetto. Vi si nota già un taglio professionale e convinto, e un bel rapporto tra testi e disegni.

Credo che prima di passare all’intervista dei due autori, sia importante comprendere il tema del libro, poiché non tutti conosciamo la storia di Lumumba, pure se importante e non troppo lontana nel tempo. Il periodo che segue la Seconda Guerra Mondiale, cambia la faccia del mondo e gli equilibri politici. È anche la fine del colonialismo della prima metà del secolo. L’Africa cambia faccia, ma cominceranno anche lotte intestine, governi che si succedono freneticamente e la lotta perché il colonialismo sparisca davvero e con lui il razzismo.

Ma di tutto questo abbiamo nozioni sempre molto vaghe, mentre Africa e Europa sono sempre più vicine ed è sempre più necessario un dialogo alla pari.

Cominciamo a intervistare Luca Catalano, che in Africa vive e lavora da 15 anni in contesti di crisi umanitarie e muovendosi tra Congo e Grandi Laghi.

Quando arriva alla Scuola Online (frequentabile anche dall’Africa, appunto), già grande lettore di fumetti e graphic journalism, ha in mente di sviluppare dei progetti proprio inerenti alla storia africana.

La storia di Lumumba è praticamente ignota in Italia a chi non abbia approfondito la storia dell’Africa. Tu invece ci hai lavorato e vissuto, in Africa... intanto spiegaci brevemente la tua esperienza:

Io e l’Africa ci siamo incontrati giovani. Ci caddi dentro quindicenne prima ‘per colpa’ del libro ‘Ebano’ di Kapuściński, poi qualche settimana dopo vedendo un documentario sulle guerra civile angolana. Fu una chiamata, un’apertura di uno scrigno di storia e storie. Poi studi in relazioni internazionali, esperienze di volontariato in Africa, specializzazione e tesi sul conflitto congolese. Era destino - ma anche volontà - che dovessi arrivare in Congo e nell’Africa dei Grandi Laghi. Ora sono quindici anni che vivo nel continente africano, lavorando in diversi paesi nella cooperazione internazionale.

Che cosa ti ha spinto a raccontare proprio questa tra le tante storie e sconvolgimenti delle guerre africane?

Lumumba era ed è oggi un esempio per generazioni di congolesi e africani. Un simbolo di lotta contro la schiavitù e le tremende ingiustizie che il suo popolo ha sofferto per secoli. Un eroe assassinato giovane perché, prima di ogni altra cosa, voleva la libertà per la sua gente.

Ho riletto e ristudiato i suoi testi mentre lavoravo in Congo, in mezzo al conflitto che da decenni distrugge quel paese. Uomo carismatico, grande oratore e scrittore, le sue parole a volte liriche e visionarie combinate alle sue azioni coraggiose ispirano africani di ogni età e latitudine. Volevo che arrivassero anche qui da noi.

Documentazione e studio... come hai lavorato per approfondire la comprensione dei fatti? Che rapporto hai avuto in questo senso con i congolesi?

La ricerca è avvenuta su due livelli: anni di studi su testi italiani e soprattutto francesi e, fondamentali, diverse interviste effettuate mentre lavoravo in Congo. Essendo Lumumba un personaggio degli anni ‘50 c’è poco materiale video - utile però nella ricostruzione di paesaggi, volti e ambienti sui cui abbiamo lavorato attentamente con Michele.

Non avrei potuto scrivere Lumumba se non avessi ascoltato con le mie orecchie la passione e il rispetto che il popolo congolese nutre verso di lui. Mi ha spinto ad approfondire, a fare sempre quella domanda in più, a conoscere quell’aneddoto supplementare che mi ha dato conoscenza, confidenza e serenità per raccontarlo.

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Come hai deciso di impostare il racconto? Tra storia vera e narrazione a fumetti la differenza è molta, e perché fumetto e non un romanzo o un saggio?

Il linguaggio del fumetto ha tre punti di forza in questa storia.
Il primo è che faccio molto parlare Lumumba attingendo direttamente ai suoi discorsi e suoi scritti. Questo ce lo rende ‘reale’ riducendo la parte di fiction e restituendoci di conseguenza la sua visione.
Il secondo sono chiaramente i disegni che nel fumetto hanno il ruolo di potenziare il testo e, spesso, di sostituirlo del tutto attraverso la carica espressiva ed emotiva di una scena.
Terzo volevo che la sua storia arrivasse a un pubblico che non aveva mai sentito prima il suo nome. Di saggi di centinaia di pagine per specialisti ce ne sono (pochi), invece la graphic novel ti ti permette - in una lettura di un paio d’ore - di farti una chiara idea del personaggio, di farti riflettere e magari anche approfondire in seguito.

Qui inserisco un testo di Luca, ritrovato dalla prima stesura, non dalla sceneggiatura, ma dalla presentazione del progetto all’editore:

A sessant’anni dall’assassinio di Patrice Lumumba, questa graphic novel vuole raccontare la sua storia insieme a quella del suo paese soprattutto attraverso le sue stesse parole, raccolte nelle sue lettere, nelle sue poesie e in quelle trascritte dai suoi diversi e famosi discorsi pubblici. La storia consumata breve di uomo ancora sconosciuto nel 1954, leader e capopopolo di un’intera nazione nel 1958, Primo Ministro democraticamente eletto del primo governo congolese nel giugno 1960, ucciso il 17 gennaio 1961.

La notizia della sua tragica fine si sparse rapidamente per tutta l’Africa e fece sì che, ad ogni latitudine, popoli diversi lo riconobbero immediatamente come il primo eroe panafricano. Ancora oggi, la sua lotta per la giustizia fino al sacrificio estremo è un esempio per generazioni di giovani africani.

Un uomo che, giova ricordare, venne spazzato via da un altro protagonista di quegli anni al servizio di quegli stessi interessi coloniali contro cui Lumumba coraggiosamente si batté. Colui che passerà alla storia come uno dei più feroci dittatori dell’intera Africa, Joseph Mobutu, che proprio Lumumba scelse all’inizio come il suo più prezioso collaboratore e che da lui verrà meschinamente tradito.

La storia di Lumumba non è quindi solo la storia di un’ eroe congolese. È una storia dove si mescolano sogni e sacrifici, un profondo desiderio di amore e di emancipazione per il proprio popolo e per la propria terra che sarà da esempio per tutte le lotte di indipendenza africane che si scateneranno in quegli anni caotici e ferventi, ricchi di speranza, che furono gli inizi degli anni ’60. Alla notizia del suo assassinio, il suo volto giovane ma già scavato, costantemente corrucciato, verrà riprodotto su muri, striscioni e cartelli di ogni capitale africana. Le sue parole saranno lette a voce alta tra i combattenti di ogni guerra d’indipendenza le notti prima di battaglie, recitate nelle assemblee universitarie e tra i circoli di lavoratori di donne e di uomini di tutta l’Africa i quali, con le stesse parole di Lumumba, “lottarono con le lacrime, il fuoco e il sangue per porre fine all’umiliante schiavitù che ci è stata imposta con la forza”.

E ora l’intervista a Michele De Sanctis, Restauratore dei Beni Culturali, prima del fumetto, di cui è da sempre grande appassionato ha frequentato la Scuola d’Arte di Urbino, e che ora collabora con vari editori di fumetto.

Tu hai incontrato Luca all'interno della scuola (mi sento fieramente responsabile), ma non era scontato che il rapporto, dopo un esercizio, prosegui esse... che cosa vi ha legato rispetto a questo lavoro?

La colpa è solo ed esclusivamente tua:) A parte gli scherzi, io e Luca ci siamo trovati...la sua tenacia e risolutezza nel credere nel progetto mi ha conquistato. Io ero molto titubante visto che i temi, interessanti e molto seri della Novel, erano per me però difficilissimi da illustrare ( ne avevo avuto un assaggio nella prova che avevamo fatto al corso)...Luca però è molto bravo a non farsi dire di no e così...

Questo è anche il tuo primo fumetto, se non sbaglio. Non certo facile cominciare con un tema così tosto e con un'ambientazione complessa e a te non direttamente nota. Come ti sei occupato della documentazione e per ricreare il clima?

Anche qui è stato Luca ad aiutarmi dandomi un sacco di riferimenti. Documenti storici come il filmato del discorso di Lumumba al parlamento congolese, le foto dell’epoca, ma anche documentari sul Congo e il film Lumumba di Raoul Peck. Io da parte mia ho cercato di documentarmi il più possibile per cercare di essere se non eccepibile, almeno plausibile.

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Siamo sempre tutti portati a disegnare noi stessi, spesso anche con "difficoltà" a disegnare il sesso opposto... Le diverse etnie sono spesso state, da un fumetto occidentale e "bianco", standardizzate in tipi con molta retorica e vecchi schemi... come hai affrontato una storia tutta africana e nera? Lo studiammo anche in classe, è qualcosa che oggi ritengo andrebbe sempre fatto, disegnare non solo il tipo europeo, ma guardarci attorno, è sempre più fondamentale. Quali sono state le maggiori difficoltà e quali i riferimenti?

È stato molto difficile disegnare etnie, luoghi e periodi storici di cui io sapevo poco e niente. Prima ho cercato riferimenti fumettistici spaziando ovunque...da Hugo pratt all’ historieta, dal Tarzan di John Buscema al graphic novel francese. Avevo bisogno di trovare una linguaggio che funzionasse e che fosse alla mia portata. Poi alla fine e allo stremo, ho deciso di virare verso quella tecnica a linee giustapposte, mutuata un po’ dal mio altro lavoro, il restauratore, e in particolare dalla tecnica del “rigatino”. È un discorso un po’ lungo, magari per un’altra intervista.

Confronto le due pagine nella versione precedente (sopra a inizio articolo) e attuale,
con maggiore espressività e con questo tratteggio “da restauratore” 1
Come avete lavorato rispetto alla sceneggiatura... la scelta delle inquadrature e il taglio dell’impaginazione sono stati decisi assieme o li hai interpretati?

Credo che il metodo di lavoro utilizzato sia quello canonico, nel senso che Luca mi mandava la sceneggiatura con i dialoghi, io realizzavo le matite, le mandavo a Luca e all’editor che facevano le correzioni di rito e poi io ridisegnavo quello che c’era da ridisegnare. Una volta avuto l’ok preparavo il definitivo e inchiostravo. Detta così sembra facile, ma vi assicuro che non lo è stato:).

Un bel controllo e un lavoro fianco a fianco (anche se a distanza). Ora una domanda a tutti e due: avete qualche nuovo progetto? Michele, avresti voglia di andare a trovare Luca e vedere l’Africa che hai disegnato?

Per adesso nessun progetto, tra l’altro non sarò io il nuovo disegnatore della prossima graphic novel di Luca sempre edita da Beccogiallo. Questo mi ha fatto un po’ incazzare perché ci tenevo proprio a lavorare di nuovo con Lui. Vedremo in futuro...

Dall’inizio del progetto ho visto Luca solo una volta di persona... il nostro rapporto è così ormai… un legame che trascende spazio e tempo… non vado a trovarlo perché ho paura che ci metteremmo talmente a parlare e a gozzovigliare che il fumetto passerebbe in secondo piano :)

Per ultima volevo ringraziare il corso e te Laura, grazie per avermi permesso di realizzare un progetto che mi ha dato tantissime soddisfazioni (e tanti momenti di sconforto). Come dicevo all’inizio: è tutta colpa tua!

Questo libro ha proprio chiesto di essere pubblicato.
Un tema importante ma poco noto da noi, che può aiutarci non solo a conoscere la figura di Lumumba, ma di capire un poco meglio la storia africana.

1 Il tratteggio rigatino del restauratore è fatto in modo da creare al colpo d’occhio l’effetto visivo completo, restaurando delle parti mancanti di una pittura, ma a guardare più da vicino il rigatino rivela che la parte è aggiunta e non originale.

Questo libro lo trovate in libreria o qua: https://www.beccogiallo.it/negozio/biografie/lumumba/

Se invece vuoi provare la scuola vera e propria, scrivici, dicendoti qualcsa di te e dei tuoi interessi a : info@ascuoladifumetto-online.com

E intanto non mi dimentico di linkarvi le chiacchierate del venerdì, dirette a cui potete partecipare o seguire poi registate, come sempre vi posto quella di venerdì scorso…

…e vi ricordo che di Sergio Toppi abbiamo scritto la settimana scorsa qua:

Imperdibile Toppi

·

Jul 23

Ancora per più di due mesi potete fare pellegrinaggio a Pordenone e vedere la grande mostra dedicata a Sergio Toppi. Prima di fare un reportage sulla mostra (ma troverete tanti video sui social del Palazzo del Fumetto), rileggiamo l’intervista concessa a Scuola di Fumetto sul n.3 di Scuola di Fumetto, 2003, Coniglio editore.

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Read the original on laurascarpa.substack.com

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