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La Storia e le Idee · Aug 10, 2026

L'invenzione delle Vacanze

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La Storia e le Idee · La Storia e le Idee

Nell’estate del 1899 un economista americano poco più che quarantenne, Thorstein Veblen, pubblica un libro dal titolo che suona già come un atto d’accusa, “La teoria della classe agiata”, e in quelle pagine smonta, con la freddezza di chi sta facendo una dissezione, l’abitudine più innocente e più sacra della borghesia del suo tempo: andare in vacanza, anzi “in villeggiatura”, come si usava dire allora.

Perché di questo si tratta: non di riposo, non di salute, non del bisogno biologico di staccare dal lavoro. Di teatro. Un teatro pagato profumatamente, e recitato per un pubblico ben preciso: i vicini, i colleghi, la buona società.

Bisogna intendersi su un punto, prima di procedere. La borghesia industriale di fine Ottocento aveva un problema che l’aristocrazia antica non aveva mai avuto: i soldi, tanti, ma nessun titolo che li giustificasse agli occhi del mondo. Un duca non doveva dimostrare nulla a nessuno; il suo lignaggio parlava per lui. Il nuovo ricco, l’industriale, il banchiere, doveva invece trovare un modo per dire “sono arrivato” e doveva dirlo senza aprire bocca. La soluzione, spiega Veblen, fu semplice: smettere di lavorare, e soprattutto mostrare di poterselo permettere.

Lo spreco come dimostrazione

È qui che entra il concetto per cui Veblen è ancora oggi citato nei manuali: l’ozio vistoso, conspicuous leisure, per usare l’espressione originale che ormai è diventata quasi intraducibile in un’unica parola italiana. L’idea, in fondo, non è complicata: in una società dove il tempo è denaro, e lo slogan nasce proprio in quegli anni, sprecare il tempo deliberatamente diventa la prova più eloquente che di denaro se ne ha in abbondanza. Non basta essere ricchi; bisogna mostrare di poter permettersi di non lavorare. E allora ecco le settimane a Vichy, i mesi in Costa Azzurra, i soggiorni sui laghi svizzeri: non vacanze nel senso che diamo noi oggi alla parola, ma manifesti pubblicitari di sé stessi, esposti sotto forma di persona in carne e ossa seduta su una sedia a sdraio.

E qui bisogna resistere alla tentazione di pensare che si trattasse solo di stare fermi. Tutt’altro: l’ozio, per funzionare come segnale sociale, doveva essere esibito, il che significava organizzarlo fin nei minimi dettagli. I bauli, non le valigie, i bauli, con tanto di scomparti per l’abito da sera e quello da mattina, viaggiavano al seguito con il personale di servizio; il Grand Hotel andava scelto non per il panorama ma per l’indirizzo giusto; e il tempo libero, paradossalmente, veniva investito nell’apprendimento faticoso di attività dichiaratamente inutili: il golf, il tennis, il galateo della conversazione a tavola. Saper tenere una mazza da golf con eleganza non serviva a nulla ed è proprio per questo che serviva: dimostrava che quelle mani non avevano mai toccato un aratro né un tornio.

Dall’élite alla spiaggia di tutti

C’è poi un secondo movimento, meno noto ma altrettanto importante nell’analisi di Veblen, ed è quello che oggi chiameremmo effetto imitazione. La piccola borghesia, il ceto medio impiegatizio, guardava ai ricchi e ne copiava i comportamenti in scala ridotta: se il barone andava a Nizza per un mese, l’impiegato di banca si accontentava di quindici giorni nella pensione della cittadina balneare più vicina, ma il meccanismo, mostrare, attraverso il tempo sottratto al lavoro, una posizione sociale, restava identico. È questa scala a cascata, discesa faticosamente di classe in classe per oltre un secolo, ad aver prodotto quello che oggi chiamiamo turismo di massa: la democratizzazione, se vogliamo chiamarla così, di un vizio che era nato aristocratico.

Resta da chiedersi se qualcosa sia davvero cambiato. Non serve scomodare troppa filosofia per rispondere: basta scorrere un profilo Instagram in agosto per rendersi conto che il meccanismo descritto da Veblen più di un secolo fa, mostrare agli altri di potersi permettere di non fare nulla, in un posto che vale la pena fotografare, non solo è sopravvissuto, ma ha trovato nella tecnologia lo strumento di diffusione più efficace che si potesse immaginare.

Read the original on lastoriaeleidee.substack.com

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