Mahmood è chiamato a testimoniare in un processo che si sta tenendo a New York contro il guru della moda di fama internazionale Riccardo Tisci, 50 anni. L’uomo è accusato di violenza sessuale, sequestro di persona, percosse (e un altro paio di capi d’imputazione ‘minori’: inflizione intenzionale di stress emotivo e violazione del Gender-Motivated Violence Act). A denunciarlo, il 35enne Patrick Cooper. Il procedimento legale a carico di Tisci ha avuto inizio nel maggio del 2025. Tisci, già direttore creativo di Givenchy e Burberry, rifiuta ogni pendenza, si dichiara innocente. Le accuse a lui rivolte restano molto gravi: la vittima, Cooper, sostiene di essersi risvegliato senza vestiti nel letto di Tisci e privo di memoria dopo aver partecipato a una cena a quattro la sera prima, quella del 29 giugno 2024, mentre nella Grande Mela si celebravano i festeggiamenti per il Pride. Allo stesso tavolo del ristorante 2 Sisters 4 Bothers, nel quartiere di Harlem, compreso il querelante, sedevano in quattro: un amico di Cooper, ossia Michael Alexander, Riccardo Tisci e Mahmood. Cooper aveva incontrato questi ultimi due proprio quella sera grazie ad Alexander che già li conosceva perché aveva avuto una breve liaison con il direttore creativo. Acqua passata, ma il trascorso tra l’amico e lo stylist rendeva ‘off limits’ Tisci per Cooper che precisa di non aver mai avuto alcun interesse a passare la notte con il fashion designer proprio per tale motivo.
Il ‘2Sisters’ non ha l’aria d’essere un ristorante d’élite, i prezzi del menù sono piuttosto bassi, una portata può arrivare massimo a poco più di 20 dollari. Cosa sia successo davvero durante e dopo quella cena è quanto il processo contro Tisci deve appurare. Cooper denuncia che gli sia stato somministrato ‘qualche tipo di droga’ nel corso della serata perché ha tuttora un totale blackout riguardo alla nottata che avrebbe poi trascorso a casa di Tisci. Eppure, sostiene di reggere bene l’alcol e che nel corso della cena avrebbe bevuto soltanto un drink. Drink, dice Cooper, portatogli al tavolo da Mahmood. Averlo bevuto è l’ultima cosa che ricorda. Da lì in poi, buio totale, fino al risveglio nel letto di Tisci, con il direttore creativo addosso, intento a baciarlo, i suoi vestiti che avrebbe poi ritrovato impilati in un’altra stanza così come il proprio telefono (spento perché, nel frattempo, si era scaricata la batteria). Qui, nel primo pezzo uscito in Italia riguardo alla questione e soprattutto alla convocazione di Mahmood, comunque chiamato a testimoniare in qualità di persona informata sui fatti e non di indagato, la versione integrale della presunta vittima. E gli atti pubblici del processo - da cui l’ho tradotta.
Una premessa prima di cominciare: Mahmood e Tisci sono amici da lungo tempo oltre ad aver collaborato insieme per varie campagne fashion con il cantautore scelto proprio dal direttore creativo nel ruolo di modello. Per qualche anno, i principali siti di gossip e non solo hanno concesso massima copertura al loro legame tra vacanze, eventi e compleanni festeggiati insieme, in location da sogno tra l’Italia e l’estero. Dal 2024 in poi è praticamente impossibile trovare articoli su loro due insieme. Eppure, fino a quel momento, erano molto seguiti dai media che davano puntualmente notizia degli avvistamenti super glamour di costoro. I due si mostravano così vicini da aver attirato l’attenzione delle cronache rosa: diversi articoli online suggerivano una possibile love story tra il cantante e il guru della moda - comunque affaire mai smentito né confermato dai diretti interessati. Mahmood, in generale, tende a tener per sé il proprio privato dal giorno in cui è divenuto celebre con la vittoria di Sanremo grazie alla hit ‘Soldi’.
Vista anche l’amicizia di lungo corso tra i due, suona piuttosto singolare che Mahmood abbia rifiutato di testimoniare al processo imbastito a New York contro Riccardo Tisci e per accuse tanto gravi. La motivazione ufficiale sembrerebbe essere che il cantante, già trasferitosi in Spagna pochi mesi prima ‘per riposare e trovare nuova ispirazione musicale’, avrebbe preferito deporre dall’Italia. Resta il fatto che, alla prima convocazione da parte della Difesa del fashion designer, avvenuta la scorsa primavera, Mahmood abbia detto no, rifiutando di andare a testimoniare a New York e quindi, giocoforza di dare una mano all’amico ‘in difficoltà’, ossia a processo con accuse tanto infamanti (tra cui violenza sessuale, percosse, sequestro di persona).
Di fronte alla risposta dell’artista, gli avvocati di Tisci hanno invocato la Convenzione dell’Aia. Misura a cui legalmente si ricorre quando un testimone non risiede in territorio americano e, soprattutto, non è intenzionato a rilasciare una deposizione spontanea.
In parole povere, si tratta non più di un invito a testimoniare ma di un vero e proprio obbligo.
Nella richiesta al giudice Kaplan che sta conducendo il procedimento, la Difesa del direttore creativo ha inserito 64 domande che vuole porre a Mahmood (e che ho tradotto e pubblicato per prima su MOW) per far luce su quanto avvenuto la sera di quel 29 giugno 2024, alla oramai famigerata cena a quattro finita, stando a quanto denuncia Cooper, in violenza sessuale che avrebbe subito da parte di Tisci.
64 domande non sono poche. (le potete consultare anche qui, in lingua originale negli atti del processo in corso, disponibili online). E, oltre alla ricostruzione dei fatti avvenuti durante la cena del 29 giugno 2024,
a Mahmood sarà espressamente domandato se abbia versato della droga nel drink che ha portato alla presunta vittima. Cooper, per ora, descrive così lo svolgersi dei fatti: a un certo punto della serata, l’amico Michael Alexander, l’unica persona al tavolo che conosceva per davvero, si sarebbe assentato per andare a prendere qualcosa che aveva lasciato in macchina. In quel mentre, il cantante e Tisci avrebbero dialogato in italiano - lingua che Cooper non sa.
Non sarebbe stata la prima volta, i due tendevano a chiacchierare nella propria lingua madre fin dal viaggio in macchina che ha portato tutti e quattro al ristorante. Cosa sgradita a Cooper perché si ritrovava escluso dalle loro conversazioni, afferma.
Mentre l’amico Alexander era fuori dal locale, Cooper dice che Mahmood, dopo breve scambio in italiano con Tisci, si sarebbe alzato in piedi alla volta del bancone tornandosene con un drink in mano per lui. “Questo lo sponsorizza Michael”, avrebbe detto Tisci, intendendo che lo avesse pagato proprio l’amico di Cooper poco prima di uscire. Pure perché Tisci avrebbe sostenuto al momento e conferma anche in fase processuale di aver avuto la carta di credito smagnetizzata e non funzionante quella sera.
Cooper, sempre stando alla sua versione accusatoria depositata agli atti del processo, beve il cockail e va in blackout per risvegliarsi l’indomani nelle condizioni descritte in apertura: nudo nel letto di Tisci e con il fashion designer addosso, senza vestiti pure lui, intento a baciarlo. Tra le domande che la Difesa del milionario accusato vorrà porre a Mahmood, la cui testimonianza è fondamentale perché quella sera erano in quattro a tavola e risulta necessario ascoltarli tutti quanti, quelle finali (ma non solo) riguardano scambi Whatsapp tra il cantante e Tisci che sarebbero avvenuti la mattina seguente. Ora qui è chiaro che la Difesa di Tisci sappiano bene cosa contengano. E se gli chiedono, e glielo chiedono, di leggerli ad alta voce significa che lì potrebbero esserci informazioni importanti nell’ottica di alleggerire la posizione del loro assistito, non certo per appesantirla ulteriormente.
Il giudice Kaplan ha ritenuto, nel giro del tempo tecnico di un paio di mesi, di accettare la convocazione di Mahmood a deporre come richiesto dai legali di Tisci, dopo e a causa del primo rifiuto da parte del cantante, invocando la Convenzione dell’Aia per obbligarlo legalmente a testimoniare. Il nulla osta del giudice Kaplan è arrivato il 9 luglio scorso, quindi ora Mahmood non potrà più sottrarsi.
Una domanda legittima da porsi a questo punto è la seguente: se l’artista avesse, sul suo telefono, messaggi che ‘scagionano’ l’amico Tisci, come mai non ha voluto prendere il primo volo per New York per presentarsi in aula, quando chiamato dalla Difesa, e andargli in soccorso? La seconda, invece, è: cosa succederà da qui in poi? Ossia, quanto tempo ci vorrà prima che la sua testimonianza concretamente avvenga? Una questione su cui la stampa nostrana, per il momento, pur dando notizia del fatto che Mahmood sarà ascoltato in Italia e che la sua deposizione avrà appunto valenza legale, per il momento fa spallucce. Eppure, delle risposte ci sono. Almeno stando alle tempistiche generali di tale procedura.
Prima di scoprirle, spazio a un altro tassello di questa intricata storia. Ossia quanto dichiara finora il terzo a tavola, Michael Alexander.
Michael Alexander è il terzo a tavolo, l’amico comune che ha fatto incontrare Cooper a Mahmood e Tisci quella sera del 29 giugno 2024. La sua versione dei fatti, essendo il procedimento in fase di dicovery, non è stata ancora esposta in sede di deposizione in aula ma fa parte dell’impianto accusatorio. E come tutto il resto dell’impianto accusatorio contro Tisci, andrà dimostrata.
Per il momento, comunque, suona piuttosto inquietante. Come già anticipato, a un certo punto della cena, Alexander esce dal locale per andare a recuperare qualcosa in macchina. Sostiene di averci impiegato ‘massimo 15 minuti’, ma non solo. Alexander dice anche che, una volta rientrato, non ci fosse più traccia dei commensali.
Col passare dei minuti (e poi delle ore), Alexander realizza d’esser stato smollato lì, abbandonato dal trio. E comprensibilmente non la prende affatto bene, ricorda, cominciando a telefonare e tempestare di messaggi Tisci, Mahmood e Cooper, infiuriato: “Ma dove caz*o siete finiti?!”, possiamo ben immaginare abbia scritto. Nessuna risposta, i cellulari di Tisci e Mahmood squillavano a vuoto per quanto, a volte, comparissero le spunte blu ai messaggi che Alexander inviava, come fossero stati ricevuti e visualizzati. Alexander spiega d’aver passato la notte a inveire contro il trio per telefono, invano. Aggiunge che, nel giro di poco, lo smartphone di Cooper risultasse invece spento e che i messaggi a lui inviati riportassero una spunta soltanto, come se appunto non li ricevesse nemmeno.
L’indomani, stando sempre alla versione della presunta vittima supportata da Alexander, Cooper riesce a caricare il telefono verso mezzogiorno e scrive per primo proprio all’amico, terrorizzato dal risveglio a casa di Tisci, da cui sarebbe scappato via di corsa, e dal fatto di non ricordare nulla. Gli chiede immediatamente lumi. Alexander, ancora arrabbiato per l’abbandono della sera prima, fa subito dietrofront le e comincia a preoccuparsi per l’amico, gli scrive di non poterlo aiutare a ricostruire la vicenda: si era ritrovato abbandonato al 2 Sisters da tutti e tre, senza alcuna spiegazione.
Ora, se in sede di processo, Alexander potrà mostrare d’aver passato davvero quella notte al telefono, con le telefonate e i messaggi inevasi che sostiene d’aver inviato a Tisci, Mahmood e Cooper la questione si complicherebbe non poco.
Per ora, come riporta Vanity Fair, ‘fonti vicine al cantante’ fanno sapere che la voce di ‘Brividi’ non avrebbe cancellato alcun messaggio e che sarebbe in possesso di una ricevuta Uber in grado di dimostrare che se ne fosse andato via anzitempo dalla cena. Di nuovo, vedremo come si metteranno le cose al momento della deposizione che, come detto, avverrà in Italia avendo comunque valore legale per il processo statunitense in corso, grazie alla Convenzione dell’Aia. Ok, ma quando Mahmood sarà chiamato a deporre? Quali sono, a oggi, le tempistiche previste?
[Una premessa importante: qui non stiamo per raccontare ciò che succederà, ma gli scenari previsti dalla legge, italiana e statunitense, in caso di rogatoria internazionale accettata - come è successo - da qui in poi. Tempistiche a parte, ciò che accadrà realmente dipenderà dalle scelte di Mahmood, determinate in concilio con i suoi legali]
Il 9 luglio 2026 il giudice Kaplan ha firmato la rogatoria internazionale per far testimoniare Mahmood a processo, nonostante il primo rifiuto del cantante a deporre. La sua testimonianza, invocata dalla Difesa di Tisci tramite Convenzione dell’Aja, sarà dunque coattiva (obbligatoria, ndr). Quanto tempo dovrà trascorrere da ora al giorno della sua deposizione? Potrebbero passare dai 6 ai 10 mesi. Questo per via di svariate questioni burocratiche, tra cui la traduzione giurata degli atti del processo, iniziato nel 2025, fin qui. E che ora, per questa fase, passa sotto la Giurisdizione del Ministero della Giustizia nostrano che coinvolgerà la Corte d’Appello italiana competente per il territorio che a sua volta ordinerà l’audizione del testimone. Gli avvocati di Tisci hanno anche ottenuto la presenza di un traduttore ufficiale, la possibilità di presenziare e l’autorizzazione a registrare l’intera testimonianza in video o tramite resoconto stenografico, così da poter acquisire tutte le dichiarazioni e renderle pienamente utilizzabili nel procedimento civile in corso a New York.
Quali sono i prossimi step:
(i primi due dei quali certi, il terzo dipende da cosa sceglierà di fare Mahmood in accordo coi suoi legali - per esempio, se rifiutare di nuovo di presentarsi a testimoniare oppure no)
Mahmood riceverà una citazione ufficiale da parte di un ufficiale giudiziario italiano,
A questo punto ha l’obbligo giuridico di presentarsi davanti al giudice italiano nel giorno e nell’ora indicati.
Se decide di non presentarsi senza un legittimo e documentato impedimento (es. motivi di salute gravi), il giudice ordinerà l’accompagnamento coattivo. Significa che le forze dell’ordine (Carabinieri o Polizia) andranno a prelevarlo per portarlo materialmente in tribunale
Una volta giunto a deporre, propria sponte o con accompagnamento coattivo, il testimone potrà ancora avvalersi della facoltà di non rispondere, prevista sia dall’ordinamento nostrano che da quello statunitense (Quinto Emendamento USA): gli è concesso, infatti, il diritto di non ‘auto-incriminarsi’ con le sue stesse dichiarazioni. Il silenzio può valere per alcune domande e per tutte le 64 qui previste. In tal caso, il giudice italiano, che non ha facoltà di intervento né di dedicere torti e ragioni, non potrebbe fare altro che inviare quanto ottenuto dal testimone, foss’anche lacunoso, al Tribunale di New York. Effettuata la traduzione giurata (per cui ci vogliono comunque settimane), il giudice americano, ancora Kaplan, potrà ritenere, se interessato a conoscere la versione completa, di concedere l’immunità. Ciò a dire la preventiva garanzia di non perseguire il testimone legalmente se dovesse ‘auto-incriminarsi’ di qualsiasi reato durante la deposizione. Deposizione che, di norma, in questi casi avviene a porte chiuse, in genere nello studio del giudice italiano che se ne occuperà (e, qui, alla concessa presenza dei legali di Tisci a registrare).
Quindi qualunque cosa dirà Mahmood in quella sede, sia pure fra un massimo di 10 mesi, potrebbe non venire a sapersi mai pubblicamente? Sulla carta, sì. Anche se ci sono in ballo due Paesi diversi, Italia e Stati Uniti, e un nome di spicco internazionale, Riccardo Tisci, insieme a quello di Mahmood, celeberrimo non in USA ma in patria eccome. Non del tutto peregrino immaginare il verificarsi di una ‘fuga di notizie’. Oppure, più semplicemente, gli avvocati della Difesa del fu direttore creativo Tisci potrebbero utilizzare le dichiarazioni di Mahmood, pure se ‘auto-incriminanti’ ma immuni, nel corso del processo da lì in poi. Per qualsiasi motivo, tra cui per esempio cercare di alleggerire la posizione del proprio assistito. In questo caso, venendo trascritte agli atti, disponibili online, risulterrebbero accessibili a tutti. Potrebbe uscirne una storiaccia più grande di quanto sembri al momento? Non mancherò di aggiornarvi a riguardo, per quanto questa vicenda qui da noi stia passando piuttosto in sordina… A quanto pare ci sono, o meglio forse si preferiscono, altre E priorità…
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