È arrivato il primo contributo e sono davvero felice di condividerlo con voi. Filippo Nicolini racconta la sua esperienza di ricercatore-divulgatore e fa una domanda difficile: perché è così difficile conciliare divulgazione e ricerca?
La sua testimonianza apre una finestra su una contraddizione che credo moltə vivono quotidianamente. Buona lettura.
Mi chiamo Filippo Nicolini e faccio divulgazione in ambito biologico/zoologico/evolutivo da più di 8 anni. Tuttavia, la mia posizione è un po’ particolare perché, contemporaneamente, SONO e NON SONO un divulgatore di professione. Da un lato, infatti, ho iniziato come volontario per BioPills nel 2017 (e continuo tutt’ora), quindi teoricamente la divulgazione non è per me un’occupazione da cui traggo profitto. Dall’altro lato, però, sono un ricercatore universitario (attualmente in UK) e il salario dei ricercatori include per definizione la divulgazione (in Italia, la cosiddetta “terza missione”), quindi teoricamente essa è un’occupazione per cui vengo pagato. Possono sembrare discorsi deliranti, ma questa contraddizione è proprio l’inizio di molte riflessioni che ho fatto negli ultimi anni e che ora vorrei condividere in questo spazio.
Da quando ero studente triennale, per me la divulgazione è sempre stata importante, una di quelle attività che mi scaldano dentro quando la faccio: parlare con le persone di scienza e vedere il barlume nei loro occhi non ha davvero prezzo. Quindi ho sempre più o meno avuto l’esigenza di condividere con l’esterno le cose che studiavo e che apprendevo. Questa esigenza è diventata particolarmente forte durante il dottorato, dove probabilmente il tasso di apprendimento e di stimoli è più alto che mai (o almeno lo è stato per me).
Volevo quindi rendere davvero la divulgazione una parte importante del mio lavoro di ricerca, ma c’era un problema: in ambito accademico, la divulgazione è spesso snobbata e, più volte, ho avuto la sensazione che fosse percepita come un semplice ripiego per coloro che “non sanno fare ricerca”. Insomma, l’attività di divulgazione era un’attività subordinata a tutto il resto e che veniva spesso svolta come contentino per spuntare la casella sul CV. Ovvio, non tuttə sono effettivamente bravə a fare ricerca e non tuttə sono effettivamente bravə a fare divulgazione: ognunə ha i suoi aspetti professionali da studiare e sviluppare. Però mi chiedo spesso:
perché è così difficile conciliare divulgazione e ricerca per chi vuole effettivamente provarci? Cosa c’è di meglio di divulgare direttamente in prima persona le proprie ricerche? O comunque, perché la divulgazione viene raramente e con difficoltà integrata nei progetti di ricerca o già nella formazione universitaria?
Ancora non ho risposta a queste domande, ma cerco sempre di più di portare la divulgazione negli ambienti accademici che frequento, nella speranza di renderla un’attività naturalmente integrata con la ricerca.
Di una cosa sono certo però: prendere parte ad attività di divulgazione sulle tematiche su cui faccio ricerca mi insegna molto di più che non leggere 25 paper o fare 12 lab meeting a settimana.
Filippo Nicolini
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Bergamo, BergamoScienza, aperta la Call for proposal 2026 per laboratori e conferenze (fino al 15 marzo)
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Milano, animatori scientifici per il Museo Nazionale Scienza e Tecnologia
Padova, operatore didattico nelle discipline STEM per Biosphaera
Da remoto (Italia), Advocacy & Communication Specialist per RIPA - Rete Italiana per le Proteine Alternative (part-time)
Jesolo (VE), Guida Didattica per La Fabbrica della Scienza
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Milano, Communication Specialist per IFOM (centro di ricerca oncologica)
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Modena (ma anche remoto), Strategic Communication Manager per FEM - Future Education Modena*
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