RSS Amplifier

LaCura.org · Jun 21, 2026

Il sole e il fattore 50

0
Sign in to vote or save

Francesco Bordino · LaCura.org

Oggi è il solstizio d’estate, il cielo è azzurro, il mare brilla placido e un caldo intenso avvolge ogni cosa. Osservo, dagli scogli sardi, individui impomatati di bianco rosolarsi come porceddu, a fuoco lento, per ore e ore.
La settimana prossima mia figlia porterà come tesina all’esame di terza media proprio il Sole, e vorrei aggiungere al suo bellissimo lavoro qualche scomoda verità.

Qualche settimana fa ho intravisto una pubblicità di Altroconsumo con la comparazione tra le migliori creme solari; non ricordo chi abbia vinto, ma mi è bastato il messaggio: ci dicono che lo facciamo per il nostro bene, per la nostra salute.

A guardare la scienza senza i filtri del marketing, si scopre che privare il corpo della luce solare biologica comporta rischi superiori a quelli che si crede di evitare.

Mentre ci illudiamo di proteggerci, stiamo soffocando gli oceani con una marea chimica senza precedenti. Ogni anno, tra le 14.000 e le 25.000 tonnellate di crema solare vengono riversate nei mari. Questi numeri rappresentano solo il 25% del prodotto totale acquistato: è la quota che si dissolve in acqua entro appena 20 minuti dall’immersione.

Il restante 75% segue un percorso più subdolo: finisce negli scarichi delle docce domestiche (superando i depuratori urbani incapaci di filtrarlo) o viene assorbito direttamente dai nostri tessuti. Complessivamente, acquistiamo tra le 56.000 e le 100.000 tonnellate di creme solari l’anno — l’equivalente di centinaia di milioni di flaconi.

L’impatto di questa chimica di massa è devastante:

  • Filtri Chimici (Oxybenzone, Octinoxate): Potenti interferenti endocrini che alterano il sistema riproduttivo dei pesci, e forse anche il nostro, uccidendo gli ecosistemi marini.

  • Filtri Minerali “Nano”: Particelle microscopiche di zinco o titanio ingerite dal plancton. Sotto la luce UV, queste generano perossido di idrogeno (acqua ossigenata) tossico per la vita acquatica.

  • Siliconi e Polimeri sintetici: Microplastiche liquide non degradabili che creano una patina invisibile, alterando la fotosintesi marina e accumulandosi nei fondali.

Prima che la dermatologia moderna la trasformasse in un business, l’elioterapia era una branca rispettata della medicina. I sanatori in quota erano l’unico rimedio efficace contro la tubercolosi e, durante la pandemia influenzale del 1918, l’esposizione solare riduceva drasticamente la mortalità.

Oggi questa sapienza è stata cancellata da una crociata che dipinge l’astro come un nemico pubblico. Ricordo ancora un farmacista con la faccia da pesce lesso guardarmi basito, quasi rabbioso, perché non acquistavo protezioni: “Ma non sai che il sole è cambiato? È diventato pericolosissimo!”.
Il Sole, fortunatamente, se ne frega delle nostre brevi vite di utonti. Il mare, forse, un po’ meno.

I dati del Karolinska Institutet, condotti su 29.518 donne svedesi nell’arco di 20 anni (Lindqvist et al., 2016), hanno scosso le fondamenta della prevenzione moderna. I risultati non lasciano spazio a interpretazioni:

  • Le donne che evitavano sistematicamente il sole avevano una probabilità di morire doppia rispetto a quelle con un’esposizione elevata.

  • Evitare il sole è risultato un fattore di rischio per la mortalità paragonabile al fumo di sigaretta. In termini giornalistici: la totale assenza di sole non allunga la vita, la accorcia drasticamente.

Perché il sole protegge il cuore? La risposta risiede nell’Ossido Nitrico (NO). Le ricerche del Dr. Richard Weller all’Università di Edimburgo (2014) hanno dimostrato che la nostra pelle funge da magazzino per i nitrati. Quando i raggi UVA colpiscono la cute, scatenano una via fotolitica (una scissione chimica guidata dalla luce, diversa dalla normale via enzimatica) che libera ossido nitrico nel sangue. Questo processo garantisce vasodilatazione, riduzione della pressione arteriosa e protezione da infarti. Le creme solari ad ampio spettro, bloccando i raggi UVA, impediscono questa reazione vitale, privandoci di un farmaco cardiovascolare naturale e gratuito.

La narrazione dominante fonde tutti i tumori cutanei in un’unica minaccia, ma la distinzione scientifica rivela un sistema economico che lucra sulla paura dei tumori benigni ignorando le cause di quelli letali.


I dati mostrano che chi lavora all’aperto presenta tassi di melanoma inferiori rispetto a chi lavora indoor. Al contrario, uno studio storico (Beral et al., 1982) evidenzia che l’esposizione a luci fluorescenti intense negli uffici aumenta il rischio di melanoma di 2,1 volte rispetto alla media. Il nemico potrebbe essere il tuo ufficio open-space, non la spiaggia.

L’uso costante di un SPF 30 riduce la sintesi di Vitamina D del 95%. La soluzione proposta dall’industria è l’integrazione orale, ma è un’illusione biochimica. La Vitamina D prodotta dal sole ha una persistenza nel sangue doppia rispetto a quella delle pillole.

Soprattutto, la luce solare attiva sulla pelle una cascata di fotoprodotti e isomeri naturali che i laboratori farmaceutici non sanno replicare. Cercare di sostituire il sole con una pillola è come cercare di sostituire una passeggiata nel bosco con un estratto di resina di pino: qualcosa si cattura, ma l’essenza vitale e la sinergia dei componenti vanno perse.

Gli hawaiani e tante altre culture tropicali nel mondo hanno usato per millenni l’olio di cocco. Ho personalmente sperimentato la straordinaria efficacia del cloruro di magnesio e vitamina C in spray.

La vera salute risiede nel recupero di un rapporto ancestrale, graduale e rispettoso con uno degli astri che da quattro miliardi di anni genera e sostiene la vita sulla Terra.

Buon solstizio a tutti.

Riferimenti Scientifici

  1. Hobday R. Sunlight therapy and solar architecture. Med Hist. 1997.

  2. Hobday R, Cason JW. The open-air treatment of pandemic influenza. Am J Public Health. 2009.

  3. Lindqvist PG et al. Avoidance of sun exposure as a risk factor for major causes of death. J Intern Med. 2016.

  4. Grant WB. An estimate of premature cancer mortality in the US due to inadequate doses of solar UV-B radiation. Cancer. 2002.

  5. Canadian Cancer Society. Survival statistics for non-melanoma skin cancer.

  6. Garbe C, Eigentler TK. Diagnosis and treatment of cutaneous melanoma. PubMed 2006.

  7. Beral V, et al. Malignant melanoma and exposure to fluorescent lighting at work. Lancet. 1982.

  8. Bjørn Løken Eilertsen et al. Sunscreen and malignant melanoma. Tidsskriftet. 2019.

  9. Godar DE et al. Increased UVA exposures and decreased cutaneous Vitamin D3 synthesis. Marquette.

  10. Gandini S et al. Meta-analysis of risk factors for cutaneous melanoma. Eur J Cancer. 2005.

  11. ACS. Survival rates for melanoma skin cancer. cancer.org.

  12. Sola S, Brewer JD et al. Epidemiology and survival of microcystic adnexal carcinoma. Dermatol Surg. 2021.

Questo articolo ha finalità divulgative e di analisi critica della letteratura scientifica. Non costituisce consiglio medico.

Nessun post

Read the original on lacura.substack.com

Comments

Nothing yet. Say the first thing.

    Sign in to join the conversation.