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KRISIS - Rivista di politica globale · Jul 27, 2026

Roma, antico snodo sulla Via della Seta

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Krisis.info · KRISIS - Rivista di politica globale

Le lezioni di Jeffrey Sachs: 1.

di Jeffrey D. Sachs

llustrazione a cura dello Studio AFW.
llustrazione a cura dello Studio AFW.

Parte dalla basilica di San Pietro il corso di Jeffrey Sachs sul nuovo ordine mondiale. Un ciclo di lezioni itineranti, tenute dall’economista di Columbia University lungo le tappe del viaggio di Marco Polo, per ripercorrere le rotte che collegavano l’Europa e l’Asia. Nella prima puntata prende forma l’epopea che portò il mercante veneziano alla corte di Kublai Khan, simbolo di un mondo fatto di incontri, scambi e connessioni tra civiltà.

Prima puntata del corso La Via della Seta raccontata da Jeffrey Sachs.

IN BREVE

Caput mundi Dalla basilica di San Pietro parte il racconto di Jeffrey Sachs sulle relazioni diplomatiche tra Papato e Impero mongolo, promosse per favorire lo scambio culturale tra le civiltà.

Alla corte di Kublai Khan Niccolò e Maffeo Polo, padre e zio di Marco, giunsero al cospetto del Gran Khan, che chiese al Pontefice di mandargli 100 dotti cristiani e l’olio sacro di Gerusalemme.

Missione in Asia Con la benedizione di papa Gregorio X, Marco Polo intraprese la Via della Seta, divenendo poi un alto funzionario e diplomatico al servizio del Gran Khan.

Nascita del Milione Rientrato a Venezia e poi catturato dai genovesi durante un conflitto navale, il mercante dettò le sue memorie a Rustichello da Pisa, dando vita al celebre testo medievale.

Eredità globale Il resoconto geografico ampliò gli orizzonti dell’Occidente e fu persino utilizzato da Cristoforo Colombo per pianificare le sue rotte verso le Americhe.

Ora voglio raggiungere il Vaticano e mostrarvi il luogo dal quale, in un certo senso, ebbe origine il viaggio di Marco Polo. Siamo davvero nel posto giusto per iniziare il nostro percorso. È straordinario. Ci troviamo davanti alla basilica di San Pietro, davanti alla residenza del Papa e a uno dei luoghi più belli del mondo.

Ma questo è anche il vero punto di partenza della nostra storia, perché il Papa dell’epoca di Marco Polo svolse un ruolo fondamentale nel suo viaggio. Fu il rapporto tra il pontefice e Kublai Khan, il grande sovrano dell’Impero mongolo, ad avere un’importanza decisiva nella vicenda di Marco Polo.

Dove ci troviamo esattamente? Siamo sul colle Vaticano, uno dei colli di Roma. Circa 2.000 anni fa, l’imperatore Nerone vi aveva fatto costruire un circo, cioè una struttura destinato alle corse e agli spettacoli sportivi. Questo luogo divenne poi teatro di uno degli avvenimenti più importanti della storia del Cristianesimo: la crocifissione di san Pietro.

San Pietro fu uno degli apostoli di Gesù Cristo e ricevette il compito di fondare la Chiesa, quella che oggi è la Chiesa cristiana e, in particolare, la Chiesa cattolica. Pietro arrivò a Roma e, durante le persecuzioni ordinate dall’imperatore Nerone dopo il grande incendio della città, fu ucciso insieme a un altro apostolo, san Paolo. Dopo l’incendio, Nerone cercò qualcuno a cui attribuire la responsabilità della distruzione di Roma e ordinò la persecuzione dei cristiani.

Secondo la tradizione cristiana, questo è il luogo in cui Pietro fu crocifisso. Fu crocifisso a testa in giù perché dichiarò di non essere degno di subire lo stesso tipo di morte del suo Signore, Gesù Cristo. Chiese quindi di essere messo in croce capovolto. Il luogo della sua morte divenne uno dei siti più venerati della cristianità.

Quando l’imperatore Costantino, che come vi ho anticipato fu il fondatore di Costantinopoli e che incontreremo più volte durante il nostro viaggio, salì al potere, ordinò la costruzione di una chiesa sul luogo della crocifissione di Pietro. Quella chiesa divenne l’antica basilica di San Pietro. La chiamiamo «antica San Pietro» perché rimase in piedi per circa 1.200 anni, dal 325 circa fino agli inizi del XVI secolo.

All’inizio del Cinquecento, papa Giulio II decise che la cristianità, nella sua grandezza e nella sua gloria, aveva bisogno di una nuova basilica di San Pietro. Ed è proprio davanti alla nuova San Pietro che ci troviamo oggi. La nuova basilica fu costruita nell’arco di circa 120 anni, indicativamente dal 1506, quando iniziarono i lavori, al 1626, quando la chiesa venne consacrata.

Qui, dunque, davanti alla nuova basilica di San Pietro, ci troviamo nel cuore della cristianità e della Chiesa cattolica. Ma perché questo luogo si trova anche al centro della storia di Marco Polo e del nostro viaggio? Per comprenderlo dobbiamo tornare all’inizio. E, come ho già detto, l’inizio risale a 700 anni prima della mia nascita, precisamente al 1254.

Fu quello l’anno in cui Marco Polo nacque a Venezia, in una famiglia di mercanti. Quando venne al mondo, suo padre Niccolò era già lontano da casa, impegnato in uno dei suoi viaggi di affari. Il padre Niccolò e lo zio Matteo, o Maffeo, svolgevano il mestiere tipico dei più importanti mercanti veneziani. Venezia era infatti una delle grandi città commerciali del XIII secolo.

I due erano impegnati negli scambi tra Oriente e Occidente. Viaggiavano lungo le diverse rotte commerciali che collegavano queste regioni, ma non si aspettavano certamente di spingersi molto più a Est del solito. Avrebbero potuto raggiungere Costantinopoli o forse la Crimea, ma andare ancora più lontano sarebbe stato estremamente insolito. Dopotutto, erano mercanti veneziani.

Partirono lasciando a Venezia la madre di Marco Polo, che morì solo pochi anni dopo, probabilmente durante il parto di un altro figlio. Niccolò e Maffeo erano partiti prima che Marco Polo nascesse, nel 1254. I due fratelli si diressero verso Oriente e arrivarono fino in Crimea. Lì scoprirono che erano in corso scontri e disordini legati alla crescita dell’Impero mongolo. Esistevano inoltre conflitti interni tra diversi gruppi mongoli.

A causa di questa situazione, furono costretti a procedere verso Est, perché non potevano più tornare in sicurezza verso Occidente. Non avevano previsto di spingersi tanto lontano, ma ben presto si ritrovarono non più in Crimea, bensì nell’attuale Uzbekistan, che visiteremo durante il nostro viaggio.

Arrivarono quindi a Bukhara. Qui entrarono in contatto con alcuni emissari del Gran Khan, il grande Kublai Khan. Essendo mercanti rispettabili, di successo, intraprendenti e chiaramente molto coraggiosi, furono invitati a proseguire ancora verso Oriente. Era qualcosa di quasi inaudito nel XIII secolo, ma i due viaggiarono fino alla capitale del Gran Khan.

Dove si trovava quella capitale? All’epoca era chiamata Khanbaliq. In cinese era nota come Dadu. Oggi la conosciamo come Pechino. Pechino era la capitale invernale dei mongoli, fondata e sviluppata da Kublai Khan per la nuova dinastia che stava costruendo. Pochi anni dopo l’incontro con i Polo, Kublai Khan avrebbe proclamato la dinastia Yuan, la grande dinastia mongola che governò la Cina per circa un secolo.

Ecco dunque questi due mercanti veneziani al cospetto di Kublai Khan, un individuo davvero straordinario che, dopotutto, regnava sul più vasto impero terrestre della storia. Kublai Khan era estremamente curioso e tempestò i Polo di domande. Com’era il mondo cristiano? Chi era il Papa? Che cosa stava accadendo in quella parte del mondo chiamata Europa? Le risposte lo colpirono profondamente.

Kublai Khan nutriva una grande stima per Niccolò e Maffeo e li rimandò in Occidente, garantendo loro un salvacondotto per l’intero viaggio e affidando loro l’incarico di mettersi in contatto con il Papa. Ed è proprio per questo che ci troviamo qui.

Kublai Khan, il grande imperatore mongolo, il Gran Khan, il sovrano della Cina e di un immenso impero terrestre, desiderava conoscere meglio il Cristianesimo. Chiese dunque ai fratelli Polo di tornare in patria e di domandare al Papa di inviare alla sua corte 100 uomini sapienti. Disse, in sostanza: «Mandatemi uomini istruiti e sapienti. Se riusciranno a convincerci, potremmo convertirci al Cristianesimo». Chiese loro anche un altro favore: portargli dell’olio proveniente dalla lampada della basilica del Santo Sepolcro, in Terra Santa, il luogo nel quale, secondo la tradizione cristiana, Gesù fu crocifisso e sepolto.

Kublai Khan riteneva che quell’olio avrebbe portato fortuna al suo impero. Dopo questo viaggio senza precedenti, Niccolò e Maffeo intrapresero la strada del ritorno e arrivarono in Occidente nel 1269. Al loro arrivo fecero due scoperte. La prima fu che non c’era alcun Papa. Clemente IV era morto nel 1268 e i cardinali non erano ancora riusciti a scegliere il suo successore. La seconda scoperta riguardava Niccolò: era padre di un ragazzo che ormai aveva circa 15 anni, Marco Polo.

Quando decisero di dare seguito alle richieste di Kublai Khan, ottenendo dalla Chiesa gli emissari che il sovrano aveva domandato, scelsero di portare con loro il giovane Marco. Nel 1271 non era ancora stato eletto un nuovo Papa. Erano trascorsi tre anni: si trattava del più lungo periodo di sede vacante che la Chiesa avesse conosciuto fino ad allora. I cardinali non riuscivano a raggiungere un accordo. Però i Polo pensarono: «Dobbiamo partire. Kublai Khan ci sta aspettando. È meglio rimetterci in viaggio verso Oriente».

Niccolò, Maffeo e il giovane Marco, che aveva allora 17 anni, raggiunsero una città cristiana chiamata Acri, sulla costa mediterranea dell’attuale Israele. Lì incontrarono un legato pontificio di nome Teobaldo Visconti. Gli dissero: «Non possiamo aspettare ancora. Quando verrà eletto un nuovo Papa?». Teobaldo Visconti rispose: «Non sappiamo quando avremo un Papa. Ma vi impartisco la mia benedizione e vi autorizzo a dichiarare di avere incontrato il legato pontificio e di essere stati incaricati di tornare da Kublai Khan».

I Polo ripartirono quindi senza aver incontrato alcun Papa. Pochi giorni dopo, però, alcuni messaggeri li raggiunsero con una notizia: finalmente era stato eletto il Pontefice. E chi era il nuovo Papa? Proprio Teobaldo Visconti, la persona che li aveva appena salutati e congedati. I Polo tornarono rapidamente ad Acri. Il nuovo Pontefice, che assunse il nome di Gregorio X, consegnò loro lettere, istruzioni e autorizzazioni pontificie formali per raggiungere Kublai Khan.

Gregorio X non disponeva dei 100 uomini sapienti che il sovrano mongolo aveva richiesto, ma inviò con Niccolò, Maffeo e Marco due frati istruiti: Niccolò da Vicenza e Guglielmo di Tripoli. Il gruppo riuscì a percorrere una parte del viaggio verso Oriente, ma lungo la strada scoppiò uno scontro armato. Di fronte ai combattimenti che li attendevano, i due frati dissero: «Noi ce ne andiamo». E fuggirono.

Il Papa aveva dunque inviato due religiosi cristiani a incontrare Kublai Khan, ma entrambi rinunciarono quasi immediatamente. Niccolò, Maffeo e il giovane Marco decisero invece di proseguire. Il viaggio durò circa tre anni. Il loro itinerario non coincide esattamente con quello che seguiremo noi, ma alcune tappe sono le stesse.

Raggiunsero un luogo oggi molto conosciuto per ragioni completamente diverse: lo Stretto di Hormuz. Oggi sentiamo parlare spesso dello Stretto di Hormuz a causa dei conflitti e delle tensioni nel Golfo Persico. I Polo arrivarono a Hormuz con l’intenzione di imbarcarsi su una nave diretta in Cina. Quando, però, videro le imbarcazioni disponibili, dissero: «Non ci piace affatto il loro aspetto. Sarebbe troppo pericoloso». Decisero quindi di proseguire via terra.

Ricordiamo che il viaggio era cominciato nel 1271. A quell’epoca l’Impero mongolo controllava ormai un’immensa parte dell’Eurasia e aveva creato qualcosa di estremamente importante: la cosiddetta Pax Mongolica, la pace mongola.

Ciò significava che le steppe, le rotte commerciali e le grandi distese terrestri dell’impero erano state pacificate e rese relativamente sicure per i viaggiatori. Fu proprio questa la strada seguita da Marco Polo insieme al padre e allo zio. Secondo il racconto di Marco, impiegarono circa tre anni per raggiungere la corte di Kublai Khan.

Arrivarono prima alla sua capitale estiva, Xanadu, e poi alla capitale invernale: Dadu in cinese, Khanbaliq secondo il nome mongolo, l’odierna Pechino. Finalmente incontrarono nuovamente Kublai Khan. Il sovrano fu felicissimo di rivederli. Era impaziente di ricevere notizie dall’Occidente e di avere l’olio proveniente dalla basilica del Santo Sepolcro, che i Polo erano riusciti a trasportare fino alla sua corte.

L’aspetto più affascinante della storia, tuttavia, è ciò che accadde quando Kublai Khan conobbe Marco. Il sovrano rimase profondamente colpito da quel giovane. Marco era particolarmente dotato nell’apprendimento delle lingue. Imparò a parlare cinese e riuscì ad acquisire anche altre lingue utilizzate all’interno dell’Impero mongolo. Kublai Khan gli disse: «Tu mi sarai utile».

Il giovane Marco Polo divenne così un emissario del Gran Khan e intraprese numerosi viaggi attraverso l’Asia. Fu mandato in India, raggiunse il Vietnam e visitò le isole che oggi fanno parte dell’Indonesia, compiendo lunghe missioni e attraversando territori immensi. Al ritorno da ciascuno di questi viaggi, Marco riferiva nei minimi dettagli ciò che aveva visto, con una memoria vivida e una precisione straordinaria. Kublai Khan ne era entusiasta.

Il sovrano era così soddisfatto dei Polo che continuava a chiedere loro: «Rimanete con me, non partite». E così trascorrevano gli anni. Rimasero alla sua corte per tutti gli anni Settanta e Ottanta del XIII secolo, fino all’inizio degli anni Novanta. In totale, vissero presso Kublai Khan per circa 19 anni. Intorno al 1292, dopo quasi 20 anni trascorsi con il Gran Khan, i Polo desideravano finalmente tornare a casa.

In quel periodo Kublai Khan doveva mandare una giovane principessa mongola, Kökechin, in Persia, dove avrebbe dovuto incontrare l’uomo al quale era stata promessa in sposa. Il sovrano chiese ai Polo di accompagnarla durante il viaggio. Questa volta viaggiarono per mare, a bordo delle grandi e magnifiche navi che Kublai Khan e il suo impero avevano ormai sviluppato.

Ed è interessante osservare come l’Impero mongolo, che conosciamo soprattutto come un grande impero terrestre, fosse diventato anche una potenza marittima. Questa tradizione sarebbe proseguita in Cina con la dinastia successiva, la dinastia Ming, tra il XIV e il XV secolo, durante la grande epoca delle esplorazioni oceaniche cinesi.

I Polo attraversarono il mare, raggiunsero Hormuz e da lì proseguirono via terra, fino a fare finalmente ritorno a Venezia. Raccontarono ai veneziani le loro storie, ma la gente stentava a creder loro. «Siete davvero arrivati fino alla corte di Kublai Khan?». Sembrava qualcosa di assolutamente incredibile.

Marco Polo, tuttavia, era ormai una figura molto rispettata. Era tornato da questa straordinaria esperienza dopo aver servito per quasi 20 anni nell’amministrazione di Kublai Khan. Venezia era una delle grandi potenze commerciali dell’epoca. La sua principale rivale in Italia era Genova. Genova e Venezia si contendevano il controllo delle rotte commerciali e, inevitabilmente, finirono per combattersi.

Nel 1298, circa tre anni dopo il ritorno di Marco Polo, del padre e dello zio a Venezia, scoppiò una nuova guerra tra veneziani e genovesi. Marco Polo era ormai un mercante prospero e molto rispettato. Contribuì ad armare una nave veneziana e partì per combattere contro Genova.

Ma Marco Polo sembrava destinato a vivere sempre nuove avventure. Questa volta la sua nave fu sconfitta durante una battaglia e Marco venne fatto prigioniero dai genovesi. «Prigioniero» è forse un termine un po’ severo, perché fu trattenuto in una condizione simile agli arresti domiciliari, in un edificio di Genova. Vi rimase per circa un anno.

Tra le persone che incontrò durante la prigionia vi era Rustichello da Pisa, anche lui detenuto dai genovesi. Rustichello era un personaggio molto interessante, perché era un romanziere. Scriveva racconti cavallereschi, storie della Tavola rotonda, della corte di re Artù e altre narrazioni romantiche e avventurose. Quando conobbe Marco Polo, Rustichello gli disse: «Ho un’idea per trascorrere il tempo. Potremmo persino ricavarne un libro di grande successo. Perché non mi racconti la tua storia?»

Fu così che nacque uno dei libri più importanti della storia: il racconto dei viaggi di Marco Polo. Marco dettò a Rustichello la storia dei suoi viaggi, del suo soggiorno presso Kublai Khan e delle avventure vissute insieme al padre e allo zio. Rustichello trasformò quei racconti in un’opera straordinaria.

Il libro si diffuse rapidamente e divenne, per così dire, uno dei più grandi successi editoriali del Medioevo, perché la descrizione del mondo di Kublai Khan era semplicemente fenomenale. Xanadu e l’immenso Impero mongolo divennero realtà sorprendenti, quasi incredibili, agli occhi degli europei.

Marco Polo fece conoscere agli europei l’Asia e, in particolare, l’Impero mongolo. Aprì i loro occhi, ampliò la loro visione del mondo e alimentò il desiderio di viaggiare, esplorare e conoscere terre lontane. È lo stesso desiderio che anima tutti noi in questo momento.

Voglio raccontarvi ancora un piccolo e interessante episodio legato al libro dei viaggi di Marco Polo. Un altro personaggio molto noto, Cristoforo Colombo, possedeva una copia annotata dell’opera e la portò con sé durante i propri viaggi.

Ricordiamo che Colombo era convinto di essere diretto in Asia. Portò quindi con sé il libro di Marco Polo per poter comprendere e interpretare ciò che avrebbe incontrato lungo il cammino. Naturalmente, questa è un’altra storia, perché il suo viaggio condusse al contatto degli europei con le Americhe.

Non possiamo dire che Colombo abbia «scoperto» le Americhe: vi vivevano già milioni e milioni di persone, le popolazioni native americane. Colombo stabilì però un nuovo collegamento duraturo tra l’Europa e le Americhe, portando con sé il racconto dei viaggi di Marco Polo.

Questa è dunque la storia del nostro viaggio: un percorso che aprì gli occhi dell’Occidente e contribuì ad avvicinare mondi lontani. A renderlo vivo fu questo straordinario osservatore, attento e riflessivo, Marco Polo, che aiutò l’Europa a vedere il resto del mondo. Ora anche noi partiremo insieme per il nostro viaggio. Sono felicissimo che lo affronteremo insieme. La prossima tappa sarà Belgrado.

Testo tratto da:

https://themarcopolodrive.com/

(traduzione dall’inglese a cura di Krisis).

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Jeffrey D. Sachs Economista di fama mondiale, è un leader nell’ambito dello sviluppo sostenibile. Direttore del Center for Sustainable Development alla Columbia University, presiede anche il Sustainable Development Solutions Network dell’ONU. È autore di numerosi libri, tra cui i bestseller The End of Poverty e The Price of Civilization. Ha collaborato con diversi Segretari generali dell’ONU e ha ricevuto prestigiosi riconoscimenti internazionali.

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