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K-pop Radar · May 30, 2026

K-pop goes Italian: alla scoperta delle HEART OF WOMAN

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Billboard Italia · K-pop Radar

«Sono entrata, boom, con lo sguardo che taglia».

Un’entrata che sembrerebbe non avere nulla di speciale o diverso da quella di un comune mixtape italiano. Il discorso cambia se il pezzo in questione si intitola HOW’s Delight ed è il pre debut di una band K-pop. Quando lo scorso 6 maggio le HEART OF WOMAN si sono presentate con il loro primo brano, e un video registrato a Los Angeles, i fan italiani del genere coreano sono andati giustamente in fibrillazione. La strofa in italiano della maknae del gruppo Liuyin è la prima nella storia di un gruppo.

Andiamo con ordine: le H.O.W sono un quintetto femminile della BLUE BROWN RECORDS, etichetta fondata da Sangwoo Myung e dal compianto Wheesung, composto da Jihyun, leader e già conosciuta in patria per aver partecipato al survival U R Next?, Chaei, rapper che si è fatta conoscere al programma HIP POP Princess, Ayne, main vocalist, Liri, ballerina principale, e appunto dalla nostra Liuyin. Perché nostra? Perché Liuyin è nata e cresciuta a Roma e si è trasferita in Corea dopo la maturità per inseguire il sogno che aveva fin da bambina e da quel primo video delle BLACKPINK visto su YouTube.

Giovedì scorso, con il debutto ufficiale e la pubblicazione del primo album Heart Byte: LEGACY, la missione è stata compiuta. Quando mi connetto su Zoom con la band è lei che fa da traghettatrice dell’intervista, o sarebbe meglio dire da “ponte”. Parola con cui ama descrivere il suo ruolo all’interno del gruppo: le sei lingue conosciute le consentono di essere il collante artistico e culturale tra la Corea e il resto del mondo. Non solo con una strofa in italiano, ma in ogni aspetto creativo della band. Dietro la citazione di Tacito che fa da claim al concept e al disco – e che spiega l’utilizzo per nulla nascosto dell’AI dei primi teaser - non a caso, c’è il suo zampino.

Le HEART OF WOMAN con il loro nome e il loro logo simboleggiano i cinque cuori, ciascuno con una storia, che insieme danno vita a un ritmo in grado di trainare e colpire i fan. L’acronimo H.O.W riflette anche la loro aspirazione a chiedersi costantemente “Come” andare avanti e crescere, ci raccontano nell’intervista. Nel loro primo album, una scelta audace quella di debuttare con un full length e non con un EP, tra immaginario fantascientifico e beat elettropop, omaggiano la musica dei primi anni Duemila. Ascoltando pezzi come ALIVE, SHOW H.O.W e il singolo Lost in Proof, vengono in mente le band di seconda e terza generazione, ma con un colore più acceso e influenzato dal presente. E l’italiano? Per ora è presente solo in un verso di Told You So ma, come ci svela Liuyin durante la nostra chiacchierata, potrebbe tornare molto presto.

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Come descrivereste la vostra band a chi ancora non vi conosce?
Liuyin
: Al momento siamo come un segnale che sta cercando di arrivare al mondo intero. E speriamo davvero che, attraverso la nostra musica e le nostre canzoni, questo avvenga molto presto e tutti possano conoscerci. Sì, al momento questo è forse il termine migliore per identificarci: un segnale.

Il cuore compare non solo nel nome della vostra band, ma anche nel titolo del vostro primo album. Perché proprio quel simbolo e cosa rappresenta per voi?
L:
La parola “cuore” è molto importante per noi. Non solo perché, ovviamente, si tratta del cuore di una donna, ma anche perché è un meccanismo perfetto: batte sempre. L’uomo non è ancora riuscito a riprodurlo.

Se dovessi descrivere individualmente con una sola parola ogni componente, quale sarebbe e perché? Partiamo da Jihyun.
L
: Jihyun la descrivo con la parola Centro. Non solo perché ricopre quella posizione nella band ed è la nostra leader, ma perché è proprio così nella vita di tutti i giorni. È lei a fungere da punto di riferimento nel nostro gruppo: ci tiene unite tutte e cinque. Grazie alle sue esperienze e al fatto che è una persona molto gentile, ci aiuta a superare tutte le difficoltà. È lei il punto di riferimento della band.

Chaei?
L
: Chaei la descriverei come un punto interrogativo. È una persona molto misteriosa e credo che piacerà molto ai fan proprio per questo motivo. Li terrà sempre con il fiato sospeso, spingendoli a chiedersi cosa le passi realmente per la testa. Tutto ciò la rende molto affascinante.

Ayne?
L:
Credo che la parola più azzeccata sia risonanza. Dato che è la nostra cantante principale, penso che sia il modo migliore per descriverla. Sono convinta che quando avrà la possibilità di mettere in mostra tutti i lati della sua voce, i fan le se ne innamoreranno immediatamente.

Liri?
L:
Lei è carattere. È una persona molto schietta. Credo che in mezzo a una folla la riconosceresti subito.

E invece Liuyin?

L: Per quanto mi riguarda, mi piacerebbe essere descritta con la parola ponte: vorrei essere il ponte tra il nostro gruppo e il resto del mondo, grazie alle diverse lingue e culture che ho avuto modo di conoscere vivendo in Italia.

In che modo il fatto di conoscere molte lingue ti è stato d’aiuto?
L:
Mi ha permesso di distinguermi alle audizioni. Quando fai un provino è fondamentale mostrare qualcosa che stupisca la compagnia. Vedendo che nel curriculum avevo scritto che conoscevo sei lingue, li ha colpiti. Essere cresciuta in Italia è un plus. Il fatto di conoscere altre culture e di volerle integrare nel mondo K-pop è una cosa che mi stimola molto.

Come state vivendo il passaggio dall’essere trainee all’essere delle idol professioniste?
L:
Non è una cosa che succede dall’oggi al domani. È un processo davvero lungo, che va dal momento in cui si diventa tirocinanti, passando il primissimo provino, e prosegue affrontando diverse sfide e valutazioni mensili. Per certi versi, ancora non crediamo di aver completato del tutto questa transizione. Immagino che, man mano che si impara a conoscere meglio la musica e ci si sente più a proprio agio nel ballare e nel cantare, sia proprio allora che si diventa finalmente delle vere idol: quando si arriva a esibirsi sul palco e a incontrare i propri fan.

Perché avete scelto HOW’s Delight per presentarvi al pubblico?
L:
Perché volevamo mostrarci in un modo più giocoso, con qualcosa di leggero e divertente, in netto contrasto con il nostro concept fantasy che invece è molto profondo. A tratti direi filosofico. Il titolo ha due significati. La gioia che le H.O.W vogliono donare. Ma può essere ma anche interpretato come una domanda: in che modo le Heart of Woman possono riuscirci?

E il rap in italiano?
L: Avevo in mente di farlo fin da quando abbiamo messo piede a Los Angeles per registrare il mixtape. Volevo inserire la mia cultura in questo progetto e ho deciso di scrivere la strofa in italiano. Pensavo che sarebbe stato figo e che sarebbe stata una sorpresa. Insomma, credo che sia l’ultima cosa che un fan del K-pop, che predilige il coreano e l’inglese, si aspetterebbe.

Com’è stata l’esperienza di filmare il videoclip a Los Angeles?
L:
Quando siamo atterrate per la prima volta, ci è sembrato quasi surreale, perché avevamo visto quel paesaggio solo su YouTube e sui social media. Quindi ci è sembrato di vivere un sogno. Durante le riprese ci siamo rese conto di quanto l’ambiente fosse perfetto, non solo per il nostro mixtape, ma anche per le altre canzoni del nostro album. Infatti, abbiamo anche girato altri due videoclip dell’album.

Collegandomi al titolo del mixtape, in che modo vi piacerebbe soprattutto stupire e deliziare il vostro pubblico?
L:
Credo che ognuna di noi abbia un obiettivo in mente, ma penso che più di ogni altra cosa desideriamo raccontare la nostra storia ai fan attraverso le nostre canzoni. Siamo tutte davvero appassionati di musica, quindi vorremmo mostrare il frutto del nostro duro lavoro e anche ciò che ci appassiona. Questa è la nostra delight.

A tal proposito, quali sono le vostre influenze musicali principali?
L:
Ci lasciamo ispirare da quelli che definiamo legacy artists. Per esempio, nel nostro album, la maggior parte delle canzoni ha quell’atmosfera tipica 2K che riporta alla mente i primi anni 2000. Tutte noi abbiamo studiato a fondo quegli artisti che hanno lasciato un’eredità, in modo da poter esprimere al meglio noi stesse.

Legacy non a caso è inserito anche nel titolo del disco. E per quanto riguarda l’immaginario fantastico?
L:
La narrazione fantascientifica è una metafora che abbiamo scelto per rendere le nostre storie più appassionanti per i fan. Vale lo stesso per i superpoteri che abbiamo nel trailer che altro non sono che delle rappresentazioni dei nostri diversi talenti e delle nostre passioni. E credo che sia anche un modo perfetto per descrivere il titolo dell’album. Perché Heart Byte è un contrasto. Il cuore è qualcosa che appartiene all’essere umano, mentre il byte rimanda al mondo tecnologico e anche a quello dell’intelligenza artificiale.

Quindi l’utilizzo dell’AI nei vostri primi post deriva da un’idea ben precisa di concept?
L: Si ricollega anche alla citazione dall’Agricola di Tacito: Dove fanno il deserto, lo chiamano pace. È stata una mia idea. Mentre discutevamo su cosa fare con il nostro album, ne ho parlato al nostro direttore creativo e l’idea gli è piaciuta molto. L’ha vista nel contesto dell’intelligenza artificiale, perché l’intelligenza artificiale all’inizio non è mai stata concepita come qualcosa di negativo, o perlomeno etichettata come tale, ma in qualche modo è diventata proprio questo. Allo stesso modo della “pace” esportata dai Romani di cui scrive Tacito.

Dall’Italia, come sei entrata in contatto con il mondo K-pop?
L:
Quando ho visto un’esibizione delle BLACKPINK su YouTube: mi lasciò a bocca aperta. Ho subito sentito il desiderio di fare la stessa cosa. Volevo essere come loro, così fantastiche e perfette mentre si esibivano sul palco. Quel sogno mi è rimasto nel cuore per tutto il tempo in cui sono rimasta in Italia.

Quando hai deciso di partire?
L:
La prima volta che sono venuta qui in Corea avevo circa 16 anni. La seconda, invece, ne avevo 17. Avevo appena finito gli esami di maturità. Sono venuta qui e ho fatto un patto con mia madre. Le ho detto: «Dammi tre mesi di tempo per provarci. Abbi fiducia che ci riuscirò». E per fortuna è andata bene.

Com’è stato il tuo primo impatto in questo mondo?
L:
Mi sono iscritta a quello che si potrebbe definire un hagwon, una sorta di accademia che ti prepara a diverse audizioni. È stato allora che sono entrata in contatto per la prima volta la BLUE BROWN RECORDS e ho fatto il provino. Di sicuro, sono rimasta stupita da quanto sia duro l’allenamento. È molto più difficile di quanto già non si racconti. Comprende aspetti a cui la gente non pensa nemmeno, come il comportamento o anche l’espressione facciale.

Che rapporto hai oggi con l’Italia?
L:
Sono nata e cresciuta lì e ho un legame molto profondo con Roma. Non vedo l’ora di esibirmi lì con la band, con la mia famiglia. Credo che quel giorno piangerò (ride, n.d.r.).

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In questa sezione della newsletter, per ogni numero, vi parlo di tre uscite K-pop che mi hanno colpito nelle ultime settimane. Il metro di giudizio? Originalità, concept, sound e ovviamente un pizzico di gusto personale.

Il primo gruppo femminile della AOMG, etichetta della H1GHER MUSIC RECORDS, rappresenta a pieno lo stile di Jay Park. Son Juone, Newy, Um Jione, Kim Yuna e Kang Yeseul hanno un’attitudine messy e raw ovviamente intrisa di cultura hip hop fino al midollo. Il primo singolo Key Beats si sviluppa su una base trap sulla quale le componenti rappano tra autotune e synth. Il ritornello ha pochi accenni melodici, così come il secondo singolo Catch My Breath, ancora più convincente e caratteristico (tra gli autori c’è anche pH-1. Tra le influenze di quest’ultimo c’è sicuramente la Billie Eilish degli esordi. Da tenere d’occhio.

La band maschile di Starship Entertainment, che sta facendo un lavoro grandioso con i girl group com IVE e KiiiKiii (ne avevamo parlato in questo numero), torna con due singoli molto diversi tra loro. FLY! si addentra ancora di più rispetto ai loro progetti precedenti nel mondo hip hop, abbandonando certi suoni chitarristici. Attent!on è invece un pezzo K-pop più classico dove la melodia è centrale e mette in mostra le capacità vocali del gruppo. Probabile che nessuno dei due brani sarà quello che li farà esplodere definitivamente, ma di certo rappresentano un tassello importante nella definizione del loro percorso artistico.

Che le aespa fossero una specie unica nel mondo K-pop, lo sapevamo ben prima del featuring infuocato con G-Dragon WDA (Whole Different Animal). Ma il loro secondo album ne è l’ennesima conferma. «You just need a high five / In the face with a chair» rappa Giselle in Roll, uno dei pezzi più ironici e pungenti del disco che sembra un messaggio diretto a tutti gli haters. La titletrack (in due versioni, anche con Becky G), così come SHAKIN’ e Bite sono delle dichiarazioni di forza contro le critiche, a suon di barre scorrette e beat elettronici che sfociano nell’EDM. E forse SHAKIN’ non avrebbe sfigurato come singolo. Meno convincente la svolta rock di Can’t Help Myself, a differenza della canzone conclusiva per i fan ‘Til We Die. Un comeback acuto e aspro come il succo di limone.

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