Ci si stupisce sempre quando dietro alle spalle di grandi progetti musicali internazionali come quelli K-pop ci sono storie italiane, spesso legate a ragazzi partiti dalla provincia. Chiacchierando con Vins (uno dei protagonisti di Gen B del 2026), qualche mese fa ho scoperto parte del lavoro del suo amico pugliese Gianluca Schiralli. Visual artist, specializzato nel 3D, insieme a Giovanni De Luca si occupa di produzione e compositing ed è tra i curatori degli effetti speciali dietro ad alcuni video musicali di artisti musicali italiani e non. I due, come 63fxstudio, oltre ad aver lavorato con il mondo del rap (RRARI DAL TACCO, Sfera Ebbasta, Shiva e Diss Gacha), hanno anche collaborato alla realizzazione di VFX per alcuni artisti coreani.
Sono partiti dalle MAIDEN, per le quali hanno curato gli effetti speciali dei videoclip di PUNG! e Super Obvious, e si sono fatti strada fino a lavorare con gli EXO per il MV della loro ultima titletrack Crown. Avete presente la corona 3D dove ballano i componenti della band? Ecco, è italianissima. Il loro ultimo progetto legato al mondo K-pop è uscito pochissimo tempo fa e si tratta del singolo giapponese dei NEXZ (con i quali avevano già collaborato in passato) Hellmate. Chiacchierando con loro su Zoom sono saltati all’occhio aspetti interessanti, legati a flusso di lavoro e alla creatività di certi ambienti.
Come siete entrati in contatto con il mondo dell’intrattenimento coreano?
Giovanni De Luca: Il nostro primo aggancio, oltre a vari creativi che lavorano nell’ambito K-pop, è stato un VFX artist coreano e che, avendo talmente tanto lavoro da fare, subappalta dei progetti. Dopo alcuni primissimi progetti, ci ha contattato la casa di produzione 815Video che, avendo visto il nostro portfolio, ci ha affidato l’intero progetto delle MADEIN.
Quindi tutto nasce da rapporti umani diretti.
Giovanni: Sì, considera che il passaparola è fondamentale in questo ambiente. Noi abbiamo iniziato da primi contatti su Instagram e poi la cosa si è evoluta strada facendo. Non solo con artisti coreani, ma con chiunque lavori nel settore. Per esempio, c’è ANURAG RAJ, un VFX artist indiano, che lavora nell’industria K-pop da tempo (tra i suoi ultimi progetti c’è il videoclip di ICONIC BY MISTAKE, brano che ha unito LE SSERAFIM, ILLIT e KATSEYE, n.d.r.) e che ultimamente ci sta proponendo diversi progetti.
Avendo lavorato con progetti italiani, legati soprattutto al rap, come siete finiti a interessarvi al mondo musicale asiatico?
Gianluca Schiralli: Devo dire che non c’è una spiegazione ben precisa. Anzi, è nato quasi tutto per caso, soprattutto riguardo all’aspetto coreano. Una questione di legami e contatti che ha portato in modo naturale a una prima collaborazione e da lì in poi a sempre più progetti.
Qual è la differenza principale che avete notato tra il lavorare con produzioni di artisti italiani e il farlo con progetti asiatici, come quelli legati al K-pop?
Gianluca: Le cose cambiano sempre in base al livello degli artisti. In Italia secondo me è molto più confidenziale. C’è un rapporto diretto tra il regista e noi che facciamo gli effetti speciali. In Corea, invece, nella maggior parte dei casi ci interfacciamo non solo con l’altro VFX artist, oltre che col suo studio, ma anche con un project manager. È tutto molto più organizzato.
Giovanni: La cosa che mi ha colpito di più è la presenza molto più netta delle agenzie che gestiscono gli artisti. Fanno molta attenzione all’aspetto del video e a ogni singolo dettaglio. In Italia le etichette investono su molti più artisti e non stanno dietro a ogni aspetto. Quando lavoriamo con il K-pop, per esempio, le note che riceviamo spesso vengono da un A&R o da qualcuno della label.
Lavorativamente parlando, questo metodo vi facilita il lavoro o lo rende più macchinoso?
Giovanni: Lo rende più macchinoso però lo rende anche migliore. Più macchinoso perché comunque sono molto più scrupolosi, soprattutto sulla coerenza dell’immagine dell’artista. Tuttavia, questo comporta un risultato finale migliore perché c’è proprio più attenzione alla qualità da parte di tutti. Nel nostro Paese, magari c’è solo l’artista che è interessato davvero.
Com’è andata con Crown degli EXO?
Giovanni: Per quel video c’è arrivato lo shot tagliato di loro che ballavano con la camera che andava avanti e indietro. La clip sulla quale abbiamo dovuto lavorare era senza green screen, anche se potrebbe sembrare. Ci hanno dato la durata del cut che dovevamo fare e il modello dei personaggi 3D animati che danzavano. Abbiamo dovuto modellare la corona e l’environment. Quel segmento è stato poi inserito all’interno del montaggio complessivo.
Gianluca: Ricordo che all’inizio ci avevano lasciato molta libertà sull’estetica della scena. Sapevamo che doveva essere una corona e che ci sarebbe dovuto essere un movimento di camera che entrava all’interno. Poi, in seguito ai vari feedback, abbiamo modificato molte cose.
Non avevate il concept del comeback?
Giovanni: La mission completa non ce l’hanno mai detta direttamente. L’abbiamo capita lavorandoci a poco a poco. Il tema era il ritorno sulle scene dei re del K-pop.
Quanto tempo avete impiegato?
Giovanni: Nell’arco di una settimana, o poco più, avevamo concluso gran parte del lavoro. Le tempistiche, nel caso di frame singoli come quello di Crown, sono molto strette. Poi, nei giorni successivi, siamo andati incontro a tante revisioni che hanno allungato i tempi di altre due settimane. Considera che fino all’ultimissimo giorno abbiamo modificato qualche elemento. Per le MADEIN, dovendo lavorare su più video, abbiamo avuto un mese.
La cosa che vi ha colpito di più del mondo del K-pop?
Gianluca: La creatività. Anche solo immaginarsi una band così numerosa che danza sulle superfici di una corona gigante e una camera che entra all’interno per riprenderli. In Italia, le visioni sono molto più settate, soprattutto se penso all’ambito rap. È tutto più standardizzato.
Giovanni: Diciamo che quando ti arriva il messaggio su Whatsapp che ti spiega a parole l’idea del concept, il più delle volte è difficile immaginarselo perché non hai letteralmente reference. Questo rende tutto molto più divertente.
Dimenticatevi il K-pop, questo disco è un misto di elettronica, techno, hyperpop e divertimento. I due componenti dei SEVENTEEN parlano di amicizia e di ricordi nell’opening Friends (c’è un riferimento al colore dei muri della palestra dove si allenavano da trainee) mixando la nostalgia al ritmo da club. singasong e mia sono i due brani più estivi con ritornelli pensati per essere vissuti in spiaggia. girlsnboys è una delle poche deviazioni dell’album, scritta e prodotta con Pharrell Williams. Qui la fa da padrone VERNON che si destreggia su un beat che si trasforma in maniera luminosa nel corso dei minuti. Un esperimento piacevole per un progetto ideale per staccare la testa e far iniziare definitivamente la bella stagione. Un po’ brat al maschile, ma di colore giallo.
Il nuovo capitolo della carriera dell’ormai ex componente degli ENHYPEN inizia da due singoli molto diversi, ma accomunati da testi personali. RIDE OR DIE, realizzato in collaborazione con il produttore e autore inverness, risente di una produzione rock ed elettronica marcata. Interessante il tema della ri-connessione enfatizzato nel videoclip. Di carattere totalmente opposto è Overflow. L’arpeggio di chitarra immerge gli ascoltatori in un’atmosfera lo-fi che fa da sfondo a un racconto molto intimo. Lee Heeseung ha raccontato di aver scritto il pezzo in un periodo complicato in cui stava perdendo le speranze.
Della band femminile di H1GHER MUSIC vi avevamo parlato un mese fa in occasione dei loro primi due brani Key Beats e Catch My Breath. Il loro primo mini-album aggiunge tre brani che non si discostano dall’hip hop, dalla trap e dal Jersey Club. Se SUCK IT UP mette in mostra qualche crepa nelle loro armature da donne e artiste con la voglia di spaccare il mondo, OXY e SUB_ZERO (in collaborazione con il rapper coreano punchnello) confermano la loro attitudine sfacciata. La titletrack ha un’interessante svolta elettronica nel ritornello e definisce il concept del loro primo EP. Le Keyveatz sono la “generazione ossigeno”, una boccata d’aria fresca per la scena K-pop.
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