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Kalò Dromo · Aug 16, 2026

Rummulìa, rummulìa

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Sara Mostaccio · Kalò Dromo

Dal mio balcone

Idda, a muntagna, madre benevola e terribile: così, noi che ci siamo nati, percepiamo il vulcano. In questi giorni ha eruttato in maniera più intensa del solito, l’avrai sentito ovunque anche se non hai avuto problemi diretti con un volo. L’aeroporto è chiuso da giorni e l’impatto sulle persone in viaggio è enorme, nei giorni di Ferragosto. Era successo altre volte, succede spesso, io ero rimasta bloccata a Napoli per lo stesso motivo poco più di un anno fa. Ma in questo periodo fa notizia.

Non avendo partenze in previsione, di tutta questa faccenda mi prendo solo il buono, cioè il Grande Spettacolo della Natura, in diretta dal mio balcone o dalle strade su cui corro. Idda, incurante dei nostri affarucci vacanzieri e non, sbotta, borbotta e sputa fuoco a ogni ora del giorno e della notte. La mattina presto il prepotente pennacchio nero mi saluta dalla cima della montagna, tutta rosa sotto i primi raggi del sole. So che c’è ancora prima di vederlo perché l’ho sentita rummuliare tutta la notte. Dà il ritmo ai miei passi. Corro e sento il mio battito nel petto e il suo dalle profondità della terra.

Mi hanno chiesto in tanti se non abbiamo paura. Se la colata, arrivata molto in basso, non possa scavalcare il bordo della Valle del Bove e minacciare i paesi. Come possiamo essere così tranquilli, continuare le nostre vite sui suoi fianchi, mangiare la granita al bar guardando verso i crateri senza provare un brivido. Alzo le spalle, ci siamo nati. Mi sento fortunata a esserci nata. Il mio cuore è in qualche modo accordato al suo, c’è consonanza, è una simbiosi.

Per tutta la settimana ho corso in salita per averla davanti agli occhi. So che può distruggerci, è una possibilità remota ma non inesistente. Eppure ogni volta che la guardo provo un moto d’affetto. Una sensazione di familiarità con ciò che è ingovernabile. Mentre chi viaggia (legittimamente) si infuria per le vacanze rovinate, io, ancora, alzo le spalle: che puoi farci? Nessuno che viva qui si è mai illuso di poter dominare il vulcano, ha solo imparato a (con)viverci.

Mi domando se sia una relazione simile a quella che ho con il mio corpo che corre. In parte, forse. Il mio corpo, è vero, posso condizionarlo, plasmarlo addirittura. Ma c’è sempre qualcosa che sfugge al controllo, alle tabelle, al rigore. Un che di indomabile, un poco oscuro. Di proposito non l’indago. Non si scruta dentro al cratere.

Read the original on kalodromo.substack.com

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