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Kalò Dromo · Jul 12, 2026

Ma come fai a non mollare?

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Sara Mostaccio · Kalò Dromo

Da quando ho iniziato a correre con intenzione e costanza, la domanda che mi sono sentita fare più spesso è “ma come fai a non mollare?” No, in realtà la più frequente è “a quanto vai?” ma quella dopo è senz’altro relativa alla costanza.

La verità che mollo continuamente, solo che ricomincio tutte le volte.

La costanza in definitiva non è non saltare mai, ma tornare, tornare e tornare. Ripresentarsi all’allenamento seguente. Chiamiamola disciplina, chiamiamola costanza, chiamiamola determinazione? Quale che sia il nome che decidiamo di darle, resta vero che non è una granitica e inscalfibile certezza ma un continuo interrogarsi.

Essere costanti non significa non interrompere mai e avere una routine perfetta. E nessuna pausa cancella il percorso, purché si riparta. La costanza risiede nel lungo termine.

D’altro canto se aspettassi sempre di avere la giusta voglia probabilmente metà delle corse non le farei neppure. Mi muove la disciplina, ne parlavo qua, ma anche il ricordo di come mi sento dopo aver corso. Una sensazione positiva, anche quando sono stanca morta, che mi dà la spinta a rifarlo per sentirmi ancora così.

E tuttavia: finché le corse vanno bene, ho voglia di ripetere l’esperienza. Quando invece va male, e magari ne vanno male alcune in fila? Lì mi prende la voglia di lasciar perdere e restare a letto. Ma poi invariabilmente mi alzo. Mollo, fosse anche per un momento, ma ricomincio. Non è mai una decisione presa una volta per tutte.

A correre contenti quando non si frappongono ostacoli siamo buoni tutti, la vera sfida è imparare a tenere la rotta. Sono stanca, però corro. Non ho tempo, ma lo invento. Ho un impegno e cambio orario. Fa troppo caldo, esco prima.

A volte invece salto e basta. Sembra un paradosso, ma mollare il colpo può essere parte della costanza. Piuttosto che forzare, per una volta riposare, rallentare, o anche fermarsi in corsa, e ripartire con più grinta la volta dopo.

Sono sempre stata attenta a evitare che la corsa diventasse solo un altro impegno in agenda, volevo che restasse qualcosa che scelgo di fare. Non è una scelta definitiva, devo rifarla tutte le volte.

Sin dal principio mi sono fatta una specie di promessa, diversa da quella che ti aspetteresti. Non mi sono detta “stavolta non mollo” ma “finché mi diverte”. Ci sono giorni in cui non ho voglia ma la corsa è ancora una cosa che mi piace fare, nella quale mi riconosco, e questo basta.

Mi chiedo da dove nasca l’idea che la costanza debba essere una linea retta. Dal confronto con gli altri, forse? Di una persona che corre da anni, per anni, vediamo la durata, ma non tutte quelle volte in cui il ritmo è saltato o c’è stata una perturbazione. La costanza è una narrazione che si fa in retrospettiva. Guardiamo indietro e sembra tutto più ordinato e lineare di come sia stato davvero, ma tra quello che si vede da fuori e quello che abbiamo visto da dentro c’è un abisso.

Read the original on kalodromo.substack.com

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