Sasha Damiani è una medica anestesista, che si occupa di medicina di genere e sicurezza delle cure. Svolge attività di formazione per professionisti sanitari e aziende sui temi delle disuguaglianze di genere e della comunicazione di cura. È autrice di pubblicazioni scientifiche sulla violenza ostetrica e promuove la sensibilizzazione su questo tema attraverso convegni, progetti divulgativi e social media attraverso la sua pagina Mamme a Nudo. Per Il Margine ha scritto il libro Lo faccio per il tuo bene, una riflessione sulla violenza ostetrica che intreccia esperienza personale e professionale, conoscenze tecniche e testimonianze di centinaia di donne.
D: Partiamo dalla definizione. L’espressione “violenza ostetrica” è contestata sia nel sostantivo sia nell’aggettivo: cosa non funziona?
R: L’aggettivo “ostetrica” è una traduzione letterale dall’inglese obstetric, che però ha un significato più ampio: si riferisce a tutto il contesto perinatale, dalla ricerca di una gravidanza al postpartum, non solo al parto. Usare “ostetrica” rischia di far pensare che la responsabile sia solo la figura dell’ostetrica, quando in realtà qualunque operatore sanitario, per il solo fatto di avere un ruolo di potere sbilanciato rispetto alla paziente, può commettere un abuso. Non a caso molte ostetriche italiane sono contrarie al termine, mentre in inglese si usa “midwife” e l’equivoco non si pone. Il rischio ulteriore è far pensare che la violenza riguardi solo il momento del parto, quando invece attraversa tutta la sfera riproduttiva: per questo sarebbe più corretto parlare di violenza “ginecostetrica”, includendo anche vissuti come l’aborto.
Sul sostantivo “violenza”: recentemente alcune società scientifiche europee di ginecologi e ostetriche hanno riconosciuto l’esistenza di abusi ma hanno proposto di non chiamarli “violenza”. Io lo trovo fuori luogo: si nega l’esperienza di molte donne per non urtare una categoria che dovrebbe invece interrogarsi. La violenza non deve essere intenzionale per essere tale: spesso nasce da dinamiche interiorizzate, non da sadismo, ma resta violenza.

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