C’è una linea sottile che separa la pazienza politica dalla paralisi istituzionale. La Danimarca, in queste settimane, sembra muoversi proprio lungo quel confine.
Il Paese è abituato a negoziati lunghi: nel 2022 servirono 44 giorni per il governo SVM guidato da Mette Frederiksen, nel 1975 ne bastarono 35 ad Anker Jørgensen e nel 1988 appena 24 a Poul Schlüter. Ma oggi la questione non è più la durata delle trattative: è la loro capacità di produrre una maggioranza.
Il centro del sistema politico è bloccato tra due dinamiche opposte. Da un lato Frederiksen tenta di tenere aperto il campo del compromesso, dall’altro Lars Løkke Rasmussen, senza intervenire direttamente, condiziona ogni passo, spostando il confronto sulla credibilità economica del futuro governo. In mezzo, partiti e blocchi si muovono senza riuscire a chiudere l’equazione politica.
La sensazione è che il vero negoziato non sia più tra destra e sinistra, ma tra due visioni incompatibili della stessa governabilità. E in questo spazio sospeso, il rischio non è il fallimento immediato, ma una lenta perdita di direzione.
INDICE:
Il quadro parlamentare è frammentato e nessuna delle combinazioni tradizionali sembra sufficiente. Il blocco rosso-verde non supera da solo la soglia della maggioranza, mentre le ipotesi di un allargamento al centro restano sospese. Per Pia Olsen Dyhr (SF) il progetto di un “centro allargato” è ormai tramontato, mentre l’unico scenario realistico resta una maggioranza “rosso-viola”, possibile solo con il coinvolgimento decisivo dei Moderaterne.
Ed è proprio qui che si concentra il blocco. Løkke è il vero ago della bilancia, ma da settimane resta ai margini dei negoziati ufficiali. La sua posizione è chiara: il problema non è la geometria parlamentare, ma la sostenibilità economica del progetto guidato da Frederiksen.
La Premier incaricata insiste che non esiste una scadenza per la formazione del governo, che le trattative devono seguire il loro corso naturale. Allo stesso tempo, avverte che nuove elezioni sarebbero un “grave fallimento democratico”, sottolineando la necessità di trovare comunque una soluzione politica. Nel frattempo mantiene aperti più canali: incontri informali, disponibilità sul welfare e sul sistema pensionistico, e tentativi di dialogo anche con Moderaterne. Ma lo spazio di manovra è limitato dalla dipendenza dai numeri parlamentari.
Sul fronte opposto, Venstre e Conservatori mostrano crescente distanza dal campo socialdemocratico. Mona Juul rilancia l’idea di una “coalizione blu-viola”, che unirebbe centrodestra e forze come Danmarksdemokraterne e DF. Ma anche questa ipotesi resta fragile e politicamente disomogenea.
Il risultato è che nessuna delle due opzioni – né a sinistra né a destra – appare autosufficiente.
Il confronto si irrigidisce soprattutto sul piano economico. Le pensioni sono il punto più sensibile. Il velfærdsforlig, che lega automaticamente l’età pensionabile all’aspettativa di vita, è oggi il vero perno del conflitto politico. Lo stesso Løkke lascia intendere che, in caso di fallimento, potrebbe essere necessario cambiare guida alla mediazione politica.
A complicare ulteriormente il clima politico arriva la polemica sulle elezioni europee del 2024. Socialdemokratiet avrebbe beneficiato di un accordo con Alternativet per l’utilizzo di circa 65.000 voti “inutilizzati”, in cambio di 1,75 milioni di corone. Pur essendo una pratica legale, il caso ha sollevato forti critiche. Morten Messerschmidt e altri esponenti del centrodestra parlano di una forma di “compravendita di mandati” e chiedono una revisione delle regole elettorali.
È successo anche questo:
Mette Frederiksen ha discusso con il Presidente siriano la possibilità di futuri rimpatri dei rifugiati siriani presenti in Danimarca. Il governo apre così a uno scenario di ritorni progressivi, ma mantiene una posizione prudente: solo quando il Paese sarà considerato stabile, i rimpatri potranno diventare praticabili.
Secondo una ricerca, la possibile indipendenza della Groenlandia non può prescindere dall’Unione europea. Un futuro Stato autonomo avrebbe bisogno di legami economici e politici con l’UE per essere sostenibile. L’indipendenza viene quindi vista non come rottura, ma come processo graduale che richiede nuove forme di integrazione internazionale.
Novo Nordisk ha chiuso la settimana con un forte rialzo in borsa (oltre il 5%) offrendo una pausa di respiro dopo mesi difficili per gli azionisti. L’impennata è arrivata dopo dati deludenti sulle prime vendite di Foundayo: la pillola dimagrante del concorrente Eli Lilly.
Foundayo ha mostrato un avvio più lento rispetto alle aspettative: nella seconda settimana di commercializzazione negli Stati Uniti, le prescrizioni si sono fermate a poco più di 3.700, contro le oltre 18.000 della pillola di Wegovy di Novo Nordisk sul mercato già dai primi giorni del 2026.
Internamente, Skattestyrelsen ha iniziato a restituire 26,7 miliardi di corone a quasi quattro milioni di contribuenti che nel 2025 hanno pagato troppe tasse, con un rimborso medio di circa 6.700 corone. Tuttavia, circa 800.000 persone dovranno invece pagare imposte aggiuntive. Le autorità invitano a correggere la dichiarazione fiscale per il 2026, per evitare squilibri futuri.
In questo contesto Skattestyrelsen ammette di non aver comunicato adeguatamente la nuova prassi per cui circa mezzo milione di minori riceve ora una dichiarazione dei redditi se risultano entrate imponibili derivanti da interessi bancari, investimenti o piccoli lavori. Le autorità invitano i genitori a controllare le dichiarazioni e promettono maggiore chiarezza in futuro.
Nel frattempo, dopo oltre dieci anni di attesa, le autorità competenti (Vurderingsstyrelsen) stanno inviando le tanto attese valutazioni immobiliari che costituiranno la base per il calcolo dell’imposta dovuta da inquilini, soci di cooperative e altri proprietari di immobili commerciali. Il nuovo sistema, però, sta generando forti critiche e numerose contestazioni, soprattutto da parte di avvocati, proprietari e associazioni di categoria. Oltre il 10% dei casi è già oggetto di obiezioni e, secondo alcuni studi legali, potenziali errori riguardano più della metà dei dossier analizzati.
Le criticità principali riguardano il metodo di calcolo del valore dei terreni, dove il modello tende a produrre valori troppo elevati senza riflettere i prezzi reali di mercato. Il processo è inoltre estremamente lento: su circa 500.000 valutazioni previste per il settore commerciale, finora ne sono state completate solo 740. Questo alimenta il timore di un lungo ciclo di ricorsi e ulteriori ritardi.
Il sistema delle nuove valutazioni immobiliari presenta criticità significative anche per i proprietari di abitazioni private, con circa 800.000 unità che ancora attendono una valutazione definitiva. A differenza dei proprietari di immobili commerciali, che possono vedere in anticipo il valore stimato e quindi contestarlo in modo mirato, i privati ricevono solo dati parziali senza conoscere la valutazione finale. Questo rende difficile individuare errori e porta a ricorsi alla cieca. Le regole di reclamo risultano inoltre complesse, con scadenze brevi e soglie elevate di accettazione, aumentando l’incertezza fiscale e il rischio di rinunce alla contestazione.
È successo anche questo:
Carlsberg ha ottenuto i diritti di distribuzione Pepsi in Danimarca, Finlandia e Baltico dal 2029. La decisione ha sottratto a Royal Unibrew un cliente strategico, provocando un crollo superiore al 20% in borsa. L’operazione rafforza la strategia di Carlsberg che dovrà però interrompere la distribuzione di prodotti Coca-Cola. Per Coca-Cola un cambio di partner appare inevitabile, ma non è ancora chiaro se Royal Unibrew potrà assumere questo ruolo.
Il recente dibattito rilanciato dal programma Dårlig Stemning di DR – dove è emersa la provocatoria affermazione secondo cui i “veri danesi” sarebbero riconoscibili anche dalla capacità di digerire il latte – ha riacceso l’attenzione sul rapporto tra identità nazionale, genetica e narrazione politica. Una semplificazione estrema che riflette come, nel discorso pubblico, elementi scientifici possano essere facilmente distorti per sostenere visioni identitarie rigide.
In questo contesto si inserisce l’intervento di Eske Willerslev, uno dei massimi esperti mondiali di DNA antico, che ha preso posizione per chiarire come le sue ricerche siano state utilizzate in modo improprio.
Willerslev respinge con forza questa lettura: l’idea di una popolazione danese “pura” e immutata nel tempo non trova riscontro scientifico ed è scientificamente scorretto collegare genetica, identità nazionale e cultura in modo diretto.
Attraverso lo studio del DNA fossile i ricercatori hanno dimostrato che la popolazione della Danimarca e del Nord Europa è il risultato di diverse grandi ondate migratorie avvenute nel corso di migliaia di anni. Dopo i primi cacciatori-raccoglitori arrivati alla fine dell’ultima era glaciale, circa 14.000 anni fa, una seconda grande migrazione dal Medio Oriente introdusse l’agricoltura circa 6.000 anni fa. Una terza ondata, durante l’età del bronzo, portò popolazioni provenienti dalle steppe euroasiatiche, che contribuirono anche a diffondere nuove strutture sociali e la tolleranza al lattosio.
Questi movimenti non hanno sostituito completamente le popolazioni precedenti, ma si sono mescolati con esse, creando la base genetica e culturale dei danesi moderni, inclusa la lingua, che è di fatto indoeuropea.
La ricerca suggerisce quindi che l’immigrazione è una costante della storia danese. Anche se oggi può generare tensioni, storicamente ha contribuito alla diversità genetica, culturale e alla resilienza delle popolazioni nordiche.
Più della metà dei genitori con figli piccoli fatica a conciliare lavoro e vita familiare. Secondo il Dansk Magisterforenings Forældrebarometer 2026 – Barometro genitoriale 2026 di Dansk Magisterforening – il 51% degli intervistati non ha tempo sufficiente per gestire lavoro, famiglia e spazi personali. L’indagine, condotta da Norstat su 1.018 genitori tra i 20 e i 59 anni con figli fino a 6 anni, evidenzia una pressione diffusa, ma non uniforme.
Le donne risultano le più esposte: il 61% segnala mancanza di tempo, contro circa il 40% degli uomini. In caso di malattia dei figli, otto donne su dieci se ne occupano direttamente, contro poco più di sei uomini su dieci. Il risultato è un maggiore carico mentale e livelli più alti di stress.
Secondo il ricercatore Laust Høgedahl dell’Università di Aalborg, il dato riflette un mondo del lavoro poco adattato a famiglie con due genitori occupati a tempo pieno. Circa sei genitori su dieci dichiarano infatti di vivere uno stress costante nel tentativo di conciliare prestazione lavorativa e presenza familiare.
Il fenomeno si inserisce in un quadro più ampio: in Danimarca, un cittadino su quattro sperimenta sintomi legati allo stress come insonnia e preoccupazioni persistenti.
L’impatto è anche economico. Secondo il Det Nationale Forskningscenter for Arbejdsmiljø (Centro nazionale di ricerca per l’ambiente di lavoro), le assenze legate allo stress costano alle aziende almeno 16,4 miliardi di corone all’anno, equivalenti a circa 62 milioni di ore lavorative perse e a 37.000 posti di lavoro a tempo pieno.
Nonostante la crescente attenzione pubblica, la tendenza non si è invertita.
Tra le soluzioni proposte dai genitori emergono maggiore flessibilità, lavoro da remoto, diritto al part-time (richiesto dal 44% degli intervistati) e settimane lavorative più brevi. Tuttavia, gli esperti avvertono che soluzioni individuali non bastano: servono interventi strutturali e politici.
Il dato mette in discussione uno dei pilastri dell’immagine del modello danese, spesso descritto come equilibrato tra lavoro e vita privata. Per le famiglie con figli piccoli, questo equilibrio appare invece sempre più fragile.
Un ex dirigente di uno dei maggiori gruppi editoriali danesi ha deciso di interrompere in modo netto la propria carriera. Ha scritto personalmente la sua lettera di licenziamento e ha lasciato il settore dopo trent’anni, trasformando quella scelta in un punto di svolta totale anche sul piano personale ed economico.
Il protagonista, Mads Laxlov Hansen, era nel gruppo dirigenziale di Jysk Fynske Medier, uno dei principali gruppi mediatici del Paese. Negli anni si era trovato a gestire diverse ondate di tagli e licenziamenti interni. Una responsabilità che, con il tempo, è diventata sempre più difficile da sostenere. Durante l’ultima fase di ristrutturazione ha preso una decisione inattesa: inserirsi nella lista dei dipendenti da licenziare.
Poco dopo ha scelto di cambiare completamente vita, acquistando un’officina automobilistica, spinto da una passione personale coltivata da tempo. La decisione ha comportato però un rischio economico totale: ha investito tutti i risparmi, inclusa la pensione, nel nuovo progetto e ha anche acceso un prestito bancario per avviare l’attività.
Il passaggio non è stato semplice. Il cambiamento di ruolo lo ha portato a confrontarsi con attività nuove: gestione economica, rapporto con i clienti, organizzazione quotidiana del lavoro. Un salto netto da una posizione dirigenziale a una realtà completamente diversa.
Almeno 35.000 fra bambini e ragazzi aspettano più a lungo del previsto una visita dal dentista pubblico. In molti casi il ritardo ha conseguenze gravi: carie che peggiorano, dolore e trattamenti più complessi rispetto a quelli che sarebbero stati necessari con un controllo tempestivo.
Il problema è la carenza di personale. Mancano sia dentisti sia igienisti dentali, spiegano i servizi locali. Le liste d’attesa crescono e i controlli di routine vengono rinviati.
A Esbjerg oltre 2.500 bambini e giovani attendono oltre i tempi raccomandati, e il fenomeno non è isolato. A Copenhagen sono circa 20.000, a Odense oltre 7.600, ad Aalborg circa 8.000. Aarhus non segnala liste d’attesa.
Secondo il sindacato dei dentisti pubblici, pesa anche l’ampliamento della platea: la gratuità fino ai 22 anni ha aggiunto circa 300.000 pazienti in pochi anni, senza un aumento equivalente del personale.
Per Esben Boeskov Øzhayat, docente all’Università di Copenaghen, la buona salute dentale generale dei giovani danesi riduce il rischio complessivo. Il fattore decisivo resta la prevenzione quotidiana. Il problema riguarda però chi ha già patologie in corso: sono questi i casi più esposti ai ritardi.
Il nodo, quindi, non è la media della salute dentale, ma la capacità di intercettare in tempo le situazioni critiche. È su questo punto che si misura oggi la tenuta della prevenzione pubblica.
Dal 21 al 24 maggio si terrà a Las Vegas la prima edizione degli Enhanced Games, una competizione sportiva che consente l’uso di sostanze dopanti. Cinquanta atleti gareggeranno in nuoto, atletica e sollevamento pesi, con premi fino a mezzo milione di dollari per disciplina e un bonus di un milione di dollari per eventuali record nei 100 metri e nei 50 metri stile libero.
L’evento è sostenuto, tra gli altri, da un fondo legato a Donald Trump Jr. e Peter Thiel.
Il progetto ha suscitato forti critiche. Secondo Verner Møller, professore all’Università di Aarhus, l’ambizione iniziale di lasciare piena libertà agli atleti si è già ridimensionata: per ragioni sanitarie e legali l’uso di sostanze è consentito solo entro protocolli medici e con farmaci approvati.
Spicca il rifiuto della nuotatrice danese Jeanette Ottesen, ritiratasi dopo le Olimpiadi di Tokyo 2021. Ha espresso dubbi sulla possibile separazione tra “sport pulito” e “sport sporco” e sul valore attribuibile ai risultati ottenuti grazie al doping. «Cosa dovrei dire a mia figlia?», ha dichiarato, richiamando il ruolo degli atleti come modelli di riferimento.
Il caso tocca un nodo centrale della cultura danese: l’equilibrio tra libertà individuale e responsabilità collettiva. In un Paese in cui lo sport è soprattutto spazio educativo e civico, l’ipotesi di normalizzare il doping rappresenta un problema culturale profondo.
Velfærdsforlig
La parola è composta da due elementi: velfærd, che significa “welfare” o “benessere sociale”, e forlig, che indica un accordo politico formale tra partiti, e descrive intese di lungo periodo su temi strutturali dello Stato sociale, spesso concepite per restare valide attraverso più governi.
Il termine è entrato stabilmente nel linguaggio politico soprattutto dagli anni 2000, quando il sistema dei cosiddetti “grandi accordi” tra partiti ha iniziato a essere utilizzato per garantire continuità su pensioni, finanza pubblica e welfare. Non è una legge, ma un patto politico: può essere modificato o sciolto solo con il consenso dei partiti firmatari o attraverso un nuovo equilibrio parlamentare.
Il caso più importante è l’accordo del 2006, quanto mai attuale. È il forlig che lega l’età pensionabile all’aspettativa di vita, con un meccanismo automatico di aumento nel tempo. È uno dei pilastri della politica economica danese contemporanea.
Oggi però il termine è tornato al centro del dibattito politico in modo molto più concreto e immediato: non come principio astratto, ma come condizione necessaria per formare un nuovo governo.
Il punto di scontro riguarda proprio la sua validazione in fase di trattativa. Venstre e i Conservatori chiedono che il velfærdsforlig venga riconfermato subito, prima della formazione dell’esecutivo, o non proseguiranno i negoziati. Senza una conferma esplicita e immediata, il sistema pensionistico potrebbe diventare oggetto di rinegoziazione politica da parte di future maggioranze, soprattutto con l’eventuale coinvolgimento della sinistra.
Socialdemokratiet, invece, sostiene che la riconferma debba avvenire dopo la formazione del governo, nel quadro di una nuova maggioranza già definita, aprendo alla possibilità di rivederne il funzionamento nel tempo.
Sul piano tecnico il velfærdsforlig non è una legge ma un accordo politico flessibile, basato su una “comprensione comune” tra partiti. Proprio questa natura lo rende stabile nel tempo, ma anche dipendente dal consenso continuo di chi lo ha firmato.
È qui che il termine mostra la sua evoluzione più recente: da strumento di stabilità del welfare a leva centrale nelle trattative di governo. In altre parole, il velfærdsforlig non è più soltanto una regola del sistema: è diventato una delle condizioni che definiscono se e come il sistema politico danese può funzionare.
Plautilla Briccio è considerata la prima architetta della storia occidentale, e fino a pochi anni fa quasi nessuno ne aveva mai sentito parlare. Melania G. Mazzucco le ha dedicato un romanzo, L’Architettrice, che ora esce in traduzione danese. La presentazione si è tenuta all’Istituto Italiano di Cultura di Copenaghen, con l’autrice in dialogo con la traduttrice Marie Andersen e la docente dell’Università di Copenaghen Pia Schwarz Lausten. È intervenuta anche l’ambasciatrice italiana in Danimarca Giuliana del Papa, che ha sottolineato l’importanza del titolo del libro, coerente con il suo impegno per l’uso del femminile nelle denominazioni professionali.
Plautilla Briccio e la Roma barocca sono state il punto di partenza. Da lì la discussione si è allargata al romanzo storico, all’uso delle fonti e alla condizione delle donne nella vita e nell’arte del XVII secolo.
Plautilla si muove in un contesto in cui la produzione artistica è formalmente maschile, ma attraversato da varchi informali: famiglie di artisti, reti di committenza religiosa, percorsi di formazione indiretti. È in questi spazi che la sua presenza diventa possibile, pur senza tradursi in un pieno riconoscimento.
Nel romanzo, Roma non è uno sfondo, ma un dispositivo narrativo attivo. La città barocca è fatta di cantieri, chiese e palazzi, intrecciati a rapporti di potere che si sovrappongono. Ogni edificio è insieme opera architettonica e gesto politico. La vicenda di Plautilla si sviluppa dentro questo sistema urbano, che non si limita a ospitarla ma ne condiziona possibilità e limiti.
La prosa di Mazzucco è densa e costruita per accumulo: dettagli architettonici, biografici, storici si stratificano fino a restituire non solo un personaggio, ma un’intera condizione. La singola vicenda diventa campione di qualcosa di più largo.
Il romanzo intreccia storie multiple che, pur confluendo, conservano ciascuna una propria autonomia e chiarezza. I diversi livelli narrativi non entrano in contrasto tra loro, ma si integrano con coerenza. Uno di questi piani racconta il rapporto tra Plautilla Briccio e l’abate Elpidio Benedetti, figura storica della Roma del tempo. Il loro legame viene costruito come una relazione non consumata, intellettuale, che trova espressione diretta nell’architettura.
Plautilla progetta per Benedetti una casa destinata non alla rappresentazione pubblica, ma alla dimensione dell’otium: studio, riflessione, vita ritirata. È uno spazio privato che traduce in forma costruita un legame affettivo mai pienamente realizzato sul piano personale. La stessa casa diventa, in seguito, luogo di sepoltura di Benedetti.
Le carte d’identità cartacee scadono il 3 agosto 2026. Il Ministero dell’interno italiano ha stabilito con la Circolare n. 76 del 13 ottobre 2025 che, a partire dal 3 agosto 2026, le carte d’identità cartacee non saranno più valide, indipendentemente dalla data di scadenza riportata sul documento.
Questo significa che dal 3 agosto le carte cartacee non potranno più essere utilizzate né per l’espatrio né per l’identificazione sul territorio danese. I cittadini residenti in Danimarca che possiedono ancora questo tipo di documento sono quindi invitati a richiederne la sostituzione con la Carta d’Identità Elettronica (CIE) presso l’Ufficio Consolare di riferimento, così da evitare problemi nei viaggi o nell’accesso ai servizi.
Copenaghen (Biblioteca di Østerbro); 27 aprile, ore 18:00 • Circolo di lettura in italiano – Discussione del libro La straniera di Claudia Duranti, un racconto intimo su identità, appartenenza e linguaggio. Ingresso libero, senza prenotazione.
Hellerup (Istituto Italiano di Cultura); 4 maggio 2026, ore 18:00 • Concerto italo-danese. Il duo Lara Biancalana (violoncello) e Nichlas Overgaard (chitarra) propone un programma tra Italia e Danimarca, dalla musica antica alla contemporanea, con due prime esecuzioni assolute. Entrata libera previa registrazione qui.
Hellerup (Istituto Italiano di Cultura); 8 maggio, 17-20. • Restare, partire, tornare. Una conversazione sul futuro del talento italiano. Con Elsa Fornero. Dialogo con giovani italiani in Scandinavia su fuga dei cervelli, modelli internazionali e politiche per valorizzare il capitale umano. Q&A finale e rinfresco. Organizzato in collaborazione con Italø. Registrazione qui.
Hellerup (Istituto Italiano di Cultura); 12 maggio 2026, ore 17:00 • Indizi musicali nella Tosca di Puccini. Conferenza di Sebastian Swane che unisce musica e psichiatria per rileggere Tosca attraverso leitmotiv e dinamiche psicologiche dei personaggi. In danese. Organizzato da S.P.Q.R. Romselskabet. Iscrizione esclusivamente qui, entro e non oltre il 7 maggio. Il prezzo è di 155 dkk per i soci della Romselskabet S.P.Q.R. e dell’Istituto Italiano di Cultura, di 235 dkk per gli altri.
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DR – Italia e antiriciclaggio sotto osservazione internazionale
Un organismo di vigilanza internazionale invita l’Italia a rafforzare le misure contro il riciclaggio di denaro. La notizia è trattata come un aggiornamento tecnico, nel linguaggio tipico dei report di compliance. L’attenzione è sul giudizio esterno e sulla necessità di “fare di più”, senza approfondire il quadro politico italiano o eventuali misure già in corso.
TV Midtvest / Politiken – Morte di un adolescente danese in Italia
Due articoli raccontano la stessa vicenda: la scomparsa e poi la morte per annegamento di un ragazzo danese in Italia. TV Midtvest segue la cronaca passo per passo, Politiken si concentra sull’esito e sul dolore della famiglia. In entrambi i casi l’Italia resta soprattutto uno sfondo: non viene quasi mai chiamata in causa come contesto, né vengono approfondite le condizioni di sicurezza del luogo.
DR Sport / TV2 Sport – Proposta improbabile fra sport e politica
Una proposta attribuita a un emissario vicino a Donald Trump suggerisce di sostituire l’Iran con l’Italia ai prossimi Mondiali di calcio. La notizia viene trattata come una curiosità geopolitica, più che come un tema concreto. L’attenzione è tutta sulla risposta italiana, che respinge l’ipotesi, mentre resta sullo sfondo il fatto che si tratti di una proposta senza reale base regolamentare o istituzionale.
BT / TV2 Lorry – Turismo, tradizioni e immagine culturale dell’Italia
Qui l’Italia viene costruita attraverso due narrazioni che si sovrappongono senza incontrarsi davvero. Da un lato c’è la dimensione dello “shock turistico”: un modello molto radicato come quello degli stabilimenti balneari gestiti da circa 30.000 imprese familiari, che rischia di cambiare per effetto di una direttiva europea sulle concessioni, con gare pubbliche obbligatorie entro il 2027 per aumentare la concorrenza nel mercato unico. Dall’altro, gli stessi media continuano a proporre l’Italia come destinazione ideale, fatta di cibo, spiagge e luoghi “da non perdere”. Ne emerge un’immagine divisa: un sistema tradizionale raccontato come sotto pressione e, allo stesso tempo, un Paese ridotto a esperienza turistica, senza che le due letture vengano davvero messe in relazione.
C’è stato uno scontro frontale tra due treni a nord di Copenaghen: ci sono cinque feriti gravi. (Il Post)
Danimarca, scontro fra treni: 17 feriti, di cui 5 in condizioni critiche. (la Repubblica)
Danimarca, scontro tra due treni. I primi soccorsi con l’elicottero. (la Repubblica)
Scontro fra treni regionali in Danimarca: diversi feriti, alcuni gravi. Le immagini dei convogli distrutti. (Corriere della Sera)
Danimarca, scontro tra treni a Kagerup: diversi feriti. (Il Sole 24 Ore)
Danimarca, scontro fra treni a Kagerup: 17 feriti, 5 in condizioni critiche. (La Stampa)
Danimarca, scontro fra treni a Kagerup: 17 feriti, 5 in condizioni critiche. (Il Messaggero)
Danimarca, scontro tra due treni a Kagerup: 17 feriti, 5 gravi. (Sky TG24)
Frontale tra due treni in Danimarca a 40 km da Copenaghen: 17 feriti di cui 5 in gravi condizioni. (Il Fatto Quotidiano)
Scontro tra due treni in Danimarca: sale a 17 il bilancio dei feriti, 5 sono gravi. (Rai News)
Poste, lettere dimezzate dal 2014. Del Fante: “Perdiamo 100 milioni ma non faremo come la Danimarca”. (la Repubblica)
La Danimarca sceglie il rivale europeo del Patriot per il proprio sistema di difesa aerea. (MarketScreener)
Danimarca, luci rosse illuminano le strade: la ragione (sorprendente) dietro questa scelta. (Il Messaggero)
Movebybike investe in cinque ulteriori biciclette elettriche a Copenaghen. (MarketScreener)
Indiscrezioni: Castellum punta a cedere l’intero portafoglio immobiliare in Danimarca e Finlandia. (MarketScreener)
Il Louisiana riunisce per la prima volta le “Teste” di Basquiat. (Il Sole 24 Ore)
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