La crisi di governo è entrata nella sua fase più rivelatrice: non più uno stallo, ma un gioco esplicito di attribuzione delle responsabilità. Questa settimana il mandato di Troels Lund è scaduto senza risultato, e il modo in cui i protagonisti si sono mossi – chi ha parlato, chi ha taciuto, chi ha spostato il problema sull’altro – dice qualcosa di preciso su come funziona davvero la politica danese sotto la superficie del consenso.
Chi ha taciuto, questa volta, è Lars Løkke Rasmussen. Paradossale, per chi lo conosce. Al vertice NATO di Bruxelles del 2018, con la delegazione americana già pronta a partire e Trump sul punto di abbandonare l’alleanza, in sala tacquero Macron, Merkel, May, Erdoğan. Løkke no. Prese la parola e ricordò che il burden sharing non è solo una questione di soldi, ma di vite umane: la Danimarca aveva perso 45 soldati in Afghanistan, più di qualsiasi altro Paese in proporzione. Trump rispose: “You made a good point.” Lo racconta Stoltenberg nella sua autobiografia, in cui paragona Løkke al premier britannico di Love Actually che tiene testa al presidente americano. Quello stesso Løkke, il moderato Løkke, sette anni dopo, preferisce non sedersi a un tavolo per sostenere, dall’esterno, un governo di centrodestra.
Sullo sfondo, un’economia che manda segnali contrastanti. Il PIL cresce dell’1,9% nel primo trimestre, ma togliendo il settore farmaceutico la cifra si avvicina allo zero. Le auto elettriche volano, mentre Topsoe taglia il 15% della forza lavoro globale, segnale che la transizione energetica avanza a velocità diseguali.
INDICE:
C’è una regola non scritta nella crisi di governo danese: nessuno vuole essere accusato di aver fatto saltare le trattative. È questa regola, più di qualsiasi disaccordo programmatico, a spiegare le ultime settimane.
Troels Lund Poulsen aveva costruito una mossa politicamente precisa. Aveva annunciato un governo VLAK – Venstre, Liberal Alliance e Konservative – con sé stesso come premier. Una coalizione di 46 seggi su 179, che aveva bisogno di altri 41 mandati per governare. Per raggiungere la maggioranza di 90 seggi, il piano prevedeva l’appoggio esterno di Danmarksdemokraterne (10), Dansk Folkeparti (16), Moderaterne (14) e Borgernes Parti (4): sommando tutto si arrivava esattamente a 90. Una base fragilissima, eppure presentata non come punto di partenza ma come proposta finale: prendere o lasciare. E Løkke ha lasciato.
La trappola per Lars Løkke Rasmussen era evidente. I tre partiti avevano concordato una piattaforma programmatica che assomigliava molto al programma elettorale di Moderaterne: aumento dell’offerta di lavoro di 30.000 unità entro il 2035, deburocratizzazione trasversale, investimenti nel welfare, riduzione della mellemskat e dell’IVA sui generi alimentari. Conteneva quasi tutto ciò che Løkke diceva di voler fare. Rifiutarla significava ammettere che il problema non è la politica, ma le poltrone. Ed è esattamente quello che Løkke ha cercato di non dire.
Ha risposto chiamando il progetto “en prøveballon der ikke kan flyve” – una mongolfiera che non può volare, ha continuato a sostenere che serve una soluzione di centro ed è rimasto fuori dal tavolo, senza mai sedersi.
Il risultato? Un duello asimmetrico. Troels Lund aveva i numeri sulla carta, ma non i numeri reali. Løkke aveva i numeri reali, ma non voleva metterli sul tavolo. Inger Støjberg, presidente di Danmarksdemokraterne, aveva detto le cose più chiaramente di tutti: Løkke “tiene in ostaggio i danesi”.
Venerdì il mandato di Troels Lund come kongelig undersøger è scaduto. Non c’è governo. La palla è tornata al Re, e da lì a Mette Frederiksen, che potrebbe riprovarci con un governo di centro-sinistra o uno di centro, molto gradito a Løkke, uguale a quello uscente: Socialdemocratici, Moderaterne, Venstre. Governo che le urne avevano bocciato. Tutto è, di nuovo, in mano a Lars Løkke Rasmussen.
Nel mezzo, una vittima istituzionale: il tradizionale dibattito di chiusura del Folketing, previsto per il 27 maggio, è stato annullato. Sarebbe dovuto essere una maratona parlamentare in cui tutti i partiti avrebbero interrogato il Primo ministro sulla situazione interna ed estera. L’anno scorso era durata sedici ore, mentre quest’anno non ci sono le condizioni.
Per chi guarda dall’Italia: il caso danese è istruttivo proprio perché qui il problema non è ideologico. Non è destra contro sinistra, non è una crisi economica, non è corruzione. È un sistema di negoziazione che funziona bene quando tutti vogliono trovare un accordo e smette di funzionare quando qualcuno preferisce non trovarlo. Un malfunzionamento raro, e per questo più interessante.
È successo anche questo:
L’inviato speciale di Trump, Jeff Landry, è in visita in Groenlandia. Ha dichiarato alla testata locale Sermitsiaq che per gli USA esiste una sola linea rossa: gli interessi americani. Un messaggio diretto, senza mediazioni diplomatiche. Il Primo ministro groenlandese Jens-Frederik Nielsen non parteciperà all’inaugurazione del nuovo consolato americano a Nuuk, un gesto simbolico in un momento in cui ogni gesto conta.
L’ex leader di Venstre Jakob Ellemann-Jensen racconta in un nuovo libro le resistenze interne quando cercò di spostare il partito verso le politiche ambientali. “C’erano solo 6.000 agricoltori a tempo pieno in Danimarca, ma dettavano l’agenda del partito.” La sua proposta di introdurre una tassa sulle emissioni di CO₂ del settore agricolo lo lasciò completamente isolato nel gruppo parlamentare. Risultato: Venstre non ha ottenuto nemmeno un seggio a Copenaghen alle ultime elezioni, un partito che fatica a staccarsi dalla sua base rurale difficilmente guida una coalizione urbana.
SF chiede che la Danimarca smetta di limitarsi alle campagne di sensibilizzazione e cominci a colpire le organizzazioni criminali che gestiscono la sextortion dall’estero, in particolare dalla Nigeria. Il modello di riferimento è quello britannico: Scotland Yard ha ottenuto circa 500 arresti cooperando direttamente con le autorità locali. In pratica: profili falsi di ragazze giovani sui social convincono i ragazzi a condividere immagini intime, che vengono poi usate per estorcere denaro. Dal 2021 le denunce sono aumentate del 300%: nel 2025 la polizia danese ne ha ricevute 1.842, con il 97% delle vittime maschi tra i 12 e i 24 anni. Il dato sottostima il fenomeno, molti casi non vengono denunciati per vergogna.
L’aumento dei prezzi energetici e la crescente incertezza del contesto internazionale non hanno ancora portato a un rallentamento del mercato immobiliare come ci si sarebbe potuto aspettare. Lo confermano ancora una volta i dati del mese di aprile con 7.882 abitazioni vendute. Il dato è leggermente inferiore rispetto al mese precedente, ma corretto per gli effetti stagionali indica comunque una crescita.
I compratori non sembrano essere frenati né dall’inflazione né dai tassi di interesse più alti. La domanda, da anni concentrata soprattutto a Copenaghen, si sta ora espandendo nel resto del Sjælland e nello Jutland orientale, dove abitazioni spaziose per le famiglie risultano più accessibili.
A sorprendere sono invece le vendite di automobili, in crescita a ritmi inattesi. Nonostante la fiducia dei consumatori sia molto bassa, il mercato delle auto nuove è aumentato del 10,6% nel primo trimestre del 2026, e rappresenta oggi uno dei principali motori dei consumi interni.
A trainare le vendite sono soprattutto le auto elettriche. L’introduzione di diversi modelli sotto le 200 mila corone – soglia considerata decisiva per il mercato di massa – e il costo in crescita dei carburanti stanno accelerando la transizione.
La Danimarca si avvicina così rapidamente alla leadership europea nella mobilità elettrica: ad aprile le auto elettriche hanno rappresentato il 96,3% delle nuove immatricolazioni private e il Paese potrebbe raggiungere un milione di veicoli elettrici già nel 2027, tre anni prima delle previsioni iniziali.
È successo anche questo:
Secondo i dati recentemente pubblicati da Statistics Denmark, il PIL danese è aumentato dell’1,9% nel primo trimestre del 2026. Ma anche questa volta è soprattutto un settore – quello farmaceutico – a trainare la crescita. Se lo si esclude, la cifra si avvicina molto allo zero.
Topsoe eliminerà 440 posti di lavoro a livello globale, pari a circa il 15% della forza lavoro. La decisione è legata all’incertezza economica internazionale e a uno sviluppo più lento del previsto del mercato dei carburanti verdi. La notizia rappresenta un duro colpo per le ambizioni danesi nella transizione energetica.
SF chiede che la Danimarca smetta di limitarsi alle campagne di sensibilizzazione e cominci a colpire le organizzazioni criminali che gestiscono la sextortion dall’estero, in particolare dalla Nigeria. Il modello di riferimento è quello britannico: Scotland Yard ha ottenuto circa 500 arresti cooperando direttamente con le autorità locali. In pratica: profili falsi di ragazze giovani sui social convincono i ragazzi a condividere immagini intime, che vengono poi usate per estorcere denaro. Dal 2021 le denunce sono aumentate del 300%: nel 2025 la polizia danese ne ha ricevute 1.842, con il 97% delle vittime maschi tra i 12 e i 24 anni. Il dato sottostima il fenomeno, molti casi non vengono denunciati per vergogna.
Quella patina scivolosa dentro la borraccia non se ne va con un semplice risciacquo, due nuovi studi dell’Università di Copenaghen spiegano perché.
Pubblicati su NPJ Biofilms and Microbiomes, i due studi riscrivono la logica dell’evoluzione batterica nel biofilm, lo strato che colonizza superfici umide e chiuse, dal tartaro dentale ai cateteri ospedalieri. La novità è questa: i batteri non si evolvono solo in base alla propria genetica, ma in base a chi hanno accanto. La vicinanza conta quanto il DNA.
I due esperimenti mostrano dinamiche opposte. In un caso, la presenza di molte specie vicine ha bloccato la diversificazione di un batterio che, isolato, avrebbe prodotto molte varianti nuove: il fitto vicinato chiude le possibilità evolutive invece di aprirle. Nel caso opposto, certi vicini hanno spinto un batterio a specializzarsi rapidamente in una versione più veloce e opportunista, che sfruttava la struttura costruita dagli altri invece di costruirsene una propria.
Per la ricerca clinica, questo cambia il punto di partenza: non basta studiare i batteri singolarmente, ma serve capire le relazioni tra specie all’interno del biofilm. La direzione pratica è quella di materiali e superfici progettati per interrompere quelle relazioni, con ricadute sulle infezioni ospedaliere legate a cateteri e impianti, dove il biofilm è già oggi uno dei principali ostacoli all’efficacia degli antibiotici.
Per chi usa una borraccia: svuotarla, sciacquarla e asciugarla dopo ogni uso non è un’abitudine ossessiva. È l’unico modo per rompere la struttura del biofilm prima che si consolidi, e prima che i batteri imparino a costruirla insieme.
In Danimarca i bambini si arrampicano, usano attrezzi e accendono fuochi sotto supervisione. Non è negligenza, è metodo. Uno studio della psicologa Marie Helweg-Larsen spiega il benessere dell’infanzia danese attraverso un approccio educativo basato sul gioco libero (fri leg) e su quella che i ricercatori chiamano “gestione attiva del rischio”.
La distinzione centrale è tra rischi positivi – controllabili, formativi – e rischi negativi, imprevedibili e dannosi. I parchi giochi danesi “di costruzione”, dove i bambini possono usare strumenti veri, sono progettati attorno a questa distinzione. Il risultato, secondo gli studi citati, è maggiore resilienza, capacità di problem solving e gestione delle emozioni.
Il modello richiama il concetto di “bambino competente” del pedagogista Jesper Juul, riferimento fondamentale nell’educazione scandinava: il bambino non è da proteggere dall’esperienza, ma da accompagnare attraverso di essa. Crescere in un sistema che ti riconosce come capace di sbagliare, imparare e cavartela, senza che l’adulto intervenga a ogni caduta, costruisce qualcosa di preciso: la fiducia in sé stessi. E la fiducia in sé stessi è la condizione preliminare per fidarsi degli altri. Non è un caso che il 74% dei danesi ritenga affidabili gli estranei: è una cifra che si forma molto prima dell’età adulta, in un asilo nido, in un cortile, in un errore a cui è stato permesso di avere conseguenze.
Per chi vive in Danimarca con figli: questo spiega molte cose che si osservano nei comportamenti educativi danesi e che agli occhi italiani possono sembrare disattenzione. Non lo è. È una scelta culturale consapevole, con dati che la sostengono.
Mentre Trump continua a interessarsi alla Groenlandia per le sue risorse naturali e nuovi aeroporti aprono nel sud dell’isola, Kathrin Maurer, ricercatrice dell’Università della Danimarca del Sud, ricorda che esiste un’altra infrastruttura, altrettanto necessaria: quella culturale.
Kathrin Maurer ha documentato il Sanasa Art Route Project, nato nel 2018 nel Groenlandia meridionale. Sanasa significa “costruiamo qualcosa” in groenlandese. L’iniziativa porta adolescenti, artisti e operatori sociali a dipingere grandi murales sulle pareti delle scuole, delle fabbriche abbandonate e dei container portuali. Oltre 200 giovani hanno partecipato. Le opere raccontano miti, identità e tradizioni inuit.
A Narsaq, dove la chiusura dell’aeroporto Narsarsuaq e i progetti minerari controversi hanno creato un clima di incertezza, questi murales sono diventati punti di riferimento fisici e simbolici. L’arte pubblica offre qualcosa che nessuna infrastruttura fisica può garantire: il senso di appartenenza.
Il punto non è contrapporre cultura a economia. È ricordare che in un paese che affronta spopolamento e pressioni geopolitiche, la domanda “chi siamo” non è meno urgente della domanda “di chi siamo”.
Lena ha “la schiena di un lombrico”, parole sue. Ha fatto diete tutta la vita, le ha sempre abbandonate, e ogni volta il peso è tornato dov’era. Michael ha quasi smesso di mangiare in certi periodi. Non ha funzionato neanche quello. Sono due dei cento abitanti di Lolland che stanno partecipando a un esperimento che sembra sanitario ma è, in realtà, un calcolo.
La domanda a cui il progetto vuole rispondere è: conviene allo Stato pagare i farmaci per l’obesità? Non se fa bene alla salute, su quello c’è già risposta. Ma se torna l’investimento in termini di minori accessi al pronto soccorso, meno assenze dal lavoro, più contributi fiscali.
Lolland è il posto giusto per testarlo. È una delle isole danesi con il tasso di obesità grave più alto del Paese: più di uno su quattro abitanti. I cento selezionati hanno tutti obesità grave e almeno una patologia correlata. Per due anni ricevono gratuitamente Wegovy, il farmaco a base di semaglutide prodotto da Novo Nordisk, un programma di allenamento e consulenza nutrizionale. In cambio, forniscono dati.
Il modello di finanziamento è la parte più interessante. I 4,3 milioni di corone iniziali vengono anticipati da un fondo privato di investimento sociale. Il Comune di Lolland e la Regione Sjælland li restituiranno solo se i risultati saranno dimostrabili: meno visite mediche, meno malattia, più occupazione. Novo Nordisk contribuisce con 1,35 milioni per la valutazione. Nessun rischio pubblico in partenza, quindi. Ma anche nessuna garanzia che il modello regga.
Dopo quattro mesi i primi segnali sono positivi. Michael cammina di più, i colleghi gli dicono che ha più energia. Lena, ex militare con sei ernie del disco, PTSD e ADHD, dice di aver trovato un equilibrio che non aveva da anni. Ma il professor Jens Meldgaard Bruun, responsabile del Centro nazionale per l’obesità, mette i puntini sulle i: l’85% di chi smette il farmaco torna al peso di partenza. Wegovy funziona finché lo prendi. E quando finisce il progetto, i partecipanti dovranno pagarselo da soli, tra 1.300 e 2.300 corone al mese.
Lena spera che tra due anni esista una pillola più economica. Michael pensa che il programma di stile di vita lo abbia cambiato abbastanza da non aver bisogno di ricominciare. Forse hanno ragione entrambi. Forse no.
La vera scommessa non è sul farmaco. È se uno Stato può permettersi di investire in salute preventiva quando i risultati arrivano dopo anni, i bilanci si fanno ogni anno, e la politica cambia governo nel mezzo.
Il dizionario danese contiene 81 insulti per le donne e 48 per gli uomini. Non è una statistica neutra. Il rapper Per Vers – considerato uno dei più sofisticati della scena danese – ha deciso di affrontarla a modo suo, proponendo tre nuove parole offensive per descrivere certi tipi di uomini, senza toccare né sessualità né virilità.
La provocazione parte da un’osservazione linguistica precisa: gli insulti per le donne puniscono la socievolezza e la sessualità: kælling (bisbetica), rivejern (vipera), rappenskralde (oca starnazzante), pulverheks (strega polverosa), luder (puttana), tøs (sgualdrina), let (ragazza facile). Quelli per gli uomini raccontano un’altra storia: quella di chi non è abbastanza maschio. Slapsvans (rammollito, letteralmente “coda fra le gambe” ma anche “pene flaccido”), tudeprins (principe frignone), tøsedreng (femminuccia), tøffelhelt (uomo sottomesso, letteralmente “eroe della pantofola”), jordemodermand (uomo troppo premuroso, letteralmente “uomo ostetrica”), kagekone (casalingo, letteralmente “donna delle torte”). Quasi tutti puniscono lo stesso peccato: non essere abbastanza duro.
Due sistemi paralleli, entrambi rivelativi.
Le tre alternative proposte: æggestokkeløs (senza ovaie – rovesciamento ironico del classico “Non hai le palle”), kæbeklovn (pagliaccio mascellone – nato dal culto per la mascella perfetta del fenomeno looksmaxxing), træningstaber (sfigato da palestra – muscoli senza cervello).
“Non si tratta di aggiungere nuove offese al mondo”, ha detto Per Vers. “Si tratta di capire come il linguaggio ci plasma, e in quali scatole ci mettiamo a vicenda.” Una questione culturale seria, posta con ironia.
LoreLe carte d’identità cartacee scadono il 3 agosto. Lo ripetiamo perché è importante: dal 3 agosto 2026, la carta d’identità cartacea non sarà più valida – né per viaggiare, né per identificarsi sul territorio danese. La scadenza stampata sul documento non conta più.
Se avete ancora il vecchio documento, è il momento di prenotare un appuntamento al consolato per la Carta d’Identità Elettronica (CIE). La CIE vale come documento di viaggio in tutta l’UE e serve anche per attivare lo SPID.
La CIE si richiede presso la Cancelleria Consolare di Copenaghen. I tempi di appuntamento sono molto lunghi: non aspettate.
Hellerup (Istituto Italiano di Cultura); 26 maggio 2026, ore 18:00 • Concerto di Gianluca Luisi – concerto del pianista Gianluca Luisi, tra i principali interpreti italiani contemporanei. Il programma propone un percorso nella tradizione italiana, da Clementi a Petrassi, fino alle spettacolari trascrizioni di Liszt. Un’occasione per ascoltare dal vivo un repertorio raffinato e poco frequente, interpretato con grande intensità espressiva. Entrata libera previa iscrizione qui.
Hellerup (Istituto Italiano di Cultura); 28 maggio 2026, ore 18:30 • Clavius – concerto del musicista e compositore Daniele Ledda, in collaborazione con Incantos e l’Istituto Fernando Santi. Il progetto combina strumenti auto-costruiti, elettronica e sperimentazione sonora, tra reinterpretazioni di brani noti e composizioni originali, esplorando il rapporto tra tecnologia e fisicità del suono. Iscrizione gratuita qui.
Copenaghen (Cecilie Hotel); 29 maggio, ore 23:00 • Spaghetti Disco – quarta edizione. Cecil AM ospita una serata di italo disco, funk e club italiano con Ciao Discoteca Italiana, il live del Boogie Rookie Band e i dj set di Christian D’Or & Vinnie Who. Organizzata da Italø. I biglietti si acquistano da hotelcecil.dk e billetlugen.dk.
Copenaghen (Biblioteca di Østerbro); 31 maggio 2026, ore 13:00–16:00 • Libri e merenda – incontro del bookclub per bambini italiani a Copenaghen, tra letture, scambio di libri e momenti conviviali. La raccolta conta oltre 500 titoli italiani per tutte le età, disponibili in prestito previa registrazione a libriemerendacph@gmail.com. È inoltre possibile donare libri già letti per ampliare la collezione condivisa. Catalogo completo qui.
Hellerup (Istituto Italiano di Cultura); 19 giugno 2026, ore 20:00 • Tradimenti – da Erodoto a Totò – spettacolo teatrale scritto e interpretato da Christian Poggioni, che intreccia narrazione, poesia e musica per esplorare il tema del tradimento attraverso autori come Erodoto, Catullo, Boccaccio, Manzoni, Totò, Čechov e Karen Blixen. Poggioni, attore e regista, porta in scena un percorso tra classico e contemporaneo. Biglietti e iscrizione qui.
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TV2 / BT – Mussolinis barnebarn vinder Big Brother i Italien
Alessandra Mussolini ha vinto il Grande Fratello VIP. Entrambe le testate trattano la notizia come puro intrattenimento da pagina di costume, ma l’angolo scelto è il cognome, non il programma. Il fascismo funziona da gancio narrativo: senza di esso, la vittoria di una 63enne ex parlamentare in un reality non varrebbe la pubblicazione. TV2 è più asciutto, BT più esplicitamente sensazionalistico. Quello che entrambi omettono: qualsiasi contesto sulla cultura televisiva italiana o sul peso effettivo del cognome Mussolini nel dibattito politico attuale.
DR / BT – Syv kvæstet ved påkørsel i Modena (due articoli sulla stessa notizia — angolature diverse)
A Modena sette persone sono rimaste ferite, due gravemente, dopo che un uomo si è lanciato con la macchina contro la folla. DR sceglie un titolo puramente fattuale, senza riferimenti all’identità del conducente. BT specifica invece che il conducente arrestato è descritto nei media italiani come un cittadino italiano di origini marocchine. La differenza non è marginale: DR tratta l’evento come cronaca di incidente, BT introduce l’origine etnica come elemento narrativo. Nessuno dei due contestualizza se si tratti di atto deliberato o incidente, fatto ancora non accertato al momento della pubblicazione.
TVMidtVest — Italienerne er ikke i tvivl: vi tager ham gerne
TVMidtVest ha un team fisso in Italia per tutta la durata del Giro, con un programma serale dal titolo “Forza Jonas”, dedicato alla copertura di Jonas Vingegaard. L’articolo usa il tifo italiano per Vingegaard come specchio dell’orgoglio danese. L’Italia qui non è soggetto: è scenografia. Il Paese appare attraverso la sua funzione di teatro per un eroe locale – le strade, le montagne, i tifosi – senza mai diventare protagonista. È una delle rappresentazioni più ricorrenti dell’Italia nei media danesi: Paese bello, accogliente, adatto a cornici emotive.
Re Frederik di Danimarca si affida a Frederiksen per sbloccare lo stallo politico dalle urne di marzo. (Corriere della Sera)
Gli Stati Uniti puntano ancora alla Groenlandia. (Internazionale)
Gli Usa insistono sulla Groenlandia. (Open)
L’inviato di Trump in Groenlandia per inaugurare il Consolato Usa (dopo il successo di re Frederik X fra i ghiacci contesi). (Corriere della Sera)
I trumpiani non hanno affatto rinunciato alle mire di conquista sulla Groenlandia. (Il Foglio)
Groenlandia, l’inviato speciale Usa: «È tempo di rimettere la nostra impronta». I negoziati lontano dai riflettori. (Il Messaggero)
Terremoto in Danimarca, rara scossa vicino a Copenaghen: tremori avvertiti in tutta l’area. (Corriere della Sera)
Danimarca: balena Timmy ‘ad alto rischio di esplosione’ verrà trascinata al largo. (Euronews)
Il triste (e discusso) finale di Timmy, la balena della speranza trovata morta in Danimarca. (La Stampa)
Megattera Timmy, la Danimarca vuole spostare la carcassa sulla terraferma: “Può esplodere”. (Sky TG24)
Resurs Bank acquisisce un portafoglio prestiti in danimarca. (MarketScreener)
Amplifon, aumento lampo 450 milioni per Gn Hearing. (la Repubblica)
Anno all’estero, ecco le mete preferite dagli studenti italiani. (Il Sole 24 Ore)
La grande tradizione pianistica italiana in concerto a Copenaghen. (AISE)
Inviato La Cecilia a Copenaghen per la Ukraine Recovery Conference 2026. (ANSA)
A Copenaghen conferenza su crimini di guerra e diritto internazionale. (ANSA)
Ansia, depressione e insonnia nei giovani: lo studio che svela la trappola dei “circoli viziosi”. (AGI)
Jonas Vingegaard sta facendo il Giro d’Italia a risparmio energetico? (Il Post)
Jonas Vingegaard ha staccato tutti al Giro d’Italia. (Il Post)
Al Giro Vingegaard fa un altro sport: stacca tutti a Pila e si prende la maglia rosa. (La Gazzetta dello Sport)
Giro d’Italia, Vingegaard vince la tappa di Pila ed è in maglia rosa. (Sky Sport)
Giro d’Italia, Vingegaard vince davanti a Gall, Eulalio resta in maglia rosa. (RaiNews)
Giro d’Italia: dominio Vingegaard, danese vince a Corno alle Scale (Il Sole 24 Ore)
Giro d’Italia 2026, Vingegaard vince la 9^ tappa. Eulalio resta in maglia rosa. (Sky TG24)
Ciccone: “Ero arrabbiato, ho rischiato tutto”. Vingegaard “Il Giro per completare la carriera”. (Cicloweb)
Aqua, la band di «Barbie Girl» si scioglie dopo 30 anni: «È il momento giusto per dire addio». (Corriere della Sera)
L’uomo delle castagne: dove è ambientato e dove è stato girato. (Idealista)
Intervista: Third Nature. (Abitare)
Il vaso più famoso di Alvar Aalto diventerà grande come un palazzo. (Domus)
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