N. 026 · 9 AGOSTO 2026
Don Antonio Mazzi si è spento venerdì 31 luglio 2026 all’età di 96 anni, nella sede storica della Fondazione al Parco Lambro di Milano, circondato dai ragazzi, dai collaboratori e dalle persone che lo hanno accompagnato durante una vita dedicata ai giovani e agli emarginati. Nato a Verona nel 1929, don Mazzi è stato una delle figure più rappresentative del sociale italiano. Sacerdote, educatore e giornalista professionista, viene ordinato a Ferrara nella Congregazione dei Poveri Servi della Divina Provvidenza e nel corso degli anni ha ricevuto quattro lauree ad honorem in pedagogia.
Il punto di svolta della sua opera arriva alla fine degli anni Settanta, quando la tossicodipendenza esplode a Milano. Con il trasferimento nel capoluogo lombardo e l’incarico di guidare l’Opera Don Calabria vicino al Parco Lambro, in anni in cui la tossicodipendenza esplodeva in tutta la sua drammaticità, don Mazzi si trovò letteralmente a camminare in mezzo a distese di siringhe per prestare primo soccorso a ragazzi allo stremo. Da quell’emergenza nasce nel 1979 l’idea del Progetto Exodus, che prende forma concreta nel 1984, quando ottiene in concessione dal Comune di Milano la struttura di Cascina Molino Torrette. L’avventura era cominciata con una carovana per 12 ragazzi, un’esperienza che ha determinato tutta la sua vita. Da oltre quarant’anni la Fondazione Exodus è impegnata nel contrasto alla tossicodipendenza e nel recupero dei giovani in difficoltà e, secondo la comunità, ha restituito speranza a migliaia di giovani.
I funerali si sono svolti lunedì 3 agosto nella Basilica di Sant’Ambrogio a Milano, che è stata riempita da tantissima gente. Tra i presenti alle esequie anche il sindaco Giuseppe Sala, il prefetto Claudio Sgaraglia, l’assessore regionale al Welfare Guido Bertolaso e il vicepresidente della Fondazione Exodus Franco Taverna. La cerimonia si è conclusa con L’Aquila Reale, inno della Fondazione Exodus scritto da Franco Mussida, storico chitarrista della PFM, e con Io Vagabondo, cantate all’unisono dai presenti. Terminati i funerali, il feretro è uscito dalla Basilica per dirigersi al tempio crematorio del cimitero di Lambrate e, nel piazzale antistante, la folla lo ha salutato sulle note di Io vagabondo dei Nomadi.
La sua scomparsa ha riacceso l’attenzione pubblica sul lavoro delle comunità di recupero dalle tossicodipendenze e sul welfare degli ultimi. Il grande impegno di don Antonio Mazzi e della sua Fondazione sta nell’aver trasformato un’emergenza in una visione e in un laboratorio sociale, nell’aver preso un gruppo di ragazzi considerati irrecuperabili e trasformarli in una comunità in cammino. Il vicepresidente Taverna ha ricordato una delle frasi più care al fondatore: non ero io ad aver salvato i ragazzi, ma erano stati proprio i miei ragazzi difficili a salvare me.
Fonti: Gazzetta del Mezzogiorno, VeronaOggi, San Marino RTV, Leggo, LaPresse, AGI, Radio Lombardia, Famiglia Cristiana, Vatican News, Mezzogiorno Italia Press, UrbanPost, Il Giardino dei Libri · agosto 2026
Don Mazzi lavorava sugli ultimi con le mani. E il Blog, negli stessi anni, quel mondo lo raccontava da due lati: i preti di strada che stavano in mezzo ai borderline, come Farinella, don Gallo, Zanotelli, e la battaglia politica di don Luigi Ciotti, presente ai funerali, per dare agli ultimi una legge. Dal 2009 al 2015, tre voci.
OTTOBRE 2009
4 ottobre 2009 don Farinella pastore di strada
«Don Farinella era presente allo Smeraldo, un pastore di strada, un prete tra i molti che sta cambiando la Chiesa dal basso. Chiesa invece di pastori di strada, di borderline, come si è definita la persona che vi volevo presentare: sono persone che dovevano essere qui con noi, da Ciotti a Zanotelli, a don Gallo.»
DICEMBRE 2014
Don ciotti appoggia il reddito di cittadinanza contro le mafie
«Sto parlando del reddito di cittadinanza, cioè il primo dei venti punti del nostro programma. Don Ciotti, Presidente di Libera: il 7 gennaio in commissione lavoro al Senato inizia la discussione del nostro disegno di Legge sul reddito di cittadinanza, la commissione bilancio del Senato ha già approvato le coperture economiche.»
GENNAIO 2015
Don ciotti appoggia il reddito di cittadinanza miserialadra
«Il primo di questi diritti è il lavoro ma chi è in difficoltà, lo ha perso o non riesce a trovarlo va garantito, certo a condizioni precise perché non sia vuoto assistenzialismo, il diritto a un reddito minimo per una vita dignitosa. Solo Italia, Bulgaria e Grecia non hanno ancora adottato questa misura.»
GENERATO DA INTELLIGENZA ARTIFICIALE. Non rappresenta il pensiero di alcuna persona vivente o scomparsa.
C’è una simmetria evidente e una asimmetria nascosta tra la vita di don Mazzi e le pagine che l’archivio dedicava ai preti degli ultimi. La simmetria è il tema: gli ultimi, i ragazzi che nessuno vuole, la povertà che diventa terreno di caccia per le mafie o per la disperazione. L’archivio, nel 2014 e 2015, aveva colto con precisione un punto che oggi ritorna nei necrologi: la dignità è qualcosa che si costruisce giorno per giorno, dal basso. La formula di Ciotti citata nel Blog, non è assistenzialismo ma dignità, possibilità e reinserimento lavorativo, è quasi identica alla filosofia di Exodus, dove il recupero passava dal lavoro, dalla comunità, dal camminare insieme. Su questo l’archivio aveva visto giusto.
L’asimmetria, però, è più sottile, e riguarda lo sguardo del Blog. Quel mondo l’archivio lo conosceva bene: dava spazio ai pastori di strada come Farinella, «tra i borderline», nominava don Gallo e Zanotelli, raccontava i volontari della Caritas che raccoglievano la frutta caduta per il pranzo ai senzacibo. Ma lo faceva quasi sempre dentro una battaglia: la denuncia delle mafie, la polemica contro il governo che tagliava il sociale, la spinta per una legge come il reddito di cittadinanza. La cura degli ultimi entrava nel Blog soprattutto come argomento politico, raramente come problema in sé. Don Mazzi, con quarant’anni di lavoro fatto senza aspettare nessuna norma e con la sua frase sui ragazzi che avevano salvato lui e non lui loro, dice qualcosa che nessuna battaglia sa dire. Il reddito di cittadinanza, poi introdotto nel 2019 e in seguito smontato, ha coperto la povertà economica ma non ha mai toccato quella relazione. E la povertà culturale, i sei milioni di analfabeti di ritorno citati nell’archivio, non si combatte con un bonifico.
Ciò che l’archivio non aveva colto fino in fondo è l’idea implicita che bastasse una buona legge a risolvere. La parabola successiva lo ha mostrato: la misura è stata approvata, contestata, riformata e ridotta, mentre il welfare degli ultimi, quello vero, resta in larga parte affidato al terzo settore, al volontariato, a comunità come Exodus che vivono di donazioni e concessioni comunali. Lo Stato ha delegato a un prete di novantasei anni ciò che avrebbe dovuto essere infrastruttura pubblica.
Quello che né l’archivio né la politica di allora avevano previsto è che la figura del prete-educatore sarebbe diventata insostituibile proprio perché lo Stato non l’ha mai sostituita. Alla morte di Mazzi la domanda non è chi raccoglierà l’eredità spirituale, ma chi pagherà i conti di Exodus il mese prossimo.
Pertinenza dell’archivio su questo tema:
███████░░░ 7/10
Il Blog aveva colto il cuore del problema, e più di quanto sembri. Non solo nominava gli ultimi, la povertà, il legame tra miseria e criminalità organizzata, con le cifre del 2015: dieci milioni in povertà relativa, giovani che non studiano né lavorano, dispersione scolastica ai vertici europei. Dava voce anche al mondo concreto della cura: i preti di strada come Farinella e don Gallo, i volontari della Caritas, le mense dei poveri. Quel paesaggio umano il Blog lo conosceva e lo rispettava, ed è la stessa mappa del disagio su cui don Mazzi aveva costruito Exodus.
Ciò che l’archivio non copriva: la sostenibilità di quel mondo, cioè chi lo tiene in piedi e con quali soldi. La Caritas e i preti di strada entravano nel Blog soprattutto come denuncia, i poveri che aumentano, i poliziotti in fila per un pasto, il governo che taglia il sociale, come argomento contro chi governava. Mancava la domanda che la morte di don Mazzi rende ineludibile: cosa succede quando lo Stato considera il welfare degli ultimi una spesa da esternalizzare al terzo settore, e chi pagherà i conti di Exodus il mese prossimo. Il Blog sapeva indignarsi per la povertà. Ma su chi la tiene a bada ogni giorno, al posto dello Stato, restava fuori dall’inquadratura.
Questo testo è prodotto da un sistema automatico che ogni domenica confronta una notizia di attualità con l’archivio del Blog delle Stelle (2005 · 12 aprile 2016). Le citazioni sono letterali, verificate e antecedenti alla data di congelamento dell’archivio. La sezione La distanza è generata da intelligenza artificiale e non rappresenta il pensiero di alcuna persona. Nessun dato numerico è inventato: le cifre provengono dalle fonti citate o dai testi d’archivio.
Nessun post

Comments
Nothing yet. Say the first thing.
Sign in to join the conversation.