Mentre comincio a scrivere questo testo è giovedì. Sono le 13.30, sono in pausa pranzo. Apro Substack e ciò che mi trovo davanti è fin troppo evidente: non ho ancora preso appunti per la puntata che uscirà domenica. Nulla sull’editoriale. Nulla sull’approfondimento. Nulla sulle notizie in breve. Nulla.
Quel vuoto lì da riempire mi sembra un oceano da fare a nuoto indossando un giaccone e trascinando i rimasugli di un naufragio.
Non che le settimane precedenti siano andate meglio. Domenica scorsa ho pubblicato una puntata delle Chiacchiere a commento della Summer Game Fest. Ma è stata una copertura fortunata in una settimana in cui, nonostante l’attualità sembrasse suggerire altro, non avevo nulla da aggiungere né l’energia per farlo.
Immagino che possa non sembrare così, ascoltando le puntate uscite di recente o sapendo che, pochi giorni dopo, è uscita una nuova puntata della newsletter. Di recente è nata persino una irregolare versione inglese.
Perché ho capito che in questi casi si va a picchi. Negativi e positivi. Quando capitano quelli negativi è la fine di ogni cosa, di ogni pretesa, di ogni finzione, di ogni idea: arranchi. Ti sforzi. E speri che nessuno se ne accorga.
Quando invece, ogni tanto, arrivano quelli momenti positivi, ti sembra che tutto sommato puoi ancora farcela. Una cosa alla volta, continui a ripeterti.
Ma se l’inganno del diavolo è stato far credere alle persone che non esiste, l’inganno che facciamo a noi stessi è non vedere i piccoli pezzi di noi che stiamo lasciando per terra; che si staccano come se fossero autonomi. Fuggono.
Io sono arrivato a questo punto.
Oggi, non riesco più a scrivere qualcosa senza affaticarmi; senza dover affrontare un picco o l’altro come navigassi in una tempesta su una barca. Quando la tempesta finisce arriva la bonaccia e non ho fiato per soffiare e muovere queste maledette vele. Così sto fermo. All’orizzonte intravedo qualcosa, sembra un angolo sereno. Ma raggiungerlo è impossibile: non ho l’energia anche solo per immaginare di farlo.
“Mi sento sottile, quasi stiracchiato, come il burro spalmato su troppo pane. Ci vuole una vacanza. Una lunghissima vacanza. E non penso che ritornerò”, dice Bilbo Baggins ne Il Signore degli Anelli. E io è così che mi sento, da molto tempo.
Così io mi fermo qua.
Ma a differenza di Bilbo il mio è un arrivederci.
In qualche forma, Insert Coin, ma non so quando, riprenderà e andrà avanti. Con un modo nuovo, meno regolare ma forse più spontaneo, di raccontare quello che voglio raccontare.
Sarà tutto un po’ diverso, vi avverto.
Nel frattempo, anche per rispettare il contratto in scadenza (che non rinnoverò) con il concessionario del podcast, per chi lo vorrà ancora per un po’ ci sentiremo con le Chiacchiere.
E saltuariamente - se me la sento - con una puntata qua e là, anche scritta, se capiterà l’occasione. Così come credo che andrà avanti la diretta mensile coi Patreon, per tenermi in allenamento.
Sfrutterò questa pausa anche per portare avanti un progetto laterale che ho iniziato da qualche mese: un volume cartaceo che celebri questi anni di lavoro di Insert Coin. Sarà un libro, una rivista, non lo so ancora: ma includerà i migliori approfondimenti, sistemati e aggiornati, e contenuti inediti. Come se fosse l’atto finale della prima vita di Insert Coin.
Intanto: arrivederci.
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