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Il Giornale d'Italia · Aug 21, 2026

Meloni: “Pensavo che con Trump sarebbe stato più facile visto le posizioni su migranti e cultura woke, mi sbagliavo"

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Redazione · Il Giornale d'Italia

Nell’intervista al New York Times la premier ammette che con Donald Trump pensava fosse più semplice. Poi sui social difende la linea del governo sui migranti e attacca Elly Schlein sul Patto Ue e su Schengen

di Redazione

Giorgia Meloni ammette che il rapporto con Donald Trump non è oggi quello che si poteva immaginare nei mesi scorsi, ma allo stesso tempo rivendica l'autonomia della politica estera italiana e rilancia la linea del governo sul dossier migratorio. Intervistata dal New York Times, la premier ha rilasciato diverse dichiarazioni in merito alla politica estera e interna, ma si è soffermata anche sulla sua figura. "La prima regola è che non dico mai qualcosa che non penso. Non c'è modo di farmi dire qualcosa in cui non credo: il mio cervello va in cortocircuito. Credo che la gente noti la differenza. Riescono a capire se qualcosa non è vero, se è falso, e credo che questo sia il più grande errore che un politico possa commettere".

Meloni: “Pensavo che con Trump sarebbe stato più facile visto le posizioni su migranti e cultura woke, mi sbagliavo"

Meloni ha ammesso: "È evidente che con Donald Trump credevo che le cose sarebbero state più facili, data la nostra convergenza sull'immigrazione e sulla cultura woke, ma le cose sono andate diversamente". Nonostante questo, la premier non rinnega la strategia occidentale. "Continuo a credere che l'unità dell'Occidente sia qualcosa di molto importante. Non decido la strategia italiana in base ai miei rapporti personali". E quando le viene chiesto se tornerà a parlarsi con Trump, spiega: "Beh, vedremo".

In merito al nostro Paese, ha dichiarato: "Non mi piace l'idea di un'Italia sottomessa, un'Italia che si considera inferiore agli altri". L'obiettivo della presidente del consiglio resta quello di realizzare "la più grande rivoluzione possibile in questa nazione: una rivoluzione dell'orgoglio. Non mi piace che gli altri mi dicano quali sono i miei limiti. Un 'no' è una delle cose che più mi mobilita".

Spazio anche alle battaglie di genere o presunte tali. Meloni non rinnega la scelta di farsi chiamare "il presidente" al maschile, anzi. A suo giudizio le femministe hanno combattuto le "battaglie sbagliate". "Ciò che mi interessa è se sono libera di diventare presidente del consiglio dei ministri. Questa è parità, non essere chiamata 'la presidente'", ha affermato.

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