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Lettera dal mondo ritrovato · Jul 20, 2026

#69 Turisti per sempre

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Lettera dal mondo ritrovato · Lettera dal mondo ritrovato

A Marked Hill: Photo Book Shows Acropolis in Different Light - Greece Is
foto di Martin Parr

È difficile conoscere qualcuno che non disprezzi i turisti, e il turismo tutto, con tutti i suoi classici stilemi, il biglietto aereo, l’Airbnb, i musei, le cosine tipiche da assaggiare, i silenzi nei bar consigliati all’ora dell’aperitivo. Al tempo stesso è difficile che quel qualcuno, quel disprezzante altezzoso, non sia mai stato un turista, almeno una volta nella sua vita, e spesso più d’una. Perchè oggi il turismo è la forma base del viaggio, bisogna impegnarsi attivamente, richiede un grande sforzo provare a girare per il mondo senza essere un turista, a tal punto che spesso non ci riesce, anche con tutta la buona volontà. Ci si lascia un po’ andare e si diventa ciò che in altri contesti e al comodo di casa nostra ci si fa vanto di ripudiare.

Tutti ambiamo infatti ad essere piuttosto dei viaggiatori, e in cuor nostro siamo convinti di esserlo. Abbiamo decine di esempi da rimembrare all’occorrenza per supportare questa tesi, e centinaia di spiegazioni per giustificare quando non è stato palesemente il caso, ed eravamo, come tutti, dei semplici turisti.

Ma qual è, se esiste, la distinzione di base tra questi due modi di viaggiare? Si “è” viaggiatori/turisti, oppure si “fa” il turista/viaggiatore? Sicuramente se dovessimo ridurre all’osso la questione, il viaggiatore si distingue per la sua apertura all’imprevisto, la sua disponibilità allo stupore, al farsi meravigliare, immergendosi nel contesto, e attendendo che il destino lo conduca al centro dell’esperienza del luogo che sta attraversando; il turista per contro rifugge per essenza l’imprevisto, calcola, prevede, si prepara, conosce in anticipo ciò che vivrà, e mentre lo vive solo ripercorre diligentemente lo spartito redatto dalle sue aspettative. L’atteggiamento che si è avuto, se da turista o da viaggiatore, è deducibile anche a posteriori, al rientro a casa.

Il turista torna con un’esperienza in più in saccoccia, tante belle foto, e la percezione di “essere stato” in un posto, ansioso di raccontarlo ai suoi amici e di mettere la prossima puntina sulla mappa e intraprendere il prossimo viaggio, lavoro permettendo. Il viaggiatore invece torna più vuoto e insicuro di prima, ci mette del tempo a riambientarsi, ha difficoltà a parlare di quel che ha vissuto, perchè le parole non rendono, nemmeno alle sue orecchie, e sente una complicità inesprimibile soltanto con i suoi compagni di viaggio.

In aereo tra Tetris, strane coreografie e applausi al pilota - ep.9 - ETN  Magazine
foto di Adrian Paci

Prima della mappatura del mondo ogni viaggio era un vero viaggio, poichè il mondo sconosciuto era un bacino rotondo di imprevisti; il turismo si limitava alla villeggiatura estiva. Oggi al viaggiatore, ora che tutto è stato già visto e già fatto, non resta che l’atteggiamento da viaggiatore, sempre a rischio però di ricadere nelle comodità confortanti del turismo.

Perciò ora che arriva l’estate, diventa ogni anno più difficile scegliere cosa fare per ripagarsi 11 mesi e 1/3 di frustrazioni da ufficio - acuite dalle ondate di sudore pre-agostano - con un bel viaggio, una bella vacanza, un’esperienza che non sembri pensata per quella Royal Rumble del feed di Instagram - il tutti contro tutti globale a chi vive la vita più bella con il filtro migliore - ma lasci effettivamente un segno, ci arricchisca, o quanto meno ci permetta di rilassarci.

Sulla banalità degli stessi viaggi, delle stesse estati, delle stesse avventure ed experiences si è già parlato più volte, anche proprio da queste pagine, ma per rinfrescarsi la memoria a riguardo basta andare sul sito di WeRoad e guardare i sorrisi a 32 denti delle foto dei gruppi-vacanze, immaginare i silenzi e gli imbarazzi che precedono e seguono gli scatti, testimoni incoscienti, ancora una volta ancora, del fatto che non c’è aspetto alcuno della vita che possa mercificarsi senza stingersi e perdere un po’ di valore, sia esso il sesso, l’amore, l’amicizia, le passioni o i viaggi nei posti più belli del mondo con un gruppo di coetanei.

Oggi vorremmo invece provare a fare qualcosa di diverso, con agosto che incalza, le ferie alle porte, le ascelle pezzate, e proporvi quelle uniche alternative che, a nostro avviso, sembrano resistere alla svalutazione di tutto.

Sono tre idee viaggio, tre potenziali Smartbox del Bestiario, da proporre al gruppo con cui da anni ogni estate provate, fallendo, a rivivere le emozioni del viaggio di maturità.

1. Good Morning Teheran

24 Rare 1960s and 70s Photos From Iran's Official Tourism Office | Asia  Society
Sala da té a Teheran, anni ‘60

Non ne potevi più delle Canarie già 5 anni fa, non ne hai mai potuto del giro in Salento, della macchinata in Spagna, del ferry hop nelle isole greche, dei bus in Thailandia, dei fiordi norvegesi; ora non ne puoi già più delle spiagge dell’Albania o dei palazzi orientali dell’Uzbekistan, perché tutti questi posti, benché lontani nello spazio e nelle tradizioni, sono uguali l’uno all’altro, stessi comfort, stesse aspettative, stessa coppia di francesi con lo zaino in spalla, stessa comitiva di napoletani. Ma se la nostra epoca ha reso tutto equiparabile, la storia recente offre anche occasioni imperdibili e disastri umanitari per viaggiatori annoiati. Hai mai considerato ferragosto sotto i droni russi a Mikhloaïv? L’ultima di luglio tra le ciminiere di Esfahan, nella Persia bombardata dai caccia americani? E perché rinunciare ai tramonti del Kashmir violentemente conteso tra India e Pakistan, o a un Venezuelino fresco fresco di terremoto? Noi abbiamo già comprato i biglietti per il Congo e tute anti-ebola, tu cosa aspetti a vivere una vera esperienza?

2. La villeggiatura nell’ecomostro di nonno

Luigi Ghirri: a Modena un viaggio nella sua fotografia
foto di Luigi Ghirri

Tutti a muoversi, tutti che vanno ovunque, che si perdono nel mondo a caccia di non si sa che cosa. Ma c’è un solo modo per fuggire, per essere sicuri di non incontrare nessuno, per sparire di fatto dal mondo, ad agosto, il mese più affollato di tutti. La soluzione è sempre stata dietro l’angolo, ed è parcheggiarsi per tutto il mese nel condominio brutalista a 50m dal mare dove nonno aveva preso un trilocale negli anni ‘70, con l’acqua così così, pochissimi servizi, gente scontrosa e col coltello tra i denti a litigarsi il posto-spiaggia. È una variante ancora meno frequentata del rimanere in città invivibili ad agosto, che ormai va un po’ di moda, con il vantaggio che sarà impossibile, nel villaggio vacanze in cemento armato nel quale è immerso l’ecomostro, incontrare alcun tipo di turisti, o colleghi, o conoscenti. Per tutto il mese, insomma, non ci saranno le condizioni materiali di base per provare alcun tipo di FOMO, una sorta di quarantena da Covid versione estate italiana, dalla quale rientrare più rilassati, più cinici, e con un amore rinnovato per gli impegni e le noie cittadine.

3. Il viaggio senza senso

Bianco rosso e Verdone: simbolo della commedia italiana anni '80
“Bianco Rosso e Verdone”, di Carlo Verdone

Così, senza meta, con mezzi di fortuna, sbagliando tutto, cambiando idea ogni secondo, rendendosi la vita ogni volta un po’ più difficile. Perchè andare in aereo quando puoi andare in macchina, perché andare in macchina quando puoi andare in bici, perchè in bici se c’è l’autostop, e anche chissene frega dell’autostop se puoi fare tutto a piedi, senza soldi, senza sapere esattamente cos’è che vuoi dal posto, in che paese sei, che si mangia, chi si prega, che lingua si parla. Se si parte pieni di aspettative ci si apparecchia una delusione dopo l’altra, con il viaggio 100% senza senso, “a cazzo” per dirla in gergo, ogni scoglio scoperto a caso sono le Maldive, ogni festa di paese in cui ci si imbatte è il Burning Man, ogni cover band di Ligabue è meglio di Ligabue.

Achille Lombardo

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