L’altro giorno stavo leggendo i commenti sotto un post di Instagram. Non so se lo fai anche tu, ma io ogni tanto ci casco e li leggo in stile cinema e pop corn: “papà notaio”, “con i soldi del papi”, “beata te”, “ma tu non hai marito, figli e mutuo”. Da un lato mi diverto. Dall’altro penso che siamo tutti una banda di repressi. Compresa me che sto lì a leggere. I social ci offrono due categorie molto comode.
Da una parte c’è chi viaggia tutto il tempo. E quindi, nella narrativa collettiva, è pieno di soldi, libero, uno che ha capito tutto della vita. Dall’altra parte c’è chi non può permetterselo. Per mancanza di soldi, di tempo, o semplicemente perché ha fatto scelte diverse. E anche lì, c’è una grande verità: non è che possiamo essere tutti nomadi digitali.
Due vite. Due verità. Entrambe convinte di aver capito tutto.
Ciao, sono Ilaria! Saluti da Melbourne, cadono le foglie d’autunno, ultime belle giornate prima che io ripeta: “questa è l’ultima volta che mi sparo un inverno in Australia” bevo matcha e flat white e mi sposto a bordo dei trasporti pubblici che al momento sono gratuiti contro il caro vita.
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Perché poi le divisioni non finiscono lì. Ci sono le mamme e ci sono le donne senza figli, come me. Ci sono le coppie e i single. I giovani e gli anziani. I sognatori e i pragmatici. I ricchi e i poveri. I viaggiatori seriali e quelli che “sì, ma il mutuo?” Quello che mi colpisce non è la differenza. È quanto sia netta. Come se ogni scelta dovesse automaticamente invalidare l’altra e come se fosse necessario uno schieramento. O stai da una parte o stai dall’altra, se viaggi sei ricco, se non viaggi è perché sei povero.
Uno dei miei mantra è “la coerenza oggi giorno è sopravvalutata”, lo scrivo in una newsletter sì e in una no. A volte mi viene detto: “Scusa ma non dovevi andare a vivere a Sydney?” e io rispondo: “No, guarda per adesso sto un po’ in Guatemala”. E questo cambio di piani, spiazza sempre un po’ l’interlocutore: “ma come? Eri così convinta!” Questo non poter cambiare idea, questo dover essere coerente con la persona che ero anni fa, o semplicemente giorni fa. Ma perché? Allora che senso ha tutto il mio percorso evolutivo, l’esperienza, i viaggi, le cose che mi sono accadute, le persone che ho incontrato? Io voglio essere coerente con l’Ilaria di oggi, non con quella di ieri, né di domani. Da quando ho capito che non devo essere coerente, mi sento più libera.
Torniamo agli schieramenti e al fastidio verso chi vive in modo diverso, soprattutto se quel modo sembra più libero. Raramente vedo qualcuno chiedere: “Ma tu come hai fatto?”
E questa cosa mi ha sempre colpito.
Perché nella vita reale, quella domanda me l’hanno fatta in pochissimi. Alcuni perché hanno fatto un percorso simile di liberazione. Altri perché sono rimasti incastrati nella loro vita, magari sognandone un’altra, ma senza voler davvero aprire quella conversazione. Altri ancora perché stanno bene così, e non sarebbe contemplabile una vita come la mia.
Credo che nessuno faccia quella domanda, perché qualsiasi risposta suonerebbe male.
Una mia risposta suonerebbe simile a quella di un santone occidentale a Bali, vestito di bianco, con il codino, che pratica yoga e che ti spiega che devi mollare tutto e respirare. (E tolto il vestito bianco, è una descrizione fin troppo accurata di me.)
Tra l’altro, questo fastidio trapela solo online. Perché nella vita reale, nessuno mi ha mai detto: “E ma tu puoi, perché sei palazzinara”. Magari è molto difficile esprimere questa rabbia dal vivo, ma online l’occasione ti viene servita sul piatto d’argento. Non solo nei confronti di chi viaggia, ma anche di chi è in forma, di chi va in palestra anche quando non ha voglia, di chi preferisce un’anguria in spiaggia, che un aperitivo dietro l’altro, di chi ha avuto successo nella sua attività imprenditoriale. Non so se è un’invidia tutta italiana. Gli stessi post in Australia ricevono tutto un altro tiro di commenti in inglese. Innanzitutto c’è la curiosità di chiedere “come hai fatto?” e poi è come se i follower facessero il tifo per quel profilo!
Non ho mai visto un nomade digitale scrivere sotto il post di qualcuno: “che scemo, hai un mutuo”. Il contrario invece succede continuamente.
Se viaggi e lo mostri, devi giustificarti. Se hai una vita più “tradizionale”, sei automaticamente dalla parte giusta. E quindi puoi criticare.
Che poi viene da pensare che, forse, a molti di quelli che criticano piacerebbe anche viaggiare. Ma chi sono questi criticoni? Sono quelli tanto ossessionati con la coerenza.
A complicare tutto, negli ultimi anni si è aggiunta un’altra cosa: le guide. Guide per mollare tutto e viaggiare. Guide per diventare nomade digitale. Guide per costruirti una carriera stabile. Guide per l’algoritmo di Instagram. Guide per vivere meglio, lavorare meno, guadagnare di più.
“Se fai così funziona”, “Commenta guida sotto questo post”, “Da 5 follower a 500 mila in 6 mesi”. Le guide sono talmente tante, e le promesse così allettanti, che ormai la prima reazione è sempre la stessa: sospetto. Che siano un modo elegante per spillarti soldi. E a volte lo sono.
E quindi, riassumendo: chi viaggia troppo viene criticato, ci sono troppi guru, troppe guide, troppe direzioni e forse non c’è nemmeno la stessa quantità di domanda. Siamo tutti un po’ repressi, ossessionati dall’idea di coerenza, e intrappolati in una narrazione binaria dove o sei ricco o sei povero, o resti o parti, o hai capito tutto o non hai capito niente.
Se prendo me come esempio, senza la retorica del “invece di comprare un’auto nuova, ho viaggiato per tutto il Sud America”, mi sento esattamente nel mezzo. Ho messo da parte soldi per viaggiare. Ho lasciato la mia carriera da giornalista per viaggiare. Probabilmente ho anche messo in discussione il concetto tradizionale di famiglia e maternità, per viaggiare. Ho anche chiuso relazioni, per essere libera e quindi viaggiare.
In sintesi ho dato ogni giorno della mia vita, priorità al viaggio.
E mentre scrivo queste righe, dovrei restare ferma a Melbourne per amore e per praticità, ma la mia testa sta già cercando il modo di tenere insieme tutto: viaggio, amore e praticità.
E poi arriva Giannino su Facebook perché lui Instagram non lo usa: “Mi auguro che tu non torni più in Italia.” Commento assurdo, difficilmente incontrerò Giannino dal vivo e a lui non interessa davvero dove io viva. Magari però è proprio Giannino quello che, sotto sotto, un viaggio in più se lo farebbe volentieri.
Non è solo una questione di soldi. È una questione di scelte. E di coraggio, ma non nel senso di non avere paura. È più un coraggio di scegliere ogni giorno.
Quando resti. Quando parti. Quando ti viene nostalgia di quello che hai lasciato. Quando vuoi comprare tutto, ma poi ti ricordi che quei soldi li puoi usare per il prossimo viaggio. Quando sarebbe più facile restare ferma.
E il commento di Giannino, mi ricorda che il mondo è ancora diviso in due: c’è chi viaggia e c’è ha bisogno di dire qualcosa su chi viaggia.
Leggi il racconto precedente…
THINK
Io odio uscire con le coppie
·
Apr 15
Se c’è una cosa che non ho mai sopportato è quella di uscire con le coppie. Cioè io da sola, contro una coppia. Una contro due. Non potrei mai avere un threesome con una coppia. Non potrei nemmeno berci un aperitivo, figurati un rapporto a tre. Questa teoria l’ho sviluppata anni fa, quando ero infelicemente single
Questa settimana ti consiglio la newsletter di Stefania Crepaldi che si chiama Editorromanzi e che trovo molto utile per chi come me sogna di scrivere un libro. Poi magari non lo farà.
A mercoledì
Ilaria
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The other day I was reading the comments under an Instagram post. I don’t know if you do this too, but every now and then I fall into it—like watching a movie with popcorn: “daddy’s a notary,” “must be daddy’s money,” “lucky you,” “well you don’t have a husband, kids, and a mortgage.”
On one hand, I’m entertained. On the other, I think: we’re all a bunch of repressed people. Myself included, sitting there reading. Social media gives us two very convenient categories.
On one side, the people who travel all the time. And in the collective narrative, they’re rich, free, the ones who’ve figured life out. On the other side, those who can’t afford that lifestyle—because of money, time, or simply different choices. And there’s truth there too: not everyone can be a digital nomad.
Two lives. Two truths. Both convinced they’ve got it all figured out.
Hi, I’m Ilaria! Writing from Melbourne—autumn leaves are falling, the last warm days before I inevitably say, “this is the last time I do an Australian winter.” I’m drinking matcha and flat whites and getting around on public transport, which is currently free to offset the cost of living.
If you enjoy this newsletter and want to support it, you can upgrade to a paid subscription or buy me a virtual spritz. Hopefully we’ll have one together someday—it would mean a lot!
Because the divisions don’t stop there. There are mothers and women without children, like me. Couples and singles. Young and old. Dreamers and pragmatists. Rich and poor. Serial travelers and those who say, “yeah, but the mortgage?”
What strikes me isn’t the difference. It’s how sharp the line is.
As if every choice automatically invalidates the other. As if you have to pick a side. Either you’re here or you’re there. If you travel, you’re rich. If you don’t, it’s because you’re poor.
One of my mantras is “consistency is overrated these days.” I write it in one newsletter out of two. Sometimes people say: “Weren’t you supposed to move to Sydney?” And I’ll reply: “Yeah, but for now I’m spending some time in Guatemala.” That change of plans always throws people off: “But you were so sure!”
This idea that you’re not allowed to change your mind, that you have to stay consistent with who you were years ago—or even days ago. Why? What would be the point of all the experiences, the travels, the people I’ve met, if I couldn’t evolve? I want to be consistent with who I am today. Not yesterday. Not tomorrow. The moment I let go of that need for consistency, I felt freer.
Back to the “teams” and the irritation toward people who live differently—especially if their life looks more free. You rarely see someone asking: “How did you do it?”
And that’s always struck me.
Because in real life, very few people have asked me that. Some because they’ve taken a similar path. Others because they feel stuck in their own lives, maybe dreaming of something else, but not really wanting to open that conversation. And some simply because they’re happy as they are—and a life like mine isn’t even something they’d consider.
I think people don’t ask because any answer would sound off. It would sound like some Western guru in Bali, dressed in white, hair in a bun, doing yoga and telling you to quit everything and just breathe. (And honestly, minus the white outfit, that’s not too far from me.)
Also, this irritation mostly shows up online. In real life, no one has ever said to me: “Well, you can do it because you’re privileged.” Maybe it’s harder to express that kind of frustration face to face. Online, though, it’s right there, ready to go.
And it’s not just about people who travel. It’s about anyone who seems to be doing something “right”: people who are in shape, who go to the gym even when they don’t feel like it, who choose fruit on the beach over endless aperitivos, who’ve built a successful business.
I don’t know if this is uniquely Italian. But I do notice that similar posts in Australia get completely different reactions. People ask “how did you do it?” And it feels like they’re actually rooting for you.
I’ve never seen a digital nomad comment under someone’s post: “What an idiot, you’ve got a mortgage.”
But the opposite happens all the time.
If you travel and you show it, you have to justify yourself.
If you live a more “traditional” life, you’re automatically on the right side—and free to criticize.
Which makes you wonder: maybe a lot of those critics would actually like to travel too. So who are they? The ones obsessed with consistency.
And then there’s something else that’s been added to the mix in recent years: guides.
Guides to quit everything and travel.
Guides to become a digital nomad.
Guides to build a stable career.
Guides to crack the Instagram algorithm.
Guides to live better, work less, earn more.
“Do this and it works.”
“Comment ‘guide’ under this post.”
“I had 5 followers—now I have 500k.”
There are so many of them, and the promises are so tempting, that the first reaction is almost always the same: suspicion. That it’s just a polished way to take your money.
And sometimes, it is.
So, to sum it up: people who travel a lot get criticized, there are too many gurus, too many guides, too many directions—and maybe not even enough real demand for all of it. We’re all a bit repressed, obsessed with consistency, stuck in a binary narrative where you’re either rich or poor, you either stay or you leave, you either get life or you don’t.
If I use myself as an example—without the cliché of “instead of buying a new car, I traveled across South America”—I feel somewhere in the middle.
I saved money to travel.
I left my career in journalism to travel.
I probably questioned the traditional idea of family and motherhood, to travel.
I ended relationships, to be free—and to travel.
In short, I’ve made travel a priority, every day. And yet, as I write this, I should probably stay put in Melbourne—for love, for practicality. But my mind is already trying to figure out how to have it all: travel, love, and some form of stability.
Then there’s Giannino, on Facebook (because of course he’s not on Instagram):
“I hope you never come back to Italy.” A ridiculous comment. I’ll probably never meet Giannino, and he doesn’t really care where I live.
But maybe Giannino, deep down, wouldn’t mind taking a few more trips himself. Because it’s not just about money. It’s about choices. And courage—not the romantic kind where you’re fearless. But the kind that shows up every day.
When you stay.
When you leave.
When you feel nostalgic.
When you want to buy everything, but remember you could use that money for your next trip.
When it would be easier to stay still.
And then there’s Giannino’s comment, reminding you that for some people the world is still divided in two: those who travel and those who feel the need to say something about those who do.
If you’d like, there’s lots of nice things you can do. Not just here, but in life.
You can:
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Chat GPT translated this article

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