Qualche tempo fa mi sono imbattuto in una notizia che mi ha impressionato. Per la sua crudeltà, sì, ma anche perché l’ho trovata simbolica. A Fondo, in Trentino Alto-Adige, una mattina di settembre dello scorso anno è stata trovata la pelle di un cucciolo di orso abbandonata in un parco giochi: un messaggio probabilmente lanciato dai bracconieri, o comunque da chi non vede di buon grado la presenza degli orsi in quelle zone.
Lasciare la pelle di un piccolo orso sotto lo scivolo di un parco dove giocano bambine e bambini, però, è più di una dichiarazione d’intenti: quel gesto dà la dimensione del clima che si respira in Trentino Alto-Adige attorno al tema degli orsi, una convivenza che negli ultimi anni invece di migliorare si è inasprita. A partire dalla morte di Andrea Papi, il runner 26enne ucciso da JJ4 nell’aprile del 2023 (l’unico caso accertato di attacco mortale di un orso in Italia, negli ultimi decenni), il tema è diventato sempre più polarizzante.
Il Comune di Fondo, secondo l’ultimo censimento, conta circa 1.400 abitanti. A oltre mille chilometri di distanza da quel piccolo borgo trentino si trova Băile Tușnad, città romena del distretto di Harghita, che ha praticamente lo stesso numero di abitanti. Un confronto simbolico tra due paesi praticamente con la stessa popolazione, in termini numerici, ma lontani anni luce per tutto il resto, non solo per i chilometri di strada che li separano ma anche (anzi, soprattutto) per quanto riguarda la gestione degli orsi.
⭐️ Prima di continuare la lettura, ti ricordo che questo articolo è stato possibile grazie al vostro supporto, perciò se volete aiutarmi ad aumentare le collaborazioni per arricchire questo spazio potete sottoscrivere un abbonamento come forma di sostegno regolare in cambio di contenuti extra!
Dopo la Russia, la Romania è il paese europeo dove si trovano più orsi. Secondo alcune stime (spesso contestate dalle associazioni ambientaliste), il numero sarebbe tra i 10.000 e i 13.000. In alcune zone, come sulla famosa strada panoramica Transfagarasan DN7C, i turisti sono abituati a fermarsi e a dare da mangiare agli orsi: una pratica profondamente sbagliata, che mette a repentaglio la vita delle persone: proprio su quella strada è morto Omar Farang Zin, motociclista di 48 anni che abitava in provincia di Varese, ucciso dalla mamma con alcuni cuccioli al seguito. L’uomo aveva provato ad avvicinare gli animali per una foto.
Il comune di Băile Tușnad, uno dei più piccoli centri urbani della Romania, è letteralmente circondato dagli orsi: in quella zona, la densità è di 12,4 esemplari per 100 chilometri quadrati, tra le più alte in Europa (il Trentino, ad esempio, si ferma a 2,5). Proprio per questo, le emergenze legate agli orsi erano parecchie: circa 200 all’anno, dovute a diversi fattori (ne aveva parlato anche il New York Times). La densità della popolazione dei plantigradi era uno di questi, certo, ma dall’altra parte pesavano anche la deforestazione, l’alta frequentazione delle montagne (i Carpazi, in quel caso) da parte dei turisti, la scarsità di risorse, il cambiamento climatico. Tutti fattori influenzati negativamente dall’essere umano, che tra l’altro non aveva i giusti mezzi per trovare una convivenza pacifica con l’orso.
Fino al 2021, a Băile Tușnad era normale vedere gli orsi aggirarsi per la città, cercando cibo tra i rifiuti, muovendosi tra le auto parcheggiate. I turisti lasciavano appositamente il cibo in strada per attirarli e scattare fotografie.
“Qualche anno fa la situazione era molto diversa, gli orsi venivano in città e talvolta si verificavano incidenti, le persone avevano paura di uscire quando faceva buio”, ha raccontato a Repubblica una persona che lavora nel piccolo borgo romeno come receptionist.
Poi, cinque anni fa, l’amministrazione locale è cambiata. E il nuovo sindaco ha deciso invertire la tendenza: “Quasi ogni giorno c’erano fino a 15 orsi che passeggiavano per le vie della città. La gente era spaventata, non lasciava uscire i bambini”, ha ricordato il primo cittadino Zsolt Butyka a Il T Quotidiano. Bisognava intervenire, e farlo nel modo giusto.
Prima di tutto, il sindaco Zsolt Butyka ha coinvolto esperti come il WWF e altre associazioni, ma anche operatori turistici e cacciatori, con l’unico scopo di tirare su un pool capace di sistemare le varie problematiche legate agli orsi. Ma senza la cooperazione della cittadinanza ci sarebbe stato poco da fare: prima di tutto, quindi, si è puntato sul ristabilire il patto di fiducia tra amministrazione e abitanti del Comune.
E allora si è deciso di puntare sull’educazione, tramite la creazione di una “Eco bear cave”, un centro che offre informazioni e formazione sulla coesistenza, su come comportarsi in caso di incontro e via dicendo. Sono stati inoltre creati due festival annuali a tema plantigradi: uno per i turisti e uno per persone addette ai lavori.
Ma l’educazione e la consapevolezza non bastano, servono anche soluzioni concrete, così la nuova amministrazione guidata da Zsolt Butyka le ha messe in pratica creando quella famosa “Bear Smart Community” che dovrebbe essere l’obiettivo di qualunque zona frequentata da orsi. In ordine sparso:
Utilizzo di cassonetti anti-orsi, sigillati e impossibili da aprire per un animale, per bloccare l’accesso facile ai rifiuti;
Rimozione di alberi da frutto nei pressi del paese (come i meli) che attiravano gli orsi attorno al centro abitato, sostituiti da piante che ai plantigradi non interessano;
Taglio consapevole delle aree verdi attorno a Băile Tușnad per non dare modo agli orsi di utilizzarle come nascondigli;
Installazione di recinzioni elettrificate attorno alle abitazioni e agli altri edifici (oggi “coperti” per il 90%);
Posizionamento di segnaletica specifica per spiegare i comportamenti da tenere con gli orsi;
Sviluppo di un’app per segnalare la presenza di orsi ad un team di pronto intervento;
Creazione di un recinto virtuale che segnala l’ingresso in città di orsi muniti di radiocollare;
Gestione consapevole dei casi problematici, come ricorda il sindaco: “Quest’anno sono stati necessari solo 5 interventi: un inseguimento, quattro ricollocamenti e nessun abbattimento”.
A leggere questo elenco sembra semplice, eppure non lo è: bisogna fare i conti con costi, resistenze locali, tempo necessario per mettere a terra tutte le buone pratiche. Oggi purtroppo Băile Tușnad rappresenta ancora l’eccezione, eppure a guardare i risultati anche dalle nostre parti potrebbe scattare la scintilla.
I risultati sono sotto gli occhi di tutti, come dimostrano i numeri elencati dal sindaco a Repubblica: “Il 90% dei conflitti era causato da noi uomini, non dagli orsi. Non si registrano più danni alle proprietà e le chiamate al numero di emergenza 112 da parte di chi avvista un orso sono passate dalle 218 del 2021 alle sette del 2025”.
Cristian-Remus Papp, coordinatore del Dipartimento specie selvatiche del WWF Romania, commenta così:
“Qui hanno capito il loro ruolo, che consiste nel gestire gli animali problematici. Quest’anno (l’intervista è di settembre 2025, ndr) nessun animale è stato ucciso, ma normalmente si arriva a un massimo di uno-due individui all’anno”.
E così, adesso, gli orsi da problema sono diventati una risorsa, visto che anche i turisti che arrivano si sentono più al sicuro e sanno come interfacciarsi con loro, mantenendo la giusta distanza.
Il sindaco Zsolt Butyka ha dato un consiglio a Maurizio Fugatti, governatore del Trentino Alto-Adige: “Il mio suggerimento è quello di rivolgersi a dei professionisti. Se non si sa come affrontare la situazione, bisogna avere l’onestà di ammetterlo e coinvolgere chi possa proporre soluzioni basate sulla ricerca scientifica”.
Ovviamente va considerato che il contesto trentino, per densità abitativa e pressione turistica, è diverso e più complesso. E se da una parte la Regione ha mezzi più importanti di un piccolo Comune, dall’altra non è semplice intervenire su una convivenza relativamente nuova e giovane, le cui criticità sono deflagrate negli ultimi anni.
Detto questo, nonostante ci siano state delle iniziative lodevoli e degli stanziamenti di fondi importanti, in Trentino sembra ancora mancare quella consapevolezza diffusa che una convivenza col centinaio di orsi presenti sul territorio sia davvero possibile: fino ad ora la politica stessa ha adottato un approccio fin troppo polarizzante, puntando su abbattimenti che in alcuni casi, tra l’altro, sono stati fermati dai Tribunali.
Pur essendo una soluzione che può essere adottata in casi estremi, l’uccisione di un orso è stata brandita e sbandierata fin troppo spesso mentre si è parlato poco di interventi di sistema e di cultura della convivenza: in un contesto simile sarebbe bello se anche in Italia avessimo una città che prendesse a modello Băile Tușnad, in Trentino ma anche in Abruzzo, dove la gestione dei marsicani invece incontra problematiche di tutt’altro tenore (lì è la confidenza degli orsi a rappresentare il pericolo maggiore).
La storia del piccolo Comune romeno, in definitiva, ci dimostra che anche con le limitate risorse di un piccolo ente si possono raggiungere grandi traguardi. “Basta volerlo”, verrebbe da dire con un’estrema semplificazione, ma prendendo in prestito ancora le parole di Cristian-Remus Papp riguardo allo scarso numero di comunità che prendono esempio da Băile Tușnad, “forse non c’è interesse, o forse c’è interesse a mantenere il conflitto”.
Spero si sbagli, ma ad oggi temo abbia ragione.

Comments
Nothing yet. Say the first thing.
Sign in to join the conversation.