Ciao!
Sono qui che vorrei scrivere una riflessione interessante ma al posto delle parole, l’unica cosa che rimbomba nella mia testa è il rumore incessante di una grande gru-montacarichi fuori dalla mia finestra. Aggiungi anche le lame stridule e sgangherate di un gruppo di flessibili, colpi di martello a intercalare, avvitatori e trapani che riempiono il silenzio di una strada vuota, e avrai una “sinfonia” che suona più o meno come: SCAPPA DA QUI!
E invece no. Io resto incollato alla mia scrivania, in parte perché mi sono sciolto, per scrivere due righe su illustrazione, stile e intelligenza artificiale.
Con la diffusione delle IA generative, insieme ai timori crescono anche i consigli non richiesti, e le guide per ottimizzare il portfolio che ti faranno guadagnare 5.000 Euro al mese.
Per anni mi sono convinto che avere un approccio flessibile all’illustrazione potesse rappresentare un vantaggio. Sai fare molte cose, non hai bisogno di una nicchia specifica, riesci a tradurre concetti e temi molto diversi tra loro in immagini efficaci e distintive. I clienti ti chiederanno inevitabilmente più modifiche e a volte sarà difficile mantenere il punto, ma la tua voce sarà comunque riconoscibile, “tanto non siamo qui a fare arte”.
Poi arrivano algoritmi, filtri e IA e questa flessibilità all’improvviso non è più un vantaggio: è una zavorra che ti trascina sul fondo, dice qualcuno. Diventi irrilevante, arriva a dire qualcun altro.
A quanto pare, per fare la differenza ora devi spingere tutto sul tuo stile personale. Devi mostrare il tuo tratto unico, quello che ai clienti prima andava bene a piccole dosi, e che ora rappresenterebbe la svolta per una carriera duratura.
Facciamo un passo indietro. Lo stile è il modo in cui un’illustrazione appare: il tratto, i colori, la composizione. La personalità è il carattere che emerge da quelle scelte visive. Il pensiero è qualcosa di diverso: è il punto di vista con cui scegli cosa raccontare e come, indipendentemente dallo stile che usi per farlo.
Sono tre cose distinte, e non è detto che vadano sempre insieme. Puoi avere uno stile riconoscibilissimo e non avere niente di interessante da dire. Puoi avere un’idea originale e non ancora gli strumenti visivi per comunicarla al meglio. La differenza la fa il pensiero, perché è l’unica delle tre che non si può copiare, ottimizzare o generare con un prompt.
Certo, adattarsi ai nuovi sistemi è inevitabile: clienti e Art Director li usano per trovarci e commissionare lavori. Ma c’è differenza tra adattarsi e uniformarsi. Le etichette che ci appiccichiamo addosso per farci trovare più facilmente rischiano di diventare una gabbia, e di portarci lontano proprio da quel pensiero che fa la differenza.
Qual è il modo migliore per mettere in pratica la propria originalità di pensiero? Creare un progetto personale, soprattutto quando brief e commissioni hanno esigenze diverse.
Se guardo alla mia esperienza, i progetti personali sono lo spazio in cui ho avuto la libertà di esplorare temi diversi e di formare il mio linguaggio visivo, con elementi che sono poi diventati fondamentali per il mio modo di raccontare storie con le immagini.
L’IA può replicare uno stile, ma non può replicare il percorso che ti ha portato a scegliere un soggetto, una storia, il modo con cui guardi al mondo.
Per questo motivo credo che i progetti personali siano l’opportunità più preziosa che abbiamo per formare la nostra unicità e distinguerci dagli altri, anche quando fuori ci sono 36 gradi e vuoi solo andare in un posto fresco, come tutti.
Io mi prendo una piccola pausa, ma sono curioso di sapere cosa ne pensi.
Hai un progetto personale a cui stai lavorando, o è una di quelle cose che rimandi sempre a dopo?
A presto!
Roberto – Hikimi
Una selezione di progetti personali: hikimi.it/personal-projects
Portfolio: www.hikimi.it
È la prima volta che mi leggi? Ciao! Sono Roberto (Hikimi), illustratore che usa il disegno per ragionare sul mondo e raccontarlo in modo diverso. Welcome on board! ✨
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