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Gregorio Galli: Scienza filosofia e altre visioni pericolose · Jul 29, 2026

Quer pasticciaccio brutto cap. 1

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Gregorio Galli · Gregorio Galli: Scienza filosofia e altre visioni pericolose

Cari amici, stavo riflettendo sull’argomento della mia prossima LIVE domenicale, già programmata per domenica prossima 2 agosto alle 21 e non arrivavo a niente.

Da una parte pensavo: parliamo di Damasio che si mischia con il dubbio Hameroff e del buon Penrose e del perché anche lui, complice forse il suo grande amore un po’ partigiano per la relatività generale, rischia di lasciarci preda di un grande abbaglio. Poi mi dico, no su questo ci farò un video.

Bene, ho pensato, allora parleremo degli orrori della sperimentazione etologica e psicologica della prima metà del novecento. Ma non c’è da andare a caccia di nazisti: basta… Parlare del Piccolo Albert?! Oddio no, mi viene fuori l’intento omicida nei confronti di quel dannato di John Broadus Watson; che però è già morto, ma purtroppo di vecchiezza nel suo letto, nel ‘58! Certo non prima di aver dato alle fiamme tutti i suoi manoscritti, lettere e documenti inediti.

No, tema pesante e io sono in fondo un’anima sensibile. Dovrei riguardare, rileggere. No. E allora? Ne avevo diversi altri, di argomenti ma sono molto stanco. In certi momenti mi pare che mi si vogliano sciogliere gli occhi e, dunque, dove trovare refrigerio in questo orrendo bollore fisico e morale?

Poi, stasera stavo parlando a ruota libera con dei vecchi amici (su whatsapp, steso sul divano e per scritto, ovviamente: siamo gente troppo stanca per incontrarci di persona) e si parlava dell’arte contemporanea, alla quale siamo a vario titolo collegati (tranne tu L., non ti voglio tirare per la giacca).

Uno di questi miei cari è partito con la frase “L’arte contemporanea inizia con il water di Duchamp e finisce con il water di Cattelan.” che inizialmente non ho ricollegato, ma poi, ovvio, è di Francesco Bonami. Anche se quello di Duchamp non è un water, ma fa lo stesso. Lui è toscano, quindi non si offenderà se lo apostrofo di bischero (una parola che gli piace molto) e di snob, ma forse se la prenderà se sostengo che è proprio lui la migliore rappresentazione di ciò che c’è di vuoto nella cosiddetta arte contemporanea. Già il fatto che la parola arte abbia bisogno di un aggettivo denuncia tutti i limiti di un certo ambiente culturale. Purtroppo non sono oggettivo: il mio veleno verso quel mondo nasce dalla mia antica esperienza d’artista fallito, che ha fatto però qualche mostra in qualche luogo rilevante. Comunque, era l’epoca che mio padre definiva la mia fase bohémien. Una delle mie tante derive esistenziali, durata però anni.

Ma ho vissuto di prima mano una cosa: il mondo dell’arte è pieno di ignoranza e sciocchezze ma il mio punto è che un artista - ieri, oggi o domani, non conta - per essere grande o anche medio, deve essere egomaniaco, sentirsi il centro del mondo e il perno della Storia; non dover fare l’influencer di se stesso, per “emergere” non già per sopravvivere, che non usa più. O così o la sua capacità di autoinganno viene meno ed egli diventa una nullità come ogni altra. Diventa proprio come quei curatori, quei galleristi e quei pennivendoli che mi è occorso di conoscere ai miei tempi.

E quindi? E quindi la soluzione è semplice. Arte vera: domenica vi leggerò e commenteremo insieme il primo capitolo di “Quer pasticciaccio brutto de via Merulana” di Carlo Emilio Gadda. L’ho fatto qualche tempo fa con mio figlio e mio nipote e (IO) mi sono divertito. Ci riprovo. Non sarò un leggiadro lettore, ma farò del mio meglio!

Che c’entra? C’entra! E la scienza? E la filosofia?! Pochi se ne curano ma il Pasticciaccio, oltre a un’opera letteraria enorme e cuore stesso dell’Italia, è anche un inno alla complessità del mondo e manifesto del ludibrio per la pochezza della incultura fascio-borghese. È un libro profondamente filosofico Quanti ganci ci trovo! Ne parleremo!

Per chi avesse smarrito la sua copia eccovi il link (sponsorizzato, ovviamente) dove acquistarne una https://link.amazon/B0fbPtEoJ. E non posso esimermi da fare, in cosa, un commento su un altro ambiente che ho frequentato lavorativamente in un’altra fase della mia vita: quello editoriale. Sapete che il Pasticciaccio non è in vendita in formato e-book? Questa è una delle mie molte querelle con il mondo dell’editoria italiana. Non ci si preoccupa di dare rapido, immune da oblio da esaurimento copie e libero accesso a un capolavoro, ma si pubblica ogni anno una montagna di pattume. Ma questo è un argomento per un altra LIVE. Intanto non posso non notare che l’ebook non c’è in vendita, ma invece c’è…

Read the original on gregoriogalli.substack.com

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