Ehi, ciao! Come è iniziato questo 2025?
Alla fine, gira e rigira, siamo al 18 gennaio e tutto sembra essere ripreso in gran forza. Non so tu ma io sento una buona energia in questo anno. Percepisco quel senso di svolta energetica che mi assicura e che mi fa ben pensare.
Di buoni propositi non ne ho scritti. Ho però scelto la parola dell’anno per me: lo faccio ogni volta che girano i 365 giorni.
Questa volta è reciprocità.
La reciprocità sociale ci consente di sviluppare relazioni significative e di alimentare pratiche di scambio, condivisione, cooperazione e persuasione.
Tutta l’energia della gratitudine in una parola.
C’è anche un rischio, nella reciprocità. Ed è l’aspettativa. Quante volte doniamo per ricevere o riteniamo di meritare qualcosa che poi non arriva?
Risultato: una profonda frustrazione che ci toglie immediatamente dalla relazione sana, affossa l’empatia e brucia la gratitudine.
L’aspettativa è l’anticamera della delusione.
Occorre fare amicizia con questo pensiero.
Le aspettative sono una parte naturale della nostra vita. In quanto esseri umani, tendiamo a costruire scenari mentali su come dovrebbero andare le cose. Quindi se stai nell’aspettativa non sentirti da meno: è del tutto normale! Lo facciamo tutti.
Come sempre, non è tanto l’andare contro la natura umana che ci interessa qui, ma riconoscere determinati comportamenti e pensieri e provare a starci dentro senza farci ferire.
Cosa succede quando stiamo nell’aspettativa? Vediamo se ti ritrovi:
Frustrazione e delusione: quando ci aspettiamo qualcosa da una persona e non riceviamo ciò che pensavamo, la frustrazione ci assale. Questo crea un muro invisibile tra noi e l'altro, impedendo una vera connessione.
Perdita di empatia: quando le nostre aspettative non vengono soddisfatte, tendiamo a incolpare l’altro, invece di ascoltare con apertura e comprensione. La nostra empatia si spegne e non riusciamo a entrare in sintonia con chi ci sta di fronte.
Rottura di connessione: difficile recuperare una relazione che vibrava di attese e di pretese. Ci vuole un grandissimo lavoro per farlo e richiede anche un impegno empatico importante.
Brené Brown, ricercatrice e autrice del libro I doni dell’imperfezione, ci ricorda che:
La vulnerabilità è il coraggio di mostrarsi per quello che si è, senza nascondere le nostre debolezze e senza aspettarci che gli altri ci accettino a modo loro. Se viviamo in funzione delle nostre aspettative, perdiamo la capacità di essere vulnerabili, di fare errori e di accogliere gli altri così come sono.
Secondo l’autrice, quando non siamo disposti a lasciare andare le nostre aspettative, smettiamo di essere sinceri con noi stessi e con gli altri. La vera connessione nasce quando siamo pronti a "vedere l’altro nella sua umanità", non nella versione che desideriamo noi.
Ti cito un' altro autore sui cui testi studio molto: Marshall B. Rosenberg, fondatore della Comunicazione Nonviolenta, e autore di diversi libri. Rosenberg ci invita a riflettere su come le aspettative siano spesso il terreno fertile per incomprensioni e conflitti:
Quando le aspettative vengono disattese, il nostro linguaggio e i nostri comportamenti diventano accusatori, anziché empatici. Se non impariamo a comunicare senza giudizio, in modo che l’altro non si senta attaccato, perdiamo la possibilità di capire davvero il suo punto di vista.
La Comunicazione Nonviolenta (CNV) di Rosenberg suggerisce che la vera empatia si manifesta quando smettiamo di aspettarci qualcosa dagli altri e cominciamo a ascoltare senza filtri. In questo modo, le aspettative non determinano le nostre reazioni, ma permettono una comprensione più profonda.
Le aspettative possono essere un'arma potente, ma rischiano di rovinare le nostre relazioni quando non vengono gestite. Se vogliamo vivere in modo autentico e con empatia, dobbiamo fare uno sforzo consapevole per liberarcene e abbracciare le persone per quello che sono, senza cercare di cambiarle.
Liberarsi dalle aspettative non significa rinunciare ai propri desideri, ma imparare a vivere con più apertura, più ascolto e più cuore. Perché solo così possiamo costruire relazioni vere.
Uscire dall’aspettativa può essere una sfida, perché spesso nasce da un bisogno di controllo o dal desiderio di un determinato risultato. Ti lascio alcune idee per liberartene e vivere con più serenità. Vedi se qualcosa ti risuona.
Prenditi del tempo per riflettere su cosa stai aspettando e perché. A volte le aspettative nascono da bisogni inespressi o paure. Domandati: “Cosa voglio davvero in questa situazione? È sotto il mio controllo?”.
Usa strumenti come il journaling per mettere a fuoco le emozioni legate all’aspettativa. Potresti scrivere: “Cosa succederebbe se lasciassi andare questo desiderio specifico?” (Nella Dire Fare Ringraziare Academy c’è un video corso su questo!)
Concentrarsi su ciò che hai già riduce il peso delle aspettative future. Se non lo fai già tieni un diario della gratitudine per cominciare. Se lo fai trova altri modi per alimentare il tuo senso di gratitudine. Ti aiuterà aiuta a vivere nel presente e a lasciar andare il bisogno di qualcosa di diverso.
Trovi idee in questi articoli precedenti:
Impara a vedere l’incertezza come un’opportunità e non come un limite. A volte ciò che arriva, quando non lo aspettiamo, è ancora più prezioso.
Ricorda che non tutto dipende da te. Focalizzati su ciò che puoi fare qui e ora e lascia che il resto accada naturalmente.
Sposta l’attenzione dal risultato all’azione. Ad esempio, se stai aspettando il riconoscimento per un progetto, concentrati su quanto hai imparato o su cosa puoi migliorare.
Quindi, da dove pensi di cominciare?
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