Ciao,
la newsletter di oggi la dedichiamo a sfatare uno dei grandi miti che saltano sempre fuori quando si parla di sostenibilità, ovvero che questo tema riguarda solo chi produce o vende prodotti fisici, perché è lì che si utilizzano materiali e energia.
Ovviamente è giusto che chi si occupa di prodotti fisici presti molta attenzione alla propria sostenibilità: che materie prime utilizza, come funziona la logistica, che tipo di energia viene impiegata per la produzione, ecc.
Ma la sostenibilità non si ferma qui, e coinvolge direttamente qualsiasi tipo di attività, anche chi vende esclusivamente servizi. Questo è vero da tanti punti di vista, ma nello spazio di questa newsletter ci concentriamo su due che secondo me sono fondamentali.
La sostenibilità non è solo ambientale, ma si occupa anche di temi molto vicini alla vita quotidiana di chi vende servizi. Ad esempio: il benessere al lavoro, modalità di collaborazione sane e inclusive, ma anche sicurezza digitale e privacy, che hanno un ruolo centrale nel lavoro di tante e tanti freelance.
Quindi chi vende servizi può occuparsi di sostenibilità in modo serio e efficace anche senza guardare direttamente il proprio impatto ambientale. Ti faccio qualche esempio di pratiche e progetti che, se vendi servizi, potresti inserire nel tuo lavoro:
impostare l’organizzazione e la distribuzione del lavoro con i tuoi collaboratori in modo da garantire sufficiente tempo per portare a termine i compiti senza stress e straordinari non necessari
creare un ambiente di lavoro accogliente e inclusivo, ad esempio verso le donne che rientrano dalla maternità o i papà che vogliono contribuire attivamente alla cura dei propri figli, oppure ancora verso le persone che non sono di cultura o madrelingua italiana e potrebbero essere facilmente escluse da qualche aspetto dell’ambiente di lavoro
adottare buone pratiche di sicurezza informatica e protezione dei dati personali dei tuoi clienti e collaboratori
Alcuni di questi aspetti potrebbero anche rientrare direttamente nel lavoro che svolgi per i tuoi clienti, e occupartene in modo serio e attento alla sostenibilità può darti un elemento di differenziazione rispetto ai tuoi concorrenti. Ad esempio, se ti occupi di digital marketing, puoi adottare un approccio etico e di minimizzazione alla gestione dei dati dei canali marketing dei tuoi clienti.
In questo modo dimostri non solo quali sono i tuoi valori, ma anche di prestare attenzione a tematiche sempre più rilevanti per i tuoi clienti e il loro pubblico, con un approccio innovativo rispetto a quello portato avanti dalla maggior parte dei tuoi competitor.
La relazione tra sostenibilità e innovazione è uno snodo fondamentale, ne abbiamo parlato anche nella scorso numero di Miriade, e sicuramente ne riparleremo ancora.
Chi vende servizi spesso non produce direttamente un grande impatto ambientale, ma acquista beni e servizi in ambiti che sono oggi molto critici, come gli strumenti elettronici e i servizi digitali. Entrambi hanno un impatto, a volte anche grande, in termini di energia, emissioni, utilizzo di acqua e altre risorse scarse, e scegliendo quindi cosa e quanto acquistare in modo critico può fare la differenza in termini di impatto.
Gli strumenti elettronici che usiamo ogni giorno sono degli oggetti che, anche se piccoli, hanno un grande impatto ambientale perché per costruirli sono necessarie moltissime materie prime diverse, alcune rare o comunque estratte solo in determinate zone del mondo.
Questo implica un grande impatto, ambientale e sociale, legato alle miniere, che ha anche un risvolto geopolitico in termini di sicurezza degli approvvigionamenti di materiali necessari per produrre cose che, ormai, sono fondamentali per garantire il funzionamento della società e dell’economia.
Si tratta di un problema molto complesso, che non può risolvere una micro-attività. Ma possiamo prendere delle decisioni sulla base di queste informazioni, e cercare così di ridurre il nostro impatto.
Ad esempio, possiamo pensare di acquistare prodotti elettronici ricondizionati, che non hanno quindi richiesto l’utilizzo di nuove materie prime, anziché prodotti nuovi.
Un’altra variabile che possiamo tenere in considerazione è la vita media dei nostri strumenti elettronici, scegliendo prodotti di qualità che possano avere una durata superiore. Se dal punto di vista economico può essere indifferente comprare uno smartphone da 300€ ogni due anni o uno da 600€ ogni quattro, dal punto di vista della sostenibilità abbiamo la possibilità di dimezzare il nostro impatto.
E se parliamo invece di servizi digitali? Cloud, hosting e software di vario genere? Sono tutti strumenti di cui non percepiamo l’impatto, perché per noi sono servizi immateriali. Ma tutti i servizi digitali per funzionare hanno bisogno di cose molto fisiche e molto impattanti, ovvero server, energia elettrica e, spesso, molta acqua.
Questo tema secondo me è molto importante per freelance e aziende di servizi, e sto quindi preparando un piccolo ebook con informazioni utili e esempi su come ridurre l’impatto del proprio universo digitale. Appena pronto, lo troverai qui in newsletter!
In questa rubrica proviamo a mettere in fila un po’ di puntini (parole, temi e concetti chiave) che ci aiutano a rispondere alla domanda: di cosa parliamo quando parliamo di sostenibilità?
Una Società Benefit (abbreviato SB) è un società di capitali (quindi una Srl o una SpA) che inserisce nel suo statuto delle clausole particolari. Lo statuto è il documento che stabilisce come funziona la società, quali attività può fare e quali regole devono rispettare soci e amministratori.
Le Società Benefit sono state introdotte in Italia nel 2015, prendendo spunto dal movimento delle “Benefit Corporation” (abbreviato B-Corp), nato negli USA e poi diffusosi a livello globale.
Il movimento B-Corp fa capo a una fondazione USA che ha come obiettivo la promozione di un’economia globale più sostenibile. Questo obiettivo viene portato avanti con diverse attività, tra cui:
l’erogazione di una certificazione B-Corp, a pagamento, che attesta che la società rispetta determinati standard di sostenibilità (e di cui ti racconto meglio nella prossima puntata di Miriade)
un’attività di lobbying per la promozione dei principi del movimento all’interno della legislazione e del settore pubblico in generale
Le Società Benefit italiane nascono proprio dal secondo punto. Infatti, uno dei risultati del movimento è stato quello di introdurre delle normative specifiche, prima all’interno degli USA e poi in altri paesi del mondo, che promuovono la diffusione delle Benefit Corporation. Attualmente l’Italia è l’unico paese europeo ad avere questo tipo di normativa.
L’oggetto sociale di una Società Benefit include, oltre alle ordinarie attività d’impresa, anche degli scopi benefit, specificando verso quali soggetti (i cosiddetti stakeholder) queste attività saranno rivolte: dipendenti, fornitori, clienti, ambiente naturale, comunità di riferimento, ecc..
Inoltre, la Società Benefit deve individuare i soggetti responsabili del perseguimento degli scopi benefit. Questi soggetti, che possono essere gli amministratori della società o altre persone, devono stabilire (sulla base degli scopi benefit indicati dallo statuto) degli obiettivi annuali specifici, e le attività da svolgere per raggiungerli.
Ogni anno deve essere pubblicato un report che racconti questi obiettivi e il loro grado di raggiungimento, oltre a fornire una valutazione dell’impatto complessivo su ambiente e società.
Chi controlla che tutto sia fatto secondo le regole? La legge italiana indica come soggetto incaricato dei controlli l’Autorità garante della concorrenza e del mercato (AGCM), perché si ritiene che “fregiarsi” del titolo di Società Benefit possa avere un impatto sulle scelte di clienti e consumatori.
La Società Benefit serve a dimostrare agli stakeholder, cioè i destinatari delle proprie attività benefit, che la sostenibilità non è solo nel piano marketing, ma c’è un vero impegno a lungo termine.
Impegno che si prendono i soci della società, perché sono loro che decidono di fondare una società in forma di benefit, oppure di trasformare in benefit una società esistente. Sono sempre i soci a stabilire quali sono gli obiettivi benefit da perseguire, e questo è un impegno che vincola, anche legalmente, chi amministra la società, oggi e in futuro.
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