Carə camposanter,
come state?
Io così, un po’ confusa sull’essenza di questa newsletter e su quello che vorrei scrivervi. Aggiornamenti? Pensieri? Consigli? Boh.
Ci sono dei momenti in cui non capisco bene cosa sto facendo e da che parte sto andando, vi capita mai? È un disordine mentale creativo di solito utile, perché mi spinge a mettere tutto in pausa per fare ordine e rimettermi in riga.
Il fatto che capiti proprio a fine anno (o quasi) non è male. Come forse ho già avuto modo di raccontarvi, io non faccio parte di quelli che il 31 dicembre buttano via tutto e voltano pagina, anzi. Mi attacco agli ultimi scampoli del tempo che se ne va e li guardo con malinconia e gratitudine. Non mi piace dare un taglio netto, mi piace fare bilanci però, quello sì. Ed è logico e naturale farli proprio ora che tutto si rallenta “e se ne parla nel 2026”.
Staremo a vedere.
Di fronte alla mia scrivania c’è la mia lista di idee: le guardo, le cancello, ne aggiungo di nuove e riesco anche a realizzarne alcune. Mi capita di aver voglia di prendere il foglietto, strapparlo e buttarlo via. Poi vorrei fare tutto assieme bruciando i tempi, e poi improvvisamente non ho voglia di fare più niente. Poi mi blocco, poi mi riprendo, poi mi blocco di nuovo e rimango qui ad arrovellarmi su tutto.
Vi dico solo che il mio messaggio co-star di qualche giorno fa diceva:
YOU ARE OVERTHINKING YOUR OVERTHINKING
cioè, più o meno “Stai rimuginando troppo sul fatto che rimugini troppo”.
E direi che non c’è altro da aggiungere.
[Che cos’è co-star? Cito dal loro sito: la app di astrologia che decifra il mistero delle relazioni umane attraverso dati della NASA e verità pungenti.]
Detto ciò e terminato questo piccolo sproloquio iniziale (grazie per la pazienza), passiamo a…
No, un’ultima lamentela: possiamo fare un minuto di silenzio per quellə come me che hanno sempre scritto usando i trattini – cioè questi, per intenderci – e che adesso non lo possono più fare perché, a quanto pare, lo fa anche l’intelligenza artificiale e quindi è un modo sicuro per sgamare chi la usa per scrivere contenuti?
Io protesto perché mi sento privata di una caratteristica distintiva della mia identità di scrittrice. Ma vi pare? Gli incisi con le virgole non sono abbastanza, le parentesi invece sono troppo… Io chiedo solo di usare i miei amati trattini!
[E comunque, scusate, ma i testi scritti con l’AI sono riconoscibilissimi e non certo per i trattini]
Scherzi a parte, passiamo alle cose interessanti.
[Però adesso sapete che se trovate trattini nei miei contenuti, è tutta – odio le frasi fatte ma qui ci vuole – FARINA DEL MIO SACCO]
Tanto me l’avete chiesto e tanto vi siete stracciatə le vesti, che ho ricominciato a pubblicare episodi di Camposanto con una certa regolarità, e sono veramente felice che il mio podcast – cioè quello da cui è partito tutto – sia ancora così richiesto!
Oh, ho usato di nuovo i trattini, tiè.
Dopo le prime stagioni serrate e regolarissime, sono passata a pubblicare un episodio ogni tanto (leggi: quando era pronto), e adesso sto riconquistando una sorta di vaga regolarità.
Il mio problema vero sapete qual è? Che io sono capace di lavorare SOLO sotto pressione. Datemi una deadline strettissima e io vi presenterò un risultato preciso e puntuale, ANZI in anticipo, che avrò svolto piangendo e gridando “Non ce la farò mai, non ce la farò mai!” Ditemi di farlo quando voglio e non mi sentirete mai più.
[Del resto, sono o non sono l’inventrice del famoso metodo “scrivere piangendo” di cui tante volte vi ho parlato?]
In appena un mese, comunque, ho già pubblicato tre episodi e conto di sfornarne un altro prima di Natale. Vediamo quanto duro. Per ora, STO.
Cliccate su questo bel pulsantone per ascoltare tutte le puntate di Camposanto:
Se siete qui per i cimiteri, comunque, vi ricordo che ho scritto ben due libri dedicati all’argomento. “Immemòriam” e “Detective al Cimitero”. Li trovate qui .
Mi dicono che siano molto apprezzati anche come regali di Natale!
Vi ho lanciato su Instagram l’idea di un corso base di genealogia e la vostra accoglienza è stata davvero sorprendente, tanto che probabilmente dovrò creare delle classi diverse per dare a tuttə il tempo per le domande finali e quelle cose lì.
Che dire? Evviva!
Quindi, siamo rimaniamo così.
Io sto ancora strutturando il corso e pensando bene a cosa proporvi, per ora posso dirvi con certezza che:
1) Il corso sarà online
2) Verrà probabilmente strutturato in due appuntamenti serali di un paio d’ore l’uno
3) Ormai se ne parla a gennaio (cit. chiunque in questo periodo)
Ho una lunghissima lista di persone interessate che riceveranno in anteprima le info, ma non appena organizzerò tutto, condividerò anche qui i dettagli relativi a costi, orari, calendari, materiali e tutte quelle cose lì. Se avete domande, comunque, sapete dove trovarmi.
L’idea mi piace tantissimo, non sono brava a organizzare cose di gruppo, ma ce la metterò tutta.
Se intanto volete prendervi avanti, vi ricordo che ho scritto anche un libro dedicato alla ricerca genealogica. Si intitola “Dinastia” e anche questo è un ottimo regalo di Natale!
Un tempo, questa newsletter si chiudeva con una lista di libri che mi erano piaciuti. Ripristiniamo questa usanza.
[Comunque, per sapere tutto quello che leggo, vi consiglio di dare un’occhiata alla mia pagina Goodreads. A proposito: avete lasciato una recensione ai miei libri? Mi raccomando eh!]
Vi ricordate, vero, che io mi spavento e impressiono molto facilmente e allo stesso tempo provo un’attrazione irrefrenabile per tutto ciò che è terrificante e, anche se so che certe cose non le dovrei leggere, lo faccio lo stesso e poi non dormo? Sì, ve lo ricordate. È per questo che ho letto questo libro che raccoglie i casi affrontati da Tony Cornell (una sorta di esperto del CICAP ma inglese e del secolo scorso) e raccolti da Ben Machell.
Mio giudizio sintetico: molto bello, ma pensavo più pauroso (e se lo dico io).
Parlo profusamente di questo libro eccezionale nell’ultima puntata di Camposanto, quella dedicata al Cimitero di Highgate di Londra (per ora, ho pubblicato solo la prima parte perché il cimitero è immenso e un episodio non bastava).
Di cosa parla? Di tutti i riti, le usanze simboliche, l’abbigliamento, i comportamenti, l’arredamento, insomma di tutto quello che, in quel periodo, girava attorno al “business” della morte.
Mio giudizio sintetico: sapete come veniva anche chiamata l’epoca vittoriana? THE AGE OF DEATH, l’epoca della morte. Ecco.
Un libro fotografico sorprendente che raccoglie centinaia di immagini (dagli anni ‘50 alla metà degli anni ‘80), in maggioranza inedite, tratte dagli archivi de “La Notte” – cito dalla sinossi – “un quotidiano milanese che ha fatto la storia per la sua linea editoriale spregiudicata”, e che purtroppo non esiste più.
Mio giudizio sintetico: Alessio ha visto questo libro pieno di foto di scene del crimine e ha pensato che fosse perfetto per me. Aveva ragione. ❤️
Vi aspetto il 13 dicembre alle 17 presso il Mulino Bornancini di Cinto Caomaggiore (che mi dicono essere bellissimo) per un talk su misteri, delitti e oscuri segreti. Ci saremo io, Pietro Spirito e Serena Cappellozza, accompagnati da Lorenza Stroppa.
Attenzione: i posti sono limitati e ci si prenota qui.
Anche per questa volta è tutto, mi pare.
Anzi no, un’ultima cosa: avete visto i miei ultimi reel su Instagram? Seguitemi perché ho in mente tanti nuovi contenuti per voi.
Come scrivo spesso nelle dediche dei miei libri:
BUONE ESPLORAZIONI CIMITERIALI!
A presto,
Giulia 💀

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