Ciao camposanter, come state? 🩵
Da quando ho Substack, ho ricominciato una strana (e a volte irritante) abitudine: inizio a scrivere articoli sull’onda di un’idea che mi viene improvvisamente, li lascio a metà e poi, quando li riprendo, non mi ricordo più dove volevo arrivare.
Nello specifico, al momento mi sto arrovellando su codesti pezzi iniziati entrambi più di un mese fa:
una riflessione sul fatto che non tutti abbiamo lo stesso ritmo e alcuni sono produttivi di mattina e altri di sera;
un’altra riflessione sul fatto che all’università non rifiutavo mai i voti perché avevo fretta di finire e la media non mi interessava.
Perché ho iniziato a parlare di queste cose? Cosa volevo comunicare? Cosa c’entra tutto ciò con cimiteri e genealogia? Mistero.
Solo una cosa è certa: io faccio parte della categoria dei nottambuli, di mattina il mio cervello è indolente, ed è quando cala il sole che mi vengono le idee migliori.
(mi piace molto questa modalità evidenziatore e ne abuserò, bravo Substack)
Un esempio di idea notturna è:
Ho sempre ammirato Fred e Marty (Federica Frezza e Martina Peloponesi), le creatrici del podcast true crime di culto “Bouquet of Madness”. Sono bravissime e io idolatro tutto ciò che fanno.
In questi anni di podcasting, ci siamo incontrate diverse volte (sia dal vivo che no), ma è stato solo di recente che abbiamo collaborato. Prima, le ho invitate a raccontarmi un loro cimitero in una puntata collaborativa di Camposanto. Poi, visto il successone e visto anche quanto mi sono divertita (questo è l’importante), ho fatto loro una proposta che hanno accettato con entusiasmo.
Io vi racconto una tomba che ho visitato, e voi mi raccontate il caso di cronaca nera che la circonda, va bene?
Detto fatto. Il mistero di Katty Skerl di certo non lo abbiamo risolto, ma in questa chiacchierata di quasi un’ora e mezza abbiamo esplorato quasi tutti i lati relativi a questo caso e abbiamo riflettuto su molti temi riguardanti i cimiteri e, più in generale, sui limiti etici del nostro lavoro di divulgatrici.
È stato molto bello e mi pare che sia piaciuto anche a voi. 🩵
Come sapete, ho abitato a Berlino per quasi dieci anni e, anche se sono tornata ormai dal 2020, per tante ragioni la mia vita continua a essere divisa tra l’Italia e la Germania. Ecco perché cerco di tornare in città (cioè quella in cui ho trascorso la maggior parte della mia vita adulta, o meglio: quella in cui sono diventata adulta) almeno una volta all’anno se non di più.
La scorsa settimana, dunque, ero lì.
Un’altra cosa che forse ricordate (l’ho raccontato varie volte in Instagram e nel mio libro “Dinastia”), è che ho avuto un bisnonno berlinese.
[In realtà era marchigiano, ma dato che se ne era andato a Berlino prima della Seconda guerra mondiale e per un po’ nessuno l’aveva più visto né sentito, chiamarlo “berlinese” mi sembra un passaggio abbastanza naturale].
La storia del mio bisnonno, per varie ragioni, è sempre rimasta in parte avvolta nel mistero. Il contesto è fumoso di per sé: stiamo parlando della Germania della Seconda guerra mondiale e, in seguito, della Guerra Fredda. Complice il fatto che è stato lui stesso a far perdere le sue tracce per un po’ per poi rifarsi vivo di punto in bianco (e suo malgrado), insomma: sulla sua storia rimangono numerosi dubbi.
Sono stata io, nel lontano 2011 (cioè quando mi sono trasferita in Germania) a iniziare le ricerche su di lui. Tra l’ambasciata italiana, la sua vecchia casa e il cimitero in cui (in teoria) era stato sepolto, ho ricostruito piano piano, frammento dopo frammento, la sua vita dal 1938 (anno del suo arrivo a Berlino) fino al 1990 (anno della sua morte).
Rimangono comunque tanti dubbi, tanti “buchi” e tante domande e, come dico sempre, la ricerca è ancora lunga.
È quindi mia abitudine, ogni volta che torno a Berlino, scrivere al mio contatto dell’ambasciata che mi ha seguito in queste ricerche fin dal 2011, per chiedere se è saltato fuori qualcos’altro (non si sa mai).
“Vieni in ambasciata” mi ha detto “ho due foto da consegnarti”.
Le foto erano quelle allegate a due domande di rinnovo del passaporto. Non era la prima volta che le vedevo (l’ambasciata conserva un fascicolo molto corposo sul mio bisnonno e avevo già avuto occasione di consultarlo) ma averle in originale e pensare che proprio lui le aveva tenute in mano tanti anni prima, mi ha impressionato moltissimo, come mi capita sempre quando incontro dei segni “reali e tangibili” dei miei antenati nelle mie ricerche.
Forse è solo un modo per ricordarmi che sono esistiti davvero.
💀 Visto che poco fa si parlava di sonno e ritmi circadiani, ecco il libro che mi ha fatto capire perché prima delle 8 di mattina io sono una larva (non è pigrizia, è GENETICA!)
💀 In Cina, esiste una tomba che non viene aperta da più di duemila anni (onesta? Io lascerei tutto così com’è)
💀 Irpimedia (il media indipendente di giornalismo d’inchiesta) ha citato Camposanto tra gli esempi di underground italiano, assieme al libro di Ivan Carozzi, e “Le città di pianura”. Io sono a posto così. La newsletter si legge qui.
💀 A Berlino (nella libreria più bella del mondo nonché isola felice e soluzione a tutti i mali) ho comprato “Beyond the veil” cioè l’ennesimo libro sull’ossessione dei vittoriani per morte e cimiteri, e l’ennesimo libro che fomenterà la mia stessa ossessione. Lo sto leggendo ora e ve lo consiglio.
💀 Ho anche comprato un nuovo e-reader. Dopo anni di kindle e kobo, ho optato per un pocketbook. Voi cosa usate?
💀 Ieri sera ho visto “Maternal Instinct” un documentario sconvolgente che racconta la storia di una donna che finge una gravidanza, si trova intrappolata nella rete delle sue stesse bugie e compie un crimine terribile (no spoiler, dicono tutto all’inizio. Sento tuttavia di dover urlare trigger warning a gran voce, siete avvisati).
Uno dei motivi per cui ve ne parlo è che la donna, al momento, si trova nel braccio della morte di una prigione del Texas. Questa storia mi ha così impressionato che, una vola terminata la visione del documentario, ho approfondito con qualche ricerca supplementare e ho scoperto che le liste dei condannati a morte (sia quelli in attesa di esecuzione, sia quelli già uccisi) sono pubbliche. In queste liste, ognuno di loro è schedato con precisione, con tanto di descrizione del crimine e, per chi è già stato giustiziato, con la trascrizione precisa delle sue ultime parole prima di morire.
Non vi metto link perché non me la sento di inserire questo genere di lettura tra i miei consigli, vi anticipo però che si tratta di documenti spietati.
Il fatto stesso che esista la pena capitale è già di per sé sconvolgente e su questo siamo tutti d’accordo. L’esistenza di questi documenti pubblicamente consultabili, tuttavia, secondo me rende tutto ancora più terrificante.
💀 Concludo con una bellissima notizia: il Cimitero delle Fontanelle di Napoli è stato riaperto al pubblico!
È il momento giusto per riascoltare questa puntata di Camposanto:
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La newsletter e il podcast vanno in vacanza, ci risentiamo a settembre!
Giulia 💀
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- Questa newsletter, di solito, esce una volta al mese verso metà mese (salvo contenuti speciali). Si può ricevere via mail o seguire direttamente sulla app di Substack.
- Il mio podcast Camposanto esce sempre una volta al mese ma verso la fine del mese. Si ascolta un po’ ovunque, vedete voi come vi piace di più. -
- Ho scritto vari libri, sempre sull’argomento. Se decidete di acquistarli e leggerli, ovviamente sostenete il mio lavoro. 💙

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